ACCADEMIA

 

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Istituzione che promuove attività letterarie, artistiche, culturali o scientifiche; quasi sempre ristretta a soci scelti sulla base di criteri di merito e / o cooptati dai soci già associati.

1. La prima a. fu fondata da​​ ​​ Platone, in onore dell’eroe ateniese Academo, nelle vicinanze di Atene, nel 387 a.C. In questa scuola filosofica si formò​​ ​​ Aristotele, fino alla morte del maestro. A partire dal Rinascimento il termine a. fu usato per denominare associazioni di artisti, letterati e scienziati, rette ordinariamente da speciali statuti. Gli umanisti si interessarono ad arti diverse da quelle insegnate nelle università; crebbe allora l’interesse per altre discipline che allargarono straordinariamente lo stretto ambito universitario tradizionale.

2. Ogni a. cercò di specializzarsi in un campo del sapere. Di carattere filosofico fu l’a. Platonica,​​ fondata a Firenze da Cosimo il Vecchio (1562); di archeologia si interessò l’a. Romana,​​ protetta dai papi, mentre l’a. Pontiana​​ si interessò di letteratura. Anche in altri Paesi furono fondate a. simili: ad es. in Francia, Inghilterra e Germania. Nel sec. XVII sorsero le prime a. scientifiche specializzate nello studio della lingua, delle arti nobili, del diritto, delle scienze politiche e morali. Se nei primi secoli i membri dell’a. appartenevano alla nobiltà, alla borghesia e all’alta gerarchia ecclesiastica, a partire dal sec. XIX vi insegnarono anche professori universitari di riconosciuta fama, attratti dal prestigio sociale che questi centri assunsero. Tra le a. italiane, vanno ricordate quelle della Crusca (1582) e dei Lincei (1603); fra le straniere: l’Académie Française (1635), la Royal Society (1660) e la Real Academia Española (1713).

Bibliografia

Immisch O.,​​ A.,​​ Freiburg, 1924; Geymonat L.,​​ Storia del pensiero scientifico,​​ Milano, Garzanti, 1970; Jaeger W.,​​ Paideia. La formazione dell’uomo greco,​​ Scandicci (FI), La Nuova Italia, 1991; Larrúa S.,​​ La A. Católica de Ciencias Sociales, Sevilla, Curia Provincial, 2002.

B. Delgado

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Il termine a. deriva dal lat.​​ accolo​​ che sta ad indicare lo stare vicino, l’abitare, il vivere accanto e dal verbo​​ colligere​​ ossia legare assieme, unire. Il ricorso a questi due significati può aiutarci a comprendere meglio il senso da attribuire alla parola a. In ambito psicopedagogico essa assume una triplice valenza: a. come​​ atteggiamento, a. come​​ fase della relazione di aiuto, a. come la​​ prima fase del processo di socializzazione​​ di un allievo all’interno dell’organizzazione​​ scolastica.

1.​​ L’a. come atteggiamento​​ è l’insieme delle reazioni cognitive, emotive e comportamentali attraverso le quali l’educatore metacomunica apertura, attenzione, rispetto e comprensione nei confronti della singolarità dell’educando il quale sperimenta, grazie ad esse, una sensazione di agio e benessere.

2.​​ L’a. come fase della relazione di aiuto.​​ Costituisce la prima fase della relazione di aiuto indirizzata a gettare le basi per la costruzione di un rapporto interpersonale positivo tra​​ helper​​ ed​​ helpee, indispensabile al coinvolgimento di quest’ultimo e alla proficua realizzazione di tutte le altre fasi. Affinché questa fase si realizzi con successo si richiede di a) creare un ambiente facilitante (cura del contesto, eliminazione di eventuali fonti di disturbo, atteggiamento di calma e disponibilità); b) stabilire una base di influsso (utilizzo di competenze verbali e non verbali che veicolano senso di padronanza, piacevolezza, affidabilità); costruzione di una positiva piattaforma comunicativa (utilizzo di forme verbali non direttive e semidirettive che veicolano comprensione) (Arto-Colasanti, 1996; Carkhuff, 1994).

3.​​ L’a. come prima fase del processo di socializzazione​​ dell’allievo mira a: favorire il graduale inserimento di quest’ultimo nell’organizzazione scolastica, mantenendone integre la singolarità e l’identità; trasferirgli conoscenze, abilità e competenze che lo mettano in grado di partecipare attivamente all’interno della scuola. A questo riguardo Staccioli (2004) afferma che accogliere un allievo a scuola significa molto di più che farlo entrare nell’edificio scolastico e assegnargli un posto dove stare, vuol dire dar vita ad un metodo di lavoro complesso che implica il riconoscimento e il coinvolgimento di tutti i soggetti della comunità educativa. Il metodo dell’a., aggiunge l’autore, presuppone due importanti principi educativi: la​​ fiducia​​ nei confronti dell’allievo e delle sue capacità di apprendere e il​​ rispetto​​ per il suo essere soggetto di diritti. In questa prospettiva,​​ accogliere è predisporre​​ ossia organizzare un ambiente a misura dell’allievo, un contesto cioè fatto di cose, materiali, tempi, ritmi, persone facilitanti l’apprendimento e la socializzazione;​​ accogliere è ascoltare​​ ossia entrare in sintonia con l’allievo e con il suo mondo e con la sua prospettiva sul mondo;​​ accogliere è vivere nel reale, ossia attingere alla vita quotidiana che spesso resta fuori dall’edificio scolastico e che invece, se adeguatamente valorizzata, può consentire di arrivare a cogliere con maggiore pienezza la persona che c’è dietro ad​​ ogni allievo;​​ accogliere è,​​ infine,​​ permettere di apprendere stando bene,​​ ossia recuperare il senso profondo dello stare a scuola che come ci ricorda l’etimo greco​​ skolè, significa agio, benessere, distensione.

4. L’a. permette tanto alla scuola come all’allievo di raggiungere importanti obiettivi. In particolare l’allievo​​ avrà la possibilità di: conoscere cosa l’aspetta e qual è la realtà concreta nella quale andrà ad inserirsi; apprendere i comportamenti organizzativi che gli garantiscono un buon inserimento in essa; avviare una prima conoscenza con docenti e compagni con i quali sarà chiamato ad interagire; la​​ scuola​​ avrà la possibilità di avviare una prima conoscenza dei nuovi arrivati, presentare l’organizzazione nei suoi aspetti strutturali e funzionali, socializzare i nuovi arrivati al sistema di norme e valori presenti nell’organizzazione.

Bibliografia

Carkhuff R.,​​ L’arte di aiutare. Manuale, Trento, Erickson, 1994;​​ Arto A. - A. R. Colasanti,​​ «Introduzione a un modello processuale di terapia integrata», in​​ A.​​ Arto - D. Antonietti,​​ La formazione in psicologia clinica,​​ Roma, IFREP, 1996, 235-281; Staccioli G.,​​ Diario dell’a.,​​ Roma, Valore Scuola, 2002; Id., «A.»,​​ in G. Cerini - M. Spinosi,​​ Voci della scuola,​​ Napoli, Tecnodid, 2004, 11-17.

A. R. Colasanti

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ACCOMPAGNAMENTO

 

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L’a. (dal lat. medievale, ove​​ com-panio​​ è «colui che ha il pane in comune» [Devoto-Oli, 1988, 679]), in generale, è un aiuto temporaneo e sistematico che un adulto nell’esperienza e maturità dell’esistenza dà a un minore, condividendo con lui un tratto di strada e di vita perché questi possa meglio conoscersi e decidere di sé e del suo futuro in libertà e responsabilità.

1. Il concetto esprime la natura relazionale dell’essere umano, e più in particolare la qualità del vincolo che lega tra loro le persone, l’una responsabile e capace di prendersi cura dell’altra, ma pure bisognosa del suo aiuto e della sua presenza. Al tempo stesso questo concetto rimanda all’idea classica della vita come viaggio e della relazione umana come compagnia tra pellegrini che condividono tra loro le fatiche e il «pane del viaggio». Infine, la prassi dell’a. ritrova i suoi parametri interpretativi nelle teorie psicopedagogiche che privilegiano l’approccio non direttivo nella relazione di aiuto.

2. Il termine è usato nella pedagogia moderna per sottolineare esigenze e caratteristiche della relazione educativa, oltre quanto una tradizione antica (la pedagogia cristiana) e una più recente (la moderna scienza psicologica) già hanno detto sull’argomento. La teoria dell’a., inoltre, amplia e specifica il senso sia della direzione spirituale che della terapia psicologica: a) da un lato l’a. indica le varie forme di aiuto attraverso le quali la persona è aiutata a crescere non solo sul piano spirituale o clinico-mentale, ma anche su quello più globalmente e integralmente umano; con un intervento non esclusivamente sul singolo, ma anche sul gruppo e attraverso il gruppo; non legato a un’unica modalità operativa, ma a diverse possibilità di cammini di crescita; rivolti a qualsiasi persona, non solo a chi si trova in una particolare situazione di necessità spirituale o di disordine di personalità; b) d’altro lato elemento centrale-peculiare dell’a. non è tanto la «direzione» da imprimere alla vita dell’altro, o l’«analisi» del suo inconscio, quanto la «compagnia», o quella vicinanza intelligente e significativa che porta a un certo coinvolgimento da parte della guida, alla condivisione di ciò che è vitale ed essenziale («il pane del cammino»), alla confessione della fede e della propria esperienza di Dio, nel caso del credente.

3. Si tratta allora d’accompagnare l’altro verso un duplice obiettivo: verso la​​ conoscenza dell’io,​​ anzitutto, della sua realtà interiore, passata e presente, attuale e ideale, positiva e negativa, conscia e inconscia, verso la radice di desideri e motivazioni. Ma è necessario pure accompagnarlo verso la​​ realizzazione dell’io,​​ in un processo d’apertura nei confronti dell’altro e dell’Altro, del presente e del futuro, nella tensione salutare verso il massimo delle proprie potenzialità e nell’assunzione piena della propria libertà e responsabilità. L’a. è dunque un aiuto necessario per la crescita e la maturazione di chiunque; ma vi sono particolari momenti della vita in cui tale servizio è indispensabile: nel periodo dell’adolescenza e della giovinezza e in genere nella formazione iniziale, prima di discernimenti importanti, in situazioni specifiche della vita (momenti di crisi, di sofferenza, di cambiamenti imprevisti, di richieste nuove...), e come strumento di formazione permanente. Particolarmente importante è stato da sempre considerato l’a. nella pastorale giovanile e vocazionale, oltreché nella formazione iniziale e permanente delle vocazioni di speciale consacrazione.

Bibliografia

Imoda F.,​​ Sviluppo umano. Psicologia e mistero,​​ Casale Monferrato, Piemme, 1993; Cencini A.,​​ Direzione spirituale e a. vocazionale,​​ Milano, Ancora, 1996; Baldissera D. P.,​​ Acompanhamento personalizado. Guia para formadores,​​ S. Paulo, Paulinas, 2002; Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna,​​ A. spirituale,​​ affettività e sessualità,​​ Bologna, EDB, 2004; Meloni E.,​​ Accompagnare la formazione. Il sé,​​ gli altri,​​ l’Altro,​​ Ibid., 2005; Goya B.,​​ L’aiuto fraterno. La pratica della direzione spirituale,​​ Ibid., 2006.

A. Cencini

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