
Questo gruppo di case è "I Becchi" Ecco come appaiono viste dalla Serra di Buttigliera. Un campanile svetta al di sopra degli alberi. È quello della cappella costruita dai Salesiani nel primo centenario della nascita di Don Bosco, davanti alla sua casa natia.

Qui è nata mamma Margherita, nella famiglia Occhiena. La casa natale fa parte della frazione ‘ La Cecca ’, nel comune di Capriglio. Di qui ai Becchi non c’è che un paio di chilometri.

Gli archivi parrocchiali di Capriglio hanno conservato l’atto di battesimo, in cui si legge che mamma Margherita nacque il 1° aprile 1788.

Francesco Bosco e Margherita Occhiena si sono sposati in questa chiesa parrocchiale di Capriglio.

Ecco il loro atto matrimoniale, datato dal 1812.

Casa natale di Don Bosco. Una fotografia molto antica.

Giovanni Melchiorre Bosco fu battezzato il 17 agosto 1815, il giorno dopo la sua nascita. Il suo atto di battesimo — qui riprodotto — è conservato negli archivi parrocchiali di Castelnuovo.

Questa è la casa agricola dei Bosco, ai Becchi. Assai modesta, ma sempre casa propria. Non è cambiata molto, oggi (1965). In basso la cucina e la stalla per le mucche. Sopra, due stanze con soffitto basso, un ballatoio, delle minuscole finestre, il fienile. Povertà, ma non miseria.

Noi oggi (1965) la chiamiamo la ' stanza matrimoniale ’. E l’unico vano dove si trova qualche piccolo ornamento: i rustici cassettoni del soffitto. Qui dormivano gli sposi Bosco.

In questa madia, mamma Margherita intrideva la farina e le sue mani preparavano il pane di cui si nutrì l’infanzia rustica di Giovannino.

Tre vacche e una pastora all’ombra di due grandi salici. Attorno i prati. Niente è cambiato in 100 anni. Gli alberi offrivano la loro ombra anche a Giovanni e a sua madre, quando venivano a pascolare la loro unica vaccherella.

La cascina Moglia, presso Moncucco, è una delle più ricche case rustiche. A 5 chilometri da Castelnuovo. Qui Giovanni fu garzone di campagna. Abitava nella casa che si vede in primo piano, a sinistra.

La stalla della cascina. Manca solo il piccolo garzone, Giovanni Bosco.

Il fienile. Ha la sua storia. Giovanni, quando il tempo era brutto, radunava qui i ragazzi del vicinato. Faceva loro catechismo.

Tutto sommato, i Moglia, brava gente, non avevano dato un cattivo alloggio al loro garzone. La stanza è chiara, il letto accogliente. Un luogo in cui, durante il sonno, potevano nascere i sogni.

Ma i sogni non escludono lo studio. Al lume della lampada, o meglio e più modestamente, al lume di una candela, il ragazzo precoce e predestinato studiava, pensava, cominciava a fare come ape industriosa il miele.

Giovanni ha la sua parte di furbizia. Gli è caduta dalle mani una bottiglia piena di buon olio. Un tesoro per della povera gente come i Bosco. Mamma Margherita scatta, Giovanni le tende una verga per farsi castigare...

Anche in cucina Giovanni ci sapeva fare. Gli servirà più tardi, quando dovrà preparare la zuppa ai suoi ' figlioli ’.

Due pagliericci, quattro muri imbiancati a calce, un piccolo crocifisso. Una stanza assai più povera che dai Moglia. Qui dormivano i tre fratelli Bosco: Giovanni, Giuseppe e Antonio.

Giovanni aveva avuto visioni celesti, ma non credeva ai fantasmi. Quand’era presso la nonna materna, una sera si udirono rumori sospetti nel solaio... scoprì una gallina incastrata in un setaccio.

Come San Francesco, Giovanni amava gli uccelli. Aveva un merlo. Nonostante la gabbia, il gatto se lo mangiò. Un grosso dispiacere che lo portò a riflettere sui legami con le cose della terra.

Giovanni aveva doti di acrobata e di prestigiatore. Scrutava con passione i saltimbanchi e i funamboli alla fiera per imitarli e intrattenere i compaesani.

Questa sorgente ‘ Renenta ‘ è l’abbeveratoio dove Giovanni conduceva le vacche di suo fratello Giuseppe, mezzadro al Sussambrino.

Ecco la strada della scuola. Scende dai Becchi a Castelnuovo. Giovanni la percorreva a piedi due volte al giorno facendo in tutto 20 chilometri.

Morialdo. La chiesa di campagna dove il piccolo Giovanni Bosco serviva spesso la Messa a Don Calosso.

In questa sacrestia di Morialdo, Don Calosso, cappellano del villaggio, rivestiva il camice e la pianeta, mentre Giovanni preparava il messale e le ampolline.

Uno scrigno contenente 6000 lire destinate da Don Calosso agli studi di Giovanni. Alla sua morte, Giovanni consegnò dignitosamente la chiave agli eredi senza pretendere nulla.

Veduta di Castelnuovo e dei suoi vigneti. In lontananza, la frazione dei Becchi.

La torre e la parte alta di Castelnuovo, vista dal campanile. Accanto alla torre, la ‘ Madonna del Castello ’, luogo frequentato da Giovanni Bosco.

A Chieri, davanti al convento dei Domenicani, dove Giovanni Bosco fece i suoi studi ginnasiali.

Caffè Pianta. Giovanni vi fece il garzone. A destra: il cortiletto interno e il ballatoio. A sinistra: l’inferriata del sottoscala dove dormiva.

Caffè Pianta (dettaglio ulteriore del cortile e degli ambienti in cui lavorava Giovanni).

Panorama di Chieri dalla torre di San Domenico.

Un quaderno di Giovanni, del tempo in cui frequentava il ginnasio a Chieri.

Questo piccolo corso d’acqua scorre sotto le mura di Chieri. Fu il luogo d’una sfida di salto lanciata da Giovanni a un saltimbanco, che batté clamorosamente.

Spirito pratico fin dalla fanciullezza, in cambio delle lezioni di latino dal parroco di Castelnuovo accudiva il cavallo del reverendo. Ecco la scuderia nel cortile della canonica.

Il Sussambrino, piccola tenuta di vigneti dove Mamma Margherita e Giuseppe presero a mezzadria un podere e dove Giovanni trascorreva le vacanze.

Il 4 agosto 1833, l’arcivescovo di Sassari cresimò il diciottenne Giovanni Bosco nella chiesa parrocchiale di Buttigliera.

Il registro delle cresime a Buttigliera dove è segnato il nome di Giovanni Bosco.

Chieri. Questa viuzza stretta conduce alla cappella di San Giorgio e al convento francescano della Pace, dove Giovanni intendeva farsi frate.

Lo scalone monumentale del seminario di Chieri, dove a Giovanni apparve l'amico chierico Luigi Comollo poco dopo la sua morte.

Chieri. La cappella del seminario con il quadro di San Francesco di Sales, da cui Don Bosco trasse l'ispirazione per il nome dei ' Salesiani '.

La sacrestia della chiesa di San Filippo dove il chierico Bosco svolse l’opera di sacrestano per procurarsi qualche sussidio.

Chieri. La chiesa di Sant’Antonio, dove Don Bosco pregava con i membri della ‘ Società dell’Allegria ’.

Monsignor Luigi Fransoni, arcivescovo di Torino, che ordinò sacerdote Don Bosco il 5 giugno 1841.

Sei documenti ufficiali dell’Arcivescovado riguardanti Don Bosco (vestizione, tonsura, ordini minori, ordinazione, licenza di confessione).

Chiesa di San Francesco d’Assisi in Torino. Altare dell’Angelo Custode dove Don Bosco celebrò la sua prima Messa.

Don Giuseppe Cafasso, maestro, consigliere, amico e benefattore di Don Bosco (quadro del Reffo).

Campanile della chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino e l'edificio del Convitto Ecclesiastico.

Don Bosco giovane sacerdote con il colletto alla francese in un'antica fotografia.

La storica sacrestia di San Francesco d'Assisi dove l'8 dicembre 1841 nacque l'Oratorio con il primo catechismo a Bartolomeo Garelli.

L’Ospedaletto di Santa Filomena a Torino, dove Don Bosco prese alloggio nel 1844.

La marchesa Juliette Colbert di Barolo, benefattrice di Don Bosco e fondatrice del Rifugio.

Don Bosco, giovane sacerdote.

L’Ospedaletto di Santa Filomena visto dal cortile interno con la finestra della stanza di Don Bosco.

Il manicomio di Torino, legato al celebre episodio in cui Don Bosco fece salire in carrozza i due sacerdoti che volevano farlo ricoverare.

Il Municipio di Torino, Palazzo di Città, dove Don Bosco fu più volte convocato a dare spiegazioni sulle attività dei suoi giovani.

San Pietro in Vincoli a Torino, il cimitero abbandonato dove l'Oratorio sostò brevemente nel maggio 1845.

Contratto d’affitto stipulato da Don Bosco e Francesco Pinardi nel 1846 per la prima sede stabile di Valdocco.

La ‘ Madonna della Consolata ’, prima statuetta in cartapesta acquistata da Don Bosco per l'Oratorio.

Ritratto di mamma Margherita a 67 anni (1855), dipinto dal Rollini su disegno di Bellisio.

Mamma Margherita si trasferisce a Torino il 3 novembre 1846 per aiutare il figlio nell'accoglienza dei ragazzi.

Il re Carlo Alberto di Savoia, che nel 1846 decretò la protezione delle riunioni dell'Oratorio.

Piazza del Palazzo di Città a Torino durante i festeggiamenti per lo Statuto Albertino il 4 marzo 1848.

Abdicazione di Carlo Alberto in favore di Vittorio Emanuele II sul campo di Novara (1849).

Il giovane re Vittorio Emanuele II (ritratto del 1850 circa).

Camillo Benso conte di Cavour, grande statista piemontese e sostenitore personale di Don Bosco.

Vincenzo Gioberti (1801-1852), sacerdote e filosofo risorgimentale.

Roberto d’Azeglio (1790-1862), politico e sostenitore delle riforme civili.

Urbano Rattazzi (1808-1873), Ministro degli Interni che consigliò Don Bosco nella fondazione della Congregazione.

Francesco Crispi (1819-1901), uomo di Governo che concesse la sepoltura di Don Bosco a Valsalice.

La Casa Pinardi vista dal retro; la finestra da cui spararono a Don Bosco nel 1848.

Armi e oggetti usati nei vari attentati subiti da Don Bosco negli anni della contestazione anticlericale.

Il cane ' Grigio ', misterioso protettore animale che salvò Don Bosco in molteplici aggressioni notturne.

Vignetta satirica d'epoca della stampa anticlericale contro l'opera dell'Oratorio di Valdocco.

Altra caricatura satirica che ironizzava sulla presunta chiusura delle scuole salesiane.

La fontanella originale di Casa Pinardi, unico elemento strutturale superstite dell'epoca antica.

La chiesa di San Francesco di Sales a Valdocco, costruita da Don Bosco tra il 1851 e il 1852.

Prima statua di Maria Ausiliatrice venerata nella chiesa dell'Oratorio di Valdocco.

Don Bosco in mezzo ai suoi ragazzi nei cortili dell'Oratorio di Valdocco.

Quaderno manoscritto di Don Rua con la memoria della prima riunione del 26 gennaio 1854 in cui fu deciso il nome di ' Salesiani '.

Prospetto della casa di Valdocco dove abitò Don Bosco con la sua camera al secondo piano.

Don Bosco a 65 anni nel famoso ritratto dello studio Schemboche (1880).

Abiti personali e il cappello di Don Bosco conservati nel Museo di Valdocco.

Immaginette autografe firmate da Don Bosco con sue frasi dedicate ai giovani.

Il cestino per la carta di Don Bosco in cui la polizia trovò corrispondenza con lo Stato Pontificio durante le perquisizioni.

Il famoso balconcino davanti alle camere di Don Bosco da cui osservava i ragazzi giocare nel cortile.

Altare privato ad armadio di Don Bosco, teatro dell'estasi eucaristica del gennaio 1879.

Il calice personale di San Giovanni Bosco conservato tra le reliquie a Valdocco.

La colonna della Consolata; memoria dell'epidemia di colera del 1854 in cui i giovani di Don Bosco furono volontari eroici.

Uno dei primi contratti di apprendistato stipulati da Don Bosco con un mastro falegname (8 febbraio 1852).

Immagine d'epoca della ' tettoia Pinardi ' trasformata nella prima cappella dell'Oratorio.

Laboratori professionali salesiani: allievi falegnami al banco di lavoro a Valdocco.

Allievo sarto al lavoro nei laboratori dell'Oratorio.

Compositore e tipografo all'opera nella tipografia salesiana di Torino.

Giovane apprendista meccanico nella scuola professionale salesiana.

Registro o taccuino di Don Bosco del 1862 con i ' biglietti di consiglio ' spirituale per i suoi ragazzi.

Fotografia storica di Don Bosco che confessa il giovane Paolo Albera (futuro 2° Rettor Maggiore) nel cortile.

I portici dell'Oratorio di Valdocco dove Don Bosco dava ogni sera la tradizionale ' Buona Notte '.

Passaporto rilasciato a Don Bosco nel 1850 per potersi recare a Milano sotto la dominazione austriaca.

Veduta storica di Roma dalla Torre delle Milizie durante uno dei primi viaggi di Don Bosco.

Medaglia di papa Pio IX coniata nel quarto anno del suo pontificato (1850).

Verbale originale della fondazione della Società Salesiana conservato negli Archivi Salesiani.

I Becchi: scorcio della tenuta agricola dove Don Bosco conduceva i ragazzi dell'Oratorio durante le passeggiate autunnali.

La casa costruita dal fratello Giuseppe ai Becchi con Francesco Bosco (foto del 1892).

Il confessionale in legno costruito personalmente da Don Bosco per la cappella dei Becchi.

Prima edizione della ' Vita del giovanetto Savio Domenico ' scritta da Don Bosco nel 1859.

Il paese di Mondonio dove san Domenico Savio morì il 9 marzo 1857.

Selezione delle numerosissime opere e opuscoli scritti da Don Bosco per la gioventù e il popolo.

Lo scrittoio, la lampada a petrolio e i calamai usati da Don Bosco nelle sue lunghe notti di lavoro.

Don Bosco nel suo studio e il cartello con il famoso motto: Da mihi animas, caetera tolle.

Alcune delle pubblicazioni storiche più importanti curate dalla Tipografia dell'Oratorio.

Lettera del Consultore del Santo Uffizio sul volume del ' Centenario di San Pietro ' subito corretto da Don Bosco.

I cortili dell'Oratorio di Valdocco brulicanti di giovani durante la ricreazione.

Biglietto d'auguri scritto da un giovane dell'Oratorio al suo ' caro e amato padre Don Bosco '.

Don Bosco insieme ai giovani musicisti della banda dell'Oratorio.

Rappresentazione teatrale all'Oratorio; il teatrino fu uno dei principali strumenti educativi di Don Bosco.

Manoscritto autografo di Don Bosco terminante con l'invocazione ' Maria Ausiliatrice, aiutatemi! '.

Costruzione della Basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco avviata nel 1863 e consacrata nel 1868.

La Basilica di Maria Ausiliatrice e la piazza col monumento inaugurato nel 1920 dagli ex allievi.

Lettera inviata da Roma da Don Bosco il 25 marzo 1874 sull'iter dell'approvazione delle Regole.

Esemplare delle Regole approvate con correzioni autografe di Don Bosco (1874).

Pagina interna delle Costituzioni della Società Salesiana con annotazioni a margine.

Mons. Lorenzo Gastaldi, arcivescovo di Torino (1815-1883).

Lettera autografa di santa Maria Domenica Mazzarello, prima Superiora delle FMA.

Madre Maria Domenica Mazzarello con le suore in partenza per l'Uruguay e l'Argentina (1° gennaio 1879).

La prima casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Mornese (Alessandria).

La casa di Nizza Monferrato dove Madre Mazzarello morì nel 1881.

Scuola di lavoro e laboratorio di cucito delle FMA a Lione (Francia).

Attività scolastica femminile guidata dalle Suore Salesiane a Nizza Monferrato.

Gruppo di Salesiani Cooperatori in visita alla tomba di Don Bosco a Valsalice nel 1890.

I primi numeri del ' Bollettino Salesiano ' fondato da Don Bosco nel 1877.

Il mappamondo dello studio di Don Bosco con cui pianificava le missioni nel mondo.

Don Bosco insieme alla prima spedizione missionaria per l'Argentina (1875) con il console comm. Gazzolo.

I missionari della 12ª spedizione salesiana (1887), l'ultima benedetta personalmente da Don Bosco.

Mons. Giovanni Cagliero con il giovane indio Zefirino Namuncurà (1886-1905).

Spedizione dei materiali e delle risorse per le missioni salesiane nel mondo dalla sede di Torino.

La Basilica di San Pietro a Roma, meta dei venti viaggi compiuti da Don Bosco nella capitale.

Ritratto fotografico di papa Pio IX appartenuto a Don Bosco.

Don Bosco nel 1887 in uno degli ultimi celebri ritratti scattati a Genova da Luzzati.

Concilio Vaticano I (1870) durante la proclamazione del dogma dell'Infallibilità Pontificia.

Lettera autografa di felicitazioni inviata da Don Bosco al neoeletto papa Leone XIII (1878).

Medaglia d'argento raffigurante papa Leone XIII.

La Basilica del Sacro Cuore a Castro Pretorio a Roma, edificata da Don Bosco per volere di Leone XIII.

Papa Pio X (Giuseppe Sarto) da giovane vescovo di Mantova; visitò Valdocco nel 1875.

Papa Pio XI (Achille Ratti), che conobbe Don Bosco nel 1883 e lo proclamò Beato nel 1929 e Santo nel 1934.

Chiesa della Madeleine a Parigi, tappa del trionfale viaggio di Don Bosco in Francia (1883).

Don Bosco alla villa Martí-Codolar durante il viaggio a Barcellona nel 1886 insieme a Don Rua.

Onorificenza conferita a Don Bosco dall'Associazione dei Cattolici di Barcellona il 15 aprile 1886.

Il monte Tibidabo presso Barcellona a fine Ottocento prima della costruzione del grande Santuario.

Il Santuario del Sacro Cuore sul monte Tibidabo a Barcellona, sognato e profetizzato da Don Bosco.

Una delle ultime commoventi immagini di Don Bosco, segnato dalla fatica e dalla malattia.

Il divano e il leggio dove Don Bosco trascorse gli ultimi mesi dettando le sue memorie.

Tavolino da notte e oggetti personali di Don Bosco conservati intatti nelle sue stanzette.

Il letto su cui Don Bosco spirò il 31 gennaio 1888 alle ore 4:30 del mattino.

La salma di Don Bosco esposta nella galleria di Valdocco il giorno stesso della sua morte (31 gennaio 1888).

Altra angolazione della salma ricoperta dai paramenti sacerdotali prima delle esequie.

Il crocifisso che Don Bosco strinse tra le mani durante le sue ultime ore di agonia.

La prima cassa funebre in cui riposò il corpo del Santo fino al 1929.

L'Istituto Salesiano di Valsalice sulla collina torinese dove Don Bosco fu sepolto dal 1888 al 1929.

Il primo monumento eretto a Don Bosco nel 1898 nella piazza di Castelnuovo d'Asti (oggi Castelnuovo Don Bosco).

Papa Pio XI in preghiera per la beatificazione di Don Bosco (3 giugno 1929).

Traslazione solenne delle spoglie di Don Bosco da Valsalice a Valdocco il 9 giugno 1929 tra una folla imponente.

Canonizzazione di Don Bosco a San Pietro la domenica di Pasqua 1° aprile 1934 con papa Pio XI.

L'altare monumentale dedicato a San Giovanni Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino.

L'urna di cristallo racchiudente le spoglie mortali di San Giovanni Bosco a Valdocco.

La statua monumentale di San Giovanni Bosco collocata tra i Santi Fondatori all'interno della Basilica di San Pietro in Vaticano.