MASLOW Abraham Harold

 

MASLOW Abraham Harold

n. a Brooklyn nel 1908 - m. in California nel 1970, psicologo statunitense.

1. M. nasce da genitori ebrei, di origine russa, poveri sia economicamente che culturalmente; le sue origini pesano sulla sua infanzia e lo portano a vivere in modo isolato e infelice gli anni della scuola. L’episodio bellico di Pearl Harbor lo impressiona profondamente e lo spinge ad assumere l’impegno di dimostrare che l’uomo è capace di essere molto di più di un distruttore. Nel 1962, al Brooklyn College, dando vita ad una associazione che intendeva studiare la​​ ​​ personalità totale e sana, segna la nascita della psicologia umanista. Nel 1968 è presidente dell’American Psychological Association ed è soprattutto noto per gli studi sulla​​ ​​ motivazione e l’elaborazione di una gerarchia dei​​ ​​ bisogni.

2. Insoddisfatto della teoria della «riduzione della tensione», elabora una teoria della motivazione che, accanto ai motivi di carenza, considera i motivi di crescita. Mentre i bisogni di carenza emergono a causa di un qualche​​ deficit​​ che spinge l’organismo a ristabilire l’equilibrio turbato, i bisogni di crescita esprimono la tendenza a verificare e realizzare le proprie potenzialità. M. ritiene che i diversi bisogni siano organizzati gerarchicamente in cinque categorie fondamentali: fisiologici; di sicurezza (bisogni volti a salvaguardare l’integrità fisica e psichica; per es., bisogni di protezione e dipendenza); di appartenenza e di amore (bisogno di sentirsi inseriti in una rete di relazioni significative); di stima (bisogno di sentirsi competente e di essere considerato tale dagli altri); di​​ ​​ autorealizzazione. I bisogni sono innati, ma il modo di gratificarli è, in massima parte, appreso. Se non si riesce a soddisfare un bisogno, si va incontro a disfunzioni psichiche o fisiologiche e il bisogno resta dominante finché non viene gratificato. Se, al contrario, un bisogno è costantemente soddisfatto, cessa di avere rilevanza e si verifica la crescita della persona: il bisogno gratificato lascia il posto all’emergenza del bisogno più alto nella scala gerarchica. Solo quando la persona ha gratificato tutti i bisogni di carenza può impegnarsi nella lotta per migliorare se stessa, per sviluppare appieno le proprie potenzialità, per autorealizzarsi.

3. Il valore del lavoro di M. si può enucleare attorno ai seguenti aspetti: a) il suo punto di partenza è la personalità sana; b) gerarchizza i bisogni individuando una sequenza nel loro emergere; c) dà nuove informazioni nell’ambito della psicologia del lavoro evidenziando che chi lavora non è stimolato essenzialmente o esclusivamente dai bisogni di sicurezza, ma anche dai bisogni di sviluppare capacità e competenze. Rispetto ai limiti della teoria, anche le critiche si raccolgono attorno a tre punti: a) metodologia: M. non ha definito chiaramente i concetti implicati nella sua teoria rendendo impossibile una sua verifica empirica; ha usato un campione limitato; non ha documentato a sufficienza i diversi passaggi dell’elaborazione della teoria; b) concetto di​​ ​​ personalità: se la creatività è caratteristica della personalità autorealizzata, ci si deve aspettare che le persone che si trovano ai livelli più bassi della scala gerarchica non siano creative; nella realtà, però, spesso, sono proprio le persone molto sofferenti ad aver dato vita, per es., ai capolavori dell’arte; c) la gerarchia non sembra includere alcuni bisogni umani che pure sono considerati importanti dalla teoria (per es., i bisogni di crescita e creatività).

Bibliografia

a)​​ Principali opere di M.: Verso una psicologia dell’essere,​​ Roma, Ubaldini, 1971;​​ Religions,​​ values and peak-experience,​​ Harmondsworth, Penguin Books, 1986;​​ Motivazione e personalità,​​ Roma, Armando, 1990. b)​​ Studi:​​ Maddi S. - P. Costa,​​ Humanism in personology: Allport,​​ M. and Murrey,​​ Chicago / New York, Aldine Altherton, 1972.

D. Antonietti

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MASLOW Abraham Harold

MASS MEDIA

 

MASS-MEDIA

È di questi anni una discussione che riguarda direttamente questo argomento e ne condizionerà la trattazione: i MM sono funzionali alla C.? Oppure ad essi bisogna rinunciare per puntare sui mezzi di comunicazione che rimangono disponibili alla utilizzazione del singolo e della piccola comunità (→ group-media)? Il congresso internazionale​​ Audiovisivo ed Evangelizzazione,​​ tenutosi a Monaco di Baviera nel novembre 1977, vide gruppi di esperti schierati su posizioni quasi diametralmente opposte. Gli anni hanno smorzato la polemica, ma non sembra sia progredita di molto la riflessione sull’utilizzabilità dei MM, mentre più grande si è fatta l’attenzione all’uso dell’ → audiovisivo nella C. Questo contributo si occupa delle condizioni di utilizzabilità dei MM. Si articola in due parti: I. Cos’è e come funziona il sistema dei MM; IL Catechesi e MM: le condizioni di una utilizzazione.

I.​​ Cos’è e come funziona il sistema dei MM

1.​​ Definizione di un concetto.​​ Quando si parla di MM ci si può riferire ai mezzi tecnici utilizzati oggi per la comunicazione, facendo riferimento alla TV, alla radio, al cinema, alle agenzie di informazione, alla stampa, al disco (audio e video)... Una simile definizione del termine MM è certo legittima, ma è anche parziale. Il rischio è di perdere di vista la​​ globalità della situazione​​ e la sfida che questa pone alla Chiesa.

Un altro modo riduttivo e — questa volta — anche fuorviante di intendere il termine MM è utilizzarlo come sinonimo​​ dell’insieme dei messaggi diffusi dai MM e ricevuti da un numero enorme di singoli uditori,​​ un insieme considerato come un tutto coerente, quasi fosse un maxi-messaggio inviato da un super-emittente e poi accolto passivamente da ciascuno di noi.

Un terzo significato del termine MM potrebbe essere​​ l’insieme del sistema di comunicazione proprio della società attuale .​​ fa riferimento sia agli strumenti tecnici, sia alla pluralità di messaggi, sia — soprattutto — alla nuova mentalità nella gestione dell’informazione. Nelle pagine che seguono la parola è usata con questo significato.

2.​​ Comunicazione e società.​​ Si può affermare con sufficiente certezza che c’è una stretta relazione tra la complessità dei rapporti politico-economico-produttivi e la complessità delle reti di comunicazione: se in una società c’è un alto indice di interdipendenza tra le parti, c’è anche una proporzionata efficienza nelle comunicazioni. La nostra società ha un livello di complessità e di interdipendenza delle parti quanto mai elevato.

Una società di questo tipo semplicemente non può esistere senza reti di comunicazione, la cui potenza, sicurezza e velocità siano proporzionali al ritmo dell’economia, della produzione e delle esigenze della vita sociale. Non solo. Una simile società è ancora vivibile e non è ancora sotto totale controllo di chi detiene il potere economico e politico soltanto grazie alle dimensioni, alla potenza, alla duttilità e funzionalità assunte dai mezzi di comunicazione.

3.​​ Una pluralità di reti di comunicazione.​​ Non è corretto pensare ai MM come se costituissero l’unico sistema di diffusione dell’informazione, e come se questo fosse un sistema che goda di una sua indipendente efficienza. È più esatto pensare alla compresenza di più reti di comunicazione. Accanto ai MM ci sono i canali della comunicazione interpersonale, i quali non hanno l’estensione e la velocità dei primi, ma sono assai diversificati ed hanno un influsso decisamente superiore sulle nostre scelte, sulle nostre idee, sui nostri comportamenti. L’accogliere un messaggio che contraddica quanto si condivide nel gruppo implica per il soggetto dei costi personali (critiche, emarginazione, disagio...) che i MM non pagano; viceversa, l’adesione alle scelte del gruppo contro l’opinione espressa dai MM è tanto meno problematica, quanto più intenso è il senso di appartenenza al gruppo stesso.

4.​​ Il soggetto umano e la comunicazione di massa.​​ La situazione personale vissuta come ottimale da parte del soggetto umano è quella in cui permane una consonanza positiva tra il suo​​ mondo intellettivo,​​ la consapevolezza della propria​​ vita affettiva e relazionale,​​ e la consapevolezza del​​ proprio comportamento.​​ L’uomo non solo vive positivamente l’assenza di tensioni, ma tale situazione ricerca e difende. Ogni contraddizione tra le dimensioni della realtà personale (ogni dissonanza) implica lacerazioni e costi,​​ tanto più elevati quanto più numerose e radicali sono le incompatibilità riscontrate.​​ Per superare le situazioni di dissonanza ciascuno di noi mette in atto un processo tendente a costruire un nuovo equilibrio. L’energia che impegniamo in questa ricerca è direttamente proporzionale alla gravità del disagio e quindi alla centralità dei valori in gioco.

Se — da questi punti fermi — si guarda al comportamento dell’uomo di fronte ai vari messaggi disponibili, bisogna dire che l’accoglienza dell’uno o dell’altro non è casuale, né è dovuta anzitutto alla forza del mezzo di diffusione utilizzato:​​ è piuttosto giustificata dalla situazione personale in cui si trova il soggetto.​​ I messaggi infatti sono appetibili in correlazione alla loro capacità di confermare idee, comportamenti, relazioni già operanti, e di ridurre eventuali tensioni esistenti.

In queste affermazioni è esplicita l’esigenza di una ristrutturazione del discorso sul potere dei MM. C’è in sostanza un cambio di prospettiva da compiere: il modello non può essere​​ una pluralità di singoli destinatari isolati in balia delle comunicazioni di massa;​​ ma piuttosto quest’altro: il ricevente — a cui sono riconosciuti una propria identità e un progetto di vita entro un preciso contesto fatto di relazioni interpersonali e di condizioni fisico-economiche — dispone di una pluralità di comunicazioni, tra le quali sceglie in base alle sue esigenze e alle sue possibilità concrete, in vista di garantire “al meglio” la qualità della sua vita.

5.​​ Le​​ condizioni di efficacia dei MM.​​ I mezzi di comunicazione di massa sono caratterizzati dalla capacità di registrare una grande quantità di informazioni, inviarle a qualsiasi distanza, in tempo reale, a disposizione di un numero illimitato di persone. Tutte queste possibilità hanno come controparte costi di impianto e di esercizio altissimi, che richiedono: una notevole complessità della macchina produttiva, per cui indispensabile è un’alta professionalità; un assiduo controllo dell’andamento del processo; uno sforzo economico proporzionato.

Ci sono fondamentalmente quattro modi per risolvere il problema finanziario: o si vendono informazioni e spettacolo a un pubblico il più numeroso possibile e nello stesso tempo si “vende” questo pubblico alle agenzie pubblicitarie (più numeroso è il pubblico, più alto è il costo per l’inserzionista); o interviene lo Stato, fissando un canone; oppure ci si vende ad un padrone, che per scopi collaterali accetta il deficit dell’operazione (ma non la mancanza di pubblico!); possono esserci formule “miste”. In tutti i casi però c’è una costante, ed è l’esigenza di un numero di spettatori proporzionale all’impegno economico:​​ i MM cioè non possono rinunciare al consenso del pubblico.

Per ottenere questo consenso si deve operare in tre direzioni:

— ha successo un programma che risponda alle esigenze, al gusto, alle situazioni di vita proprie del maggior numero di persone possibile;

— ha successo un programma che utilizza un linguaggio immediatamente percepibile e godibile;

— ha successo un programma se può presentarsi come “sensazionale”, “nuovo”, in modo da attirare su di sé l’attenzione del pubblico.

Ogni tentativo di tradire le attese del pubblico, ogni tentativo di “convertire” il pubblico si è rivelato votato all’insuccesso. Correttivi a questa logica si hanno solo dove interviene lo Stato o altre organizzazioni a scopo non lucrativo, in modo da garantire spazio a programmi destinati a un pubblico relativamente ristretto e non oggetto dell’interesse dei pubblicitari.

6.​​ Dalla comunicazione di massa alla massa di comunicazioni.​​ All’inizio i programmi radiofonici e televisivi erano relativamente pochi, a tal punto che non era impossibile canalizzare il pubblico sui programmi voluti: la programmazione poteva essere fatta in modo da favorire la visione di un film o nascondere un determinato programma. Le cose ora sono cambiate. La tecnologia e lo sviluppo economico hanno reso possibile l’avvento di nuove reti radiofoniche e televisive: ora è sempre più il ricevente che costruisce il suo “programma”. Il​​ telecomando​​ può essere assunto come simbolo della nuova situazione.

II. Catechesi e MM: le condizioni di una​​ UTILIZZAZIONE

L’argomento non è univoco. Può infatti sdoppiarsi in due interrogativi:

— È possibile fare C. attraverso i MM e come?

— Nella C. è possibile e utile prendere in considerazione programmi diffusi dai MM

(a contenuto esplicitamente religioso o meno)?

Questo secondo interrogativo non fa difficoltà; in genere la risposta è positiva, con maggiori o minori riserve a seconda che il catechista sia interessato a formare dei credenti consapevoli dell’ambiente in cui vivono. La difficoltà, le diffidenze sembrano invece riguardare il primo degli interrogativi (con una conseguente latitanza dell’impegno della Chiesa al riguardo).

Nessuno oggi pone in dubbio il fatto che la C. sia per definizione un’attività della comunità: la fede si vive, si celebra, si comunica essenzialmente nell’incontro interpersonale e nel coinvolgimento diretto. Perché allora interessarsi ai mezzi di comunicazione sociale?

1.​​ Ricerca di maggior efficacia.​​ Un primo motivo che​​ di fatto​​ giustifica questo interesse è la ricerca di una maggiore efficacia. Muovendo dalla constatazione che va riducendosi il numero delle persone attente al nostro messaggio e — d’altra parte — persuasi dell’enorme potere di convinzione dei MM, ci si sente in obbligo di mettere questo potere al “servizio” del Vangelo. Alla luce dei fatti però questa scelta porta a modalità di presenza che risultano improduttive e controindicate: è una scelta​​ contraddittoria,​​ perché obbedisce ad una logica di potere.

2.​​ Per essere in ascolto e per servire.​​ È tuttavia possibile accostarsi al mondo della comunicazione sociale con un atteggiamento più evangelico:​​ per il bisogno di mettersi in ascolto e per il dovere di essere al servizio dei propri fratelli, credenti o non credenti non importa.

a) I mezzi di comunicazione sociale sono un​​ luogo di ascolto della Parola di Dio.​​ Dio ha parlato per mezzo dei profeti e in Cristo; la sua parola giunge a noi attraverso la Bibbia e attraverso la vita della Chiesa. Ma la Chiesa non è agente esclusivo, non smentibile di Dio. Dio non ha rinunciato a parlare agli uomini di oggi: parla negli avvenimenti e nelle catastrofi, nella voce di chi canta alleluia o bestemmia o critica e accusa con o senza amore; parla attraverso le speranze e le illusioni di chi legge la vita che viviamo ora, chiunque esso sia. Sappiamo infatti — per esperienza — che tra il profeta e l’asina a volte il nostro Dio può vedersi costretto a rinunciare alla collaborazione del profeta, quando si tratti di salvare l’uomo (cf​​ Nm​​ 22).

b) I MM sono un​​ luogo di incontro con gli uomini.​​ La Chiesa ha bisogno dei mezzi di comunicazione sociale per comprendere e ridire la Parola di Dio agli uomini di oggi: questo esige non solo una profonda esperienza di Dio, ma anche​​ un’altrettanto profonda intimità con l’uomo,​​ in modo da scrutare i momenti e la qualità della sua nostalgia di Dio, e in modo da apprendere il suo linguaggio.

c) I mezzi di comunicazione sono​​ uno strumento con cui servire l’uomo.​​ Si è avuto modo di mettere in evidenza come tutte le volte che a livello personale si crea una situazione di dissonanza, ognuno di noi si pone alla ricerca di ragioni e relazioni che gli permettano di risolvere la situazione di disagio: si tratta di riuscire a smentire ciò che ci mette in crisi, riconfermandoci nelle scelte precedenti; oppure giustificare il cambiamento in modo pieno e soddisfacente. In ambedue i casi sentiamo il bisogno del gruppo: del gruppo che partecipa alle nostre scelte di sempre, nel quale ci riconosciamo e a cui ci sentiamo di appartenere; oppure del gruppo a cui corrisponde il nuovo comportamento e alla cui appartenenza aspiriamo.

La comunità dei credenti ha vari modi per essere accanto a chi vive in situazione di difficoltà. Il sostegno più forte è la vita stessa di comunità: si realizza nelle celebrazioni liturgiche, ma anche in azioni concrete e nella creazione di un ambiente di piena accoglienza.

L’interrogativo che ci si deve porre oggi è se tutto questo sia sufficiente o non ci si debba impegnare in nuove forme di comunicazione e partecipazione. In un tempo in cui la quasi totalità delle informazioni sulla società e sull’ambiente, per la maggior parte della gente,​​ passa attraverso la TV, la radio, il quotidiano, il settimanale​​ (per i poveri dal punto di vista culturale TV e radio sono le sole fonti) non è segno di responsabilità pastorale rimanere latitanti o accontentarsi di una presentazione​​ trionfalistica​​ di alcuni momenti ufficiali o della semplice trasposizione sul video o al microfono di forme intraecclesiali di comunicazione (omelie, messe, lezioni di teologia). La strada da percorrere probabilmente è un’altra, e consiste nell’interessarsi ai vari aspetti della vita attuale che per il credente costituiscono difficoltà, dubbio; oppure conforto e sostegno. E ciò attraverso un linguaggio realmente rispettoso del pubblico a cui ci si rivolge.

Un servizio non molto dissimile la comunità cristiana deve a tutti coloro che non credono, ma vivono la problematicità della vita umana. In molte occasioni le attese di credenti e non credenti non si differenziano affatto, perché i problemi che mettono in crisi la coscienza laica sono gli stessi che si pone il cristiano: la pace, l’ingiustizia, la distribuzione delle ricchezze, l’educazione, la vita e la morte, il futuro, la funzione della religione... Questo tipo di servizio attraverso i mass-media non riuscirà tanto facilmente ad autofinanziarsi: dovrà intervenire la comunità allo stesso modo con cui interviene nella costruzione delle scuole, delle chiese, degli ospedali.

Conclusione.​​ È necessaria una conversione? Per utilizzare i MM nel modo in cui si è detto è necessario assumere una mentalità che in buona misura non ci è abituale.

Entrare realmente nel sistema di comunicazione dei MM significa accettare una serie di regole piuttosto precise, anche se non scritte: è necessario riconoscere il diritto del pubblico all’informazione e al dibattito; accogliere come corretto l’uso di progressive approssimazioni per giungere a una verità più piena; far “buon viso” ad eventuali prevaricazioni (dando per certa l’intelligenza dei recettori) piuttosto che invocare forme censorie.

Tutto ciò non può valere soltanto nell’ambito della società civile: deve essere vero anche all’interno della comunità ecclesiale. Ne deriva l’impegno di migliorare le reti di comunicazione in modo che le aree di “segreto” o di “riservato” vengano drasticamente ridotte, e le informazioni possano andare non solo dall’alto verso il basso, ma anche viceversa e in modo circolare.

I MM non sono un mostro che l’uomo si è costruito e da cui ora rischia di essere schiacciato. Nonostante le molte ambiguità, questa è l’area dove si rispecchiano la consapevolezza e l’impegno ideale dell’uomo contemporaneo.

Bibliografia

Churches’ statements on communication,​​ numero monografico di «Media​​ Development»​​ 1 (1984); J. F. Engel,​​ Contemporary​​ Christian​​ Communication Theory and Practice,​​ Nashville NY, T. Nelson, 1979;​​ Freedom of Expression in the Church,​​ numero monografico di “Research Trends in Religious Communication”​​ 2 (1981) n. 2; G. Girardet,​​ Il​​ vangelo che viene dal video. Le chiese e la tentazione dei mass-media,​​ Torino, Claudiana, 1980;​​ S.​​ W. Littlejohn.​​ Theories of​​ Human​​ Communication,​​ Belmont,​​ Wadsworth​​ Pubi. Co., 1983; W.​​ Schramm –​​ W. E.​​ Porter,​​ Men Women Messages and Media. Understanding Human Communication,​​ New York, Harper & Row, 1982; P. A. Soukup,​​ Communication and Theology. Introduction and Review of Literature,​​ London, WACC, 1983; UNESCO,​​ Comunicazione​​ e​​ società oggi e domani. Il rapporto​​ McBride​​ sui problemi della comunicazione nel mondo,​​ Torino, ERI, 1982.

Franco​​ Lever

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MASS MEDIA

Tecnologie organizzate che rendono possibile la comunicazione di massa. In un senso molto ampio qualsiasi discorso, scritto, gesto, espressione facciale, abito o rappresentazione può essere considerato un​​ mezzo​​ di comunicazione. Ma sempre più il termine media è associato ai media tecnici ed in particolar modo ai m.m. In termini pratici, con m.m. si intendono solitamente i giornali, le riviste, il cinema, la televisione, la radio e la pubblicità, la pubblicazione di libri, l’industria musicale, ecc. Si dovrebbe fare una distinzione tra m.m. e comunicazione di massa. I m.m. possono anche essere utilizzati per scopi individuali, privati o organizzativi. Gli stessi media, che trasmettono messaggi ad una vasta​​ audience​​ per scopi pubblici, possono anche essere utilizzati per annunci personali, messaggi in favore di qualcuno o qualcosa, appelli filantropici, offerte di lavoro e molti altri tipi di informazioni ed espressioni culturali. Nel mondo contemporaneo i confini tra pubblico e privato, tra reti di comunicazione individuale e su larga scala sono sempre più labili.

1.​​ Le istituzioni dei m.m.​​ Si sono suddivise in base al tipo di tecnologia usata: stampa, cinema, televisione, ecc. L’attività principale dell’istituzione dei m.m. è la produzione e distribuzione di contenuto simbolico. Sono organizzati in modo professionale e strutturati burocraticamente. I media si sono sviluppati gradualmente attorno alle attività chiave di pubblicazione e ampia diffusione delle informazioni e della cultura. Con l’avvento della democrazia in tutto il mondo i m.m. tendono ad essere progressivamente liberi, ma in quanto strumenti di controllo sociale, operanti nella sfera pubblica, essi sono andati soggetti a regolamentazione legale. In tutto il mondo sia nei Paesi democratici che in quelli a regime dittatoriale hanno acquistato una forte incidenza sull’opinione pubblica e sono per questo considerati come «potere» ricercato sia dalle maggioranze che dalle minoranze.

2.​​ Libri.​​ Si potrebbe sostenere che la storia dei media moderni cominci con il​​ ​​ libro stampato. All’inizio era solo un mezzo tecnico per riprodurre quello che in precedenza era copiato a mano. Gradualmente i libri attraversarono degli stadi di sviluppo dall’élite, alla massa, a forme di specializzazione. Lo sviluppo tecnologico del procedimento con i caratteri mobili rese possibile la produzione di libri. Ci sono tre tipi essenziali di pubblicazioni: generali, professionali, didattiche. Il segmento più vasto dell’industria è costituito da libri didattici. I libri stanno diventando sempre più media giornalistici, dato che possono essere prodotti in massa e commercializzati rapidamente. Oltre a ciò, la nuova tecnologia dei computer sta accrescendo la capacità del libro di rispondere ai bisogni personalizzati dei singoli comunicatori e lettori. Rispetto ad altri media, i libri sono più individualizzati dato che la loro lettura rappresenta un’esperienza personale.

3.​​ Giornali.​​ La pubblicazione regolare delle notizie risale almeno al 59 a.C., quando i romani affiggevano dei fogli di notizie pubbliche chiamati​​ Acta Diurna.​​ Le parole giornale e giornalismo hanno la radice nello stesso termine, giorno, e l’aspetto quotidiano, attuale o tempestivo delle notizie è sempre stato un fattore essenziale dei giornali. Come gli altri media, anche i giornali hanno attraversato degli stadi di sviluppo. Iniziarono come media d’affari e commerciali per un’audience​​ d’élite, poi diventarono gradualmente m.m. per un’audience​​ popolare ed infine si specializzarono per i vari segmenti di​​ audience.​​ In questi ultimi anni i molti giornali dei Paesi avanzati sono diminuiti di numero, ma c’è la tendenza alla creazione di società che posseggono catene di giornali che generano efficienza e profitto. Nonostante lo sviluppo della televisione, i giornali danno ancora impiego al maggior numero di lavoratori e raccolgono la più alta quantità di entrate pubblicitarie. Con la crescita di altri media tuttavia i giornali stanno cambiando: essi sono ora meno interessati alla mera pubblicazione delle notizie e più all’interpretazione e all’analisi delle stesse. Con l’avvento della democrazia in tutto il mondo, inoltre, sono diventati progressivamente liberi e questo processo, a volte, ha assunto la forma di una maggiore sofisticazione dei mezzi di controllo applicati alla stampa. In linea di massima, però, la libertà di stampa è considerata essenziale per la sopravvivenza della democrazia.

4.​​ Riviste e periodici.​​ La prima rivista inglese fu «Review», pubblicata a Londra nel 1704 da Daniel Defoe ed era un incrocio tra un giornale ed una rivista. La prima pubblicazione del genere che usò la parola «rivista» fu «Gentlemen’s Magazine», fondata da Edward Cave nel 1731. Iniziarono nel sec. XVIII per pochi eletti e verso la fine del sec. XIX, grazie ai progressi nella tecnologia della stampa e alla crescita dell’alfabetizzazione, cominciarono a raggiungere un’audience​​ di massa. Nonostante la competizione crescente di altri m.m., in modo particolare della radio e della televisione, le riviste hanno continuato ad essere influenti e forti a livello finanziario, specializzandosi per i vari segmenti di​​ audience.​​ Esse godono di uno speciale vantaggio rispetto agli altri media, dato che possono essere prodotte da uno staff molto piccolo e richiedono un minimo investimento iniziale. Il calo nella circolazione globale delle riviste (a partire dalla metà degli anni ’80) è stato compensato da un crescente numero di periodici specializzati e diretti a precisi segmenti di pubblico dei lettori. Le riviste a fumetti (per intrattenimento) e i bollettini (per informazione) sono due tipi di periodici, sviluppatisi nel XX sec., che hanno un pubblico di lettori di massa.

5.​​ Cinematografia.​​ La cinematografia, nei suoi cento anni di storia, ha vissuto cambiamenti significativi. Molte scoperte a partire dal 1824 dimostrarono il fascino costante del riprodurre il moto e culminarono verso la fine del XIX sec. con la scoperta di una telecamera cinematografica da parte di Thomas Edison; sono anche noti gli esperimenti dei fratelli Lumière (1895). Dalla metà del sec. XX la cinematografia iniziò ad esprimere i bisogni di una società in trasformazione. Negli ultimi trentacinque anni l’industria cinematografica è molto cambiata; un tempo era la maggiore forma di svago, ma ora serve come fonte primaria di materiale per il mezzo televisivo. Nonostante la competizione, in modo particolare della televisione, il cinema rimane il più internazionale dei m.m. Questo mezzo selettivo va incontro ai gusti e alle ambizioni dei giovani per le tematiche trattate. Nonostante la diminuzione della sua​​ audience​​ diretta, il mezzo gode di una certa centralità come vetrina per altri media e come fonte culturale, dalla quale derivano libri, strisce di fumetti, canzoni, «star» e «serial» televisivi. In questo modo la cinematografia è rimasta una creatrice di cultura. Come mezzo gode della libertà, ma da nessuna parte può esigere pieni diritti di espressione politica ed artistica dato che la maggior parte dei Paesi mantiene un apparato per la licenza, la censura ed altri strumenti di controllo.

6.​​ Radio e televisione.​​ La radio e la televisione hanno molto in comune e quindi vengono trattate insieme, anche se ciascuna meriterebbe di essere affrontata separatamente. La storia della radio è lunga più di 90 anni, quella della televisione più di cinquanta. Rispetto ad altri media essi sono innovativi nel senso che sono basati sulla possibilità dell’osservazione diretta, della trasmissione e della registrazione degli avvenimenti nel momento in cui accadono. Un’altra caratteristica distintiva della televisione e della radio è che l’autorità pubblica ha su di essi un alto potere di regolamentazione, controllo e licenza. I due m.m. hanno in comune un terzo aspetto: storicamente presentano entrambi uno schema di distribuzione centro-periferia e la televisione nazionale è sempre stata associata alla vita politica e ai centri di potere della società. La radio contemporanea è più un mezzo locale che nazionale in termini di​​ audience​​ ed entrate e le abitudini di ascolto sono in larga parte personali. Potrebbe essere definito un mezzo mobile dato che per le persone l’ascolto della radio può rappresentare una seconda attività mentre lavorano o giocano. È sopravvissuta alla dura concorrenza della televisione e si è evoluta in un mezzo nuovo ed aggressivo con frequenze FM e AM che forniscono una varietà di servizi che includono musica, sport, e radiocronache ed un’audience​​ sempre più segmentata. Come la radio, la televisione sta cercando nuove identità e funzioni. Sebbene occupi una posizione dominante nei Paesi avanzati, è un mezzo giovane in crescita e sviluppo; negli ultimi tempi quest’industria sta affrontando la dura concorrenza determinata dall’arrivo di nuove tecnologie. Nonostante ciò, l’intrattenitore, l’informatore, il persuasore è l’educatore di massa della società. Il pubblico ha bisogno di imparare a controllare questo mezzo potente e ad usarlo per i propri scopi invece di essere controllato da esso.

7.​​ Discografia.​​ L’industria discografica include riproduzioni audio e video su dischi, cassette magnetiche e dischi laser. Di tutti i media, questo è il più difficile da trattare dato che sta vivendo i cambiamenti più rapidi e, in futuro, diventerà probabilmente il più potente. Nei suoi confronti, i consumatori possono esercitare un controllo diretto su ciò che vedono ed ascoltano, come pure sul luogo ed il momento della visione o dell’ascolto. Il significato sociale della musica non è stato oggetto di molta attenzione da parte dei ricercatori sulla comunicazione. È comunque un importante strumento di​​ ​​ socializzazione, impegnato nelle cause sociali e con un notevole avvicendamento di talenti e contenuti. La musica popolare trasmessa dai m.m. è stata collegata all’idealismo dei giovani, alla critica politica, ad una presunta degenerazione ed edonismo, all’assunzione di droga, alla violenza e ad atteggiamenti antisociali. Ma occorre ricordare che la musica ha avuto anche un ruolo nei movimenti nazionalisti per l’indipendenza (per es. in Irlanda ed Estonia). Il contenuto della musica non è stato molto regolamentato, ma la sua distribuzione si è concentrata nelle mani di società costituite a questo scopo e le tendenze considerate devianti sono state oggetto di alcune sanzioni. In generale, però, la musica più popolare ha continuato ad esprimere e a rispondere a valori tradizionali e bisogni personali. Con l’avvento di Internet la musica viene distribuita e venduta​​ online.

8.​​ Mezzi telematici e nuovi mezzi elettronici.​​ Il termine telematico indica la combinazione fra televisione e​​ ​​ informatica. Nel processo per la loro realizzazione sono coinvolti molti tipi di tecnologia. I nuovi mezzi telematici sono offerti al pubblico principalmente sotto due forme: il televideo e il videotel. Il televideo mette a disposizione molte informazioni aggiuntive sotto forma di testo, tramite la trasmissione aerea, per integrare la normale programmazione televisiva e può essere richiamato su iniziativa dell’utente. La telefonia tramite Internet, abbinata alla​​ webcam, permette la comunicazione sincrona. I nuovi media includono anche video game e CD-ROM per computer (CD significa compact disc, ROM memoria a sola lettura). I CD-ROM permettono un accesso flessibile e semplice a un’enorme quantità di informazioni tramite dischi che possono essere letti dal computer. La produzione non ha più bisogno di essere concentrata in grandi strutture localizzate in posizione centrale (come per i film o la televisione), né di essere collegata integralmente alla distribuzione (tipico dei film e della televisione), né di essere controllata così centralmente. Con la possibilità di fornire direttamente per via elettronica la stampa nelle case, questi m.m. entrano in concorrenza anche con i vecchi mezzi di stampa.

9. La loro incidenza e la loro rilevanza educativa sono riconosciute da tutti. Un’educazione ai m.m. è auspicata all’interno della scolarizzazione di base e come aspetto di​​ ​​ educazione permanente, di educazione delle comunità e dell’opinione pubblica. Per questi aspetti si rimanda in particolare alla voce​​ ​​ educazione ai media.

Bibliografia

Farrar R. T.,​​ M. communication: an introduction to the field,​​ New York, West Publishing Company, 1988; Gerbner G.,​​ International encyclopedia of communications,​​ New York, Oxford University Press, 1988; Hiebert R. E. - D. F. Ungurait - T. W. Bohn,​​ M.m.​​ V,​​ New York, Longman, 1988; Mc-Quail D.,​​ Le comunicazioni di massa,​​ Bologna, Il Mulino, 1993; Rondolino G.,​​ Storia del cinema,​​ Torino, UTET,​​ 31995; Wang G. - J. Servaes,​​ The new communications landscape: demystifying media globalization, Oxford (UK), Routledge, 2000;​​ Baran S. J. - S. Baran,​​ Introduction to m. communication: media literacy and culture, Mountain View (CA), Mayfield, 2001.

T. Purayidathil

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MASSONERIA

 

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L’opera realizzata dalla m. in campo educativo è poco nota. Nella sua tappa medioevale, denominata​​ operativa,​​ la m. diede prova della sua specifica vocazione educatrice. Così la corporazione di costruttori o massoni, analogamente ad altre corporazioni impartì l’istruzione tecnica propria del mestiere. I massoni​​ operativi​​ si preoccuparono pure della formazione morale degli​​ apprendisti​​ e dei​​ compagni​​ attraverso un particolare insegnamento esoterico, che cominciava con delle enigmatiche cerimonie d’iniziazione nel momento della ammissione degli apprendisti. Servendosi di un supporto rituale proprio, nelle logge medioevali si infuse una spiritualità di radice cattolica e si trasmisero le chiavi simboliche dei distinti elementi architettonici.

1. Con la fondazione della Grande Loggia di Londra nel 1717, la m., che aveva sperimentato una forte evoluzione nel sec. XVII, cominciò la sua tappa contemporanea o​​ speculativa.​​ Lungo la medesima, i massoni abbandonarono l’aspetto professionale e centrarono le loro mete educative esclusivamente sugli aspetti intellettuali e morali. I principi ideologici generali sui quali fondarono la formazione furono enunciati schematicamente nelle Costituzioni di Anderson del 1723, carta magna della m. contemporanea. Questi furono, fondamentalmente, il neutralismo religioso, politico e filosofico come fondamento dell’unità istituzionale, il rispetto scrupoloso delle credenze individuali, il filantropismo, l’armonicismo sociale e l’universalismo. Tali principi furono interpretati e sviluppati filosoficamente, tra gli altri, negli scritti massonici di Lessing, Herder, Göthe, Fichte e Krause.

2. Muovendo dai postulati andersoniani e dai lavori degli autori citati, la m. si collocò su una terza via educativa, caratterizzata dal fatto di situare l’educazione fuori delle tradizioni stataliste e confessionali. Una terza via educativa che, formulata con precisione da​​ ​​ Comenio, Basedow,​​ ​​ Pestalozzi,​​ ​​ Fröbel e da altri pedagogisti vicini alla sensibilità massonica, o loro stessi massoni, richiedeva una educazione integrale, indipendente, universalista, tollerante e filantropica. Tuttavia, dalla seconda metà del sec. XIX, molte sezioni massoniche europee e latino-americane reagirono violentemente contro le condanne della Chiesa Cattolica, e, influenzate dal positivismo allora in auge, si rifugiarono in posizioni razionalistiche, agnostiche e, non poche volte, anticlericali e antireligiose, passando a difendere un laicismo educativo radicalmente razionalista e, in fondo, intollerante.

3. Le logge speculative mantennero per i loro affiliati l’insegnamento esoterico ereditato dalle corporazioni medievali, arricchendo i riti e i simboli tradizionali con altri nuovi presi da leggende cavalleresche, ermetistiche, rosacrociane ecc. Ma fondarono anche numerose istituzioni docenti, sostenute dal loro sforzo o con la collaborazione di altre organizzazioni affini, per trasmettere alla società profana i valori che difendevano nelle loro riunioni interne. Tra queste istituzioni, si distinsero l’Università Libera di Bruxelles, le Leghe dell’Insegnamento belga, francese e italiana, l’Associazione Nazionale Italiana per l’Istruzione e l’Educazione Popolare, e un grande numero di piccole scuole che ordinariamente ebbero vita breve. Bisogna sottolineare anche che lo​​ ​​ Scautismo venne a istituzionalizzare le idee pedagogico-massoniche del suo fondatore, il fratello Baden Powell.

Bibliografia

Tomasi T.,​​ M. e scuola dall’Unità ai nostri giorni,​​ Firenze, Vallecchi, 1980; Bartier J.,​​ Laïcité et Franc-Maçonnerie,​​ Bruxelles, Université de Bruxelles, 1981;​​ Álvarez P. et al.,​​ Monografía: Masonería​​ y​​ educación en la historia,​​ in «Historia de la Educación. Revista Interuniversitaria» (1990) 7-182; 277-323; Id.,​​ La masonería como escuela de formación del hombre,​​ Madrid, Universidad Comillas, 1996; Álvarez P. F.,​​ La masonería, escuela de formación del ciudadano: la educación interna de los masones españoles en el último tercio del siglo XIX, Madrid, Universidad Pontificia Comillas, 2005.

P. Álvarez

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MASTERY LEARNING

 

MASTERY LEARNING

L’espressione ingl.​​ m.l.​​ o​​ l.​​ for m.​​ viene usata ormai a livello mondiale e corrisponde al significato di apprendimento per la padronanza (pédagogie de la maîtrise,​​ Zielerreichendes Lernen,​​ Aprendizaje para el dominio).

1. Il m.l. è una strategia dell’organizzazione / realizzazione / verifica del processo didattico utilizzabile nelle ordinarie situazioni didattiche di classe, volta a far pervenire tutti gli alunni alla padronanza (m.) intesa come acquisizione di obiettivi (conoscenze e abilità) previsti dal​​ ​​ curricolo. A tale scopo è necessario definire chiaramente le unità didattiche, indicative di obiettivi, contenuti, metodi e mezzi, assicurare i prerequisiti, servirsi della​​ ​​ valutazione cosiddetta «formativa» per individuare tempestivamente carenze, difficoltà, lacune, errori di apprendimento dei singoli alunni al fine di disporre le corrispondenti strategie didattiche (procedure e mezzi integrativi e correttivi). Da questo punto di vista la procedura del m.l. può essere applicata in vari modi anche indipendentemente dalla teoria particolare degli esponenti di tale strategia, ossia J. B. Carroll (1963), B. S. Bloom (1971) e J. H. Block (1978).​​ 

2. La strategia si basa su un preciso riferimento teorico enunciato da Carroll il quale sostiene che: a) l’apprendimento scolastico dev’essere gratificante, positivo; b) la maggioranza degli studenti (90%) può apprendere purché l’istruzione sia di buona qualità (buona strutturazione logica delle sequenze; passaggio per​​ m.;​​ conoscenza degli obiettivi) e purché si rispetti il ritmo, ossia si conceda il tempo necessario ad ognuno. Egli introduce quindi un concetto particolare di attitudine, basato sul fattore tempo e rifiuta il ricorso alla curva normale per la distribuzione dei risultati del rendimento scolastico.

3. Al di là della teoria, di stampo behaviorista, che sottende a questa strategia, e dell’uso prevalente dei tests come strumenti di verifica, il m.l. ha influito molto sul rinnovamento della didattica, soprattutto sul discorso della programmazione e della valutazione con tutto ciò che queste operatività comportano, ossia circa la necessità di precisare gli obiettivi, di motivare gli alunni, di diagnosticare le difficoltà e fornire i rimedi (materiali didattici per ripassi ed esercizi) appropriati a ciascuno, di controllare costantemente il progresso degli studenti (valutazione formativa). In questo senso il m.l. può essere considerato anche come una delle migliori tecniche dell’individualizzazione didattica.

Bibliografia

Block J. H.,​​ M.L.: theory and practice,​​ New York, Holt, Rinehart & Winston,​​ 1971; Block J. H. - L. W. Anderson,​​ M.L. in classe,​​ Torino, Loescher, 1978.

H.-C. A. Chang

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