PICCOLE COMUNITÀ

 

PICCOLE COMUNITÀ

Il rapido moltiplicarsi di “comunità ecclesiali di base” (→ comunità di base) nel periodo postconciliare, specialmente nei paesi del Terzo Mondo, ha sconvolto decisamente la pastorale tradizionale, dando luogo a un vivere cristiano di stile assai nuovo, con varie forme di ministero laicale, creando anche problemi di carattere ecclesiologico. Da una pastorale di conservazione, di tipo sacramentalistico individuale, si è passati a una pastorale di comunione (koinonia); dalla paura dell’obbligo costringente, si è arrivati alla gioia di vivere nell’amore di Gesù nella vita quotidiana e nei rapporti sociali.

Nelle Missioni queste comunità di base sono ben distinte da certi gruppi spontanei sorti qua e là in Occidente sotto il segno della contestazione della Chiesa-istituzione e spesso con atteggiamento filomarxista. Nelle Missioni queste comunità sono strutturate nella pastorale d’insieme, in quanto gruppi di tipo familiare, nei quali vige la collaborazione responsabile di tutti nel campo della vita ecclesiale e anche spesso in quello sociale della promozione umana comunitaria.

Anche la C. — per neofiti, bambini o adolescenti — è diventata un compito solidale della comunità di base, secondo le possibilità, disponibilità e capacità di ciascun membro, pienamente conscio della sua qualità di battezzato, senza nessun istituzionalismo se non quello di rispondere il meglio possibile ai programmi di formazione cristiana emanati dal vescovo.

Già Paolo VI aveva visto in tali piccole comunità un luogo privilegiato per l’evangelizzazione (EN 58). Il Documento di​​ Puebla​​ (marzo 1979) della Coni. Episc.​​ Latinoamericana​​ accennava a una nuova impostazione della C. nelle comunità ecclesiali di base: “Con questi gruppi, la Chiesa si mostra in pieno processo di rinnovamento della vita parrocchiale e diocesana, mediante una nuova C., non solo nella sua metodologia e nell’uso dei metodi moderni, ma anche nella presentazione dei contenuti che si orientano vigorosamente ad introdurre nella vita delle motivazioni evangeliche per una crescita in Cristo” (n. 100); e vedeva in loro dei “focolari di evangelizzazione” (n. 96). E Giovanni Paolo II: “È motivo di grande speranza il vedere moltiplicarsi nel mondo piccole comunità cristiane, dinamiche e aperte, le quali hanno compreso la propria responsabilità nell’annuncio del Vangelo” (Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale 1981:​​ AAS 1981, 555).

Bibliografia

P.​​ A. Kalilombe,​​ Construire des communautés chrétiennes,​​ in «Lumen​​ Vitae»​​ 32 (1977) 39-62; J. M. Kusiele Dabire,​​ Les communautés chrétiennes de base.​​ Nouveau visage de l’Église (Haute​​ Volta),​​ in “Mission de l’Église” (1980) 50, 28-36; F. A.​​ Pastor,​​ Evangelización​​ y​​ comunidades​​ de base,​​ nel​​ vol.​​ La​​ formazione del missionario oggi,​​ Brescia,​​ Paideia,​​ 1978, 187-202; A. Seumois,​​ Comunità ecclesiali di base e Missioni,​​ nel vol.​​ L’annuncio del Vangelo oggi.​​ Commento alla “Evangeli! nuntiandi”, Roma, Univ. Urbaniana, 1977, 343-363.

André Seumois

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