PROFILO EDUCATIVO

 

PROFILO EDUCATIVO

Per p.e. si intende la descrizione sintetica delle caratteristiche personali di natura cognitiva, affettiva, motivazionale e sociale, tracciata in generale al fine di impostare, condurre e valutare un intervento educativo.

1.​​ In psicologia dell’educazione.​​ Il p. di un soggetto viene definito sulla base dei problemi educativi che devono essere affrontati. Le variabili prese in considerazione possono essere variabili di personalità (come sistema di valori personali, autostima), variabili di atteggiamento (come disponibilità verso un’attività o una relazione), variabili di competenza (come capacità strategiche di controllo delle emozioni), variabili cognitive (come struttura della conoscenza), variabili affettive (come ansia di base, livello di emotività) ecc. La descrizione delle caratteristiche di un soggetto viene espressa generalmente per mezzo di scale che indicano i livelli o valori assunti dalle variabili prese in considerazione. Per giungere a queste descrizioni si possono usare strumenti diagnostici differenti come​​ ​​ test,​​ ​​ questionari,​​ ​​ colloqui,​​ ​​ osservazione sistematica, ecc. Nel caso di disturbi, evidenziati da livelli bassi nei valori rilevati per le diverse variabili, il p. assume il ruolo di diagnosi funzionale per impostare un’azione terapeutica e / o rieducativa. In psicologia comportamentale la definizione di un p. di base serve a evidenziare i comportamenti «bersaglio» e quindi gli obiettivi di modifica del comportamento da conseguire.

2.​​ In didattica.​​ Il p.e. assume caratteristiche analoghe a quelle di un p. psicologico, ma in questo caso le variabili considerate si riferiscono prevalentemente alle conoscenze effettivamente disponibili (concetti e abilità), agli atteggiamenti verso le discipline e in genere verso la scuola, alle competenze strategiche relative all’​​ ​​ apprendimento. Per redigere un p. possono essere usati sia i risultati scolastici, sia dati desunti dall’applicazione di test e questionari, sia elementi derivati da colloqui e da osservazioni sistematiche. Il risultato di questa descrizione serve da base di appoggio per impostare l’azione didattica. Anche in questo caso un p. che faccia emergere debolezze o particolari doti segnala l’esigenza di impostare percorsi di insegnamento più individualizzati e rivolti a rispondere alle carenze o punti di forza emersi.

3.​​ In campo educativo.​​ Il termine è stato usato in una pluralità di accezioni: a) come descrizione di un modello di riferimento per l’azione educativa sia dal punto di vista dell’educando (modello ideale di giovane educato), sia da quello dell’educatore (personaggi o modelli ideali ispiratori per impostare l’azione educativa); b) come descrizione di modello di pratica educativa oppure di uno stile educativo particolare; c) come descrizione, talora categorizzata per tipologie distinte, di soggetti per i quali si deve impostare un’azione educativa. Secondo quest’ultima categoria può essere ricondotta la proposta di de La Garanderie (1991) che tratta appunto di «p. pedagogici» nel senso di caratteristiche personali degli educandi da individuare, evidenziando più che i lati deboli, le qualità positive al fine di potenziare queste ultime e far leva su di esse per promuovere una crescita equilibrata che tenga conto anche delle altre qualità necessarie.

Bibliografia

Scurati C.,​​ P. nell’educazione,​​ Milano, Vita e Pensiero, 1977; Suggett D.,​​ Guidelines for descriptive assessment,​​ Melbourne, VISE,​​ 1985; Broadfoot P. (Ed.),​​ Introducing profiling: a practical manual,​​ London, Macmillan, 1987; La Garanderie de A.,​​ I p. pedagogici,​​ Scandicci (FI), La Nuova Italia, 1991; Calonghi L.,​​ P. e livelli nella valutazione del profitto,​​ in «Orientamenti Pedagogici» 39 (1992) 605-616; Calonghi L. - C. Coggi,​​ P. e valutazione formativa,​​ in «Orientamenti Pedagogici» 39 (1992) 977-990; Center D. - L. Allison,​​ Il p. psicologico, Roma, Carocci, 2004.

M. Pellerey

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