PSICOLOGIA SOCIALE

 

PSICOLOGIA SOCIALE

G. W. Allport, nella terza ediz. (1985) dell’Handbook of social psychology,​​ definisce la p.s. come la scienza che è tesa a capire e spiegare come i pensieri, i sentimenti e il comportamento degli individui sono influenzati dalla presenza effettiva, immaginata o implicita degli altri.

1.​​ Storia.​​ La p.s. si presenta tipicamente con due anime: la p.s. sociologica e la p.s. psicologica. La p.s. sociologica privilegia spiegazioni che si rifanno prevalentemente alle strutture organizzative e ai sistemi sociali; gli studiosi più noti di questa linea di pensiero sono H. Mead, Goffman, French, Homans e Bales. La p.s. psicologica privilegia spiegazioni legate al vissuto personale e ai processi interpersonali; gli studiosi più noti di questa linea sono​​ ​​ Lewin, Festinger, Schachter, Asch, Campbell e​​ ​​ Allport (Wilson e Schafer, 1978). Storicamente i due approcci si possono far derivare da Platone, che era più orientato al sociologico e ad Aristotele, che era più orientato all’individuo. In ambito filosofico più recente il sociologico si rifà a G. W. Hegel (1770-1831) e alla sua​​ mente di gruppo,​​ mentre lo psicologico si rifà piuttosto all’individualismo nelle sue varianti dell’utilitarismo e dell’edonismo di B. Bentham (1748-1832). In tempi ancora più moderni hanno contribuito allo sviluppo della p.s. il pensiero sociologico di A. Comte (1798-1857) e il suo positivismo. Tuttavia lo sviluppo sistematico della linea sociologica è attribuito a​​ ​​ Durkheim (1858-1917) con la sua rappresentazione collettiva della società, pensiero ripreso in parte in Francia da S. Moscovici (1961). Un forte impatto, soprattutto verso la linea psicologica, hanno avuto le teorie darwiniste, soprattutto attraverso l’opera di Darwin sull’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali e che ha influenzato significativamente gli etologi (vedi Hinde, 1974) e i sociobiologi (Wilson, 1975).

2.​​ Evoluzione della p.s.​​ La p.s. moderna per molti ha inizio con la pubblicazione di due libri di testo americani: quello di E. Ross (1908), focalizzato sul ruolo del contesto strutturale sociale sui processi dell’individuo, e quello di W. McDougall (1908), con il suo approccio individuale alla p.s. fondata sulla teoria degli istinti. La tradizione di Ross venne assorbita prevalentemente dalla sociologia mentre la p.s. si sviluppò di più lungo la traiettoria delle realtà individuali. Soprattutto con F. H. Allport (1924) e i suoi esperimenti sugli effetti del lavoro alla presenza di altri individui, la p.s. divenne la scienza che studia il​​ ​​ comportamento dell’individuo in quanto questo serve da stimolo per altri individui o esso stesso è la reazione al medesimo comportamento. La focalizzazione sull’individuo, sul comportamento e sui procedimenti sperimentali trasformò la p.s. in una disciplina scientificamente fondata. Troviamo in questo le radici europee della tradizione di​​ ​​ Wundt. Negli anni ’30 e ’40 del sec. scorso dominò nella p.s. lo studio, la misurazione e il cambiamento degli atteggiamenti, senza grandi progressi e innovazioni, fino ad arrivare agli anni ’70 durante i quali la p. venne sottoposta a forte critica per essere una scienza di scarsa rilevanza sociale. Attraverso Lewin iniziò il ritorno forte al sociale attraverso la sua teoria del campo e il lavoro sperimentale con i gruppi per cambiare pregiudizi, atteggiamenti, condotte, stili di comando nella vita quotidiana: quella che venne in seguito chiamata ricerca-azione. Sotto l’influenza di Lewin ed altri scienziati europei emigrati negli USA la p.s. gradualmente passò da un orientamento comportamentale ad un orientamento cognitivo e dall’uso di mini teorie a teorie più ampie. In Europa la p.s. moderna ebbe come rappresentanti vivaci H. Tajfel (1984) che approfondì la dimensione sociale e S. Moscovici (1984) noto per i suoi studi sulle rappresentazioni sociali e sull’influenza delle minoranze nel cambiamento sociale. Questi studiosi non hanno ancora avuto un impatto forte sulla p.s. europea, che è ancora influenzata sistematicamente da quella nordamericana, trasformata dai cervelli fuggiti dall’Europa al tempo di Hitler.

3.​​ La p.s. oggi.​​ Oggi la p.s. studia in modo specifico la formazione del sé nel contesto sociale, i processi di attribuzione di significati intenzionali e causali all’agire delle persone, gli atteggiamenti e il loro cambiamento, la comunicazione interpersonale, le relazioni sociali, il comportamento prosociale e di responsabilità sociale, il comportamento aggressivo, il conflitto e la collaborazione, l’influsso sociale dei gruppi e le relazioni tra i gruppi ed è seriamente orientata verso tematiche importanti per la convivenza umana.

Bibliografia

McDougall W.,​​ Introduction to social psychology,​​ London, Methuen, 1908; Ross E.,​​ Social psychology,​​ New York, McMillan, 1908; Allport F. H.,​​ Social psychology,​​ Boston, Houghton Mifflin, 1924;​​ Moscovici S.,​​ La psychanalyse: son image et son public,​​ Paris,​​ PUF, 1961; Wilson D. W. - R. B. Schafer,​​ Is social psychology interdisciplinary?,​​ in «Personality and Social Psychology Bulletin» 4 (1978) 548-552; Moscovici S.,​​ Psychologie sociale,​​ Paris, PUF, 1984; Tajfel H. (Ed.),​​ The social dimension: European developments in social psychology,​​ vol. 2, London, Cambridge University Press, 1984; Allport G. W., «The historical background of modern social psychology», in G. Lindsey - E. Aronson (Edd.),​​ Handbook of social psychology,​​ New York, Random House, 1985; Molinari L.,​​ P. dello sviluppo sociale, Bologna, Il Mulino, 2002.

P. Scilligo

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