FINE DELL’EDUCAZIONE

 

FINE DELL’EDUCAZIONE

Il f.d.e. è insieme la meta e l’orizzonte dell’​​ ​​ azione educativa. All’interno di un progetto esso si specifica e si articola in​​ finalità,​​ che a loro volta trovano negli​​ ​​ obiettivi​​ la loro determinazione controllabile, verificabile e valutabile in termini di conoscenze, atteggiamenti e abilità che si intendono conseguire attraverso​​ ​​ l’intervento educativo.

1.​​ Il​​ discorso pedagogico sul f. e sulle finalità dell’educazione.​​ Parlare di f.d.e. è oggi non facile per la crisi, l’innovazione, il​​ ​​ pluralismo e il multiculturalismo di idee, di valori e di cultura che attraversano la vicenda storica attuale. Peraltro l’enfasi sulla tecnologia spinge a preoccuparsi più dell’efficacia e della produttività che delle questioni di principio; porta ad affidarsi più alle strumentazioni rigorose e precise, che alle teorie astratte, più alle mete da raggiungere che alle questioni umane e sociali che vengono messe in gioco dai processi produttivi. Sicché è facile che il discorso sui f. ultimi, sul quadro ideale di riferimento, sulle ripercussioni umane delle strategie d’azioni, resti piuttosto implicito (anche se non per questo meno incidente sulla qualità totale del processo). In tal senso negli anni trascorsi si è parlato di pedagogia degli obiettivi che metteva in ombra la pedagogia del f. Tuttavia è da dire che oggi, il discorso sui f. e sulle finalità, come quello delle teorie e dei​​ ​​ valori ha ripreso consistenza forse anche a motivo dei limiti e dei rischi di una prospettiva troppo tecnologica o troppo pragmatica, di cui si va prendendo coscienza. Attraverso un tale lavoro la pedagogia offre all’educazione le indicazioni che danno senso a contenuti, processi, metodi, istituzioni. I f. chiedono specificamente alla pedagogia due contributi: anzitutto una teoria della funzione dei f. nel progetto educativo: definizione funzionale di scopi, finalità specifiche, obiettivi; esigenza di caratteri di chiarezza, comunicatività, operabilità della loro formulazione, per assolvere la funzione complessa in fase di progettazione, attuazione, verifica e valutazione dei risultati, proseguimento ottimale. Poi una metodologia per i responsabili e gli operatori, quando si impegnano a formulare concretamente quadri e sequenze per l’elaborazione operazionale all’interno di un progetto. È l’aspetto che ora viene considerato.

2.​​ Determinare i f.​​ I f.d.e. si determinano per via deduttiva o induttiva? La​​ ​​ storia della pedagogia conosce le due vie e le loro composizioni. Nella pedagogia classica prevaleva la derivazione deduttiva dall’alto, o meglio l’assunzione dall’esterno, da premesse assiologiche e deontologiche di natura filosofica, teologica, morale, giuridica o culturale. Fissare e assegnare le finalità dell’educazione in buone forme di vita e di condotta della persona era diritto della​​ ​​ famiglia, della​​ ​​ Chiesa e modernamente dello Stato. Per altri le finalità educative erano considerate come preesistenti per volontà di Dio, e iscritte nella natura dell’uomo. Alla pedagogia, come​​ ancilla, veniva assegnato il compito di attuarle con opportune metodiche e tecniche, magari in collaborazione con psicologia in vista dell’adeguatezza significativa agli educandi. Al mutare moderno dei modi di pensare, concentrati non più sulle idee e sui valori ideali, ma sulla realtà e i suoi problemi, le prospettive sono cambiate. Nella prassi pedagogica i f. non sono più idee e valori, ma problemi da risolvere, scopi e risultati da perseguire, considerando stati di partenza e di arrivo dentro i contesti dove si colloca l’educazione o meglio la​​ ​​ formazione. In questo lavoro fanno da guida nuovi riferimenti empirici: biologia, psicologia, società e socialità, economia, convivenza civile e politica, neo-umanismi di scienza, arte,​​ ​​ cultura, eticità e religione, nel loro divenire storico; con attenzione alle identità culturali e perfino alle condizioni di opinione, usi e costumi, consensi e regole di maggioranza. La traduzione progettuale si orienta variamente nei pedagogisti e educatori a finalità di conoscenze di vario indirizzo, ad attitudini e atteggiamenti personali e sociali, a competenze operative a forme di convivenza democratica e solidale. Forse oggi una posizione più matura invita a trovare la sintesi tra le due posizioni. In questo senso non si tratterà più solo di finalità di valori discendenti, né solo di obiettivi di problemi contingenti da risolvere o di esiti da promuovere, ma di finalità pedagogiche e educative in vista del conseguimento di valori che si intravedono nella situazione formativa concreta allo stato di problemi e che chiedono alla pedagogia la traduzione delle istanze composite in termini operabili di scopi, finalità, obiettivi a lungo, medio e breve termine.

3.​​ Finalità a lungo termine.​​ Sono i risultati che l’educazione, una volta ben attuata, consegna ai sovrasistemi che ultimamente la motivano, ne regolano l’insieme dei progetti e processi e per i quali l’educazione nasce e opera, offrendo il suo specifico contributo. Si possono porre in questo ambito problemi che oggi nella realtà mondiale e locale, trovano spazi normali o insufficienti, giusti o negati, o comunque limitati. Piani e progetti d’educazione sono chiamati a promuovere tali valori, contribuendo a risolvere o per lo meno a ridurre i problemi. Vi rientrano: a)​​ valori-problemi dell’uomo-persona individuale.​​ Mirano a garantire una condizione di vita umanamente degna che oggi è troppo limitata, spesso fallimentare, negata a troppi: nascere sani, essere amati, accolti, aiutati a maturare e a sviluppare la propria personalità, nel concreto vivere storico-comunitario e nei suoi trend di sviluppo. Diventare sostanzialmente ed esistenzialmente​​ ​​ persone, sviluppando e maturando qualità, dignità, libertà, consapevolezza, virtù. Aprirsi e prepararsi per il largo e retto inserimento partecipativo, attivo nei sistemi di società, cultura, lavoro, fede. Trovare significati e senso, criteri e norme per sé, per la vita, per l’agire, per gli accadimenti. Superare o rimediare i condizionamenti fisici, mentali, culturali, recuperando le devianze e le emarginazioni, e integrando le diversità. Trovare condizioni di libertà e giustizia. Valorizzare l’identità maschile e femminile e la varia integrazione. Saper affrontare ogni fatto dell’esistenza con consapevolezza, responsabilità, solidarietà, competenza, valore: sono queste alcune finalità di questo tipo; b)​​ valori-problemi della​​ ​​ società.​​ Vi viene compreso: Promuovere nelle società patrimoni culturali di verità, amore, giustizia, comprensione, solidarietà e pace. Trasformare la​​ ​​ società e le società, le istituzioni, le convivenze, ogni volta che è giusto, in comunità di persone. Migliorare le condizioni dei beni e dei servizi. Far evolvere la convivenza civile e la struttura politica in funzione del bene comune. Superare i regimi totalitari di privilegio e violenza. Risolvere in modo positivo i gravi problemi locali e del mondo: fame, casa, lavoro, sanità, studio, libertà, emigrazione. Formare quadri responsabili civili e politici a tutti i livelli, nonché operatori dotati di competenza e amore. Ampliare la partecipazione attiva di tutti. Raggiungere condizioni comuni di progresso, uguaglianza, libertà. Riqualificare gruppi in crisi: famiglia, scuola, lavoro, città, chiese; c)​​ valori-problemi della cultura.​​ Si può collocare qui: conservare la cultura, fruirne, produrla. Coltivare se stessi. Promuovere la ricerca e lo sviluppo delle scienze, arti, tecniche dell’uomo, della natura, della vita, dello spirito. Equilibrare e armonizzare gli assi cultuali che li riguardano. Risolvere i temi della pluralità delle culture e quindi di ogni cultura: conservazione, integrazione, transizione critica, innovazione. Formare all’uso valido dei mezzi della comunicazione sociale, a diventarne operatori; d)​​ valori-problemi del​​ ​​ lavoro e della​​ ​​ professionalità.​​ In questo ambito si colloca: umanizzare il lavoro, socializzarsi nel lavoro, professionalizzare i lavori. Maturare una cultura, etica, spiritualità, politica del lavoro. Garantire il rifornimento dei quadri professionali per ogni livello e indirizzo. Promuovere la concezione imprenditoriale del lavoro con partecipazione attiva. Garantire un lavoro trasformatore dell’uomo e non solo della natura; e)​​ valori-problemi degli ordini di​​ ​​ morale e​​ ​​ religione.​​ Qui è da pensare a: passare da sistemi di tradizione e trasmissione a sistemi di costruzione o ricostruzione personale e attuale delle norme dai valori inerenti nella realtà e nella vita. Promuovere vite ricche di coscienza e sensibilità, di virtù di bontà e giustizia, aperte all’infinito e all’assoluto dell’uomo, fino agli orizzonti religiosi, per i credenti. Rispondere alla domanda trascendente dell’etica e del divino come realtà oggettive e come dimensioni della persona, significati e condizioni di pienezza e di salvezza. Per i cristiani in particolare, percorrere a fondo i cammini di vita-fede-vita, impostare e risolvere i temi di​​ ​​ vocazione e missione, attuare storicamente i piani trascendenti di Dio in Cristo, per la Chiesa, nel mondo. Queste finalità educative di lungo termine evitano conflitti di priorità instaurando un maturo policentrismo che vede ognuna al centro del riferimento di ogni altra e a suo tempo in rapporto periferico con ogni altra al centro. E in quanto educative, vedere e attuare queste finalità nel formarsi e nella qualificazione umana delle persone (individui, gruppi, comunità) per il tramite di idee, progetti, programmi, interventi di aiuto e di stimolo per l’appunto educativo.

4.​​ F. a medio termine.​​ Sono i risultati attesi dall’azione educativa al termine degli anni giovanili, in rapporto ai f. precedenti. L’ipotesi è che entrando nella «maggiore età» la persona possa essere considerata sufficientemente educata e in grado di inserirsi autonomamente nelle realtà adulte e provvedere alla sua permanente riqualificazione umana, pur usufruendo dei «servizi» sociali di formazione permanente. Oggi la politica educativa e la pedagogia propendono per una coestensività di evolutività e vita (e quindi di dilatamento dell’educazione «per tutta la vita», a tutte le dimensioni della vita, in tutte le situazioni di vita). Ma forse l’ipotesi sopra indicata si può mantenere per impostare proficuamente il lavoro degli anni precedenti, che avrebbero il loro «télos», vale a dire il loro finalismo educativo, che oggi, rispetto alla​​ ​​ paideia classica, si esprimerebbe: nella figura dell’uomo capace di un uso abituale largo e retto della​​ ​​ libertà; dell’uomo preparato per entrare esperto e onesto nei ruoli sociali, politici, economici; nella persona che ha raggiunto un idoneo patrimonio di saper fare, sapere e saper essere, saper vivere insieme con gli altri nel mondo e nella storia, pur aperta al trascendente; dell’uomo capace di decisioni e scelte libere, responsabili, solidali, utili. O che – in termini bio-psico-sociali – si esprimerebbe: nella​​ ​​ maturità adulta della personalità integrata sufficientemente capace di funzionalità completa, dotata di contenuti e capace di inserimenti e relazioni, di assumere ruoli e funzioni esperti. Si tratta di maturità organica e funzionale, relazionale, sociale e culturale, etica e morale, religiosa (e cristiana), vocazionale e professionale, per affrontare bene la vita di ogni giorno.

5.​​ F. a breve termine.​​ Sono costituiti dai quadri programmatici della formazione e dalle sequenze del loro sviluppo. Vi rientrano: a) un​​ quadro orizzontale​​ di obiettivi attorno ai quali lavorare con continuità e che hanno come quadro​​ le aree educative della crescita organica e funzionale, fisica corporea, mentale, spirituale, sociale, morale, religiosa, cristiana, sessuale, cultuale, artistica, orientativa;​​ le​​ ​​ relazioni reali ed esistenziali​​ dell’Io con sé, con gli altri, con la natura, la società, la cultura, gli accadimenti, con Dio (e, in ambito cristiano, con Cristo e con la Chiesa);​​ i problemi caratteristici​​ che si presentano nelle diverse fasi dello​​ ​​ sviluppo evolutivo d’infanzia, pubertà, adolescenza, giovinezza, età adulta;​​ l’acquisto degli strumenti​​ del vivere e convivere, lavorare, comunicare, esprimersi con libertà crescente, come scienze, lingue, tecniche, arti,​​ ​​ virtù morali e sociali; b) la​​ sequenza verticale​​ lungo il passare degli anni, con l’attuarsi della maturazione generale, in cui sono da tener presenti i gradi e passi successivi del divenire maturativo e solutivo del quadro precedente, ponendo e attuando gli obiettivi successivi che accompagnano le età evolutive della maturazione progressiva, gli avvenimenti che chiedono aiuto, alimento, correzione (e, nell’ipotesi dell’educazione permanente, quelle diverse età, condizioni e situazioni di vita).

6.​​ Rendere operazionali i f.​​ L’indicazione non basta. L’operazionalità si persegue definendo i f. che si intendono promuovere o ottenere nei soggetti mediante l’educazione. Si descrivono i contenuti di tale stato finale: le​​ ​​ conoscenze che si richiedono per avviarlo e per svolgerlo e acquisirlo; gli​​ ​​ atteggiamenti e i comportamenti, intimi e relazionali; le​​ ​​ competenze della vita personale e sociale. Di essi si precisano l’estensione voluta, la rigorosità di acquisizione e padronanza, le tolleranze minime e le varianze. È necessario articolare la finalità ultima in una sequenza analitica di​​ unità minori​​ di natura dispositiva e preparatoria, contenutistica, processuale e finale. Si determina una scala progressiva di obiettivi di avvicinamento: di buona partenza e buon cammino (comunicazione del f. e degli obiettivi scalari, consenso sul f. e sui mezzi, ricerca dei modi validi e efficaci); di acquisizione intermedia e successiva; di promozione e garanzia di condizioni di buon andamento che rendono il f. raggiungibile (attenzione, tensione, impegno, comprensione, decisione, lavoro di ricerca); tempi di lavoro (lunghi, brevi, immediati, urgenze); ritmi lasciati liberi o rigorosi; valutazioni dei risultati, degli andamenti, delle strutture operative. Si suppongono (e sono quindi eventualmente da verificare e promuovere) le buone attitudini di tutti gli operatori e l’effettivo impiego dei supporti esecutivi: mezzi, strumenti, processi, procedimenti che si credono necessari, utili, possibili, attrezzatura dei luoghi. È infine da dire che il discorso pedagogico sul f. e sulle finalità dell’educazione ha una «normatività» teleologica, non tecnica: dice, cioè, i traguardi da raggiungere ed i grandi principi dell’azione, ma è «incompetente» per ciò che riguarda concretamente il come, il quando, il dove, con chi e con che mezzo o rispetto a chi tali finalità sono da perseguire. Di ciò non c’è scienza, ma solo incontro, confronto ragionato e pratico, azione prudente, tatto.

Bibliografia

Maritain J.,​​ L’educazione al bivio,​​ Brescia, La Scuola, 1963; Freire P.,​​ La pedagogia degli oppressi,​​ Milano, Mondadori, 1971;​​ D’Hainaut L.,​​ Des fins aux objectifs pédagogiques.​​ Paris, Nathan, 1977; Birzea C.,​​ Rendre opérationnels les objectifs pédagogiques,​​ Paris, PUF, 1979;​​ Giesecke H.,​​ Das Ende der Erziehung,​​ Stuttgart, Klett-Cotta, 1985; Scurati C.,​​ Profili nell’educazione.​​ Ideali e modelli pedagogici nel pensiero contemporaneo, Milano, Vita e Pensiero, 1996; Gianola P.,​​ Il campo e la domanda,​​ il progetto e l’azione. Per una pedagogia metodologica.​​ Ediz. a cura di C. Nanni, Roma, LAS, 2003.

P. Gianola - C. Nanni​​ 

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