OPERATORI – della catechesi

 

OPERATORI (della catechesi)

Per OdC si intendono in generale tutti coloro che, a titolo diverso, partecipano in forma attiva all’organizzazione e realizzazione dell’opera cat.

Parlando degli OdC è possibile distinguere le diverse​​ funzioni​​ o​​ ruoli​​ svolti all’interno dell’azione cat. (organizzazione, coordinamento, programmazione, animazione, realizzazione, verifica, ecc.), oppure più frequentemente, nei documenti e autori, enumerare le diverse​​ persone​​ impegnate concretamente nello svolgimento della C.: genitori, catechisti, insegnanti, sacerdoti, religiosi, vescovi (cf per​​ es.​​ CT 61-72; RdC 182-198).

Per ciò che riguarda il problema globale degli OdC (per le esigenze e problemi dei diversi tipi di O. rimandiamo alle singole voci), sono da segnalare, come istanze e problemi nel panorama cat. attuale, i seguenti:

1.​​ È da sottolineare, anzitutto, che il vero e proprio OdC è​​ il Cristo,​​ per mezzo dello Spirito. Non si deve mai dimenticare nella C. “che solo Cristo insegna, mentre ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce consentendo al Cristo di insegnare per bocca sua” (CT 6). L’opera di Cristo si realizza anzitutto per mezzo dello → Spirito, il Maestro interiore, sicché la C. va considerata in primo luogo come “opera dello Spirito Santo, opera che egli soltanto può suscitare e alimentare nella Chiesa» (CT 72). Questo assoluto protagonismo di Cristo e dello Spirito non sopprime in modo alcuno il ruolo degli O. umani della C., ma lo situa nella giusta prospettiva.

2.​​ Una seconda istanza, fondamentale, a proposito degli OdC è la​​ corresponsabilità​​ e​​ partecipazione​​ solidale di​​ tutta la comunità ecclesiale​​ nel compito della C.: “La C. è stata sempre e resterà un’opera di cui tutta la Chiesa deve sentirsi responsabile” (CT 16). In questo senso, la C. è un compito che “impegna veramente tutti i fedeli, ciascuno secondo le proprie condizioni di vita e secondo i doni particolari o carismi” (Messaggio Sinodo ’77,​​ 12). Se in altre epoche, lungo la storia, la C. ha potuto essere considerata come opera prevalente o quasi esclusiva del clero, o di catechisti specializzati, o anche di altre persone (genitori, insegnanti) chiamate a “collaborare”, oggi è viva la consapevolezza del fatto che “responsabili del servizio cat. non sono anzitutto i detentori di determinati uffici, ma i fedeli nella loro globalità” (Das katechetische Wirken,​​ 1978, A.4). Non quindi soltanto in forma derivata o secondaria, né in virtù di un eventuale “mandato”, ma in base ai sacramenti del battesimo e della confermazione ogni cristiano può e deve essere agente di C.: “Ogni cristiano è, per sua natura, un catechista” (RdC 183). In prospettiva ecclesiale si può affermare che il primo e vero catechista, nella comunità cristiana, è​​ la comunità​​ stessa.

3.​​ Nella comunità cristiana non tutti sono OdC allo stesso modo. Esiste difatti una responsabilità “differenziata ma comune” (CT 16) e quindi un’articolazione dei ruoli e compiti cat. a seconda della propria missione nella Chiesa. Ed è importante sottolineare che questa differenziazione non moltiplica soltanto in senso quantitativo gli OdC, ma ne deve garantire anche la​​ varietà qualitativa,​​ cioè modi e stili differenziati di C. Deve essere preoccupazione particolare di comunità e pastori quella di stimolare, scoprire e potenziare tutta la ricchezza di ministeri e carismi cat. della comunità (cf CT 16). E in questo senso l’azione cat. degli O. con particolare responsabilità (come i pastori, i religiosi, gli operatori intermedi) dovrebbe consistere più nella promozione e stimolazione di altri OdC che non nell’esercizio diretto dell’opera cat.

4.​​ Altre istanze o esigenze, in riferimento agli OdC, possono essere elencate:

— la ricerca di equilibrio tra autonomia e disciplina ecclesiale nell’esercizio concreto delle diverse responsabilità cat.;

— la coscienza che non si è mai soltanto OdC ma anche →​​ destinatari,​​ in quanto la C. va concepita come cammino e crescita comune nella fede;

— la necessità di coordinamento e armonizzazione tra le attività cat. dei diversi O.; — soprattutto: il problema, quanto mai urgente e decisivo, della adeguata​​ formazione​​ dei diversi OdC.

Bibliografia

E.​​ Alberich,​​ Catechesi e prassi ecclesiale,​​ Leumann-Torino, LDC, 1982, 137-147; J. Colomb,​​ Al servizio della fede,​​ vol. 2, ivi, 1970, libri V-VI; A. Exeler,​​ Wesen und Aufgabe der Katechese,​​ Freiburg, Herder, 1966, 167-219;​​ Das katechetische Wirken der Kirche,​​ in L. Bertsch et al. (ed.),​​ Gemeinsame Synode der Bistümer in der Bundesrepublik Deutschland, Ergänzungsband,​​ ivi,​​ 1978, 31-97.

Emilio Alberich

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OPERATORI – della catechesi

OPINIONE

 

OPINIONE

Nella considerazione della paideia classica l’o. (dal gr.​​ doxa​​ da​​ dokéo:​​ io ritengo, sono dell’o.) risponde ad una conoscenza piuttosto superficiale e condivisa; contro l’o. un’educazione autentica è in dovere di mettere in atto strategie di verifica e di autenticazione.

1. Il metodo maieutico socratico comprende appunto come prima tappa la denuncia dell’o.: «la domanda» che​​ ​​ Socrate formula magistralmente tende sia a porre a confronto le varie o. per verificarne la contraddizione e quindi l’inconsistenza (​​ Platone,​​ Sofista,​​ 230) sia a denunciare la superficialità che disattende aspetti più profondi e risolutivi della questione. In ambito filosofico il riferimento alle o. altrui, specialmente quelle della tradizione, è sempre stato importante: ha costituito il presupposto su cui articolare un’argomentazione consapevole e rigorosa.

2. Nella più recente riflessione neoscolastica il confronto con le o. ha assunto una sfumatura piuttosto apologetica e talora polemica, dovuta anche al difficile rapporto della riflessione cristiana con la cultura moderna. Nella ricerca contemporanea l’aspetto polemico è notevolmente rientrato: la pluralità delle culture e la consapevolezza della parzialità insita in ogni affermazione ha dato rilevanza alla diversità delle o., di cui si tende a valorizzare la complementarità. Sul piano sociale l’o. pubblica è luogo di raccordo di volontà e di giudizi per effetto di scambi di comunicazioni e di esperienze. Essa appare come elemento unificante l’organizzazione di gruppo e della società per il suo ruolo di controllo e di omologazione dei comportamenti.

3. Sul versante specificamente educativo l’o. assume oggi singolare rilevanza: si è chiaramente avvertita l’importanza che il contesto e l’ambiente culturale assumono nella formazione della persona: donde l’attenzione ai​​ ​​ mass media, come fonte di informazione diffusa che fa o. Anche per quanto concerne l’elaborazione del processo educativo l’attenzione centrata sul soggetto e la sua reale situazione cognitiva ed esistenziale costituiscono il presupposto obbligato per calibrare l’intervento educativo, specialmente là dove si privilegiano metodologie induttive.

Bibliografia

Jaeger W.,​​ La formazione dell’uomo greco,​​ Firenze, La Nuova Italia, 1970; Apel K. O.,​​ Comunità e comunicazione,​​ Torino, Rosenberg-Sellier, 1977; Ribolzi L.,​​ Processi formativi e strutture sociali,​​ Brescia, La Scuola, 1984; Gergen M. M.,​​ Psicologia sociale,​​ Bologna, Il Mulino, 1985; Cesareo V.,​​ La società flessibile,​​ Milano, Angeli, 1987; Habermas J.,​​ La rivoluzione in corso,​​ Milano, Feltrinelli, 1990; Ricoeur P.,​​ Critica e convinzione, Milano, Jaca Book, 1997.

Z. Trenti

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OPINIONE

OPZIONE FONDAMENTALE

 

OPZIONE FONDAMENTALE

1.​​ Con questa espressione si intende in teologia morale quella decisione di base che nasce dal nucleo più profondo della libertà (libertà fondamentale) e che costituisce, in quanto sorgente di tutte le altre decisioni morali particolari, la vera fisionomia morale della persona. Come espressione del primato dell’intenzione nella vita morale, il discorso sull’OF è un elemento specifico della riflessione morale cristiana, legato all’enfasi posta dal Vangelo sull’interiorità: Dio non vuole dall’uomo un’obbedienza materiale o puramente esteriore ma un’obbedienza filiale ispirata dall’amore; in una parola, vuole il cuore stesso dell’uomo: la sua libertà.

In quanto presa di posizione di tutta la persona nei confronti di Dio, essa si identifica per il credente con la fede e la carità, nucleo portante di tutta la tensione etica cristiana. Le scelte particolari della vita quotidiana sgorgano dalla fede come i frutti buoni che garantiscono la bontà dell’albero. Questo primato dell’intenzione di fede nella vita morale cristiana ha trovato nella tradizione espressioni diverse ma convergenti: dalla dottrina agostiniana dell’amore dominante (“amor Dei usque ad contemptum sui”) a quella tomista del fine ultimo.

2.​​ La prevalente destinazione dei manuali di teologia morale alla formazione dei confessori ha portato negli ultimi secoli a una certa marginalizzazione della dottrina del fine ultimo in teologia morale; essa veniva relegata piuttosto al campo della parenetica e della dottrina spirituale e non svolgeva nessun ruolo effettivo nella morale. Di qui una certa atomizzazione e cosificazione del fatto morale, da cui non andò esente neppure la C., che dalla teologia dipendeva per i contenuti del messaggio morale; tanto più che, tralasciando l’impostazione tomista dell’organismo delle virtù, essa prediligeva lo schema biblico, indubbiamente più semplice e popolare, dei comandamenti.

3.​​ Una maggiore attenzione allo specifico evangelico della morale cristiana e ai dati delle scienze dell’uomo (in questo caso ai dati della psicologia della decisione umana) ha riportato in primo piano in teologia morale il ruolo della decisione fondamentale come sorgente e senso ultimo di tutta la vita morale. Il discorso sull’OF è diventato così qualcosa di pacificamente acquisito nella riflessione teologica. Ma è naturalmente difficile dire fino a che punto esso è rifluito dalla teologia nella C. D’altra parte non è augurabile che questo tipo di riflessione entri nella C. nella sua forma riflessa e con il linguaggio tecnico della teologia.

Piuttosto essa dovrebbe entrarvi sotto la forma di una maggiore preoccupazione di distinguere meglio, nella presentazione della morale, il genericamente umano (la morale naturale) dallo specificamente cristiano (costituito appunto primariamente dall’intenzionalità di fede vista come motivazione e senso ultimo di tutto l’impegno morale cristiano). Si tratterà inoltre di ricuperare l’unità vitale dell’esperienza morale, superando la frammentazione che l’ha caratterizzata nella esposizione cat. degli ultimi secoli. Tale unità si realizza appunto nella decisione di fondo per Cristo; ed essa è indubbiamente presente con peso crescente nella C. più recente, soprattutto nella C. dell’iniziazione alla vita cristiana, presentata appunto come “progetto di vita” ispirato a Cristo.

Bibliografia

G. Del Lago,​​ Dinamismi della personalità e grazia,​​ Leumann-Torino, LDC, 1970; S. Dianich,​​ Opzione fondamentale,​​ in​​ Dizionario enciclopedico di teologia morale,​​ Roma, Ed. Paoline, 1973; In.,​​ L’opzione fondamentale nel pensiero di S. Tommaso,​​ Brescia, Morcelliana, 1968; J. Fuchs,​​ Esiste una morale cristiana?,​​ Roma-Brescia, Herder-Morcelliana, 1970, 113-140; J. B. Metz,​​ Libertà,​​ in​​ Dizionario teologico,​​ Brescia, Queriniana, 1967.

Guido Gatti

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