SOGNO

 

SOGNO

Il s. è un’attività del cervello di molti mammiferi, ma soprattutto dell’uomo, mediante la quale il sognatore si rappresenta, di solito in termini visivi, aspetti della vita quotidiana del passato, del presente e del probabile futuro. Oggi molti sostengono che il s. debba essere interpretato, perché è enigmatico; altri lo considerano trasparente e direttamente conoscibile; altri ancora sono del parere che esso sia un prodotto casuale del cervello.

1.​​ I s. nella storia.​​ Nei tempi antichi l’attività onirica occupava un posto importante nella conduzione della vita quotidiana privata e pubblica. I s. erano viaggi importanti dell’anima durante i quali era possibile sapere dagli dei cosa era importante decidere e fare. Nelle diverse culture è rimasta costante una concezione spaziale dei s.: erano viaggi dello spirito. È cambiata tuttavia l’importanza data al contenuto. Nell’antichità i s. erano viaggi notturni dell’anima: i più importanti erano quelli nei quali gli dei e gli spiriti viaggiano verso il sognatore; subito dopo in importanza venivano i viaggi lunghi dell’anima verso il regno degli dei e degli inferi (oggi i s. di​​ ​​ Jung); in terzo luogo c’erano i viaggi più brevi, quelli che riguardavano il futuro personale e sociale (vedi oggi​​ ​​ Adler e i s. telepatici); viaggi ancora più brevi riguardavano preoccupazioni relative al presente e al passato recente (oggi i s. di​​ ​​ Freud); infine c’erano i viaggi brevi, i s. meno importanti di tutti, che riguardavano le condizioni del corpo (oggi i s. medici). Nel mondo moderno l’importanza dei contenuti è esattamente rovesciata: vengono per primi i s. medici.

2.​​ La scienza e i s.​​ In ambito scientifico i s. di gran lunga più conosciuti sono quelli che si rifanno alle concezioni psicoanalitiche, grazie anche al fatto che Freud per primo ha avuto il coraggio di elevare il s. alla dignità di un comportamento da analizzare scientificamente. Per gli psicoanalisti in generale il s. va interpretato perché rappresenta significati divenuti reconditi attraverso un processo a quattro stadi:​​ condensazione​​ (sovrapposizione e semplificazione di memorie),​​ spostamento​​ (trasposizione di significati),​​ traduzione visiva​​ (rappresentazione del verbale profondo in forma visiva),​​ revisione secondaria​​ (creazione di una trama a livello cosciente che sembra verosimile). Per lo psicoanalista l’analisi del s. consiste nel fare il cammino a ritroso dal significato manifesto al significato nascosto attraverso la libera associazione. Alcuni studiosi in ambito cognitivista hanno cercato di vedere il s. come un’attività mnemonica e linguistica tradotta in rappresentazioni visive, secondo una lettura fedele alla​​ ​​ psicoanalisi e vicina alle concezioni di Chomsky (Edelson, 1972). Foulkes (1985) in contrapposizione agli psicoanalisti vede il s. come traduzione del dialogo interno in rappresentazioni visive imponendo regole di sintassi sulle memorie semantiche. Antrobus (1977) vede l’attività onirica come un processo combinatoriale di aspetti e attributi astratti che si sovrappongono e derivano dalla memoria semantica a lungo termine. Per questi studiosi di orientamento cognitivista, il s. non ha significato semantico, ma sintattico. Per Jung, per i gestaltisti e per altri studiosi di orientamento esistenziale, non esiste il processo di trasformazione dei significati profondi come proposto dagli psicoanalisti; il s. è un’espressione creativa di sé e spesso amplifica e completa processi sospesi della vita di veglia.

3.​​ Posizione postmoderna.​​ Di fatto è proponibile che il s. venga visto talora come un processo causale vicino alle concezioni dei cognitivisti e degli psicoanalisti; il più delle volte è quasi impossibile accettare le concezioni dei fisiologi se si tiene conto della natura logica e metaforica dei contenuti dei s.; una frangia ampia di studiosi analizza e lavora sui s. con la convinzione di fondo che essi rappresentino processi numinosi carichi di significato. Tendono ad avere questa concezione Jung e tutta la psicologia umanista, profondamente interessata al significato dell’attività umana (Hunt, 1989; Scilligo, 1993).

Bibliografia

Edelson M.,​​ Language and dreams: the interpretation of dreams rivisited,​​ in «Psychoanalytic Study of the Child» 27 (1972) 203-272; Antrobus J.,​​ The dream as metaphor,​​ in «Journal of Mental Imagery» 2 (1977) 327-338; Foulkes D.,​​ Dreaming: a cognitive psychological analysis,​​ Hillsdale, Erlbaum, 1985; Hobson A.,​​ The dreaming brain,​​ New York, Basic Books, 1988; Hunt H. T.,​​ Multiplicity of dreams,​​ New Haven, Yale University Press, 1989; Scilligo P.,​​ I s.: una guida al futuro,​​ Roma.​​ IFREP, 1993.

P. Scilligo

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