OSSERVAZIONE

 

OSSERVAZIONE

L’o. è una rilevazione di informazioni intenzionale e rigorosa. In senso tecnico​​ osservare​​ è distinto da​​ vedere​​ (percepire con gli occhi) e da​​ guardare​​ (che aggiunge intenzionalità), e implica un guardare selettivo, secondo ipotesi, finalizzato a rilevare informazioni in modo valido e costante. L’o. comporta un osservatore adeguatamente formato, un contesto scelto con attenzione, un oggetto da osservare ben delimitato, strumenti idonei e coerenti, un modo di raccogliere, codificare e analizzare i dati rilevati per trarne conclusioni.

1. La​​ classificazione​​ delle forme di o. può essere operata adottando diversi criteri. A seconda del grado di​​ partecipazione​​ dell’osservatore, ad es., si distinguono: l’o. documentaria (fondata su notizie d’archivio, registrazioni audio, video, diari…); l’o. indipendente (con il ricercatore nel contesto da osservare, però adeguatamente distanziato dallo stesso) e partecipante (con il coinvolgimento diretto dell’osservatore nel contesto). A seconda del grado di​​ controllo​​ esercitato dal ricercatore sull’ambiente​​ si possono distinguere: l’o. naturalistica (con la quale si rilevano i comportamenti del soggetto nel suo ambiente naturale), l’o. in condizioni controllate (in cui si impone un certo grado di vigilanza sulla situazione da osservare) e l’o. in ambiente artificiale. Tenendo conto del diverso grado di​​ strutturazione​​ preliminare degli​​ strumenti​​ si possono distinguere: le tecniche di o. sistematica (con risultati numerici) e quelle di descrizione narrativa (che richiedono la stesura di resoconti). Tra gli strumenti di o. sistematica si possono distinguere:​​ check-list, sistemi di segni, sistemi di categorie, sistemi di codifica interattiva e​​ ​​ scale di valutazione. Tra le tecniche narrative si possono annoverare: diari, registrazioni anedottiche, annotazioni autobiografiche. Gli strumenti di o. possono essere distinti inoltre in base al fatto che prevedano una rilevazione diretta dei comportamenti (es.​​ check-list) o mediata attraverso l’autodescrizione del soggetto (es. questionario, scale).

2. Circa a metà del sec. XIX si è sviluppato nella​​ ​​ pedagogia un filone di studi che recepiva lo statuto delle scienze naturali. Si è cercato dunque di teorizzare anche un tipo d’o. che consentisse rilevazioni oggettive dei fatti, che fondasse spiegazioni generalizzabili. Secondo questo approccio l’osservatore doveva evitare di modificare la situazione, non farsi influenzare emotivamente, perché le rilevazioni non fossero distorte. Per raggiungere tale scopo doveva usare mezzi idonei, ovvero strumenti di rilevazione strutturati. Dal 1960-70 hanno cominciato ad emergere riserve verso questo tipo d’o. e si è andato affermando un altro paradigma epistemologico. Si è optato per l’o. partecipante d’una esperienza che viene colta in modo olistico. Questo tipo di o. mira alla comprensione o interpretazione della situazione, a descrivere e caratterizzare casi più che alle generalizzazioni. Adotta tecniche d’analisi qualitativa. L’osservatore vive nella situazione che osserva (questo gli dà modo di capirla dall’interno), non assume una posizione distaccata, ma al contrario cerca di servirsi dell’empatia per comprendere più a fondo. L’osservatore si propone così di scoprire il significato di quel fenomeno vivente che è la situazione pedagogica considerandola nella sua globalità, per non devitalizzarla. I procedimenti e gli strumenti di o. che si possono usare nella ricerca qualitativa sono svariati: dal metodo clinico piagetiano, alla​​ ​​ riflessione parlata di​​ ​​ Claparède e​​ ​​ Buyse, all’intervista non direttiva, al​​ focus group, alle varie forme di o. del​​ ​​ problem solving.

Bibliografia

Zambelli F.,​​ L’o. e l’analisi del comportamento,​​ Bologna, Patron, 1983; Perricone G. (Ed.),​​ Agire l’o.: modelli e percorsi, Milano, McGraw-Hill, 2003; Simpson M. - J. Tuson,​​ Using​​ observations in small-scale research: a beginner’s guide, Glasgow, SCRE, 2003; Baumgartner E.,​​ L’o. del comportamento infantile, Roma, Carocci, 2004.

C. Coggi

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