SAINT-SULPICE

SAINT-SULPICE

La tradizione dei catechismi di Saint-Sulpice di Parigi incomincia con il fondatore del seminario e della compagnia di Saint-Sulpice, Jean Jacques Olier. Parroco dal 1642 al 1652 della parrocchia del medesimo nome, allora enormemente estesa e con molta popolazione, famosa per “il numero e la gravità degli scandali” che vi si commettevano (C. Hamel), Olier decide di dividerla in 12 quartieri: 12 catechismi vengono quindi affidati ai seminaristi più grandi, che in questo modo accolgono ben presto 4000 fanciulli. Per la prima comunione, due catechismi speciali raggruppano nella chiesa tutti i candidati: uno di due mesi, per la prima comunione a Pasqua; l’altro di sei settimane, per la prima comunione a Pentecoste. Vengono pure organizzati nella chiesa, tre volte per settimana durante la quaresima, un catechismo per gli inservienti; un altro per i mendicanti, con elemosina all’uscita, più consistente per chi ha risposto meglio; un altro, tutti i venerdì dell’anno, per gli anziani; e altri ancora.

Sotto i successori di Olier i catechismi si sviluppano ulteriormente: l’accento è messo via via sulla C. di massa, raggruppando un numero imponente di fanciulli. Nel sec. XVIII incominciano i catechismi di perseveranza: perseveranza-giovani e perseveranza-ragazze, per coloro che hanno fatto la prima comunione. Dopo la Rivoluzione i catechismi riprendono molto presto. Il loro irradiamento va molto al di là di Parigi. Non soltanto vengono lungamente formati nelle aule di catechismo della parrocchia tutti i seminaristi di Saint-Sulpice, ma numerosi sacerdoti di Francia o dell’estero vengono in visita o vi fanno un tirocinio. Nel 1832 esce il libro di Faillon,​​ La Méthode de Saint-Sulpice dans la direction des catéchismes,​​ che spiega e codifica un’esperienza di due secoli: “Non vi sono due buoni metodi per fare il catechismo... in realtà ve ne è uno solo: quello di Saint-Sulpice, diventato celebre in tutto il mondo, che ha prodotto frutti ammirevoli ovunque sia stato applicato” (mons. Dupanloup).

Infatti, in questo metodo tutto è previsto affinché un catechismo riesca bene. Ci vuole anzitutto un ambiente, una cappella dove i fanciulli abbiano posti fissi ben dislocati. In questo quadro in cui tutto è ambientazione sacra, ordine, gerarchia, l’adunanza, di almeno due ore, deve svolgersi secondo uno scenario minuziosamente previsto, in sei tempi: 1) Interrogazione sul testo del manuale diocesano; 2) Recitazione di una pagina del Vangelo o di un capitolo del piccolo catechismo di​​ ​​ Fleury che narra la storia sacra;

3) Resoconto delle annotazioni, cioè delle analisi dell’istruzione dell’adunanza precedente, che i volontari hanno redatto a casa;

4) Istruzione, cioè, dopo un canto appropriato, spiegazione della lezione recitata all’inizio dell’adunanza; 5) Omelia sul Vangelo del giorno; 6) Avvisi su eventuali mancanze dei fanciulli, sulle feste della settimana, su qualche pratica essenziale della vita cristiana. Senza dubbio un certo livellamento era inevitabile, quando per es. un parroco di campagna, volendo applicare il famoso metodo, si trovava solo di fronte a un minuscolo gruppetto di fanciulli, invece di averne 300 o 400 riuniti attorno a 10 o 12 catechisti a Saint-Sulpice. Però è impossibile negare l’immenso fervore che si è sviluppato nella pratica del catechismo.

Per assicurare una perseveranza sempre più difficile in un mondo che sfugge alla Chiesa, la formula di Saint-Sulpice (e altrove) ha dovuto creare una nuova ambientazione: i catechismi inseriti nelle “opere” funzioneranno fino agli anni 1950-1960; ciascuna “opera” ha i propri svaghi, le sue feste, il suo luogo di culto... In questo modo, secondo il modello di Saint-Sulpice, i catechismi hanno occupato un grandissimo (forse troppo grande?) posto nella pastorale dei tempi moderni.

 

Bibliografia

Cantiques de Saint-Sulpice,​​ Paris, Haronval, 1829;​​ Cantìques de St.-Sulpice. Manuel des catéchismes de Vere communion et de persévérance,​​ Paris, Poussièlgue, 1859; J.​​ Colomb,​​ The Catechetical Method of Saint-Sulpice,​​ nel vol. G.​​ S. Sloyan​​ (ed.),​​ Shaping the Christian Message,​​ New York, Macmillan, 1958, 91-111; E. M.​​ Faillon,​​ Histoire des catéchismes de St.-Sulpice,​​ Paris, Gavone, 1831; In.,​​ Méthode de St.-Sulpice dans la direction des catéchismes,​​ Paris, Lecoffre, 1832;​​ Id.,​​ Vie de Mr. Olier,​​ Paris, Poussièlgue, 1841.

Elisabeth Germain

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SAINT-SULPICE

La tradizione dei catechismi di Saint-Sulpice di Parigi incomincia con il fondatore del seminario e della compagnia di Saint-Sulpice, Jean Jacques Olier. Parroco dal 1642 al 1652 della parrocchia del medesimo nome, allora enormemente estesa e con molta popolazione, famosa per “il numero e la gravità degli scandali” che vi si commettevano (C. Hamel), Olier decide di dividerla in 12 quartieri: 12 catechismi vengono quindi affidati ai seminaristi più grandi, che in questo modo accolgono ben presto 4000 fanciulli. Per la prima comunione, due catechismi speciali raggruppano nella chiesa tutti i candidati: uno di due mesi, per la prima comunione a Pasqua; l’altro di sei settimane, per la prima comunione a Pentecoste. Vengono pure organizzati nella chiesa, tre volte per settimana durante la quaresima, un catechismo per gli inservienti; un altro per i mendicanti, con elemosina all’uscita, più consistente per chi ha risposto meglio; un altro, tutti i venerdì dell’anno, per gli anziani; e altri ancora.

Sotto i successori di Olier i catechismi si sviluppano ulteriormente: l’accento è messo via via sulla C. di massa, raggruppando un numero imponente di fanciulli. Nel sec. XVIII incominciano i catechismi di perseveranza: perseveranza-giovani e perseveranza-ragazze, per coloro che hanno fatto la prima comunione. Dopo la Rivoluzione i catechismi riprendono molto presto. Il loro irradiamento va molto al di là di Parigi. Non soltanto vengono lungamente formati nelle aule di catechismo della parrocchia tutti i seminaristi di Saint-Sulpice, ma numerosi sacerdoti di Francia o dell’estero vengono in visita o vi fanno un tirocinio. Nel 1832 esce il libro di Faillon,​​ La Méthode de Saint-Sulpice dans la direction des catéchismes,​​ che spiega e codifica un’esperienza di due secoli: “Non vi sono due buoni metodi per fare il catechismo... in realtà ve ne è uno solo: quello di Saint-Sulpice, diventato celebre in tutto il mondo, che ha prodotto frutti ammirevoli ovunque sia stato applicato” (mons. Dupanloup).

Infatti, in questo metodo tutto è previsto affinché un catechismo riesca bene. Ci vuole anzitutto un ambiente, una cappella dove i fanciulli abbiano posti fissi ben dislocati. In questo quadro in cui tutto è ambientazione sacra, ordine, gerarchia, l’adunanza, di almeno due ore, deve svolgersi secondo uno scenario minuziosamente previsto, in sei tempi: 1) Interrogazione sul testo del manuale diocesano; 2) Recitazione di una pagina del Vangelo o di un capitolo del piccolo catechismo di → Fleury che narra la storia sacra;

3) Resoconto delle annotazioni, cioè delle analisi dell’istruzione dell’adunanza precedente, che i volontari hanno redatto a casa; 4) Istruzione, cioè, dopo un canto appropriato, spiegazione della lezione recitata all’inizio dell’adunanza; 5) Omelia sul Vangelo del giorno; 6) Avvisi su eventuali mancanze dei fanciulli, sulle feste della settimana, su qualche pratica essenziale della vita cristiana.

Senza dubbio un certo livellamento era inevitabile, quando per es. un parroco di campagna, volendo applicare il famoso metodo, si trovava solo di fronte a un minuscolo gruppetto di fanciulli, invece di averne 300 o 400 riuniti attorno a 10 o 12 catechisti a Saint-Sulpice. Però è impossibile negare l’immenso fervore che si è sviluppato nella pratica del catechismo.

Per assicurare una perseveranza sempre più difficile in un mondo che sfugge alla Chiesa, la formula di Saint-Sulpice (e altrove) ha dovuto creare una nuova ambientazione: i catechismi inseriti nelle “opere” funzioneranno fino agli anni 1950-1960; ciascuna “opera” ha i propri svaghi, le sue feste, il suo luogo di culto... In questo modo, secondo il modello di Saint-Sulpice, i catechismi hanno occupato un grandissimo (forse troppo grande?) posto nella pastorale dei tempi moderni.

Bibliografia

Cantiques de Saint-Sulpice,​​ Paris, Haronval, 1829;

Cantiques de St.-Sulpice. Manuel des catéchismes de 1ère communion et de persévérance,​​ Paris, Poussièlgue, 1859; J. Colomb,​​ The Catechetical Method of​​ Saint-Sulpice,​​ nel​​ vol. G. S. Sloyan (ed.),​​ Shaping the​​ Christian Message,​​ New York, Macmillan, 1958, 91-111;​​ E.​​ M. Faillon,​​ Histoire des catéchismes de St.-Sulpice,​​ Paris,​​ Gavone,​​ 1831; In.,​​ Méthode de St.-Sulpice dans la direction des catéchismes,​​ Paris, Lecoffre, 1832; In.,​​ Vie de Mr. Olier,​​ Paris, Poussièlgue, 1841.

Elisabeth Germain

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