SCIENZE DELL’EDUCAZIONE

 

SCIENZE DELL’EDUCAZIONE

Dell’insieme di discipline denominate SE si mostra prima la natura, le dimensioni principali, la correlazione con altre forme di riflessione attinenti la formazione umana e cristiana. Si viene quindi ad indicare il ruolo che esse possono svolgere nella C. e nella formazione del catecheta. Per ulteriori specificazioni cf → psicologia, sociologia, didattica, ecc.

1.​​ In tutte le lingue finora studiate si trovano parole ed espressioni che designano l’attività umana del formare e dell’educare. Riflessioni più organiche e sistematiche, almeno nella cultura occidentale, sono reperibili nel pensiero filosofico o nella trattatistica e precettistica morale e religiosa. Tuttavia, come forma specifica di ricerca e di produzione culturale, la riflessione pedagogica è piuttosto recente. Nei suoi circa duecento anni di vita il suo statuto epistemologico (e cioè la sua specificità scientifica e la sua autonomia disciplinare) è stato oggetto di un ampio dibattito, per tanti versi ancora in corso.

Il parlare che da circa venti anni si fa in molte parti di un insieme di SE (o di scienze pedagogiche) invece di una indistinta pedagogia o di una singola SE (cosa che pure in molte altre parti si crede ancora corretto prospettare), intende corrispondere non solo alla molteplicità e alla specializzazione dei ruoli educativi (genitore, insegnante, maestro, animatore, guida spirituale, catechista, terapeuta, dirigente, consigliere scolastico, orientatore, ecc.), ma vuole essere anche in risposta alla complessità della problematica educativa odierna, al contemporaneo processo di specializzazione scientifica e tecnologica e al profondo articolarsi pluralistico delle funzioni della vita sociale odierna. L’unitarietà viene guadagnata non solo sul terreno di una comune intenzionalità educativa, ma anche attraverso uno sviluppo e un modo di ricercare obbligatoriamente segnato dalla interdi – sciplinarità, pur nel rispetto delle procedure metodologiche specifiche ad ogni disciplina ( intra-disciplinarità).

Rispetto alle altre scienze umane, le SE hanno come specificità il ripensare e il proiettare conoscenze, metodologie e tecniche verso una loro assunzione​​ operativo-educativa.​​ A seconda del loro rapportarsi alla prassi educativa, il sistema delle SE viene ad articolarsi in SE​​ prevalentemente​​ rilevative, come ad es. biologia, psicologia e sociologia dell’educazione, e, almeno in parte, storia dell’educazione e della pedagogia; scienze interpretative dell’educazione, come ad es. filosofia e teologia dell’educazione; scienze progettuali dell’educazione, come ad es. la metodologia pedagogica generale (a cui alcuni vorrebbero riservare l’appellativo di pedagogia, da intendersi appunto come scienza dell’organizzazione dell’intervento educativo,​​ accanto​​ alle SE e alla filosofia dell’educazione); scienze operative dell’educazione, quali le diverse forme di didattica, le tecnologie educative e così via. Evidentemente molto dipende dal modo di intendere la scienza.

Le SE non sono in contrapposizione o in alternativa ma in dialogo con la saggezza educativa pratica, con il “senso comune” pedagogico, con le ideologie pedagogiche e politiche, con il mondo letterario e artistico, con quello dell’economia e del lavoro, così come con le istanze presenti nella vita civile e religiosa. L’andamento interdisciplinare della produzione pedagogica non si chiude nel ristretto perimetro delle SE ma si apre trans-disciplinarmente a tutto il conoscere e i modi di operare per la formazione, e quindi anche alla catechesi e alla teologia pastorale. In tal modo, dal momento analitico della riflessione si cerca di riavvicinarsi all’unità dell’operare concreto. Si viene così a instaurare tra prassi e teoria di formazione una intrinseca circolarità, nel senso che si influenzano e si stimolano vicendevolmente, e maturano nella reciproca interazione. Nella concretezza e nella novità dei problemi formativi trovano d’altra parte il loro correttivo e la loro pietra di paragone ultima.

2.​​ Se ciò vale per qualsiasi pratica formativa, a maggior ragione va detto per la C. e per il suo impegno particolare di evangelizzazione e promozione umana. Il RdC​​ (187188)​​ ricorda che la → testimonianza di fede specifica del catechista è un insegnamento che mira all’ educazione cristiana integrale di quanti lo ascoltano. E la CT 22 ribadisce che i catechisti sono educatori dell’uomo e della vita dell’uomo nella fede. Il dono della fede infatti fa appello ad un impegno di maturazione e di personalizzazione, individuale e comunitaria.

Nella loro azione, pastorale e C. interagiscono con le altre agenzie che costellano la vita di chi è soggetto di formazione (famiglia, scuola, mass-media, associazioni, gruppi, vita di relazione), e tutte si vengono a trovare in rapporto con il contesto sociale di appartenenza e con la domanda sociale di formazione da esso emergente. Ne sortisce una interazione complessa e non priva di tensioni, che per parte sua ogni C. è tenuta a comporre, coordinare, integrare o perlomeno a rendere compatibile in ordine ad una integrale e per quanto è possibile armonica crescita personale e comunitaria. Si comprende allora abbastanza facilmente come la formazione del → catechista, se vuole corrispondere a questi aspetti della sua attività, non dovrà limitarsi ad una sia pur soda preparazione teologica, biblica, liturgica, spirituale. Si richiedono, sia pure minimalmente, capacità di conoscenza psicologica dei destinatari e dei processi di apprendimento e delle relazioni interpersonali, capacità di analisi sociologica e antropologico-culturale del contesto in cui si deve agire. Diventano obbligatorie competenze comunicative e didattiche, metodologiche e progettuali; così come capacità relazionali e di animazione di gruppi. A questo scopo è certo necessario ascoltare la dura lezione dell’esperienza personale e comunitaria, così come quella vivace dell’intuizione o quella della saggezza condensata dalla tradizione; ma non può mancare l’attenzione ai contributi che possono venire dal contemporaneo sviluppo scientifico e tecnologico in genere, e da quello delle scienze umane e dell’educazione in particolare.

La conoscenza scientifica non è tutto, né necessariamente e in ogni caso è la forma di conoscenza più profonda od esaustiva. Tuttavia, quando sia veramente tale, può permettere per un verso una conoscenza più rigorosa e ampia della realtà con cui si ha da fare; e per altro verso può aiutare l’instaurarsi di solide competenze, adeguate alle esigenze storiche del momento e aperte criticamente all’avvenire. Inoltre, per il suo linguaggio tendenzialmente universale, scienza e tecnologie possono favorire un maggiore interscambio delle esperienze e una loro più facile codificazione a vantaggio di tutti; e per tal via possono favorire il formarsi di una opinione pubblica attenta ai problemi della formazione umana e cristiana di tutti.

Bibliografia

G. Avanzini,​​ Introduction aux sciences​​ de​​ l’éducation,​​ Toulouse, Privât, 1976; W. Brezinka,​​ Metateoria dell’educazione,​​ Roma, Armando, 1980; M. Debesse​​ – G.​​ Mialaret,​​ Trattato di scienze pedagogiche,​​ 10 vol., Roma, Armando, 1971-1980; S. De Giacinto,​​ Educazione come sistema,​​ Brescia, La Scuola, 1977; A.​​ Ferrández –​​ J. Sarramona,​​ La​​ educación,​​ Barcelona, Ed. CEAC, 1977; G. Mialaret,​​ Le scienze dell’educazione,​​ Torino, Loescher, 1978; C. Nanni,​​ Educazione e scienze dell’educazione,​​ Roma, LAS, 1984; A.​​ C.​​ Ornstein (ed.),​​ An Introduction​​ to the Foundations​​ o/​​ Education,​​ Chicago, Rand​​ McNally,​​ 19812; A. Santoni Rugiu,​​ Guida alle scienze dell’educazione,​​ Firenze, Sansoni, 1974; A. Visalberghi et al.,​​ Pedagogia e scienze dell’educazione,​​ Milano, Mondadori, 1978.

Carlo Nanni

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SCIENZE DELL’EDUCAZIONE

L’insieme delle discipline che studiano il fatto educativo, i processi sociali di​​ ​​ formazione, lo​​ ​​ sviluppo personale, 1’​​ ​​ apprendimento, 1’​​ ​​ insegnamento e 1’​​ ​​ intervento educativo in genere (​​ pedagogia).

1.​​ Dalla scienza alle s.d.e.​​ ​​ Claparède e Bovet chiamarono​​ École des Sciences de l’Éducation,​​ l’Institut J. J. Rousseau​​ da essi fondato nel 1912. Ma l’espressione «s.d.e.» è diventata comune solo dagli anni sessanta in poi, quando oltre che specifico ambito di indagine disciplinare, ha preso ad essere collegata a istituzioni di studi superiori a carattere pedagogico, ad es. istituti, dipartimenti, facoltà (​​ facoltà di s.d.e.), oppure a corsi di studi e di formazione, ad es. corsi di laurea o di specializzazione. In quegli anni lo studio della formazione si è generalizzato a tutte le s. umane, sociali e comportamentali, in concomitanza con il fatto che i problemi formativi sono diventati un punto d’interesse prioritario nelle politiche nazionali e in quelle dello sviluppo internazionale. Le funzioni e i ruoli formativi si sono dilatati, complessificati e specializzati. La​​ pedagogia, prima sostanzialmente incentrata – come suggerisce l’etimologia del termine – sullo studio del bambino e sulla preparazione del maestro, è stata spinta ad aprirsi alle diverse età della vita (​​ educazione permanente, continua, degli adulti, della terza età), ai differenti ambienti e situazioni dell’esistenza sociale oltre la scuola (enti e strutture locali, assistenza, disabilità, emarginazione e devianza, condizione giovanile, educazione della donna, formazione ed aggiornamento professionale, alternanza scuola-lavoro, mass-media e nuovi media, divertimento, tempo libero, sport). Nuove esigenze sociali hanno dato forza alla richiesta di nuovi contenuti educativi (convivenza civile e democratica, ecologia, pace, sviluppo, diritti umani, qualità della vita, salute, benessere, interculturalità, informatica, culture e lingue europee, ecc.), di nuove competenze (programmazione, lavoro in équipe e secondo un progetto di comunità, utilizzo di nuove tecnologie educative multimediali, ecc.) e di nuove figure formative oltre quelle tradizionali (educatori professionali, équipe psico-pedagogica, tutor, orientatori scolastici e professionali, animatori socio-culturali, operatori formativi del territorio, ecc.). L’istanza di un approccio multidisciplinare alla formazione si è venuta imponendo nella convinzione che occorrano competenze scientifiche varie e complementari per dar risposta ai sempre più complessi e vasti problemi della formazione pubblica e privata. In questo senso si è preso a parlare di «s.d.e.» al plurale e non tanto di «scienza​​ d.e.» al singolare. Ma indubbiamente il passaggio dalla s. alle s.d.e. (o alle «s. pedagogiche», come vogliono coloro che accentuano l’aspetto metodologico rispetto a quello teorico o rilevativo), è anche connesso con (e in qualche modo esprime) il pluralismo socioculturale presente nella convivenza sociale, nazionale ed internazionale; e partecipa del dibattito che pervade la ricerca e la produzione scientifica, anch’esso segnato dal rifiuto di forme univoche di scientificità ed invece aperto a forme di pluralismo scientifico e metodologico-interdisciplinare.

2.​​ Pro e contro le s.d.e.​​ Ad un certo punto è sembrato quasi che la pedagogia, come disciplina, dovesse scomparire e che il termine dovesse designare solo l’ambito cultural-scientifico occupato dalle s.d.e. In questi ultimi anni sembra invece esservi un ritorno alla pedagogia, più «pragmatico» che epistemologicamente giustificato. Secondo alcuni, infatti, lo spettacolo che offrono le cosiddette s.d.e. è piuttosto quello di un insieme di discipline senza unità reale. Esse esprimerebbero il trionfo della dispersione, della confusione o della sovrapposizione di approcci, che vanno avanti per proprio conto, con i propri metodi, con le proprie tecniche di investigazione, con i propri presupposti epistemologici. Nel migliore dei casi si avrebbe un raggruppamento generico di discipline, quasi una sorta di «enciclopedia», che solo estrinsecamente sarebbe unificata dalla problematica educativa, in vista di una sorta di «educologia». Da parte di chi, invece, afferma la necessità delle s.d.e., si controbatte che non si tratta di pura e semplice pluralità di approcci, ma di un «sistema» multidisciplinare, che non solo ha lo stesso centro problematico (= i problemi della formazione e dell’educazione) ed una stessa linea di sviluppo scientifico (secondo una sequenza metodologica generale di problemi – congetture – controllo critico delle asserzioni), ma che pone l’​​ ​​ interdisciplinarità (vale a dire la pratica di una diffusa interazione e coordinazione) come metodo fondamentale del processo di produzione scientifico-conoscitiva. Una tale pratica intellettuale richiede come presupposto istituzionale una comunità scientifica che sia il soggetto e il propulsore del sistema multidisciplinare; e forse è anche necessaria la condivisione di un interesse-guida conoscitivo che coniughi spirito scientifico e attenzione ai problemi formativi ed educativi, arrivando anche ad affermazioni di cararattere transdisciplinare. Si tratterebbe di fare scienza in maniera per così dire «sinfonica», vale a dire secondo un’orchestrazione di discipline diverse che convergono, ciascuna secondo un proprio e specifico apporto, verso un prodotto comune, rigoroso e significativo. È pur vero che sono proprio queste condizioni di base che di fatto spesso non sussistono o faticano ad affermarsi. Ne sono una controprova le difficoltà che si hanno nelle sedi universitarie dove si sono instaurati dipartimenti o facoltà di s.d.e. o dove si cerca di dare attuazione a corsi di laurea in s.d.e.

3.​​ Due diversi modi di intendere le s.d.e.​​ Un altro punto in questione riguarda la determinazione delle discipline che dovrebbero comporre le s.d.e. Chi intende scienza in un senso largo, equivalente a «sapere critico e giustificato», arriva a prospettare un sistema di discipline: a)​​ rilevative​​ (volte ad appurare «dove, come e quando» avviene l’educazione: vi si comprenderebbero le discipline storico-comparative e quelle provenienti dalle scienze umane e sociali); b)​​ teoriche​​ (volte a chiedersi «cosa ultimamente» significa l’educazione: vi si includerebbero la​​ ​​ filosofia dell’educazione, l’epistemologia pedagogica e magari la​​ ​​ teologia dell’educazione); c)​​ metodologiche​​ (volte a cercare «cosa fare» per l’educazione: vi si collocherebbero la metodologia pedagogica generale e le diverse metodologie particolari:​​ ​​ didattica, evolutiva, speciale, per gli adulti; d)​​ operativo-strumentali​​ (volte a ricercare «con quali mezzi» educare: vi si collocherebbero ad es.​​ ​​ le tecnologie educative, la docimologia, la statistica, l’informatica). Chi invece intende scienza nel senso stretto di disciplina empirico-logica, limita le s.d.e. alle discipline che specificano le scienze umane e sociali per ciò che attiene lo sviluppo, la formazione, l’educazione, vale a dire ad es.:​​ ​​ biologia,​​ ​​ antropologia,​​ ​​ psicologia,​​ ​​ sociologia dell’educazione, della famiglia, della scuola, della gioventù, dell’apprendimento, dell’istruzione, dello sviluppo. In questo caso le s.d.e. e le altre discipline sopra denominate storico-comparative, teoriche, metodologiche ed operativo-strumentali sono viste come discipline «ausiliarie» o contestuali della pedagogia, che ne assume i contributi, le interpreta e le pone in prospettiva di intervento formativo. È appena da notare che le concrete sistemazioni delle s.d.e. all’interno di istituti, dipartimenti o Facoltà Universitarie, non obbediscono solo a motivazioni di ordine teorico-epistemologico, ma più spesso a ragioni di ordine pratico o di tradizioni accademiche o di competenze e mezzi economici disponibili o di procedure giuridiche e legislative vigenti.

4. Oggi si parla anche di «s. della​​ formazione», riferite più che all’azione educativa alla globalità della crescita e alla qualificazione della vita individuale e collettiva, includendovi aspetti / discipline di tipo giuridico, linguistico, economico, comunicativo, ecc., che eccedono, di per sé, l’ambito puramente pedagogico, dando luogo a trasversalità conoscitive difficilmente perimetrabili scientificamente.

Bibliografia

Braido P. (Ed.),​​ Educare. Sommario di s. pedagogiche,​​ 3 voll., Zürich, PAS-Verlag, 1962-1963; Debesse M. - G. Mialaret (Edd.),​​ Trattato delle s. pedagogiche,​​ 10 voll., Roma, Armando, 1970-1978; Visalberghi A. - R. Maragliano - B. Vertecchi,​​ Pedagogia e s.d.e.,​​ Milano, Mondadori, 1979; Nanni C.,​​ Educazione e s.d.e.,​​ Roma, LAS, 1986; Mialaret G. (Ed.),​​ Introduzione alle s.d.e.,​​ Roma / Bari, Laterza, 1989; Bellatalla L. - G. Genovesi (Edd.),​​ Scienza​​ dell’educazione, Tirrenia, Edizioni del Cerro, 2006.

C. Nanni

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