PECCATO ORIGINALE

 

PECCATO ORIGINALE

Durante il Concilio Vaticano II e immediatamente dopo ebbero luogo vivaci discussioni sul PO, dovute da una parte a​​ motivi biblico-teologici​​ (progressi dell’esegesi biblica, insufficienza delle elaborazioni teologiche in questo campo) e suggerite dall’altra da​​ ragioni pastorali​​ (progressi delle scienze naturali nello studio dell’origine dell’uomo, che causano difficoltà a numerosi fedeli; insoddisfazione per certe interpretazioni teologiche che finiscono per presentare una immagine di Dio ingiusta e inaccettabile, ecc.). Nel luglio 1966 ebbe luogo a Roma un simposio di teologi interamente dedicato a questo tema. Il papa Paolo VI li esortò a dare “una definizione e una presentazione del PO ... più moderna, cioè più soddisfacente le esigenze della fede e della ragione, quali sono sentite e manifestate dagli uomini della nostra epoca” (cf AAS 58 [1966] 652). Da quell’anno sono apparsi numerosi studi teologici sui vari aspetti del problema (dati biblici e patristici; esegesi biblica; dati, storia ed esegesi del magistero; relazioni con il peccato del mondo e il peccato attuale; il PO in noi; la prospettiva personalistica, ecc.; cf un buon Dizionario Teologico​​ o​​ G. Gozzelino, in bibliografia). Tratteremo qui prevalentemente l’aspetto cat. del problema; storia, criteri, attuazione concreta della C. del PO.

1.​​ Storia.​​ Il →​​ Catechismo Romano​​ (1565) parla della “ruina” (rovina, caduta) da quel “felicissimo stato in cui Dio collocò i primi uomini”, nel secondo articolo del Credo (“Credo ... in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore”), per mettere in luce la grandezza del beneficio realizzato in Cristo salvatore. Si dice quindi che “essendosi Adamo allontanato dall’obbedienza a Dio ed avendo violato la divina proibizione ... cadde in quella somma sventura di perdere la santità e la giustizia in cui era stato costituito, e subì gli altri mali che il Concilio di Trento ha più a lungo descritto”. Il parroco poi “dovrà ricordare che il peccato e la pena di esso non si sono limitati al solo Adamo, ma sono passati a tutta la sua posterità» (parte I, cap. III, n. 2). Parlando poi del battesimo (parte II, cap. II, n. 5) si dice che “per natura nasciamo da Adamo come figli dell’ira, ma per il Battesimo rinasciamo in Cristo come figli della misericordia”. Tuttavia “rimangono in noi le debolezze del corpo, le malattie, la sofferenza, la concupiscenza” (ibid.,​​ n. 48).

In modo analogo trattano il tema il​​ Catechismo maggiore​​ del → Canisio (1555), più ampio però su questo punto nell’edizione postconciliare (1566), e dell’ → Astete (1597). Questi catechismi furono diffusi fino al sec. XIX. Per prendere un solo esempio degli inizi del sec. XX, il →​​ Catechismo della Dottrina Cristiana​​ di san Pio X (1912) dà alla trattazione della dottrina del PO un certo spazio. Ne tratta parlando della creazione del mondo (caduta dell’uomo: dom. 70-75), della remissione dei peccati (dom. 138-139) e del battesimo (dom. 295). In sostanza, questo catechismo sostiene che il PO “consiste nella privazione della grazia originale, che secondo la disposizione di Dio dovremmo avere ma non abbiamo, perché il capo dell’umanità con la sua disubbidienza ne privò sé e noi tutti, suoi discendenti”; esso è “volontario per noi solo perché volontariamente lo commise Adamo quale capo dell’umanità; e perciò Dio non premia col paradiso, ma neppure castiga con tormenti chi abbia solo il PO”; a causa del PO, “l’uomo doveva rimanere escluso per sempre dal paradiso se Dio, per salvarlo, non avesse promesso e mandato dal cielo il proprio Figliuolo, cioè Gesù Cristo”; “da Adamo ogni uomo (lo) contrae per naturai discendenza”; ne fu preservata “solo Maria santissima”; si cancella “col santo Battesimo”.

2.​​ Criteri per la C.​​ La C. non si avventura nell’ipotetico e nell’opinabile (eccetto forse in alcune forme di C. agli adulti), ma segue dottrine sicure, sotto la guida del magistero. Tuttavia ha un duplice dovere pastorale verso i catechizzati:

a) Rispettare l’importanza relativa dei dati della rivelazione, non mettendo in risalto ciò che è secondario e lasciando in seconda linea ciò che è essenziale. La dottrina del PO può essere riassunta in tre affermazioni: 1) Tutti gli uomini sono destinati alla salvezza e alla vita in Cristo. Per giungervi, debbono rinascere in lui. Senza Cristo, infatti, non hanno accesso al Padre, sono schiavi del peccato e destinati alla morte, senza speranza di risurrezione gloriosa. 2) L’infelicità della condizione umana è entrata nel mondo, creato buono da Dio, a causa del peccato. 3) Il peccato che ha dato origine a tutti questi mali è la ribellione dei primi uomini, all’inizio della storia.

La prima affermazione ha un valore essenziale per la nostra vita cristiana. La seconda è assai importante per il nostro atteggiamento religioso. La terza è una spiegazione storica delle due prime. Le prime due affermazioni sono naturalmente più importanti che la terza (e dovrebbero essere più accentuate nella C.). Questo non dice, di per sé, che anche la terza non sia stata rivelata e non abbia la sua importanza. Ci sono però oggi molti teologi ed esegeti che negano o almeno dubitano che tutti gli elementi in essa inclusi (per es.: unicità della colpa originale, Adamo progenitore fisico di tutta la razza umana) facciano parte del vero contenuto della rivelazione.

b) Tener conto delle difficoltà dei catechizzandi, come, per es.: Perché soffriamo per colpa di altri? Come potevano i primi uomini, in condizioni primitive, essere così coscienti e responsabili da commettere una colpa di tale portata? Conviene ancora usare l’espressione “PO”, ignota prima del IV-V secolo, date le ambiguità ad essa connesse (è peccato solo per analogia; è più importante il “PO in noi” che il PO delle origini o PO originante)? Non bisogna imporre ai fedeli l’ossequio a dottrine che ripugnano alla loro visione del mondo e dell’uomo se non si è certi che facciano veramente parte del deposito rivelato; e anche in questo caso, cercare che non sia il nostro modo di presentarle (unilaterale, inadeguato, incompleto) a renderle ripugnanti e inaccettabili. Per quanto riguarda​​ Gn​​ 2-3, ad esempio, il p. Flick fa notare che in questo racconto “dato il genere letterario “sapienziale” usato dall’autore sacro (che ha una qualche somiglianza con quello delle parabole), è assai difficile andare oltre l’affermazione che il dilagare del male, specialmente morale, nel mondo, ha origine da una resistenza peccaminosa alla volontà divina, commessa all’inizio della storia”. Sono quasi le stesse parole della GS 13. Una maggior precisazione ci viene da san Paolo (soprattutto in​​ Rm​​ 5) e dalla sua contrapposizione Adamo-Cristo, in cui però Cristo è certo l’oggetto principale e l’insegnamento su Adamo è secondario.

3.​​ Attuazione concreta della C. sul PO.​​ Nell’attuazione concreta della C., occorre tener conto anche dell’età e delle capacità di comprensione dei catechizzandi. È opportuno, per es., presentare il racconto biblico della caduta originale nella prima infanzia, quando non vi sono le capacità di afferrare il significato del genere letterario usato, col rischio di trasmettere qualcosa che venga equiparato a una favola, o ritenuto il punto essenziale, che più tardi verrà respinto? Il​​ Fonds​​ obligatoire​​ francese del 1967 (per fanciulli di 9-11 anni; → Francia) suggerisce di non farlo, e di parlare del PO in primo luogo, indirettamente, trattando della “relazione di alleanza” tra l’uomo e Dio (pp. 97-98) e poi, più direttamente, sottolineando il “valore universale della morte di Gesù” (pp. 123-124). Il fanciullo scopre il peccato in sé e attorno a sé, lo scopre nel NT e nell’AT; così si arriva a dire che “fin dall’origine dell’umanità, fin dal primo uomo, il peccato è presente nel mondo”, e che se noi siamo stati solidali nell’atteggiamento di rifiuto dell’appello di Dio, ora lo siamo nell’accettare Cristo e la sua vittoria sul peccato e sulla morte. Se Cristo è morto per tutti, vuol dire che tutti ne avevano bisogno, tutti erano peccatori. Il Catechismo italiano dei fanciulli, nel 3° vol.​​ Sarete miei testimoni​​ (1976: per i 10-11 anni), presenta il terzo​​ cap.​​ della​​ Gn,​​ ma con l’accortezza di metterlo sulla sinistra della pagina, quasi per dire: “La Bibbia racconta così”, affiancato da un testo parallelo interpretativo, come se si dicesse: “per insegnarci che”. Non altrettanto significativa è, in questi testi, la presentazione del “PO in noi”.

Quando poi si viene alla C. dei giovani e degli adulti, non sembra possibile che questa significatività si possa ottenere senza inquadrare il PO in tutto il problema più vasto dell’offerta dell’alleanza da parte di Dio Padre in Cristo (fatto primario) e del suo rifiuto da parte dell’uomo, che include il PO, il “peccato del mondo” e il —* peccato attuale. Occorre ricordare che il “PO originato (il PO in noi) consiste in uno stato (non puramente sociologico, ossia condizionato dall’esterno, ma anche ontologico, e cioè determinato dall’interno) di rottura con Dio che contrassegna i singoli e le comunità. Esso è la condizione di peccato in cui concretamente si trova l’umanità (= peccato del mondo come stato), causata dai peccati degli uomini, dai primi ai contemporanei (= peccato del mondo come atto), in quanto coinvolge nel male tutto e tutti, fin dal loro primo apparire” (G. Gozzelino). Più precisamente, il PO consisterebbe nell’incapacità, in cui ogni uomo nasce, di stabilire un rapporto retto e ordinato con Dio e con gli altri uomini e quindi l’incapacità di raggiungere il suo ultimo fine nella costruzione del Corpo di Cristo. È una incapacità di sottrarsi alla schiavitù del peccato che domina nel mondo. Il battesimo sottrae a questa incapacità. È la radice e l’inizio della salvezza. Espone all’influsso di Cristo e della sua Chiesa (attraverso tutte le “funzioni di salvezza” affidatele da Cristo: la parola, la liturgia, la comunità, il servizio), ristabilisce il dialogo, permettendo — anche in un mondo segnato dal male — di riconoscere Dio come salvatore, come bene supremo, come amore capace di ridestarci all’amore superando la soggezione all’egoismo e alla chiusura in se stessi che porta alla morte.

Un tentativo impegnato fu quello fatto dal​​ Nuovo → Catechismo Olandese​​ (1966) nel capitolo “La potenza del peccato” (pp.​​ 311324​​ dell’ediz. ital.). In esso si mette bene in rilievo il ruolo del “peccato del mondo”. Questo, in un certo senso, fa da legame tra il PO originante e i peccati attuali, creando un quadro coerente, realistico e significativo. Si osservò che il​​ Catechismo olandese​​ dava troppo poca importanza, nell’insieme, al PO originante; ma è anche vero che una certa teologia e C. erano inclini a dargli un rilievo esagerato, isolato, fino a diventare assurdo e incomprensibile. A questo capitolo, il​​ Catechismo olandese​​ ne fa seguire un altro su “La redenzione”, e cioè sulla potenza ancora più grande della grazia e dell’amore di Dio. Si deve infatti “interpretare il PO non come qualcosa di isolato, ma in connessione con la predestinazione storica dell’uomo in Gesù e con la realtà della sua grazia redentiva preveniente: Adamo va visto alla luce di Cristo, e non Cristo, come accade nella presentazione che mette il peccato al centro, alla luce di Adamo e dipendentemente da lui. E la potenza del peccato va subordinata allo strapotere della Grazia” (G. Gozzelino).

Bibliografia

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Ubaldo Gianetto

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