SOCRATE

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SOCRATE

Vissuto ad Atene tra il 470-469 e il 399 a.C., filosofo greco.

1. S., maestro di​​ ​​ Platone, è l’iniziatore di quel fecondo periodo della speculazione greca caratterizzato dal pensiero dello stesso Platone e di​​ ​​ Aristotele. Si contrappone ai​​ ​​ Sofisti sia sul terreno filosofico, in quanto ricercatore della​​ verità​​ (contro l’agnosticismo sofista e il conseguente ripiegamento sull’opinione),​​ sia, quindi, su quello pedagogico. Non ha lasciato nessuno scritto, per cui la documentazione su di lui, giuntaci da Aristofane, da Senofonte e da Platone, soffre l’incertezza dovuta all’originalità delle fonti.

2. Come educatore continua nel solco dell’idealità antica della​​ ​​ paideia​​ greca, i cui valori sono però criticamente ripensati e riconquistati in base ai principi ispiratori del pensiero socratico: in particolare la perseverante​​ ricerca della verità​​ e il fondamentale «conosci te stesso»​​ (il motto scritto sul tempio di Delfi), che segna quella consapevolezza di sé, che è base di partenza per la conquista della virtù (santi,​​ coraggio,​​ giustizia,​​ saggezza)​​ sia nel suo contenuto intellettuale come conoscenza del vero, che nella sua dimensione pratico-operativa. L’areté​​ greca acquista in S. una valenza di virtù squisitamente etica, che diviene lo scopo primo della sua azione pedagogica. Egli attribuisce alla conoscenza il primato anche in ordine all’agire morale, per cui conoscenza e virtù sono inscindibilmente collegate (intellettualismo etico).​​ Il «conosci te stesso»​​ porta anche a quella interiorizzazione della conquista del sapere e del processo formativo che, rispondendo in modo diverso dai Sofisti al problema della insegnabilità dell’areté,​​ fa di S. più un​​ suscitatore​​ che un​​ comunicatore​​ di conoscenze e lo contrappone, con la propria confessione di​​ non sapere nulla,​​ all’esibizionismo dei maestri sofisti. Tale compito di guida alla personale scoperta del sapere e della virtù è da S. esercitato con il metodo del​​ dialogo,​​ da lui stesso chiamato​​ maieutico,​​ in analogia all’opera della levatrice che assiste e aiuta il parto: quasi un aiutare il discepolo a partorire da sé il vero, cioè a giungere consapevolmente a scegliere i valori. Dai valori personali (conosci te stesso) la ricerca si allarga a quelli degli altri, della casa, della città; giungendo indirettamente a quella​​ dimensione politica​​ che i Sofisti mettono come scopo diretto della loro azione pedagogica.

3. Grande è l’influsso di S. sulla successiva corrente del pensiero filosofico, soprattutto attraverso il suo discepolo Platone. In campo pedagogico restano emblematici il richiamo all’interiorità, il primato dell’etica, e la valorizzazione del metodo maieutico, che precorre le istanze pedagogiche attivistiche via via emergenti nella storia della pedagogia.

Bibliografia

Giannantoni G. (Ed.),​​ S. Tutte le testimonianze da Aristofane a Senofonte ai Padri cristiani,​​ Bari, Laterza, 1986; Adorno F.,​​ S.,​​ Ibid., 1970; Rigobello A. (Ed.),​​ Il messaggio di S. Antologia,​​ Brescia, La Scuola, 1974; Jaeger W.,​​ Paideia. La formazione dell’uomo greco,​​ Scandicci (FI), La Nuova Italia, 1991; Garin E.,​​ A scuola da S.,​​ Ibid., 1993;​​ Corzo Toral J. L.,​​ Actualidad de los orígenes clásicos de la educación: un diálogo socrático al empezar curso y siglo, Madrid, Universidad Pontificia de Salamanca en Madrid,​​ 2001.

M. Simoncelli

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