PATRISTICA – Catechesi

 

PATRISTICA (Catechesi)

1.​​ Premessa.​​ Attualmente non possediamo ancora opere consistenti e aggiornate sulla storia della CP che siano paragonabili ai manuali di B. Altaner​​ o​​ di J. Quasten per la patrologia, forse anche perché questo genere di studi comporta notevoli difficoltà.

Anzitutto la stretta parentela esistente tra la CP e tutti gli altri generi di predicazione dei Padri già di per sé impone un allargamento notevole della ricerca. Inoltre un buon numero di settori dell’attività pastorale della Chiesa antica sono collegati direttamente o indirettamente con quelli della predicazione e della C., per cui notizie spesso molto importanti per la CP si trovano soltanto in studi di storia delle missioni cristiane o di storia della liturgia. Lo storico della CP deve pertanto tenere presenti i seguenti settori: storia delle attività e delle istituzioni pastorali; storia dei concili e dei sinodi; storia dei dogmi e della teologia; storia dell’educazione e della formazione cristiana; storia della spiritualità, ecc., per non parlare del contesto più vasto, rappresentato dalla storia della letteratura cristiana antica all’interno della storia generale della Chiesa. Infine non si deve mai dimenticare che quasi tutte le riviste che si occupano di antichità cristiane possono contenere contributi che interessano la storia della CP.

2.​​ La C. come forma particolare della predicazione dei Padri.​​ Il termine → “catechesi” assume il suo significato specificamente cristiano solo alla fine del II sec., principalmente all’interno della prassi catecumenale. Però la C. come​​ res​​ precede l’istituzione del → catecumenato, ed esiste fin dalle origini stesse della Chiesa come una delle forme di predicazione cristiana (→ Predicazione apostolica). Si caratterizza o come primo annuncio (kerygma o predicazione missionaria o prima evangelizzazione) o come istruzione-esortazione ulteriore con funzione integrativa del primo annuncio per coloro che si sono convertiti e hanno creduto. Quest’ultima a sua volta si differenzia gradualmente in ulteriori forme o tipi di predicazione: omelia o predicazione liturgica, C. ai catecumeni prima del battesimo e C. mistagogica ai neofiti. Con la scomparsa del catecumenato come istituzione pastorale, avvenuta nel VI sec., la funzione dei due tipi di C. sarà assunta dalla predicazione liturgica (omelie e sermones). Caratteri fondamentali della CP, soprattutto quella realizzata all’interno dell’istituzione del catecumenato, sono i seguenti: a) è una forma intermedia di predicazione cristiana che si colloca tra l’annuncio missionario e la predicazione ordinaria ai battezzati nell’assemblea liturgica; b) è in stretta relazione coi sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo-confermazione ed eucaristia); c) ha una funzione di iniziazione del neoconvertito ai contenuti fondamentali della fede, della morale e della vita sacramentale, e alla prassi cristiana.

Va notato tuttavia che nel II sec., durante i tre anni di catecumenato, le C. ai catecumeni semplici consistevano essenzialmente in commenti omiletici ai libri dell’AT e avevano come uditori assieme ai catecumeni anche i fedeli. Un esempio caratteristico di questa situazione è costituito dalle C. di → Origene a Cesarea. Quando nel IV sec. il catecumenato come istituzione pastorale si ridusse alla durata di una quaresima e le C. ai​​ competentes​​ consistevano essenzialmente nella spiegazione del​​ Simbolo​​ e del​​ Pater,​​ queste ultime avevano come uditori generalmente solo i catecumeni. La stessa cosa si deve dire delle C. mistagogiche della settimana dopo Pasqua.

3.​​ Panorama della CP.​​ I limiti di spazio non consentono altro che un abbozzo o schema di trattazione, nella quale indicare molto sommariamente sia la periodizzazione che le principali linee di ricerca della storia della CP.

A)​​ La periodizzazione della CP.​​ Viene assunto generalmente come​​ terminus a quo​​ il kerygma di Pietro nella Pentecoste dell’anno 30 (?) e come​​ terminus ante quem​​ la fine del pontificato di Gregorio Magno (604). Secondo alcuni invece sarebbe più corretto — almeno dal punto di vista della storia delle istituzioni ecclesiastiche — far terminare l’epoca antica col pontificato di papa Gelasio (496), perché con questa data si chiuderebbe un periodo importante per la Chiesa antica, quello della Chiesa imperiale, e se ne aprirebbe un altro non meno importante: quello delle Chiese nazionali nei differenti regni barbarici, caratterizzato da una notevole evoluzione anche per quanto riguarda le istituzioni pastorali.

Seguendo tuttavia la prassi comune di tutte le storie della Chiesa, noi chiuderemo l’epoca antica con la fine del VI sec.

a)​​ La prima predicazione cristiana​​ (30-70). Viene detta anche → predicazione apostolica. Si presenta suddivisa in due momenti principali: la predicazione missionaria ai giudei e ai pagani, che annuncia il grande evento della risurrezione del Cristo e l’esistenza dell’unico Dio (ai pagani), e invita alla conversione; l’istruzione-esortazione ai neoconvertiti sia per prepararli al battesimo che per aiutarli, una volta battezzati e facenti parte della comunità cristiana, a vivere in modo conforme alla nuova fede. All’interno di questo secondo momento della prima predicazione cristiana si svilupperà gradualmente quella forma che verrà poi detta C. o predicazione ai neoconvertiti ma non ancora battezzati, unitamente all’altra forma, l’omelia o predicazione liturgica.

Sono stati fatti diversi tentativi per la ricostruzione di questa predicazione cristiana primitiva sia per quanto riguarda le sue forme che per i suoi contenuti.

b)​​ Predicazione e C. in un cristianesimo in transizione​​ (70-150 ca).​​ Il periodo che va dalla caduta di Gerusalemme alla seconda metà del II sec., può considerarsi come un periodo di transizione, nel quale forme di pensiero e istituzioni di tipo giudaico-cristiano sopravvivono in concorrenza col cristianesimo ellenistico, che con i Padri apologeti fa i primi tentativi di utilizzare le categorie della cultura greca per esprimere il messaggio cristiano e difenderlo contro gli attacchi e le incomprensioni della società pagana e dell’autorità romana.

È stato appunto riconosciuto alla prima apologetica cristiana uno spirito missionario e un carattere propagandistico, protrettico e didascalico, anche se si può dubitare dell’efficacia “apostolica” di questi scritti e delle “scuole cristiane” del tipo di quella di Giustino a Roma. Forse aveva una maggiore efficacia l’apostolato individuale, esercitato dalla gente minuta, poco colta (cf​​ Cantra Celsum,​​ III, 55) o da predicatori itineranti.

Una cosa sicuramente attestata in questo periodo è la riunione liturgica domenicale (Didaché,​​ 14,1; Ignazio di Antiochia,​​ Ad Magn.​​ 9,1; Giustino,​​ I Apol.,​​ 67, 3-7), nella quale letture bibliche dell’AT e del NT sono accompagnate da un commento esortativo che più tardi assumerà il nome di omelia. Il più antico esempio di tale tipo di predicazione sarebbe la II Epistola di Clemente, in realtà un discorso esortatorio a schema tripartito (teologico, etico ed escatologico), costruito secondo i canoni della retorica ellenistica.

Agli inizi della seconda metà del II sec. non si può ancora parlare di una vera organizzazione delle istruzioni che venivano fatte ai neoconvertiti per prepararli al battesimo. Questo avverrà più tardi verso la fine del II sec. con l’afiermarsi della prassi catecumenale. Comunque la testimonianza di Giustino (I​​ Apoi.,​​ 61) ci assicura dell’esistenza di istruzioni e di altre pratiche (digiuno) messe in opera dalla comunità cristiana per preparare al battesimo coloro che si erano convertiti. CoH’affermarsi del catecumenato queste istruzioni assumeranno il nome di C. prebattesimali o postbattesimali. L’omelia pasquale di Melitene di Sardi (ca. 190), che ora possediamo nel suo testo completo, si può considerare un esempio importante di tali C. e un’anticipazione delle C. mistagogiche del IV secolo.

c)​​ Predicazione e C. dalla fine del II sec. alla pace costantiniana-, l’organizzazione del catecumenato.​​ Il sec. III segna una tappa importante nella storia della Chiesa e in particolare nella storia della predicazione e della C. È il secolo nel quale si afferma il → catecumenato inizialmente come prassi e poi come istituzione in tutte le comunità cristiane e la predicazione ai catecumeni assume il nome ufficiale di C. Sul catecumenato in questo periodo possediamo un’ampia documentazione; il documento però più sistematico​​ e​​ più noto è certamente la​​ Tradizione Apostolica​​ di → Ippolito di Roma. Da questo veniamo a sapere che la durata del catecumenato è di tre anni e si colloca tra due esami dei candidati al battesimo: il primo di ammissione alle C. e a una specie di tirocinio della vita cristiana, e il secondo di ammissione al sacramento. Nell’uno e nell’altro caso si richiede la testimonianza di coloro che hanno presentato il candidato alla comunità e garantiscono la serietà della conversione (sono i “padrini”). Il catecumenato e le C. ai catecumeni sono concepiti solo per gli adulti. Non esiste in questo periodo una C. ai fanciulli delle famiglie cristiane, battezzati in tenera età; a questa devono pensare le famiglie che li hanno fatti battezzare. Con il diffondersi, nella seconda metà del III sec., di edifici cristiani destinati al culto, le riunioni dei catecumeni e dei fedeli sono facilitate, e i “doctores audientium”, cioè i catechisti (che sono generalmente membri del clero, anche se i laici non sono esclusi da questa funzione), hanno la possibilità di offrire al popolo cristiano C. quotidiane. Queste non sono altro che omelie, cioè commenti didascalico-parenetici dei testi biblici, letti secondo un ordine sistematico nell’assemblea liturgica, alla quale partecipano catecumeni e fedeli.

Le fonti principali per la ricostruzione di queste C. e di tutta la prassi catecumenale sono, oltre la già citata​​ Tradizione Apostolica​​ di Ippolito, → Tertulliano, → Clemente di Alessandria, Origene, Cipriano, un certo numero di Atti apocrifi degli apostoli, le Pseudo-Clementine, la​​ Didascalia,​​ ecc.

d)​​ Predicazione e C. nei secoli IV e V.​​ Il periodo che va dalla pace costantiniana (313) a papa Gelasio (492-496) costituisce un’unità soprattutto dal punto di vista della storia delle istituzioni pastorali, in particolare della predicazione e della C. La Chiesa resta fondamentalmente nel quadro dell’impero romano, però, diversamente da prima, non solo non è più perseguitata, ma nel giro di pochi anni viene ad occupare all’interno dell’impero un posto ufficiale e molto presto anche privilegiato. L’evangelizzazione diviene più facile; le conversioni sono più numerose, ma anche molto spesso interessate.

In questo nuovo contesto politico, sociale e culturale si ha uno scadimento qualitativo dei cristiani, conseguenza dei vantaggi della conversione. Ci si iscrive al catecumenato (il catecumeno poteva già chiamarsi cristiano), ma poi si differisce​​ sine die​​ il battesimo, anche a causa del rigore della prassi penitenziale per i fedeli che cadevano in gravi peccati. Il catecumenato effettivo si riduce alla durata di una quaresima: una vera conversione è richiesta solo all’inizio di questo secondo periodo.

Comunque è questo il periodo che ci ha lasciato il maggior numero di raccolte di C. (prebattesimali e mistagogiche) come pure di omelie o​​ tractatus​​ e di sermoni vari. Le omelie e i sermoni rappresentavano per i fedeli quella che oggi si chiamerebbe una forma di C. permanente a un pubblico di adulti.

Il libro IV del​​ De​​ Doctrina​​ Christiana​​ e il​​ De catechizandis rudibus​​ di Agostino rappresentano invece le prime riflessioni metodologiche sulla predicazione e sulla C.

e)​​ Predicazione e C. nelle Chiese nazionali e nei regni barbarici del VI sec.​​ L’importanza di questo secolo per la storia della predicazione e della C. deriva dal fatto che è proprio durante il sec. VI che si consuma lo stacco tra mondo antico e mondo medievale, tra Chiesa d’Oriente e Chiesa d’Occidente; nello stesso tempo però gli avvenimenti di questo periodo, che si chiude con la morte di Gregorio Magno (604), costituiscono come un ponte che collega le istituzioni della Chiesa antica a quelle della Chiesa medievale.

Mentre i regni barbarici si impiantano definitivamente in Europa durante il sec. VI, l’universalismo della Chiesa imperiale, ancora presente nel V sec., viene sostituito dal frazionamento delle Chiese nazionali. È in questo contesto socio-politico che va collocata la storia della predicazione e della C.

Il catecumenato cessa gradualmente come istituzione pastorale per restare quasi unicamente come complesso di pratiche rituali. La formazione cristiana dei fedeli è affidata quasi esclusivamente alla predicazione liturgica. Il battesimo viene amministrato in proporzioni sempre maggiori ai bambini delle famiglie cristiane non solo a Pasqua ma anche nelle altre solennità e nelle feste dei santi. Il periodo di preparazione al battesimo è assai ridotto (eccetto quando viene amministrato a Pasqua); nasce una nuova figura di “padrino”. Questi non è più colui che garantisce della conversione del battezzando, ma la persona che si preoccuperà della sua educazione cristiana. Perciò si esige dal padrino la conoscenza del “Credo”, del “Pater” e delle virtù cristiane.

In questo secolo inizia in modo massiccio il processo di conversione delle popolazioni barbariche. Purtroppo di quest’azione missionaria, che continuerà in forme diverse lungo i secoli seguenti, abbiamo una scarsa documentazione.

La predicazione, che per i laici cristiani, fatte poche eccezioni, costituisce l’unica forma di C., diviene assai popolare, sviluppa ampiamente tematiche morali (il peccato, la virtù), fa leva sull’esempio dei santi, utilizza la Bibbia soprattutto come fonte di esempi edificanti. I primi secoli del medioevo continueranno su questa strada.

B) Linee di ricerca per una storia della CP.​​ Vi accenneremo solo molto brevemente.

a)​​ Una prima linea di ricerca riguarda i criteri di classificazione della predicazione patristica, in modo da delimitare chiaramente quella forma particolare che noi abbiamo chiamato C. Questo comporta uno studio della tipologia della predicazione cristiana nell’epoca patristica.

b)​​ Una seconda linea di ricerca riguarda l’istituzione dalla quale la C. ha desunto la sua denominazione specifica, cioè il catecumenato. La storia della CP si identifica in larga parte con quella del catecumenato.

c)​​ Altre linee di ricerca possono essere le seguenti: rapporto tra C. orale e testo scritto tramandatoci; lingua nella quale le C. furono effettivamente tenute; tecniche di composizione, sussidi e strumenti di lavoro dei predicatori; status o condizione dei predicatori e dei catecheti nella Chiesa (vescovi, presbiteri o laici) e tipologia dell’uditorio; infine, luoghi e tempi della predicazione e della C.

Bibliografia

G. Bardy,​​ La conversione al cristianesimo durante i primi secoli,​​ Milano, Jaca Book, 1975; H. G. J. Beck,​​ The pastoral care of souls in south-east Trance during the sixth century,​​ Roma, Pont. Univ. Gregoriana, 1950; J. Daniélou,​​ La catechesi nei primi secoli,​​ Leumann-Torino, LDC, 1982; P. De Puniet,​​ Catéchuménat,​​ in DACL, vol. 2, 1925, coll.​​ 25792621;​​ M. Dujarier,​​ Breve storia del catecumenato,​​ Leumann-Torino, LDC, 1984; V. Monachino,​​ S. Ambrogio e la cura pastorale a Milano nel quarto secolo,​​ Milano, Centro Ambrosiano, 1973; J. B. Schneyer,​​ Geschichte der katholischen Predigt,​​ Freiburg, Seelsorge Verlag, 1969, 15-95.

Giuseppe Groppo

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PATRISTICA – Catechesi
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