TEOLOGIA DELL’EDUCAZIONE

La TdE fa parte delle cosiddette “teologie col genitivo d’oggetto”, cioè di quella serie di ricerche teologiche che si propongono di chiarire, alla luce della fede cristiana, importanti settori delle realtà terrene, quali la storia, il lavoro, il progresso, l’educazione, ecc. Queste teologie si sono affermate subito dopo la seconda guerra mondiale in seguito all’incidenza sulla comunità cristiana di tutta una serie di fatti nuovi, quali il pluralismo ideologico e culturale, i processi di secolarizzazione e di scristianizzazione della culuta occidentale; fatti che provocarono l’emergere di molteplici problemi, teorici e pratici, ai quali la teologia dei manuali postridentini non era in grado di dare una risposta soddisfacente. Le teologie delle realtà terrene invece, sia pure tra molte difficoltà e incertezze, si sforzavano di trovarne qualcuna.

L’esigenza, però, di una fondazione teologica dell’educazione è molto anteriore alle teologie col genitivo d’oggetto: la troviamo già presente negli anni ’20-’30 all’interno della pedagogia “cattolica” sia nei paesi latini che in quelli dell’area culturale tedesca: la teologia viene postulata come scienza fondante nei confronti della pedagogia che si qualifica come cristiana. Un altro gruppo di scritti di pedagogia cristiana (si tratta in gran parte di opere di divulgazione) ritiene di poter attingere i propri materiali direttamente dalla Bibbia; nascono così le “Pedagogie del Vangelo”, una specie ibrida, che non è né teologia né pedagogia. Comunque gli scritti che portano il nome di TdE compaiono solo a partire dagli anni 1949-1950.

Tra i primi studiosi di TdE vanno ricordati P. C.​​ Leoncio​​ da Silva (che espone un progetto di TdE nel Congresso Internazionale di Pedagogia,​​ Santander​​ 1949), E. A.​​ Fitzpatrick,​​ S. E. Gallego Yriarte, Th. C. Donlan, F. Pòggeler, E.​​ Murtas,​​ G. Corallo, P. Braido, P. Gianola, G. Groppo, ecc. In seguito alla svolta antropologica della teologia nel postconcilio, anche la TdE entrò in crisi. Sono significativi a questo proposito gli scritti di R. Spaemann, di H. Bokelmann e di J. G.​​ Carrasco.​​ Chi però ripropose in modo radicale tutto il problema dello studio teologico dell’educazione e dei rapporti tra teologia e pedagogia fu H. Schilling agli inizi degli anni ’70. Circa 10 anni dopo C. Bissoli affrontò in modo critico il problema dei rapporti tra Bibbia ed educazione, offrendo indicazioni valide per una rinnovata concezione della TdE.

Tenendo presenti queste nuove prospettive, diremo schematicamente come si dovrebbe intendere la TdE dopo la svolta antropologica della teologia, il suo punto di partenza, la sua natura e i suoi problemi.

La TdE è semplicemente teologia senza ulteriori aggettivi. Perciò, come ogni ricerca teologica, la TdE parte dall’esperienza di fede della comunità cristiana attuale, con tutti i suoi problemi riguardanti il campo dell’educazione, e tenta di interpretarla criticamente. Le attese e le esigenze del nostro tempo, la prassi e le teorie pedagogiche attuali, proposte dalle scienze dell’educazione, costituiscono i “segni dei tempi” che stimolano il teologo a reinterpretare i testi biblici e della tradizione per scoprire in essi l’autentica Parola di Dio sull’educazione. A questo punto, però, deve evitare una grossa tentazione: quella di ricavare deduttivamente dalla Bibbia o dai grandi principi della fede teorie pedagogiche o strategie educative. Rischierebbe di ideologizzare la fede, riducendola a strumento di sostegno di determinate istituzioni o prassi o teorie educative, concepite come le uniche che meritino il nome di cristiane.

La TdE inoltre, in quanto teologia, possiede le due dimensioni proprie di ogni sapere teologico, quella teorica e quella pratica, anche se l’interesse per quest’ultima è prevalente. Infine, è un sapere di natura ermeneutica e ha per oggetto non l’educazione, ma la Parola di Dio su l’educazione, così come la si può ricavare dalla Bibbia e dalla Tradizione ecclesiale sotto l’urgenza dei problemi provocati dall’incarnarsi della fede nella cultura. I problemi che la TdE si pone sono molteplici. Ne accenniamo alcuni tra i principali: a) Qual è la rilevanza pedagogica dell’antropologia cristiana? della dottrina dell’uomo come immagine di Dio e di Cristo? della presenza del “peccato” e della “redenzione” nell’umanità? della potenza della “grazia”? Nel rispondere a questi problemi il teologo non deve dimenticare che le antropologie teologiche del pasasto, nonostante i loro grandi meriti, sono sempre letture parziali, culturalmente condizionate della Parola di Dio sull’uomo. Pertanto sono possibili nuove prospettive antropologiche, che siano contemporaneamente fedeli al messaggio cristiano e tuttavia fortemente divergenti da quelle del passato, b) Quale rilevanza pedagogica possiede la concezione cristiana della salvezza integrale dell’uomo in rapporto ai processi di promozione e di maturazione umana, stimolati dalle scienze dell’educazione? Qui si tratta, di esaminare criticamente tutta una prassi ascetico-pastorale del passato, molto spesso disumanizzante, alla luce di una reinterpretazione della Parola di Dio. c) Come ripensare la funzione educativa della famiglia, della scuola, della comunità cristiana nei nuovi contesti culturali in cui oggi i cristiani vivono la loro fede? Nel fare questo esame critico il teologo deve convincersi che tradizioni anche secolari del passato non necessariamente si identificano con “l’indispensabile” della fede, d) Come concepire oggi l’educazione “cristiana” e i processi di maturazione del cristiano singolo e della comunità? Qual è la funzione della C., della liturgia nei processi di maturazione della fede? ecc.

La TdE tenterà di reinterpretare la Parola di Dio su questi problemi e su tutti gli altri che la realtà educativa pone, non con la pretesa di scoprire da sola le soluzioni concrete, ma piuttosto per poter partecipare, in un dialogo alla pari con le scienze dell’educazione, alla scoperta di soluzioni valide e attuali in consonanza con la Parola di Dio. In questo lavoro la TdE potrà esercitare verso le scienze dell’educazione una funzione critica (mettendone in luce le antropologie latenti) e integratrice (offrendo ai loro obiettivi orizzonti ultimi di significato). Considerandosi, alla pari di tutte le scienze, un tipo di sapere sempre in cammino e perfettibile, potrà contribuire efficacemente ad una rinnovata umanizzazione del mondo e della cultura.

Bibliografia

C. Bissoli,​​ Bibbia ed educazione. Contributo storico-critico ad una teologia dell’educazione,​​ Roma, LAS, 1981 (ampia bibl.); E. A. Fitzpatrick,​​ Exploring a Theology of Education,​​ Milwaukee, 1950; G. Groppo,​​ Origine del dialogo tra Pedagogia e Teologia,​​ in H. Sobillino,​​ Teologia e scienze dell’educazione. Problemi epistemologici,​​ Roma, Armando, 1974, 15-65 (ampia bibl. sulle origini e gli sviluppi della TdE fino agli anni 1970); C.​​ Leoncio​​ da​​ Silva,​​ Líneas fundamentales​​ para una teologia de la​​ educación,​​ in “Salesianum” 11 (1949) 615-628; V. Sinistrerò,​​ Il Vaticano II e l’educazione,​​ Leumann-Torino, LDC, 1970.

Giuseppe Groppo

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TEOLOGIA DELL’EDUCAZIONE

Per t.d.e. si intende lo studio sistematico dei problemi educativi alla luce della fede cristiana, costituitosi recentemente come nuova disciplina teologica con funzione integrativa della filosofia dell’educazione in istituzioni universitarie di pedagogia di orientamento cristiano.

1.​​ Origine.​​ È da appena una cinquantina d’anni che si parla di t.d.e. Tuttavia riflessioni occasionali o sistematiche sull’educazione e la formazione umana di natura teologica sono rintracciabili in diversi scritti dei Padri della Chiesa e dei teologi medioevali e moderni. Gli storici della pedagogia le collocano sotto la categoria generica di​​ ​​ pedagogia cristiana, ma non le qualificano normalmente come teologiche. Prima ancora che si parlasse di t.d.e., durante la prima metà di questo secolo, si affermò tra i pedagogisti cattolici di lingua tedesca, l’esigenza di una fondazione teologica della pedagogia cristiana, la quale, nel frattempo, era stata elevata da​​ ​​ Willmann​​ alla dignità di «scienza cristiana dell’educazione». Però, anche quando la t.d.e. altrove si era già affermata, ci furono sempre notevoli resistenze a dare il nome di t.d.e. a questa fondazione teologica della pedagogia cristiana, nonostante la proposta di qualche studioso sia cattolico (F. Pöggeler) che evangelico (H. Köhler). Sempre nell’area culturale tedesca ma nell’ambito della confessione evangelica, a partire dagli anni Venti / Trenta con l’affermarsi della rinascita luterana e della t. di K. Barth, apparvero vari studi di natura teologica sull’educazione, studi, però, che definivano in termini di opposizione dialettica i rapporti tra fede ed educazione e tra t. e pedagogia. Questi scritti, ripresi e approfonditi dopo la seconda guerra mondiale, ebbero un notevole influsso su diversi pedagogisti cattolici di lingua tedesca, i quali cominciarono a rivedere in modo critico le loro posizioni tradizionali, contestate tra l’altro anche dai rappresentanti della pedagogia scientifica per motivi di tipo epistemologico. Queste differenti concezioni della pedagogia cristiana e dei rapporti tra pedagogia e t., emerse in ambito cattolico ed evangelico nei Paesi di lingua tedesca, arrivarono, già a partire dagli anni Trenta / Quaranta, nei paesi latini e anglosassoni attraverso la mediazione del mondo culturale fiammingo e contribuirono, assieme ad altri fattori, alla nascita della t.d.e. come nuova disciplina teologica. In ambito cattolico si affermò anzitutto l’esigenza di una fondazione teologica della pedagogia cristiana. Infatti quando nel 1949, al Congresso Internazionale di Pedagogia di Santander (Spagna) per la prima volta si parlò ufficialmente di t.d.e., questa fu presentata come la concretizzazione di tale esigenza (​​ C. Leôncio da Silva). Altre circostanze contribuirono efficacemente ad un suo primo e progressivo affermarsi. Anzitutto l’invito rivolto ai teologi da G. Thils, di occuparsi anche delle «realtà terrestri» (tra queste l’educazione), creando nuove discipline teologiche accanto a quelle tradizionali. In secondo luogo la necessità di distinguere, per correttezza epistemologica, nell’ambito di una teoria generale dell’educazione di ispirazione cristiana, la prospettiva filosofica da quella teologica, arrivando conseguentemente alla creazione di due discipline distinte: la filosofia dell’educazione e la t.d.e. (J. Mortimer Adler e E. A. Fitzpatrick, 1950). Queste ed altre cause resero possibile, a partire dal 1945, la nascita della t.d.e. come disciplina universitaria all’interno dell’Istituto Superiore di Pedagogia dell’allora Pontificio Ateneo Salesiano. Attualmente essa fa parte, assieme alla filosofia dell’educazione, delle discipline comuni dei vari curricoli della Facoltà di Scienze dell’Educazione nell’Università Pontificia Salesiana. I primi progetti di t.d.e. appaiono nel 1950 per opera di C. Leôncio da Silva e di E. A. Fitzpatrick. Durante gli anni Sessanta e Settanta la t.d.e. diviene oggetto di ulteriori riflessioni, di consensi e di critiche (E. Murtas,​​ ​​ G. Corallo, P. Braido). Per quanto riguarda il mondo protestante anglicano, troviamo la t.d.e. presente nel curricolo di pedagogia, a partire dal 1972, nell’università di Birmingham (Regno Unito), dove dal 1977, nella nuova facoltà di pedagogia, è possibile conseguire un «Master of Education Degree» in «Theology and Education» (J. M. Hull, L. J. Francis e A. Thatcher, 1990).

2.​​ Crisi e trasformazione. Durante gli anni del postconcilio, in seguito alle profonde trasformazioni operatesi nell’ambito della t. cattolica ed evangelica e all’intensificarsi del dialogo tra le due confessioni cristiane e tra la t. e le scienze umane, la t.d.e. andò in crisi e sentì il bisogno di trasformarsi. Studiosi cattolici ed evangelici si preoccuparono di rivedere le loro posizioni sul senso di una t.d.e. intesa come t. delle realtà terrestri (R. Spaemann, 1964; I. G. Carrasco, 1969), sui rapporti tra fede ed educazione, tra t. e scienza / e dell’educazione (H. Bokelmann, 1969). Su quest’ultimo tema è doveroso ricordare a parte l’opera decisiva di H. Schilling (1970). Negli anni Ottanta e all’inizio degli anni Novanta del sec. scorso vengono pubblicati diversi studi di t.d.e., tra i quali il saggio di t. biblica dell’educazione di C. Bissoli (1981, 1983); le riflessioni critico-metodologiche di G. Colombo (1989) sulla natura della t.d.e.; le interessanti prospettive di G. Abbà (1989, 1991) per la costruzione di una teoria dell’educazione morale all’interno di un’etica della virtù, contenuta nella t. di s.​​ ​​ Tommaso d’Aquino; e una nostra indagine sull’origine, natura, compiti della t.d.e. (1991).

3.​​ Natura e metodo di una t.d.e. rinnovata. Utilizzando i risultati di questa indagine, vorremmo tentare un ripensamento della t.d.e., offrendo piste di soluzione a problemi rimasti ancora aperti. Riteniamo necessario, come prima cosa, ribadirne la natura «teologica». La t.d.e. non intende in alcun modo identificarsi né sostituire la pedagogia cristiana e neppure potrebbe essere considerata in senso stretto una «scienza dell’educazione». In quanto disciplina teologica, essa ha come suo oggetto proprio la Parola di Dio riguardante, direttamente o indirettamente, l’educazione in tutta la sua complessità. La Parola di Dio, però, è «incarnata» in una pluralità di eventi, di linguaggi (biblici, liturgici, magisteriali), di prassi e di istituzioni ecclesiali, il tutto profondamente connotato dalle culture nelle quali fu espresso e trasmesso; per conseguenza essa è raggiungibile solo attraverso la previa interpretazione delle mediazioni umane, soprattutto ma non unicamente linguistiche, che in qualche modo la contengono. Perciò il teologo deve, mediante un’indagine scientifica di tipo ermeneutico, tentare di scoprire, nei testi biblici, ciò che Dio volle dire all’uomo sull’educazione attraverso gli autori umani che li hanno redatti e, nei testi della tradizione, ciò che la Chiesa ha ritenuto come Parola di Dio sull’educazione, quindi supremamente normativa per la sua fede e la sua vita. Facendo questa ricerca, il teologo dovrebbe essere animato dalla convinzione che la Parola di Dio, anche se pronunciata nel passato e incarnata in determinate culture, non si identifica totalmente con le formule nelle quali fu espressa e tramandata, ma le supera immensamente. Perciò si chiede se siano possibili e legittime nuove interpretazioni della Parola di Dio sull’educazione, che permettano non solo di superare le formule e le prassi tradizionali, ma anche di costruirne di nuove, le quali, senza essere in contraddizione con quelle che la Chiesa ha «definito» nel passato, risultino più rispondenti alle esigenze della situazione culturale, nella quale le comunità cristiane devono confessare e testimoniare la loro fede. Al termine di questa indagine, il teologo dovrebbe essere in grado di formulare una sintesi dei contenuti della Parola di Dio sull’educazione nella sua complessità, non solo organizzando in modo sistematico e logicamente coerente le affermazioni bibliche e quelle della tradizione, ma anche mettendo in luce la rilevanza pedagogica dell’antropologia e della teleologia contenute nel sistema teologico al quale ha aderito o lui stesso si è costruito. Il teologo, però, costata che la Parola di Dio, pur con tutta la luce che gli apporta e le ispirazioni che gli può suggerire, non basta da sola a risolvere i problemi educativi concreti, dai quali tutta la ricerca teologica ha preso le mosse. Ciò è dovuto alle finalità essenzialmente (ma non esclusivamente) soteriologiche della Parola di Dio rivolta all’uomo nell’A. e nel N.T., anche nei casi in cui essa si occupa direttamente o indirettamente di educazione Inoltre questa Parola, a causa del suo stato di acculturazione, è necessariamente «datata», e quindi non può, da sola, offrire soluzioni «concrete» ai problemi sempre nuovi, che l’impatto della fede con la cultura genera in continuità in campo educativo. Tuttavia, proprio perché l’intenzione comunicativa di Dio supera sia le formulazioni linguistiche che la esprimono come pure le realizzazioni prassiche e istituzionali escogitate dalle comunità cristiane del passato per incarnarne gli imperativi pratici, il teologo si sente obbligato, in quanto uomo e in quanto cristiano, ad impegnare la sua ragione e tutto il suo sapere in una ricerca creativa di soluzioni concrete, che siano valide nel contesto culturale in cui egli vive, e, nello stesso tempo, compatibili coi contenuti essenziali e con gli orizzonti di significato della Parola di Dio nella sua totalità. Questo compito ulteriore, però, il teologo può realizzarlo solo mediante un dialogo interdisciplinare con il sapere pedagogico (​​ epistemologia pedagogica).

4.​​ Le funzioni della t.d.e. nel dialogo interdisciplinare con le scienze dell’educazione.​​ I tradizionali modelli di rapporto tra la t. e la pedagogia cristiana (modelli di tipo gerarchico o analogico), oggi, tendono a ristrutturarsi secondo i nuovi paradigmi dialogici di tipo multidisciplinare o interdisciplinare. Essi tengono conto dello sviluppo attuale della t.d.e. e della trasformazione della pedagogia in scienze dell’educazione. All’interno di questo dialogo la t.d.e. esercita nei confronti delle scienze dell’educazione una triplice funzione: critica, stimolatrice e integratrice. Anzitutto una funzione​​ critica. Si tratta di un atteggiamento critico sia verso la propria antropologia e teleologia che verso quella del partner. È necessario prima di tutto scoprire, all’interno della Parola di Dio, un’antropologia e una teleologia, che permettano una più profonda comprensione del mistero dell’uomo, delle sue strutture, della sua condizione esistenziale, dei suoi fini, entro cui interpretare la Parola di Dio sull’educazione. In secondo luogo l’atteggiamento critico è verso le antropologie e le teleologie sottese dalle diverse teorie pedagogiche, chiedendosi fin dove e in che modo la concezione dell’uomo, veicolata da queste teorie, sia in consonanza con la Parola di Dio. Nell’uno e nell’altro caso questo lavoro di revisione critica viene fatto in funzione di una eventuale collaborazione tra t.d.e. e scienze dell’educazione. In secondo luogo una funzione​​ stimolatrice. Lo studio sempre più approfondito della Parola di Dio sull’educazione offre al teologo la possibilità di scoprire prospettive inedite sull’educazione, che egli comunica ai cultori delle scienze dell’educazione in funzione della costruzione di nuove teorie pedagogiche. E infine una funzione​​ integratrice.​​ La t.d.e. è impegnata a ricavare dalla Parola di Dio sull’uomo e sul suo destino un valido orizzonte ultimo di senso per tutta l’attività umana, quindi anche per l’educazione. Inoltre la t.d.e., esercitando le due funzioni precedenti nei confronti delle scienze dell’educazione, può entrare in collaborazione con esse per la costruzione di teorie pedagogiche e strategie didattiche, che possano qualificarsi come cristiane, non perché diventano teologiche, ma perché studiano e progettano i processi di maturazione umana (in se stessi comuni a tutti gli uomini), all’interno dei processi di​​ ​​ conversione e di crescita cristiana.

5.​​ Compiti attuali della t.d.e.​​ Riteniamo che oggi la t.d.e. dovrebbe far fronte ai seguenti quattro impegni specifici. Con l’aiuto delle scienze dell’educazione, dovrebbe anzitutto recensire i principali problemi che le culture attuali pongono alla fede delle comunità cristiane in campo educativo e pedagogico. Dovrebbe in secondo luogo assumere con vivo senso critico le attese delle comunità cristiane circa la natura e i contenuti della salvezza cristiana (una salvezza liberatrice e promotrice di umanità), i problemi dell’autonomia – relativa – delle realtà e finalità temporali, il significato della funzione umanizzatrice dell’educazione. In terzo luogo la t.d.e. dovrebbe studiare a fondo i processi di conversione e di crescita cristiana, per comprendere in qual modo possano diventare contemporaneamente processi di autentica promozione e maturazione umana. E infine la t.d.e., sempre in collaborazione con le scienze dell’educazione, dovrebbe arrivare a tracciare i parametri fondamentali di un itinerario di crescita e maturazione umano-cristiana sia a livello personale che comunitario, definendo contemporaneamente le componenti essenziali dell’​​ ​​ educazione cristiana.

Bibliografia

Schilling H.,​​ T. e scienze dell’educazione. Problemi epistemologici. Introduzione di G. Groppo, Roma, Armando, 1974; Bissoli C.,​​ Bibbia e educazione. Contributo storico-critico ad una t.d.e.,​​ Roma, LAS, 1981; Colombo G., «Per una t.d.e.», in G. Saldarini (Ed.),​​ Il presbitero educatore,​​ Casale Monferrato (AL), Piemme, 1989, 48-77; Francis L. J. - A. Thatcher (Edd.),​​ Christian perspectives for education, Leominster, Fowler Wright Books, 1990; Abbà G.,​​ Una filosofia morale per l’educazione alla vita buona, in «Salesianum» 53 (1991) 273-314; Groppo G.,​​ T.d.e. Origine identità compiti, Roma, LAS, 1991; Crump Miller R. (Ed.),​​ Theologies of religious education, Birmingham, Religious Education Press, 1995;​​ De la Tribouille A.,​​ L’éducation à la lumière de la Révélation, Paris, Mame / Cerf​​ 1996; Bissoli C.,​​ Il dibattito sulla pedagogia cristiana. Alcune puntualizzazioni, in «Orientamenti Pedagogici» 54 (2007) 357-368.

G. Groppo

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