ELUCIDARIUM

 

ELUCIDARIUM

L’Elucidarium​​ o​​ Elucidarius​​ (E) non è un catechismo, ma uno scritto teologico, redatto sotto forma di dialogo tra un “discipulus” che interroga e un “magister” che risponde. Il suo autore ha voluto restare anonimo (“Nomen autem meum... volui silentio contegi”, dal​​ Prologo).

È diviso in tre libri preceduti da un prologo. Nel​​ primo​​ le domande e risposte riguardano la storia della salvezza: Dio e la creazione; angeli e demoni; il mondo e l’uomo; il paradiso terrestre; il peccato dei progenitori; necessità della soddisfazione per il peccato; Incarnazione del Figlio di Dio; passione morte e risurrezione di Gesù Cristo; la Chiesa come Corpo Mistico; i cattivi preti. Il​​ secondo libro​​ affronta il tema della vita cristiana: provvidenza e predestinazione; peccato originale e battesimo; il matrimonio e i suoi impedimenti; la remissione dei peccati; la condizione umana e i rapporti con Dio; gli angeli custodi e i diavoli tentatori; l’estrema unzione, la morte e la sepoltura. Il​​ terzo libro​​ tratta i temi dell’escatologia cristiana: la sorte dell’uomo dopo la morte (paradiso, purgatorio, inferno); la condizione delle anime prima del giudizio finale; l’anticristo; la risurrezione dei corpi e il giudizio finale; la beatitudine eterna.

Le ricerche di questi ultimi trent’anni hanno chiarito, almeno in parte, sia l’enigma dell’autore sia la natura e l’importanza di quest’opera per la pastorale e la C. medioevale. Per quanto riguarda l’autore si è ormai concordi nell’attribuirla a​​ Honorius Augustodunensis​​ (resta però incerto il significato esatto dell’aggettivo: sembra non di Autun, ma forse di Augsburg o di Regensburg), autore di numerosi scritti di divulgazione teologica in funzione pastorale, tra cui lo​​ Speculum Ecclesiae.​​ L’E. sarebbe la sua prima opera, scritta per la scuola, in un monastero dell’Inghilterra, negli ultimi anni del sec. XI, quando Onorio era ancora studente e discepolo di sant’Anselmo di Canterbury. Di questi riprodurrebbe l’insegnamento sistematico, però in forma piana e accessibile, mediante l’uso di formule facili a memorizzarsi e attraverso l’espediente didattico del dialogo, dando ad ogni problema proposto una soluzione netta e unica.

Quest’opera, concepita dal suo autore come “summa totius theologiae” a servizio della scuola, di fatto, nel breve arco di una trentina d’anni, invecchiò come libro di scuola e fu trascurata dagli “scholastici” e dai “magistri”. Trovò invece grande favore ed ebbe successo tra il clero semplice e tra i monaci che non frequentavano l’università e si dedicavano alla cura d’anime. A partire infatti dalla prima metà del XII sec. fino al sec. XV l’E. ebbe un’ampia diffusione, come si ricava dal numero imponente di manoscritti rimastici (ai 60 trovati da Y. Lefèvre nelle biblioteche francesi, H. Diiwell ne aggiunse altri 112 esistenti in biblioteche di altri paesi) e dalle traduzioni nelle lingue romanze.

Assieme ai Sermonari, alle raccolte di “exempla”, ai Settenari, alle Summae Casuum, ecc., l’E., quale piccolo “manuale di dogmatica”, contribuì efficacemente alla formazione pastorale dei sacerdoti in cura d’anime e, indirettamente, alla formazione cristiana dei fedeli, esercitando un influsso notevole sulle credenze religiose popolari.

Il successo dell’E. diminuisce rapidamente nel sec. XV, nel momento cioè in cui appaiono “regole di vita” e “manuali di pietà” sia per il clero che per i laici, e Gersone si adopera per un rinnovamento della spiritualità e dell’attività pastorale del clero.

Bibliografia

M. Degli Innocenti, La​​ tradizione manoscritta dei volgarizzamenti italiani dell’Elucidarium di Onorio Augustodunense,​​ in «Studi medievali» 23 (1982) 193-229; Io stesso autore sta pubblicando sulla rivista “Scriptorium”, da 36 (1982) 269-280, un elenco completo dei manoscritti dell’E.; V. I. J. Flint,​​ Heiricus of Augsburg and Honorius Augustodunensist Are the same Person?,​​ in “Revue Bénédictine” 92 (1982) 148-158 (della stessa Autrice e sulla stessa rivista altri articoli negli anni 1972, 1975 e 1977); Y. Lefèvre,​​ L'Elucidarium et les Lucidaires,​​ Paris, De Boccard, 1954.

Giuseppe Groppo

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