OCCASIONALE – Catechesi

 

OCCASIONALE (Catechesi)

Viene contrapposta alla C. organizzata e → sistematica, per indicare quella C. che viene fatta in opportune “occasioni”.

Va sotto questo nome la C. fatta in occasione di un battesimo, un funerale, un matrimonio, una festa o altra celebrazione particolare, a un pubblico che sovente è fatto di “lontani” che solo in quelle occasioni è dato di avvicinare. Una C. occasionale intensa può avvenire nell’ambiente della famiglia o della associazione, quando i genitori o gli educatori interpretano in senso religioso e cristiano le azioni quotidiane o le attività associative, spesso promosse anche per questo scopo.

Può essere definita come “quelle spiegazioni su un punto o l’altro dei misteri cristiani che gli adulti nella fede danno ai minori (o​​ rudes)​​ in occasione di una qualche esperienza religiosa o profana”. È di grandissimo valore educativo, poiché l’occasione è un momento nella vita del soggetto in cui egli si trova totalmente presente, impegnato, recettivo e attivo in alto grado. Vi sono due tipi di occasione cat.: quella in cui il soggetto stesso pone esplicitamente un problema religioso, e quella in cui l’aspetto religioso è virtuale e viene esplicitato dall’intervento dell’adulto. L’elemento specifico è la testimonianza dell’adulto, cioè il fatto che la sua parola non è solo spiegazione, ma anche presa di posizione, convinzione sicura, scelta e impegno pratico, se necessario.

Vi possono essere​​ occasioni maggiori,​​ che sono come un arresto della vita per approfondirla e poi riprendere in nuove direzioni, e​​ occasioni minori​​ che, senza arrestare la vita, si producono rapidamente, ma permettono di inserire nel profondo un seme. Esse possono essere provocate, frequenti, tempestive, opportune e convergenti verso una occasione maggiore, che sia coerente con esse. Per​​ es.,​​ un ritiro o un corso di esercizi spirituali non devono dimenticare la vita quotidiana, e questa deve fare appello alle esperienze religiose fatte in quelli e viverle nella realtà, richiamandole nelle varie occasioni. Così la vita di associazione è occasione quasi continua per rivivere e prolungare la C. nel quotidiano, soprattutto esercitando i giudizi pratici cristiani sui fatti del giorno.

Bibliografia

P. Braido (ed.),​​ Educare,​​ vol. III,​​ Zürich, PAS-Verlag,​​ 1964, 197, 262-265 e anche 307, 362, 373, 493, 504; CEI,​​ Il Rinnovamento della Catechesi,​​ Roma 1970, nn. 21, 23.

Ubaldo Gianetto

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OCCASIONALE – Catechesi

OCEANIA sistemi educativi

 

OCEANIA: sistemi educativi

In quella che E. Sabatier chiamava la «via lattea terrestre» l’universo educativo appare altrettanto differenziato e costituito da piccole unità indipendenti. Sebbene le numerose isole dell’Oceano Pacifico si trovino vicino a paesi altamente industrializzati, non condividono con essi i concetti di «sviluppo» e di «povertà», mentre prevale la norma etico-culturale del​​ self-help.​​ Dell’O. fanno parte tre grandi complessi insulari: Melanesia, Micronesia, Polinesia.

1.​​ L’istruzione in Melanesia​​ (Papuasia Nuova Guinea, Isole Salomone, Nuova Caledonia, Figi, Vanuatu). In Papuasia Nuova Guinea e nelle Isole Salomone l’istruzione formalmente intesa inizia con l’arrivo degli europei e con le missioni cristiane divenute stabili dal 1870. Nel 1873 la «London Missionary Society» lancia il primo programma di alfabetizzazione ed apre la prima scuola di formazione degli insegnanti a Port Moresby. Dal punto di vista amministrativo vige il decentramento dei poteri ed ogni responsabilità scolastica è di competenza provinciale. L’istruzione non è obbligatoria. La primaria (community schools) inizia a 7 anni e dura 6 anni. La secondaria comincia a 13 anni e prevede dai 4 ai 6 anni di studio, 5 nelle Isole Salomone. La frequenza della scuola non è generalizzata e diminuisce sensibilmente al livello secondario; anche per questa ragione i curricoli sono predisposti in modo da favorire il reinserimento dei ragazzi, soprattutto se provenienti dalle aree rurali. Dopo il decimo anno di scuola inizia l’istruzione al terzo livello che comprende l’università, i centri per la formazione dei docenti, gli istituti tecnici, collegi statali e non statali. Gli indirizzi maggiormente potenziati sono quelli di carattere economico. Dal 1977 ad Honiara (Isole Salomone) funziona il Centro dell’Università del Pacifico del Sud. Nella Nuova Caledonia la prima scuola aperta dal governo francese risale al 1860. Dopo l’autonomia (1976), l’istruzione preprimaria (4-6 anni di età) e quella primaria, quinquennale, sono di responsabilità locale, mentre la scuola secondaria, settennale (4+3 anni di corso) e l’istruzione di terzo livello seguono le direttive della Francia. Nelle scuole si insegna in fr. ed il modello di insegnamento è quello della scuola francese. L’obbligo dura fino a 14 anni. In tutta la Melanesia è rilevante l’abbandono della scuola anche per la selettività delle prove di passaggio da un livello all’altro. Il fenomeno interessa in minor misura i bambini europei. Per l’istruzione superiore in genere i giovani si recano nelle università francesi. L’arcipelago delle Figi, indipendente dalla corona britannica dal 1970, continua a mantenere legami politici e sociali con il Regno Unito, la Nuova Zelanda, l’Australia attraverso l’appartenenza al Commonwealth Britannico, nonché con l’India dal momento che dal 1879 vi è stata un’alta immigrazione di lavoratori indiani. La scuola fu di iniziativa metodista (sec. XIX) ed ancora oggi la chiesa metodista risulta la più seguita. Anche nelle Figi l’istruzione non è obbligatoria, sebbene ci siano piani volti alla generalizzazione dell’istruzione per i primi 10 anni di scuola. Le scuole multirazziali convivono con le scuole dove vi è una unica componente etnica. Nell’arcipelago è organizzata la formazione degli insegnanti della secondaria; possono essere conseguiti i titoli di​​ bachelor,​​ master,​​ Ph.D.;​​ sono predisposti corsi di educazione degli adulti e per corrispondenza. A Vanuatu (ex Isole Ebridi) si parlano più di 100 dialetti melanesiani oltre a fr. e ingl., bislama (il cosiddetto ingl.​​ pidgin​​ nato dall’incontro tra lingua europea e lingua locale). Ancora negli anni ’80 l’analfabetismo adulto (oltre 15 anni di età) è intorno al 47%. Dall’indipendenza (1980) Vanuatu cerca di emanciparsi dai precedenti modelli educativi coloniali, promuovendo un sistema nazionale d’istruzione a livello di scuola secondaria.

2.​​ L’istruzione in Micronesia​​ (Isole Caroline, Isole Marshall, Marianne settentrionali, Kiribati). Dalla dissoluzione del precedente «Territorio di amministrazione fiduciaria degli USA» (1947) nasce nel 1986 la Confederazione degli Stati della Micronesia (Yap, Truk, Pohnpei, Kosrae) che con Palau forma l’arcipelago delle Isole Caroline. Nel 1989 solo la Repubblica di Palau continua a far parte del precedente «Territorio». Progressivamente gli USA hanno cessato di essere presenti con l’amministrazione fiduciaria, ma restano responsabili per la difesa e gli aiuti economici. In Micronesia l’obbligo va dai 6 ai 14 anni di età e l’offerta di istruzione copre i tre livelli. Gli insegnanti sono formati nel Community College (Marianne settentrionali) ed in base ai programmi comuni alle Università di Guam e delle Hawaii, esperti dell’educazione bilingue producono materiali didattici e sussidi nelle sette maggiori lingue micronesiane. Kiribati, ex Isole Gilbert britanniche, è indipendente dal 1979. Su questi atolli l’istruzione è obbligatoria da 6 a 15 anni di età (6 anni di primaria e almeno 3 di secondaria) e funziona il collegamento via satellite con l’Università del Pacifico del Sud (Figi).

3.​​ L’istruzione in Polinesia​​ (Nuova Zelanda, Isole Cook, Niue, Tokelau, Tonga, Samoa, Polinesia francese, Tuvalu, Isole Wallis e Futuna). I Maori, primi abitanti della Nuova Zelanda, rappresentano oggi circa il 12% della popolazione e il passato coloniale britannico (1792-1947) si fa ancora sentire nell’impostazione dell’educazione. La preprimaria (4-5 anni) è organizzata in modi diversi ed è significativo che nella comunità dei Maori sono le madri stesse a seguire i figli. L’istruzione obbligatoria e gratuita, di competenza delle autorità distrettuali, va dai 5 o 6 ai 15 anni di età (primaria + secondaria di primo ciclo). L’istruzione al secondo livello riceve fondi dal Ministero dell’Istruzione. Servizi specifici sono offerti a coloro che vivono nelle zone più interne (corsi per corrispondenza) e ai portatori di handicap. Al terzo livello d’istruzione si accede previo superamento di appositi esami. Diverse iniziative riguardano l’educazione degli adulti ed altrettanto curata è la ricerca pedagogica, il​​ New Zealand Council for Educational Research​​ è attivo dal 1934. Le Isole Cook, Niue, Tokelau sono territori autonomi uniti alla Nuova Zelanda da un’associazione libera che contempla la cittadinanza neozelandese, aiuti economici, scambio di personale e materiale scolastico. Nelle Isole Cook la prima istruzione formale su modello occidentale fu introdotta dal missionario J. Williams (1823); in precedenza l’educazione dell’infanzia era di esclusiva competenza della famiglia e degli anziani. Oggi si prevedono dieci anni di obbligo scolastico (6-16 anni di età). L’istruzione secondaria è offerta presso Colleges locali e per l’università i giovani si recano nelle Figi, in Papuasia-Nuova Guinea, in Australia, nelle Samoa occidentali. Accanto alla scuola statale funziona la scuola non statale ad opera delle missioni, cristiane. A Niue e a Tonga l’obbligo è dai 6 ai 14 anni. L’arcipelago delle Samoa, già occupato dagli Olandesi (1722), passò nel 1900 agli USA (l’Est) e alla Germania (l’Ovest). Nelle Samoa occidentali, indipendenti dal 1962, l’obbligo è di 11 anni (3+3+2+3) e sussistono i due modelli educativi: quello tradizionale fondato sulla vita del villaggio, e quello occidentale. Nelle Samoa orientali alla primaria di 8 anni segue la secondaria di 4 anni. In genere nelle scuole primarie viene mantenuta la lingua locale, mentre nelle secondarie si insegna in ingl. nella Polinesia francese l’obbligo è dai 6 ai 14 anni, la secondaria è sia statale che confessionale, e dal 1986 il governo francese ha promosso la costruzione di una università a Tahiti. A Tuvalu, già Isole Ellice, la scuola primaria dura 7 anni e la secondaria 3 anni con un sistema di studio e di valutazione che riprende quello ingl. nelle Isole Wallis e Futuna la scuola segue il modello francese.

4.​​ Problemi in discussione.​​ Questioni aperte restano: a) la decolonizzazione delle aree ancora politicamente dipendenti e la creazione di modelli educativi autonomi; b) il finanziamento di piani per superare l’analfabetismo e promuovere lo sviluppo dell’istruzione obbligatoria, nonché la qualificazione professionale dei giovani; c) la pressione del movimento antinucleare che prefigura un altro ecosistema globale; d) la creazione della Comunità del Pacifico utile anche all’istruzione a distanza.

Bibliografia

Cantero C. L.,​​ The evolution of formal education in Micronesia. A future prospects,​​ in «Asian Culture Quarterly» 12 (1984) 3, 91-96; Thomas R. M. - T. N. Postlethwaite (Edd.),​​ Schooling in the Pacific Islands. Colonies in transition,​​ Oxford, Pergamon, 1984; Marshall J. - M. Peters,​​ Te Reo O Te Tai Tokerau. The assessment of oral Maori,​​ in «Journal of Multilingual and Multicultural Development» 10 (1989) 6, 499-514; Chistolini S., «Australia e O., Educazione», in M. Laeng (Ed.),​​ Enciclopedia pedagogica.​​ Appendice A-Z, Brescia, La Scuola, 2003, 106-108; Garzella S.,​​ Sottosopra: scrittori contemporanei del Sud Pacifico,​​ Roma, Robin, 2006; Mapelli N.,​​ O.: oltre l’orizzonte dei Mari del Sud, Roma, Bulzoni, 2006.

S. Chistolini

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