FIDANZAMENTO

FIDANZAMENTO

G. Agostinucci - G. Campanini

 

1. Costume attuale

2. Significato autonomo

3. Caratteri attuali del fidanzamento

4. Relativizzare la dimensione dell’eros

5. Pastorale prematrimoniale

6. Nuova mediazione tra teologia e antropologia

7. Orientamenti della CEI

7.1. Centralità della chiesa locale

7.2. Integrazione tra antropologia e teologia

7.3. Itinerari di fede

 

1. Costume attuale

Il concetto tradizionale di fidanzamento è oggi largamente rimesso in discussione, sino ad apparire quasi un anacronismo.

Nel costume attuale, infatti, sembra non esistere più quella particolare forma di impegno — non solo privato, ma anche familiare e sociale e dunque in qualche modo​​ pubblico​​ — da secoli definito appunto come «fidanzamento», o come «sponsali», di cui così ampie tracce sono state tramandate nella letteratura, nella codificazione canonica, nella stessa iconografia.

Nel corrente modo di esprimersi non ci si fidanza, ma si ha «il ragazzo» o «la ragazza»: dizione generica, che indica una mappa abbastanza variegata di situazioni: dall’amico-amica semplice compagno di divertimento​​ (boy-friend),​​ all’innamorato-a con cui si stabilisce un rapporto sentimentale, fino a un vero e proprio rapporto di amore e spesso a una continuativa relazione sessuale. Nell’orizzonte di queste diverse situazioni sentimentali, anche di quelle più consapevoli, il matrimonio non è sempre presente; sopravviene in un secondo momento, o per una interna maturazione del rapporto di coppia o per il sopravvenire di un evento (come la gravidanza in atto, presente in una notevole percentuale di matrimoni, soprattutto di giovanissimi) che in qualche modo costringe la coppia a una​​ decisione​​ che sino ad allora era stata rinviata.

 

2. Significato autonomo

Fino a ieri, il fidanzamento stava ad indicare un periodo di tempo abbastanza definito, o almeno definibile. Oggi lo «stare insieme» non si pone scadenze e i tempi dei rapporti sentimentali, e talora anche sessuali, prima del matrimonio, si sono fatti lunghissimi, sia in relazione alla sempre maggiore precocità del loro instaurarsi, sia per effetto della soglia relativamente alta (circa 26 anni per gli uomini e 24 per le donne) alla quale mediamente ci si sposa oggi nelle società occidentali e specificamente in Italia. Il rapporto a due, anche per il suo protrarsi nel tempo, assume dunque oggi un significato in qualche modo autonomo: che non gli deriva soltanto dal fine cui tende (il matrimonio) ma dal fatto di essere in sé e per sé un​​ 'esperienza di vita,​​ carica di forti potenzialità e densa di significato.

 

3. Caratteri attuali del fidanzamento

È difficile individuare, nell’universo giovanile, tra i tanti modi di rapporto a due, un particolare atteggiamento riconducibile al concetto classico di fidanzamento: tuttavia è possibile distinguere, fra le tante forme di relazione di fatto esistenti, un tipo di rapporto che può essere assimilato ad esso e che si caratterizza soprattutto per: età non più adolescenziale; senso di responsabilità reciproco (il mutuo, anche se parziale e non definitivo, «farsi carico» l’uno dell’altra); la tensione verso un futuro comune (matrimonio) che si esprime nella progettualità; un amore capace di dispiegarsi in forme oblative, in grado cioè di rompere il guscio della gratificazione individuale, di diventare paziente, di non identificarsi totalmente nell’attrazione erotica, di aprirsi alla fedeltà.

Questi caratteri — che disegnano ciò che anche oggi può chiamarsi «fidanzamento», nella sua sostanza se non nella sua forma — non sono necessariamente presenti fin dall’inizio in un pur serio rapporto amoroso; essi, al contrario, facilmente crescono e si evolvono all’interno di un rapporto nato, magari tra adolescenti, sulla spinta di un bisogno di appoggio extrafamiliare o di una semplice e naturale attrazione fisica, di una «simpatia» germogliata su una cameratesca amicizia. Ma proprio questi tratti finiscono per coincidere con quei valori che dovrebbero sostanziare il fidanzamento, perché tale preziosa esperienza nel cammino della vita di coppia possa esprimere tutta la significatività di cui può arricchire le persone che la vivono.

 

4. Relativizzare la dimensione dell’eros

All’interno del fidanzamento l’amore occupa un posto centrale. Ciò che differenzia un rapporto da «fidanzati» (da persone, cioè, orientate verso il matrimonio) rispetto a una qualsiasi altra relazione, è il senso della responsabilità reciproca, il rispetto della diversità e originalità dell’altro, l’attitudine a una progettualità comune, al di là di ciò che è provvisorio e immediato. L’amore è in qualche modo la sintesi di tutti questi atteggiamenti. Ma il rischio che l’amore corre nella società contemporanea è quello della banalizzazione e della conseguente riduzione a semplice attrazione fisica. Dei molteplici significati del rapporto di coppia, infatti, questo solo viene accettato e assunto, sin quasi ad essere assolutizzato: nel presupposto, che l’esperienza continuamente rimette in discussione, che la pura reciproca attrazione erotica possa rappresentare una base sufficiente per un progetto di vita a due. La cultura attuale tende ad assorbire nell’esperienza sessuale una quantità di bisogni profondi (affettività, comprensione, dialogo, appoggio, ricerca di identità) ai quali invece il sesso da solo non può dare risposte esaustive. Vivere il rapporto di coppia in una prospettiva di «fidanzamento», e quindi in un’ottica di progettualità che è quella tipica del matrimonio, significa dunque, necessariamente,​​ relativizzare​​ la dimensione erotica, o meglio assumerla in una prospettiva più vasta e insieme più profonda.

 

5. Pastorale prematrimoniale

Da questi presupposti emerge implicitamente il significato di un’autentica​​ pastorale prematrimoniale​​ (o dei fidanzati). Essa deve essere intesa soprattutto come impegno della comunità cristiana ad aiutare la giovane coppia a realizzare​​ nel Signore​​ il proprio rapporto, esprimendone tutti i significati, e soprattutto tre. In primo luogo, la proiezione dell’amore alla durata e dunque alla​​ fedeltà, anche all’interno di una società che sembra relegare il matrimonio nell’orizzonte della mutevolezza e della provvisorietà. In secondo luogo, l’apertura alla fecondità e dunque alla vita, come​​ segno​​ dell’amore dei coniugi fra loro e insieme dell’amore di Dio per un’umanità che, nonostante le sue colpe e i suoi limiti, continua il suo cammino nella storia e rifiuta la tentazione del suicidio collettivo. Infine, di fronte ad una cultura che tende a cogliere il rapporto uomo-donna esclusivamente in termini funzionali, e dunque di «ruoli» da svolgere, la comunità cristiana deve continuare ad annunziare la realtà e il «mistero» delle vocazioni e dei carismi diversi, all’interno di un «essere coppia» incentrato sull’eguaglianza e insieme sulla diversità (che non significa superiorità dell’uno o dell’altro, ma piuttosto reciprocità). Il tutto sullo sfondo di un ritrovato​​ statuto pubblico​​ del rapporto di coppia, nella sua specifica dimensione matrimoniale, inteso come «impegno» sotto il profilo etico e come «patto» dal punto di vista religioso; impegno e patto che si collegano a una decisione definitiva e irrevocabile, assunta in piena responsabilità, davanti agli altri e, per il credente, anche a cospetto dell’Altro.

 

6. Nuova mediazione​​ tra teologia e antropologia

Alla nuova luce dei mutamenti culturali in atto e del generale ripensamento al quale sono assoggettate tutte le istituzioni — anche il matrimonio — la pastorale prematrimoniale è sollecitata a una nuova mediazione fra teologia e antropologia: si tratta di continuare ad annunziare i valori permanenti del matrimonio a nuove generazioni cresciute in una cultura che ha spazzato via antiche tradizioni e consolidate sicurezze. È sempre vero che sposarsi significa scommettere per la durata contro la provvisorietà, rifiutare una sessualità fine a sé stessa, accettare un confronto aperto con la società; ma tutti questi valori devono essere annunziati con linguaggio moderno all’uomo moderno; soprattutto occorre riuscire a mostrare come tutti questi valori abbiano un senso più pieno e compiuto in una prospettiva​​ religiosa​​ (e non semplicemente «sacrale»), che fa del matrimonio cristiano il simbolo dell’amore di Dio per l’uomo e dell’uomo per Dio.

Riuscire a compiere questa mediazione, muovendo dalla consapevolezza che prima ancora di amare si è amati dall’Altro, è il compito che incombe sulla pastorale prematrimoniale del prossimo futuro. Si tratta di aiutare i giovani a decifrare, già nella stagione del fidanzamento, il mistero del loro amore. Ciò esige negli educatori la capacità di mettersi in un atteggiamento di autentica ricerca comune; e, da parte dei giovani, la pazienza di avviarsi lungo un cammino che può essere lungo e che deve proseguire assai al di là della celebrazione del matrimonio, per tutta la durata della vita coniugale. Fondamentale tempo di ricerca e di prova, il fidanzamento rimane dunque soltanto una tappa, per quanto importante sia, nell’itinerario della coppia: acquisire consapevolezza di ciò significa ricuperare nel rapporto di coppia la categoria forse più lontana dall’esperienza delle generazioni di oggi, quella della​​ progettualità.

 

7. Orientamenti della CEI

Sulla base di questa intuizione, anche se non sempre con la necessaria organicità e lucidità, si è sviluppata la prassi pastorale della Chiesa italiana nell’ultimo ventennio, segnata da tre documenti: 1968,​​ Matrimonio e famiglia oggi in Italia;​​ 1975,​​ Evangelizzazione e sacramento del matrimonio;​​ 1981,​​ Comunione e comunità nella Chiesa domestica​​ (il cammino compiuto dalla Chiesa italiana nel suo complesso può ora essere riconosciuto attraverso i materiali raccolti in​​ Enchiridion CEI,​​ tre voll., Dehoniane, Bologna, 1985-1986). Gli orientamenti dell’episcopato non sono né riassuntivi né espressivi di tutta la ricchezza della pastorale prematrimoniale in Italia ma consentono di coglierne le linee di fondo.

 

7.1. Centralità della Chiesa locale

La prima linea prospettica alla luce della quale interpretare questo cammino è rappresentata dall’intuizione della centralità della Chiesa locale nella preparazione dei giovani al sacramento del matrimonio vista come momento in qualche modo​​ fondativo​​ della comunità cristiana: non essendo in gioco la sua semplice «riproduzione» sociologica, ma la sua capacità di mantenere vivo nel tempo il «segno» dell’amore di Dio per l’uomo, periodicamente espresso dall’amore reciproco dell’uomo e della donna e dal dono-missione della maternità e della paternità. La riproposizione di questo compito di evangelizzazione — ribadito dal nuovo​​ Codex juris canonici​​ (cann. 1063 e 1064 in particolare) — trova la sua radice nel riconoscimento della centralità dell’esperienza del matrimonio nella vita del laico. Di qui l’importanza del fidanzamento come tempo di grazia e di salvezza e quindi come oggetto specifico e in qualche modo privilegiato di cure pastorali da parte della Chiesa locale.

 

7.2. Integrazione tra antropologia e teologia

La seconda linea di rilettura della realtà del fidanzamento si lega alla profonda consapevolezza dei mutamenti in atto nel modo di cogliere e di vivere la sessualità, il matrimonio, la procreazione, la fedeltà. Per una lunga stagione dell’Occidente i dati essenziali dell’etica cristiana erano stati recepiti, anche se non sempre vissuti, come valori di fondo da parte di tutta la comunità; mentre sotto la spinta dell’industrializzazione, dell’urbanesimo, della secolarizzazione, questi valori diventavano un annuncio critico e in qualche modo dirompente nei confronti della mentalità e del costume correnti. L’integrazione fra teologia e antropologia appariva qui necessaria, e poneva alla pastorale del fidanzamento il problema, divenuto a poco a poco centrale, di un doppio e insieme unico annuncio, quello del matrimonio come «realtà umana» in tutta la ricchezza del suo potenziale significato e del matrimonio come «mistero di salvezza».

Oltre il rischio, talora corso anche dai credenti, dell’assolutizzazione dei dati dell’antropologia, occorreva ricuperare il significato propriamente​​ di fede​​ dell’incontro fra uomo e donna e porne in luce l’intima valenza religiosa, senza falsi angelismi ma anche senza confusioni fra dato teologico e dato antropologico. La difficile e faticosa mediazione che, soprattutto nell’ambito dei capillari «corsi» di preparazione al matrimonio, veniva realizzandosi nella pastorale italiana, segnava uno dei punti più delicati della recezione del messaggio conciliare.

 

7.3. Itinerari di fede

Superata attraverso autorevoli interventi del magistero la disputa sulla «obbligatorietà» della preparazione al matrimonio — nuovamente sancita anche dal​​ Codex​​ —, il vero problema diventava quello dei​​ contenuti,​​ della​​ metodologia,​​ delle​​ forme​​ di questa preparazione e del superamento di schemi astrattamente «dottrinali» a favore di un cammino «progressivo» e «vitale», che da un lato tenesse conto del grado di effettiva maturazione, umana e cristiana, dei futuri sposi, e dall’altro radicasse la fede nella vita, evitando il rischio di un prevalere del momento informativo, pur necessario, su quello formativo.

Di qui la proposta di suggerire almeno ai giovani più aperti e sensibili, veri e propri​​ itinerari di fede​​ che, muovendo dalla riscoperta della centralità dell’Amore, aiutassero le coppie in formazione a ripensare e in qualche modo a ridisegnare l’intera loro esistenza cristiana alla luce della manifestazione dell’amore di Dio, resa concreta e visibile nella stessa esistenza quotidiana della coppia. La pastorale pre-matrimoniale concludeva così la stagione della settorialità per inaugurare la nuova e impegnativa fase della globalità, e cioè della sua attitudine a non limitarsi a «preparare al matrimonio» ma a riproporre nella prospettiva del matrimonio, in forma di itinerario di fede, i grandi valori dell’esistenza cristiana.

 

Bibliografia

Agostinucci G.,​​ Fidanzamento: quali valori oggi? - Spunti per una riflessione educativa,​​ in «La famiglia», 1987, n. 122, pp. 49-53; Agostinucci G. - Campanini G.,​​ La pastorale della preparazione al matrimonio,​​ Ediz. Madonnina del Grappa, Sestri Levante 1974; Id.,​​ La preparazione al matrimonio in Italia - Prospettive pastorali, testi, sussidi,​​ in «La famiglia», 1981, n. 87, pp. 39-47; Gruppo permanente per la pastorale familiare,​​ I fidanzati nella comunità cristiana,​​ AVE, Roma 1972; Gusmitta P.,​​ Vocazione al matrimonio,​​ Gribaudi, Torino 1987; Milani S. - G. Fregni,​​ Amarsi e sposarsi nel Signore,​​ Paoline, Roma 19822; Pattaro G.,​​ Fidanzamento e matrimonio come esperienza di fede,​​ Morcelliana, Brescia 1977; Scabini P. - Campanini G.,​​ Pastorale dei fidanzati,​​ AVE, Roma 1970; Vella Ch. (a cura),​​ Gruppi di incontro per la preparazione al matrimonio,​​ LDC, Leumann 1985, due voll.

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FIDANZAMENTO

FIDUCIA

 

FIDUCIA

La f. è condizione e atteggiamento basilare per sostenere un​​ ​​ rapporto educativo in vista della qualità e della crescita degli interlocutori. Senza di essa non è possibile un autentico incontro tra persone che intendano giungere a uno scambio reale in umanità e in educazione.​​ 

1. Avere f. significa presumere in anticipo che qualcosa possiede un senso plausibile, pur non potendolo ancora configurare, sulla base di antecedenti esperienze persuasive; vuol dire disporsi a raggiungere un traguardo sperato, che suscita o motiva raffigurazioni creative, processi cognitivi, disposizioni ad agire. La relazione educativa, basata sulla f., consiste quindi essenzialmente in una relazione interpersonale (simmetrica o asimmetrica), che coinvolge la personalità intera dell’interlocutore. Non si tratta solo di un ritrovo delle menti, bensì di un sintonizzarsi dei sentimenti (​​ intelligenza emotiva) e di una implicazione sociale (intelligenza sociale di Goleman). In realtà si configura come un incontro accogliente di persone differenti che si presentano nella loro dignità umana e nel mistero della propria libertà, mediate dai contenuti culturali e dalle strutture istituzionali, dai codici etici e dai convincimenti religiosi. Nel​​ ​​ processo educativo, la f. vicendevole non si riduce perciò a sintonia affettiva e apprezzamento reciproco, quasi risolvendosi in essi. Al di là di ogni elemento contingente, essa trova la sua radice nel riconoscimento pieno della dignità della​​ ​​ persona umana e della crescita virtuosa della vita, per cui è sempre meritevole di credibilità e di affidamento.

2. Nella costruzione della biografia personale, la f. è un atteggiamento che si manifesta costantemente presente. Differenti possono essere gli approcci (fenomenologico, psicoanalitico, umanistico…), ma l’esito volge sempre verso una sua evocata esigenza. Per cui alla radice sta la f. di base, che scaturisce dal rapporto fondamentale tra madre e figlio (​​ Erikson), creando sicurezza e sostegno. Si evolve poi progressivamente nell’accettarsi incondizionatamente a vicenda (​​ Rogers), nella coppia, nella​​ ​​ famiglia, nel gruppo dei pari, nella comunità scolastica, allorché matura in un processo di scambio positivo. La disponibilità dell’educando assume così forme progressive diversificate (identificatoria nell’infanzia, controdipendente nell’adolescenza, individualizzata nella giovinezza) sino a giungere all’accoglienza critica e alla f. ragionata. Al tempo stesso l’intenzionalità dell’educatore, collocandosi nella comprensione dei complessi aspetti personali e sociali dell’educando, approda sempre più all’autorevolezza intrinseca delle proposte educative che avanza. In questo modo vengono evitati i due noti rischi educativi dell’autoritarismo (con l’imposizione di modelli identificatori) e del permissivismo (con il sottrarsi alla responsabilità educativa che sfida a pronunciarsi e a proporre).

3. Il terreno della f. è quello della disponibilità a riconoscere che insieme, anche se a diversi livelli di consapevolezza, si può costruire un progetto comune: lealtà e verità, amicizia e rispetto, libertà e responsabilità sono elementi essenziali per maturare come uomini e donne all’insegna dell’autorevolezza di proposte e di modelli, di scelte e di testimonianze. Senza dubbio la competenza culturale e pedagogica dell’educatore è un grande sostegno in quest’azione educativa fondata sulla f., ma la ricchezza di umanità e il farsi compagni di viaggio sono senz’altro determinanti per crescere nella f. reciproca. La visione antropologica ispira e guida qualsiasi istanza di metodo (E. Stein, P. Ricoeur).

Bibliografia

Milan G.,​​ Educare all’incontro,​​ la pedagogia di Martin Buber,​​ Roma, Città Nuova, 1994; Galli G.,​​ Psicologia delle virtù sociali, Bologna, CLUEB, 1999; Bosco G. B.,​​ Educare nello spirito di don Bosco, Leumann (TO), Elle Di Ci, 2002.

G. B. Bosco

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