PEDOFILIA

 

PEDOFILIA

Il​​ Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali​​ (IV-TR) colloca la p. tra le parafilie, in passato denominate perversioni. La p. consiste in un’attrazione sessuale incontrollabile da parte di soggetti adulti, uomini o donne esterni alla cerchia familiare, nei confronti di bambini dell’uno e dell’altro sesso, i quali, proprio perché tali sono costretti a vivere una relazione asimmetrica dominante-dominato, dove essi non sono affatto in grado di dare un consenso responsabile al contatto sessuale in cui vengono coinvolti.

1. Relativamente all’abuso sessuale sui minori, è opportuno distinguere tra​​ incesto​​ e​​ p. Anche se tra i due fenomeni ci sono delle analogie (entrambi annullano la differenza tra le generazioni), i contesti sono diversi. In particolare, essi rimandano a due differenti tipi di relazioni. Subire un abuso sessuale da un proprio familiare, soprattutto se genitore da cui il bambino dipende in maniera totale e da cui si aspetta protezione e conferma di sé, è ben più grave rispetto all’abuso perpetrato da un non familiare o addirittura da un estraneo. Il termine p. è quanto mai improprio e ambiguo per indicare l’abuso sessuale sui minori, poiché, derivando etimologicamente da​​ paidòs​​ (fanciullo) e​​ filia​​ (amore), esso significa​​ amore per il bambino.​​ Ciò che non è. Sarebbe quindi più opportuno sostituirlo con l’espressione​​ abuso sessuale extrafamiliare all’infanzia.​​ Va inoltre sottolineato che la p. è un fenomeno quanto mai complesso e variegato che rimanda, a seconda dei casi, a condotte di soggetti con strutture di personalità differenti: nevrotica, psicotica o perversa. È dunque più corretto parlare di pedofilie e non di p. Tale distinzione si rivela particolarmente utile in sede d’intervento psicoterapeutico, sia sul versante dell’abusato che dell’abusante.

2. La p. non va confusa con l’​​ ​​ omosessualità e non riguarda solo soggetti di sesso maschile. Il pedofilo può essere maschio o femmina, eterosessuale o omosessuale o bisessuale. Inoltre, non risulta correlato a particolari parametri socio-culturali, economici o geografici. Può appartenere a qualsiasi classe sociale e a qualsiasi livello di istruzione. È quasi sempre un soggetto insospettabile, con una buona capacità di adattamento alle regole sociali. È un immaturo, rimasto fissato a schemi relazionali di tipo pre-edipico. Da ciò il suo modo confuso di vivere la dimensione affettivo-sessuale che finisce per disorientare gravemente il minore. È un egocentrico, sostanzialmente ripiegato su se stesso e quindi privo di capacità empatica, per cui non si rende pienamente conto dei danni inferti all’abusato. Tende anzi a negarli o comunque a minimizzarli. Ciò spiega la resistenza del pedofilo ad accettare un trattamento psicoterapeutico. Ignora i bisogni e le esigenze affettive del bambino. Attraverso il meccanismo della proiezione, nel rivolgersi a lui, non mira altro che a soddisfare la sua fame di amore e di potenza. Esistono diversi tipi di pedofili: i​​ regrediti, i​​ fissati, i​​ latenti, gli​​ occasionali, coloro che denunciano una​​ prevalente componente erotica​​ (la cosiddetta «p. dolce») e coloro che denotano una​​ prevalente componente sadica.​​ Attualmente, stanno prendendo piede nuove modalità di condotte pedofile quali, ad es., la​​ pedopornografia,​​ cyberpedofilia​​ e il​​ turismo sessuale, il​​ satanismo.

3. Abitualmente, se si escludono i casi di costrizione violenta ed improvvisa, i bambini più a rischio di abuso sessuale da parte del pedofilo sono quelli che denunciano un grande bisogno di affetto, dal momento che in famiglia non lo hanno trovato o non lo trovano. Sono spesso bambini soli, rifiutati, abbandonati a se stessi e maltrattati e quindi psichicamente molto fragili, con scarsa autostima e fiducia in se stessi. La gravità delle ripercussioni sull’equilibrio psichico del bambino che subisce un atto pedofilo dipende: dall’età della vittima, dalle sue risorse psichiche e da quelle del suo ambiente familiare, dalla modalità, dalla frequenza e dalla durata dell’abuso, dal legame di dipendenza fisica e affettiva, più o meno forte, della vittima con l’abusante, dalla struttura di personalità del pedofilo, dal prestigio o meno che il pedofilo gode nella vita dell’abusato, dal tipo di reazione (solidale o accusatoria) che i genitori e l’ambiente socio-educativo assumono allorché l’abuso viene rivelato o scoperto, dall’attivazione tempestiva o meno di un intervento psicoterapeutico.

Bibliografia

Oliverio Ferraris A. - B. Graziosi,​​ P. Per saperne di più, Bari, Laterza, 2001;​​ Schinaia C.,​​ P. pedofilie. La psicoanalisi e il mondo del pedofilo, Torino, Bollati Boringhieri, 2001;​​ Picozzi M. - M. Maggi (Edd.),​​ P. Non chiamatelo amore, Milano, Guerini e Associati, 2003; Castellazzi V. L.,​​ L’abuso sessuale all’infanzia, Roma, LAS, 2007.

V. L. Castellazzi

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