PERCEZIONE

 

PERCEZIONE

Rispetto alla​​ ​​ sensazione, con cui è intimamente connessa e da cui è difficilmente distinguibile dopo le prime settimane di vita, la p. da un punto di vista psicologico-evolutivo è una funzione psichica che, attraverso gli organi di senso interni ed esterni, permette all’organismo psicofisico di recepire ed elaborare impressioni ed informazioni circa oggetti, qualità ed eventi del mondo esterno. Non appartengono alla p. le rappresentazioni e le immagini mentali che non sono provocate direttamente da impressioni sensoriali.

1.​​ Precisazioni.​​ La p. è fondamentale nella teoria della conoscenza perché, per mezzo di essa, il soggetto entra in rapporto con l’ambiente e con la realtà. Essa è connotata da oggettività perché apprende il reale ma insieme da selettività o soggettività, in quanto il soggetto può filtrare e decodificare il mondo esterno solo in parte o in certi suoi aspetti a seconda delle condizioni e caratteristiche personali in cui avviene il processo di p. (di qui il detto della filosofia scolastica:​​ quidquid recipitur ad modum recipientis recipitur).​​ Quando la p. coglie gli stimoli non in modo isolato ma globale, in un contesto fondato sulla totalità dell’esperienza, viene detta appercezione. Il prodotto della p. è detto percetto o p. (visiva, uditiva, tattile, gustativa, olfattiva, cenestesica, ecc.). È anche da ricordare la p. subliminale, riferita al riconoscimento degli stimoli presentati al di sotto della soglia percettiva. L’individuo non ne è consapevole, ma l’esito della p. così indotta si rileverebbe attraverso modificazioni comportamentali (si vedano le applicazioni nel campo della propaganda, con il ricorso alla persuasione occulta). La valutazione di tali esiti richiede tuttavia rigore, onde evitare affrettate generalizzazioni.

2.​​ Sviluppo storico e teorie sulla p.​​ La p. è stata una delle funzioni psichiche più studiate dalla psicologia sperimentale, soprattutto ai suoi inizi. Sul piano teorico si pongono ancora oggi dei quesiti sul rapporto tra p. e altre funzioni psichiche, come le rappresentazioni cognitive, la​​ ​​ memoria, la risonanza emotiva, l’apprendimento, la motivazione, ecc. In particolare, la psicologia della​​ ​​ Gestalt ne ha fornito un quadro interpretativo ampiamente fondato, pervenendo al concetto di forme, intese come p. di elementi o parti, ma colte nella loro totalità. Di qui le leggi di globalità, struttura, costanza e pregnanza.​​ ​​ Lewin, con la teoria del campo percettivo, ha raccordato la p. con le dinamiche ambientali interagenti (psicologia topologica). Anche la p., come del resto le altre funzioni psichiche, è segnata storicamente dal tipo di approccio teorico che viene assunto, per cui ritroviamo posizioni divergenti e talora antitetiche a riguardo del modo di interpretarne la natura e il funzionamento (teorie genetiche e costruttivistiche,​​ ​​ cognitivismo, behaviorismo,​​ ​​ analisi transazionale, approccio sistemico, ecc.). Si ha l’impressione, a tutt’oggi, che le varie teorie escogitate in più di cent’anni di psicologia restino molto lontane da un approccio interpretativo adeguato e attendibile sul modo con cui avviene la conoscenza e, più in genere, sul porsi stesso del rapporto tra l’organismo psicofisico e l’ambiente.

3.​​ Alcuni aspetti della fenomenologia della p.​​ Sembrano particolarmente rilevanti alcuni aspetti del fenomeno della p., in ordine soprattutto ai risvolti pedagogici e sociali che vi sono connessi. A titolo esemplificativo accenniamo ai seguenti: a) la​​ p. sensoriale​​ propriamente detta, che coglie il reale attraverso il sensorio normale e​​ quella extrasensoriale​​ (ESP), che nella parapsicologia si rapporta con il mondo dell’occulto e anche delle esperienze di alterazione e amplificazione prodotte da sostanze allucinogene (droghe e affini); b) la​​ p. delle immagini,​​ a seguito dello sviluppo assunto dai mass media, con i mutamenti intervenuti nelle mappe cognitive delle nuove generazioni (si parla, ad es., di recupero dell’emisfero destro sul sinistro); c) la​​ distorsione percettiva,​​ indotta dai condizionamenti socio-culturali, in ordine a stereotipi razziali o a pregiudizi; d) l’importanza di una corretta p. di sé (autopercezione),​​ come base dell’equilibrio psichico e della sicurezza psicologica in ordine alla prospettiva temporale e alla progettualità.

4.​​ Rilevanza pedagogica di una corretta formazione del processo percettivo.​​ Sotto il profilo pedagogico sembrano opportune alcune attenzioni e strategie per una corretta formazione dell’attività percettiva: a) si pone anzitutto il problema della​​ riabilitazione percettiva​​ in tutte le forme di handicap in cui la p. viene compromessa (ricorso alle funzioni vicarie, stimolazione e recupero funzionale, ecc.); b) centrale è poi l’esigenza della​​ formazione all’oggettività​​ nella p. della realtà e l’accesso allo spirito critico per contrastare i condizionamenti percettivi e socio-culturali, soprattutto quelli veicolati da una troppo diffusa sottocultura massmediale; c) la​​ formazione del concetto di sé​​ attraverso una corretta autopercezione che integri, nell’immagine di sé, aspetti positivi e desiderabili con quelli negativi e problematici; d) il​​ contrasto alle distorsioni percettive​​ (psicopatologia della p.), ravvisabili nelle varie forme di paranoia, di pregiudizio e, più in genere, degli stereotipi (sessuali, razziali, sociali, culturali, religiosi, ecc.).

Bibliografia

Cesa- Bianchi M. - R. Masini - F. Perussia, «Dalla psicologia della p. alla psicologia ambientale: alcune recenti tendenze», in P. Di Blasio - L. Venini (Edd.),​​ Competenze cognitive e sociali: Processi di interazione e modelli di sviluppo, Milano, Vita e Pensiero, 1992, 17-31; Cicogna P. C. (Ed.),​​ Psicologia generale,​​ Roma, Carocci, 1999 (capitolo sulla p. di Massironi); Wilson J. - P. Rookes,​​ La p., Bologna, Il Mulino, 2002; Delle Fave A. et al.,​​ Psicologia Generale,​​ Bologna, Monduzzi, 2005.

S. De Pieri

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