PROFESSIONALITÀ

 

PROFESSIONALITÀ

Acquisire nuova p. è un’esigenza sentita fortemente dalle società moderne ad alto sviluppo tecnologico. È un termine che non si trova in tutte le lingue e non è in realtà facile definirlo, anche perché esso è molto legato ad un certo modello organizzativo del mondo del​​ ​​ lavoro e a volte ad una visione settoriale di chi svolge una determinata attività.

1.​​ Una realtà composita.​​ La p. si evolve nel tempo seguendo l’evolversi del sistema di rapporti tra mondo produttivo e società, istruzione e sviluppo economico-sociale di un Paese. Quando parliamo di p. potremmo comunque intendere​​ l’insieme unitario di conoscenze e competenze operative mediante le quali l’uomo si pone intenzionalmente di fronte alla vita attiva riferita ad un preciso contesto storico «possedendo» in termini positivi un suo lavoro​​ (Chiosso, 1981, 153).​​ Il termine p. non abbraccia solo una dimensione oggettiva che riguarda esclusivamente il posto di lavoro, ma anche una dimensione soggettiva più attenta alla qualità e ai valori richiesti alla persona che lavora. Tutto ciò rende la p. una realtà composita che coinvolge dimensioni conoscitive e capacità operative, atteggiamenti nei confronti del lavoro e delle stesse strutture interessate alla produzione e formazione. Per p. quindi si potrebbe anche intendere​​ il processo attraverso il quale l’uomo,​​ mediante il lavoro,​​ costruisce il suo progetto di vita,​​ qualunque esso sia.​​ In questo senso la p. non esprime soltanto la qualificazione dell’attività, ma anche la qualificazione dell’uomo che lavora. Essa dunque non è uno stato, ma un processo che si sviluppa tra l’uomo e la realtà dinamica oggettiva in una società in evoluzione. Una definizione di p. può quindi assumere sfumature e caratteristiche alquanto diverse in base ai modelli presi come riferimento sull’organizzazione del lavoro.

2.​​ Modelli di p.​​ Restringendo l’analisi al sec. XX, un primo modello di p. è quello che fa riferimento all’organizzazione scientifica del lavoro elaborata da Taylor dove i compiti complessivi di un’organizzazione vengono assolti da compiti individuali ben distinti, analizzati in dettaglio, in modo da scomporli in semplici operazioni facilmente eseguibili legate ad un posto di lavoro ben definito. È questo un modello che l’evoluzione tecnologica tende oggi a superare, sostituendo la logica della mansione con quella del ruolo che nel lavoro, oltre alla parte esecutiva, considera anche le aspirazioni, le attese e i comportamenti con i colleghi, le problematiche aziendali e sociali. Un secondo modello di p. deriva dalla teoria delle relazioni umane che vede non solo le problematiche del posto di lavoro ma anche delle persone che lo occupano, che devono essere motivate e indotte a partecipare al sistema di comportamento organizzativo in modo da riuscire, per quanto è possibile, a coniugare il raggiungimento degli obiettivi personali con quelli del mondo esterno. La p., vista in quest’ottica, non è più legata unicamente ai processi tecnologico-produttivi, ma anche ad altre istanze sociali e personali. Si vuole giustamente accentuare che è opportuno tenere ben presente nell’organizzazione del lavoro il problema produttivo non staccato da aspetti legati al comportamento umano, ma legato ad aspetti attitudinali, motivazionali e di atteggiamento. Un terzo modello di p. mette in particolare rilievo gli aspetti razionali e intellettivi del comportamento organizzativo. Esso si ritrova oggi con sempre maggiore frequenza in opere di economisti, di studiosi dei processi di pianificazione, di sociologi e psicopedagogisti industriali, di filosofi e di teologi sociali. Secondo questo modello, ancora da approfondire, la p. può essere definita da una serie di elementi basati sulla capacità di prendere decisioni e risolvere problemi; sulla capacità di definire di volta in volta gli atteggiamenti voluti, gli obiettivi da perseguire e i parametri quantitativi e qualitativi necessari per raggiungerli. In questa nuova concezione, p. significa non solo capacità di capire e guidare gli scopi, di collaborare con membri del proprio gruppo nel lavoro, di comunicare con tutti e sviluppare positive azioni di influenza sociale, ma soprattutto significa nuovo modo di organizzare il lavoro. Questo modello suppone di organizzare gli interventi in cui si utilizza la propria capacità professionale sul massimo decentramento possibile, cercando di coordinare la più larga partecipazione per armonizzare e anche potenziare, nei rapporti di produzione e di lavoro, l’efficienza con la democrazia.

3.​​ Caratteristiche della p.​​ Nel definire la p. è quindi necessario tener presente un insieme di dimensioni soggettive e oggettive che riguardano sia le qualità e i valori richiesti alla persona, sia i problemi di interazione con strutture e persone nel suo rapporto con il mondo esterno. Un insieme di fattori che caratterizzano la p., legati all’acquisizione di conoscenze sul ruolo da assumere e sulle principali caratteristiche richieste dal lavoro che si intenderà svolgere, alla capacità di risposta ad una domanda tecnologica e culturale sempre più esigente ed alla capacità d’immaginare soluzioni diverse dalle attuali. Una peculiarità della nuova p. riguarda però la sua dinamicità, il suo evolversi nel tempo, provocato anche dalla necessità di un continuo confronto con la realtà odierna. In questo contesto si evidenzia come una delle principali caratteristiche la predisposizione al cambiamento, alla formazione permanente e alla capacità di collaborazione in un contesto pluralistico. Non è ormai pensabile poter acquisire tutto a 20 / 30 anni, ma è necessario continuare a confrontare quanto acquisito con il mondo in rapido cambiamento, essere attenti alle osservazioni e ai rilievi che via via vengono fatti da studiosi sull’argomento. La capacità di aggiornarsi è diventata ormai un elemento caratterizzante della nuova p.

Bibliografia

Chiosso G.,​​ Cultura,​​ lavoro e professione, Milano, Vita e Pensiero, 1981; Margiotta U. et al.,​​ La p. docente nell’istruzione secondaria: Syllabus, Lecce, Pensa Multimedia, 2004; Cambi F. et al.,​​ Le p. educative: tipologia,​​ interpretazione e modello,​​ Roma, Carocci, 2003; Fontana U.,​​ Senza perdersi: p. e relazioni pastorali, Padova, Messaggero, 2005; Negri M. P. - M. Castoldi,​​ P. formativa empowerment per le scuole, Milano, Angeli, 2007.

N. Zanni

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