POLONIA

 

POLONIA

Dal termine della guerra (1939-1945), la C. polacca si è fatta strada fra difficoltà molto consistenti. Non è possibile comprenderne le caratteristiche senza prendere in considerazione i nuovi condizionamenti socio-politici e culturali della nazione. È una C. strettamente legata con la Chiesa e con la società. Pur esprimendosi in diverse tendenze, essa possiede una organizzazione omogenea, con formule differenziate.

1.​​ Passata dalla scuola alla parrocchia, tornata per un breve periodo nell’ambito della scuola, la C. ha di nuovo lasciato la scuola e si è stabilmente inserita nella famiglia, nella parrocchia e nei movimenti ecclesiali. Nell’immediato dopoguerra, la base legale dell’insegnamento cat. erano i principi del Concordato del 1925. L’art. 13 del Concordato affermava: a) L’IR avrà luogo in tutte le scuole e sarà obbligatorio per tutti gli allievi, eccetto gli studenti universitari, b) Gli insegnanti di religione, presentati dall’ordinario del luogo, saranno nominati dalle autorità scolastiche.

Nel 1945 il Concordato venne abolito. Non essendovi altra base legale, l’IR fu alla mercé di provvedimenti particolari occasionali. Già nello stesso anno apparve una disposizione che dichiarava non più obbligatorio l’IR nella scuola. Gli allievi potevano ottenere l’esonero, se i genitori lo richiedevano. La nuova Costituzione dello Stato, proclamata nel 1952, conteneva il principio della separazione fra Chiesa e Stato. In virtù di essa, l’IR nella scuola fu abolito. La C. si trovò di fronte all’alternativa: lottare per il ricupero della posizione perduta, oppure cercare un nuovo luogo. Fu scelta la seconda soluzione. All’inizio la C. assunse la forma di incontri pastorali in chiesa, durante i quali, sotto la forma di qualche funzione paraliturgica, si faceva una certa C. per gruppi di fanciulli o di adolescenti. Con l’andar del tempo si organizzò una pastorale cat. più sistematica, fatta nell’ambito della parrocchia, strettamente collegata con la Chiesa, e condotta particolarmente con la Parola di Dio e con la liturgia. Questa C. conservava in larga misura le forme del lavoro didattico e pedagogico, anche se modificate e adeguate alla nuova situazione.

La C. polacca partecipa alle tensioni fra l’atteggiamento ateo dello Stato e quello religioso del popolo. Essendo una forma di servizio della Parola nella Chiesa, essa educa l’atteggiamento personale e sociale dei giovani, che vivono sotto il sistema socialista, il quale si presenta come ateo. Nel togliere la religione dalla scuola e nei tentativi di controllare la C. parrocchiale, si cercava di diminuire l’influsso della C., di minarne la buona organizzazione e di giungere gradualmente alla sua totale liquidazione. L’unanime e coerente atteggiamento dei catechisti e della società ha fatto sì che tutti questi tentativi siano falliti. La C. attraverso queste difficoltà si è rafforzata ed è diventata maggiormente influente. Nel 1956 si riottenne, per breve tempo, l’IR nella scuola, con carattere facoltativo, ma esso venne nuovamente soffocato da provvedimenti amministrativi. Così nel 1981, quando apparvero nuove possibilità, si preferì rinunciarvi, e mantenere la C. nella sua attuale collocazione, in forme ormai fiorenti e positive.

2.​​ La C. polacca, pure essendo aperta alle nuove esperienze e riflessioni, si difende dalle divagazioni e si tiene nell’aurea via di mezzo. Partecipando ai problemi dei vari ambienti sociali, aderendo allo sviluppo della cultura, essa si concentra sulla formazione dell’atteggiamento religioso. Il principio della fedeltà a Dio e all’uomo, un moderato progresso e l’equilibrio dei fattori sembrano essenziali nel creare i concetti, nel programmare i contenuti e nell’elaborare i metodi. Essa è attenta alla trasformazione del popolo e della cultura. Nello stesso tempo contribuisce alla formazione dei cristiani, a farli cioè buoni polacchi e buoni cristiani. Ha anche una portata politica, nel senso che completa le opinioni diffuse dai mass-media, o forma le linee principali del pensiero e delle attività sia a livello dei singoli che dei gruppi sociali.

Nella storia della Polonia del dopoguerra sono sorte tre tendenze cat., ciascuna con la sua fondazione teoretica (che si rispecchia nella bibliografia annessa all’articolo) e le sue attuazioni pratiche: teologico-didattica, biblico-liturgica e antropologica. I partigiani della prima insistevano sulla trasmissione sistematica del deposito di fede, sull’analisi teologica delle formule e sull’assimilazione delle definizioni essenziali. I rappresentanti della seconda mettevano in rilievo l’importanza della Bibbia e della liturgia nella C., e trattavano la C. come una predicazione della Parola di Dio e una introduzione dei catechizzati alla vita liturgica della Chiesa. Secondo loro un contatto personale e comunitario con Cristo, creato attraverso i valori biblico-liturgici, è più importante che una trasmissione delle verità rivelate. I fautori della terza tendenza aprono la C. al catechizzato e al suo ambiente per concentrarsi sui problemi esistenziali dell’uomo e per contribuire, risolvendoli, alla formazione di un atteggiamento maturo di fede.

Oggi la C. integrale gode di un notevole successo. Essa si fa strada nella Chiesa e nel mondo, forma una identità della persona e una comunione interpersonale, trasmette la Rivelazione divina e l’esperienza dell’uomo, sviluppa la cultura e approfondisce la fede, sostiene la continuità e intensifica la pluralità delle forme e dei metodi di influsso. La Commissione Episcopale per la C. suggerisce le linee generali dell’organizzazione, prepara i programmi e approva i manuali. Vige finora il programma del 1971, fatto in due versioni, e rivolto ai fanciulli e ai giovani. Le due versioni del programma permettono di optare per una di esse, ma nel medesimo tempo, specialmente per i catechisti che cambiano diocesi, creano non poche difficoltà. La sezione cat. della Curia vescovile è responsabile per lo stato e l’organizzazione della C. sul territorio della diocesi. Nelle grandi parrocchie, il controllo della C. e la formazione permanente dei catechisti sono affidati a un sacerdote direttore della C.; in quelle piccole questa funzione è affidata al parroco.

I catechisti provengono dal clero diocesano e religioso, dalle religiose e dai laici, e la loro distribuzione nelle singole diocesi è varia, ma in generale gli ecclesiastici sono più numerosi dei laici. Questi ultimi tendono alla definizione di un loro adeguato statuto, ma per ora sono in linea di massima dipendenti dal parroco del luogo. I catechisti ricevono la loro formazione cat. nei grandi seminari, in centri per la formazione di catechisti e nelle facoltà teologiche. La formazione a livello di specializzazione si ha nell’Università Cattolica di Lublino e nell’Accademia di Teologia Cattolica a Varsavia. Le confessioni non cattoliche hanno i propri centri di formazione dei catechisti.

La C. ha luogo nei locali parrocchiali; dove non c’è la chiesa, essa si svolge nelle case private. I fanciulli e i giovani vengono alla C. prima o dopo la scuola o in un altro tempo conveniente. Prevale la forma della C. sistematica (due ore alla settimana per i fanciulli e un’ora settimanale per i giovani). Inoltre, ci sono incontri cat. per gruppi minori (biblici, liturgici, caritativi), la C. per gli studenti universitari e quella familiare, il neocatecumenato, il movimento delle Oasi e quello dei pellegrinaggi. La partecipazione alla C. dei bambini di scuola materna, dei genitori, degli adolescenti, dei giovani, degli studenti e degli adulti è abbastanza grande, però è difficile fornire dati precisi. In media, più del 90% degli adolescenti viene alla catechesi, e il 60-80% dei giovani. Gli altri gruppi non sono ancora stati studiati sotto questo aspetto.

Bibliografia

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Mieczyslaw Majewski

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