TUTORE

 

TUTORE

Dal lat.​​ tutor​​ (protettore, custode, difensore), giuridicamente il t. è preposto alla difesa dei diritti di un minore, di un incapace o di un interdetto. Nel linguaggio pedagogico t. sta ad indicare la figura e il ruolo di chi sostiene in modo personalizzato 1’​​ ​​ apprendimento degli alunni, affiancando l’opera educativa dell’insegnante.

1. La pratica del tutorato trova i suoi precedenti storici nell’azione dei precettori dei giovani nobili e nelle forme di​​ tutoring​​ dei collegi aristocratici inglesi (che in ciò riprendevano tradizioni di scuole monastiche o episcopali). In alcuni Paesi la figura e il ruolo del t. è stata giuridicamente prevista per tutti gli alunni nel contesto di processi di apprendimento scolastico ed universitario. Il t. si distingue dal​​ counselor​​ e dall’orientatore in virtù di una sua più intensa e diretta attività formativa.

2. Mentre l’insegnante conduce la sua attività di istruzione e di formazione sull’intera classe, il t. aiuta i singoli alunni nell’apprendimento e nel superamento delle difficoltà di adattamento generale. Secondo le necessità individuali egli rivede i loro lavori scritti, suggerisce metodi di apprendimento più efficaci, li sostiene nelle crisi e li aiuta nelle decisioni scolastiche ed esistenziali. Il suo ruolo è espresso bene anche con i tre seguenti termini: guida, consigliere ed amico. Nel compito del t. vi è una «estensione» dell’opera educativa dei genitori dell’alunno, poiché egli contribuisce sia alla sua formazione intellettuale sia a quella etico-morale.

3. Diversamente dagli altri Paesi europei in Italia il t. è stato introdotto nella scuola solo recentemente (2003). La Marca (2005) ha elaborato un dettagliato quadro teorico-pratico per la formazione degli insegnanti-tutor ai loro compiti. L’autrice, in sostanza, riprende e amplia i compiti del t. riportati al n. 2 articolandoli nei seguenti argomenti: analisi delle caratteristiche sulle quali si fonda la professionalità del t., diversamente la capacità di dialogo, relazione empatica nei confronti dei destinatari della sua attività professionale e cioè verso gli alunni e i loro genitori. Particolarmente importante è la relazione con i genitori perché il suo compito è quello di stabilire un collegamento tra famiglia e scuola e fondare in tal modo l’unità di criteri dell’azione educativa. L’autrice poi, seguendo alcuni autori stranieri, definisce le competenze dell’insegnante tutor «riflessivo» raggruppate in cinque campi sotto i titoli: competenze legate alla vita della classe; competenze individuate nel rapporto con gli alunni e con le loro particolarità; competenze connesse con le discipline insegnate; competenze relative all’ambiente sociale e infine competenze inerenti alla persona. Vengono poi dati validi consigli su come condurre il colloquio con gli alunni di vari livelli di scolarità. C’è solo da augurarsi che la valida proposta per la formazione dei tutor della autrice possa trovare la piena realizzazione nella scuola di ogni ordine e grado della scuola italiana.

4. Nei Paesi in cui il t. svolge la sua attività nella scuola, da vari decenni è stato possibile verificare l’effetto sugli alunni di interventi programmati e svolti collegialmente. Secondo alcune ricerche riassunte da Cohen, Kulik e Kulik (1982), il risultato è stato molto positivo: gli alunni che hanno partecipato ai vari programmi hanno migliorato il rendimento, hanno potenziato il concetto e la stima di sé ed hanno pure migliorato l’atteggiamento verso le discipline scolastiche.

Bibliografia

Artigot Ramos M.,​​ La tutoría,​​ Madrid, Universidad Complutense,​​ 1973; Cohen P. A. - J. A. Kulik - C. L. Kulik,​​ Educational outcomes of tutoring: a meta-analysis of findings,​​ in «American Educational Research Journal» 19 (1982) 237-248; La Marca A.,​​ La funzione educativa dell’insegnante-tutor,​​ in «Orientamenti Pedagogici» 52 (2005) 835-857.

K. Poláček

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