PROGRAMMAZIONE

 

PROGRAMMAZIONE

1.​​ La P. dell’IR riguarda la prestrutturazione dei processi di apprendimento religioso. La sua necessità non scaturisce soltanto dalla responsabilità nei confronti degli studenti, ma anche da compiti delegati. In molti sistemi scolastici la P. è prescritta dalla legge. La P. si realizza a diversi livelli e in diverse fasi, dalla P. globale (P. annuale, → programmi), passando attraverso la P. di sequenze didattiche più ampie, sequenze formative, aree di tematiche, fino alla preparazione della singola → unità didattica con le sue sequenze di apprendimento. Occorre però che essa rimanga aperta a elementi non prevedibili e non programmabili, che caratterizzano ogni processo di apprendimento. Secondo il principio della responsabilità stratificata (CT 16), con modalità diverse da un paese all’altro, la P. dell’IR è gestita dalle seguenti istanze: i​​ responsabili​​ della Chiesa (diocesi, commissione cat.) e del sistema scolastico, gli​​ autori​​ di libri di religione, manuali per gli insegnanti, modelli e mezzi didattici, i singoli​​ insegnanti​​ e anche gli​​ allievi​​ che, a seconda dei loro presupposti e possibilità, vengono coinvolti nella P. di un moderno IR (collaborazione di rappresentanti degli studenti nell’elaborazione di programmi, partecipazione di studenti più maturi nella scelta e nell’organizzazione di tematiche, P. cooperativa, insegnamento per mezzo di progetti, ecc.). I programmi e i testi di religione liberano in parte l’insegnante dalla P. Questo però non lo esonera dal dovere di una verifica critica e di un adattamento alle situazioni concrete degli allievi. Non si devono mai puramente imitare modelli e schemi didattici. Essi dovrebbero servire come stimoli ispiratori per programmare e organizzare creativamente l’insegnamento.

2.​​ Per realizzare la P.​​ annuale​​ è necessario stabilire quali saranno i punti gravitazionali e le finalità orientative dell’insegnamento e dell’educazione; determinare i contenuti, articolati e divisi secondo il tempo disponibile; programmare la cooperazione con altre materie d’insegnamento e con istituzioni extrascolastiche (parrocchie, comunità giovanili, escursioni); prevedere una molteplicità di metodi; esaminare, ed eventualmente mettere a disposizione i necessari mezzi didattici (tra i quali anche i → libri di religione). In tutto ciò bisogna inoltre mettere in conto la situazione antropologica e socio-culturale degli allievi, come pure il fine che bisogna raggiungere.

La P. di grandi unità didattiche (aree di tematiche) e la preparazione di​​ singole ore di insegnamento​​ richiedono riflessioni e decisioni che riguardano tutti gli elementi costitutivi dell’insegnamento: → variabili didattiche. Vi appartiene anche, fra l’altro, la creazione di condizioni positive per l’apprendimento (motivazione), la determinazione di microobiettivi e passi elementari, la strutturazione dei contenuti, l’utilizzazione di mezzi didattici, la P. — in conformità con i principi della psicologia dell’apprendimento — dello svolgimento, della fissazione e del consolidamento dell’apprendimento, e infine il controllo dell’efficienza. Inoltre va tenuto presente che l’insegnamento è un processo complesso in cui confluiscono molti fattori. Esso richiede che si tenga conto delle dimensioni della fede, e delle conoscenze nel campo della teologia, della psicologia, della sociologia, della didattica e della pedagogia religiosa La loro mediazione nella formazione e nell’aggiornamento è un presupposto per una P. moderna dell’insegnamento.

Come regola pratica possono servire le seguenti domande: 1) Che cosa deve e può essere raggiunto (obiettivo)-?​​ 2) Quali presupposti, esperienze, bisogni, difficoltà portano con sé gli allievi (situazione dell’allievo)?​​ 3) Quali sono le istanze contenutistiche del tema, del testo, del problema (analisi dell’oggetto)?​​ 4) Quali procedimenti e​​ metodi​​ sono confacenti all’allievo, al contenuto, all’obiettivo, all’insegnante, e sono di conseguenza utilizzabili? 5) Quali​​ mezzi didattici​​ sono a disposizione? Come utilizzarli correttamente? 6) In che modo e in che senso questa unità didattica arricchisce la vita presente e futura dell’allievo (applicato all’IR:​​ quale significato ha per la fede e la vita)?

3.​​ La P. e la preparazione variano non poco secondo le scuole cat. e didattiche, gli elementi strutturali, i luoghi (IR-tipologia; pedagogia gestaltistica; → dinamica di gruppo; interazione incentrata su temi; concezioni tradizionali, ecc.). Le istanze di cui sopra non dovrebbero però restar senza esplicita attenzione in nessun tipo di preparazione dell’insegnamento. Ricerche differenziate (cf G. Stachel,​​ Die Religionsstunde beobachtet und analysiert,​​ Zurich, 1975; Id.,​​ Bibelunterricht dokumentiert und analysiert,​​ Zürich, 1976) hanno messo in luce quanti fattori inconsci e non riflessi interferiscono nella P. e nell’organizzazione dell’insegnamento. Perciò appare di grande significato che anche l’insegnante di religione abbia una consapevolezza critica delle possibilità positive, dei presupposti e dei limiti (provenienza, preferenze, pregiudizi) insiti nella sua persona, come pure della sua collocazione sempre diversa nella struttura sociale di una classe (gruppo), e faccia anche entrare il risultato di questa riflessione critica nella P. dell’insegnamento.

Bibliografia

1.​​ In generale

L. Bellomo (ed.),​​ La programmazione curricolare nella scuola dell’obbligo. Ricerca comparativa,​​ Bologna, Il Mulino, 1981; F. De Bartolomeis,​​ Programmazione e sperimentazione,​​ Firenze, La Nuova Italia, 1982; M. Pellerey,​​ Progettazione didattica. Metodologia della programmazione educativa scolastica,​​ Torino, SEI, 1979; L. Tartarotti,​​ La programmazione didattica-, fasi, criteri e metodi,​​ Teramo, Lisciani e Giunti, 1981; D. Tinelli (ed.),​​ La programmazione curricolare: idee, metodi e materiali,​​ Milano, Fabbri, 1978; R. C. Wiiitfield,​​ Programmazione del curricolo e discipline d’insegnamento,​​ Firenze, La Nuova Italia, 1979.

2.​​ Programmazione della C. e dell'IR

L. Borello,​​ La programmazione curricolare tra utopia e realtà,​​ in «Religione e Scuola» 10 (1981) 1, 29-32; R. Giannatelli,​​ Religione nelle medie inferiori,​​ in “Catechesi” 49 (1980) 1, 69-76;​​ Insegnare la religione oggi,​​ 2 vol., Leumann-Torino, LDC, 1977; A. Knockaert – Cu. Van der Plancke,​​ Comment programmer un court de religion,​​ in “Lumen Vitae” 36 (1981) 1, 43-56; L. Soravito,​​ Programmare la catechesi,​​ in «Evangelizzare» 6 (1981) 7, 387-412.

Edgar J. Korherr

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