SPIRITUALITÀ

1.​​ La S. non va interpretata falsamente come “puro spirito”, in senso anticorporeo e antisensitivo. La S. riguarda tutto l’uomo, “con il corpo e la vita”, come dice l’AT. La S. significa essere mossi dallo Spirito di Dio (Rm​​ 8,14: “Qui spiritu Dei aguntur, ipsi sunt filii Dei”). Il contrario della S. è il peccato,​​ per il quale Paolo usa come sinonimo “sarx” = carne, espressione che è praticamente impossibile rendere correttamente nelle traduzioni moderne.

La conduzione dello Spirito riguarda in primo luogo l’uomo come partner in dialogo con Dio. Il singolo uomo è chiamato alla fede. Accogliendo il dono della fede, il suo “cuore” viene riempito dall’amore di Dio. La S. trova il suo compimento nella mistica. L’unione con Dio, nella prospettiva biblica, è espressa anzitutto nel singolare: “Et ego semper tecum, tennisti manum dexteram meam” (Sai​​ 73,23); “Non più io vivo, ma Cristo vive in me...”. Criticare la S. personale bollandola come individualismo tardo borghese è in contraddizione con la testimonianza e la preghiera biblica.

Occorre parlare di S. anche al plurale: “Beati vol...” (Lc​​ 6,20ss); “Voi in me ed io in voi” (Gv​​ 14,20). Il plurale in questi casi prende il suo pieno significato nel circolo di coloro che si conoscono e si amano. Soltanto in senso analogico può esserci allusione alle istituzioni e alle organizzazioni di massa.

S. indica quindi ogni movimento dello Spirito nel singolo e nella comunità dei credenti, che ha, dalla parte dell’uomo, la caratteristica di lasciarsi condurre da Dio, verso il quale ci si pone nell’atteggiamento di vigilanza e di recettività. S. significa quindi diventare vuoti di sé per essere riempiti dallo Spirito di Cristo e di Dio.

2.​​ Sia sul piano formale che materiale la S. è rilevante per la C. Sul piano formale come → S. dell’insegnante di religione e → S. del catechista, e anche come S. della C. stessa. Sul piano materiale, perché la C. consiste appunto nell’apprendimento della S. o nell’iniziazione alla S.

a)​​ La C. deve essere un processo mosso dallo Spirito di Dio. È ovvio che ciò non si può provocare attraverso una qualche tecnica didattica, poiché non esiste una tecnica della S. È però possibile demolire ostacoli e creare condizioni favorevoli. A questo fine è richiesta anzitutto la​​ autenticità​​ (M. J. Langeveld in riferimento a Ph. Lersch). La testimonianza del catechista deve essere “autentica”, nel senso che deve esprimere ciò di cui è convinto e che con grande umiltà cerca di realizzare. Nella C. ognuno può esprimere la propria convinzione; anche una convinzione scomoda è permessa. L’autenticità richiede un​​ linguaggio semplice,​​ libero da pathos e da intenti manipolatori. Infine anche il​​ silenzio​​ deve avere una collocazione legittima nella C., affinché la testimonianza di Dio possa essere assimilata nella interiorità. Tale silenzio è richiesto dopo aver ascoltato la narrazione (cf → didattica biblica; → linguaggio biblico). Il silenzio entra anche come pausa in una preghiera comunitaria. È pure richiesto quando si medita su una immagine o quando è stato usato un mezzo audiovisivo, prima di iniziare una discussione sul tema. La S. si fa anche conoscere nella C. come​​ trasparenza-,​​ il colloquio del catechista con i catecumeni è​​ aperto​​ al “significato” che si affaccia nell’esistenza del singolo e nel comune impegno per la giustizia e l’amore,​​ aperto​​ a Dio il quale vuol servirsi di noi per realizzare tutto ciò. La​​ S. e l’etica​​ sono​​ inseparabilmente collegate​​ tra loro. La S. nella C. presuppone già l’abbandono di una vita peccaminosa (in forza dell’amore, con il quale ci accettiamo gli uni gli altri come amici) e mira alla purezza del cuore e dello spirito. E poiché la S. è ricollegata con l’agire, verso il quale spinge lo Spirito, la C. non dovrà limitarsi al solo aspetto dell’insegnamento-apprendimento, ma dovrà essere continuata in una​​ prassi comunitaria.

b)​​ La stessa S. è contenuto permanente di C., per il fatto che la C. sviluppa la fede, dà testimonianza della speranza, e si realizza in forza dell’amore e sulla base dell’amore che dobbiamo mostrare e donare tra noi, alle famiglie, agli amici e al mondo intero.

Per realizzare lo sviluppo della fede in prospettiva spirituale occorre piuttosto il linguaggio dossologico, il “confiteri” nel senso dei Salmi, il narrare delle grandi azioni di Dio e dei suoi miracoli (Lc​​ 1,49), il testimoniare la risurrezione di Cristo (At​​ 1,22), e non tanto l’inculcare dogmi e norme. Una C. spirituale non è priva di sensitività (è piuttosto piena di immagini e di simboli), e non è arazionale. Essa è riferita a una gnosis (1 Cor​​ 1,5), che trascende la conoscenza naturale, pur utilizzando le sue possibilità.

Anche la S. nel senso ristretto del termine diventa contenuto della C., nella misura in cui si dà testimonianza, si spiega e si sperimenta ciò che costituisce specificamente la S. del cristiano: perfetta vigilanza, piena attenzione nell’ascolto e nel guardare verso Dio, preghiera e meditazione, ricevere i sacramenti e celebrare l’eucaristia. Però la C. non deve affatto limitarsi a parlare in forma apolitica del solo aldilà. La testimonianza sulla morte, che ciascuno di noi deve affrontare, e sulla fine del mondo non dispensa dal dovere di promuovere e di garantire personalmente, attraverso atti di amore e di solidarietà verso i poveri e gli oppressi, tutta la giustizia che è nel potere del cristiano. Infatti, è anche vero, e bisogna darne testimonianza, che il Regno di Dio è già realtà “in mezzo a noi» (Le. 17,21), e ciò non soltanto nella forma della Chiesa, ma in tutti gli “uomini della sua grazia” (Le 2,14: “hominibus bonae voluntatis”).

Bibliografia

Periture sainte et spiritualità,​​ in​​ Dictionnaire de Spiritualité,​​ 4,1, Paris, Beauchesne, 1960, 128-278; E. Feifel et al. (ed.),​​ Handbuch der Religionspädagogik,​​ 3, Zürich, Benziger, 1975, Teil 7:​​ Religionspädagogik der Sakramente, des Gottesdienstes und der Spiritualität;​​ G. Stachel,​​ Erfahrung interpretieren,​​ Zürich, Benziger, 1982, 185-236; J. A. van der​​ Ven,​​ Kritische godsdienstdidactiek,​​ Kämpen, J. H. Kok, 1982.

Cf → S.​​ del catechista;​​ S.​​ dell’insegnante di religione.

Günter Stachel

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SPIRITUALITÀ

Il termine, relativamente nuovo, viene adoperato in riferimento a diversi contesti e ambiti della vita religiosa dell’uomo. Si dice s. cristiana ma pure cattolica, protestante, ortodossa, nonché dei laici, dei religiosi, e anche del lavoro, dello sport, del tempo libero. Il vocabolo, non essendo ristretto all’ambito esclusivamente cristiano viene applicato ancora alle altre religioni: s. buddhista, ebraica, musulmana, shintoista.

1. Nel senso specifico cristiano, il termine s. ci orienta allo Spirito santo nella concreta situazione storica di credenti in Gesù Cristo. La parola s. subentra in gran parte a quelle di «ascetica e mistica» prese insieme. Ne risulta che la s. costituisce, in quanto riflessione teologica, una scienza teologica cristiana che si interessa del vissuto cristiano sostenuto dallo Spirito santo nella sua esistenza e nel suo cammino verso la perfezione nella storia. Il discorso sulla s. tiene conto di molteplici agganci tra l’esistenza cristiana e il mistero cristiano. Perciò la s. cristiana è fondamentalmente, allo stesso tempo, una s. cristologica, perché si ispira soprattutto alla figura di Cristo, una s. pneumatologica, perché è lo Spirito santo colui che produce nel cuore del credente in Gesù la filiazione divina e i frutti di ogni santificazione, una s. biblica, perché al centro della vita dei credenti si trova la parola di Dio che fa prendere coscienza dell’iniziativa gratuita dell’amore del Padre per tutti gli uomini, una s. ecclesiale, perché il luogo di nascita e di crescita dell’uomo in Cristo per mezzo dello Spirito santo è la comunità dei discepoli, una s. sacramentale, perché i sacramenti sono la celebrazione dei misteri della vita di Cristo per noi.

2. Benché tale vissuto abbia origine con i sacramenti dell’iniziazione cristiana: battesimo, cresima, eucaristia, non si può ignorare l’importanza della Parola di Dio che suscita e orienta verso una graduale esperienza di vita spirituale ogni credente in Gesù. Di fatto, la s. cristiana ubbidisce alla legge della gradualità, soggetta alla progressione del tempo, all’impegno e alla fedeltà dell’uomo, partendo dalla situazione e dallo stato reale in cui egli si trova. Un secondo aspetto è il contributo che la crescita cristiana dà alla maturazione umana. Una pedagogia seria della fede e una introduzione al mistero cristiano, intesa come mistagogia, sono sempre a sostegno sia di una profonda s., sia del mutuo rapporto tra la​​ ​​ maturazione umana e la crescita cristiana. La s. cristiana, in quanto esperienza di vita spirituale nella storia, assieme ai principi forniti dalla teologia, comprende anche tutta la ricchezza delle molteplici esperienze suscitate dalla grazia. Ne risulta l’importante compito che ha da svolgere la storia della s.: stabilire la certezza storica dei fatti, liberandoli dai dubbi e dalle leggende, determinandone con precisione il tempo, il luogo, la successione, i rapporti vicendevoli; offrire una vasta raccolta di esperienze certe, vissute da persone di ogni ceto, di ogni tempo, di ogni luogo, da cui si possono ricavare metodi da seguire e modelli da imitare; presentare, attraverso lo svolgersi del tempo, testimoni e testimonianze del sentimento e del pensiero della Chiesa a riguardo della perfezione cristiana. Contano, in questo senso, la canonizzazione dei santi, il valore teologico delle vite e degli scritti dei santi e, in genere, degli autori spirituali, l’approvazione degli Ordini e delle Congregazioni religiose. Non essendoci un tipo di fede valido per tutti i tempi né un ideale di santità sovratemporale, e dato il carattere innovatore e provvisorio della s., sono possibili sempre nuovi stili di s. con inevitabili nuovi rischi.

3. Considerando i vari tipi di religione presenti nel mondo, notiamo tra essi una sostanziale differenza, che va da un formale rapporto con il divino a una vera comunione di fede, amore, speranza. Ne consegue il tipo di s. Tra i tipi di religione si possono distinguere:​​ una via religiosa,​​ che si esprime nella organizzazione dei rapporti degli uomini con il divino;​​ una via di sapienza​​ che, partendo dall’insegnamento dei grandi saggi, propone degli itinerari e delle tecniche per conseguire la liberazione e una comunione con il tutto;​​ una via di fede​​ che, partendo da un rapporto più personale di fede, si abbandona a un essere divino considerato persona.

Bibliografia

Calati B. - B. Secondin - T. P. Zecca (Edd.),​​ S. Fisionomia e compiti,​​ Roma, LAS, 1981; Rondet M. - C. Viard,​​ La crescita spirituale. Tappe,​​ criteri di verifica,​​ strumenti,​​ Bologna, Dehoniane, 1989; Moioli G.,​​ L’esperienza spirituale, Milano, Glossa, 1992; Bernard Ch. A. (Ed.),​​ La s. come teologia.​​ Simposio organizzato dall’Istituto di S. dell’Università Gregoriana, Roma 25-28 aprile 1991, Cinisello Balsamo (MI), Paoline, 1993; 147-167;​​ Carmelitani Scalzi,​​ La teologia spirituale.​​ Atti del Congresso internazionale OCD,​​ Roma 24-29 aprile 2000, Roma, OCD / Teresianum, 2001;​​ Cazzulani​​ G.,​​ Quelli che amano conoscono Dio.​​ La teologia della s.​​ cristiana di Giovanni Moioli (1931-1984). Prefazione di B. Secondin, Roma, Pubblicazione del Pont. Seminario Lombardo, 2002;​​ García C.,​​ Teología espiritual contemporánea.​​ Corrientes y perspectivas,​​ Burgos, Monte Carmelo, 2002;​​ Mirabella​​ P.,​​ Agire nello Spirito.​​ Sull’esperienza morale della vita spirituale, Assisi, Cittadella, 2003; Pellerey M., «S. e educazione», in C. Semeraro (Ed.),​​ La​​ s.​​ salesiana in un mondo che cambia, Caltanissetta / Roma, Sciascia Editore, 2003, 75-97.

J. Struś

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