ORIENTAMENTO

 

ORIENTAMENTO

L’o. è un processo educativo unitario in cui vengono distinti alcuni aspetti ed accentuati alcuni obiettivi dando in tal modo origine alle seguenti specificazioni: o. vocazionale, scolastico, personale e professionale. Nel senso generale, che sta alla base di queste specificazioni, l’o. consiste nell’aiuto che l’educatore offre al soggetto perché egli possa elaborare un progetto di vita e realizzarlo durante le singole fasi dello sviluppo.

1. Tipi.​​ Con l’o.​​ vocazionale​​ il soggetto è aiutato a scoprire la sua chiamata ad una vita impostata sui valori sociali e religiosi a servizio degli altri. L’o.​​ scolastico​​ consiste nel costante aiuto dato all’alunno perché egli possa avere successo negli studi e perché possa operare progressivamente le scelte scolastiche consone al suo modo di essere. L’o.​​ personale​​ consiste nell’aiuto al soggetto perché affronti in modo adeguato la vita e prenda le sue decisioni in modo costruttivo, assumendo responsabilmente le conseguenze delle sue scelte. Infine l’o.​​ professionale​​ consiste nell’aiuto offerto al soggetto perché sviluppi alcune sue caratteristiche in vista di una futura occupazione, formi le sue preferenze in rapporto a tale occupazione per realizzare poi, esercitando la relativa attività lavorativa, determinati​​ ​​ valori. Questi aspetti dell’o. sono basati sull’aiuto dato al soggetto ad autodefinirsi, a formare in tal modo la sua identità personale e sociale e ad autorealizzarsi (Macario et al., 1989). L’esito di questo processo formativo è rappresentato dalla collocazione del soggetto nella vita attiva svolta con soddisfazione e dal raggiungimento di un determinato stato sociale.

2.​​ Discipline fondanti.​​ L’o. trae contenuti e metodi da numerose discipline: la​​ ​​ filosofia dell’educazione offre l’informazione sul significato del destino umano e in modo specifico sul significato della attività lavorativa; la​​ ​​ metodologia pedagogica offre delle norme sul come deve avvenire la formazione intellettiva, sociale, etica e professionale del soggetto; la​​ ​​ sociologia della gioventù dà delle importanti informazioni sulle aspirazioni, atteggiamenti, tendenze dei giovani e in modo particolare sul significato che il lavoro assume nei loro progetti esistenziali. Segue poi il contributo delle singole psicologie: la​​ ​​ psicologia dello sviluppo, con la descrizione delle fasi evolutive, offre dei criteri di valutazione dei processi maturativi e dei condizionamenti che gli specifici sviluppi subiscono, come quello affettivo, sociale, intellettivo ed etico; su tali sviluppi si innesterà quello professionale; la​​ ​​ psicologia differenziale informa sulle caratteristiche individuali nel loro aspetto attitudinale, emozionale, motivazionale e sulla caratterizzazione dei gruppi professionali; la​​ ​​ psicologia del lavoro, in una prospettiva piuttosto remota, media informazioni sull’adattamento al lavoro e sulle possibili fonti di soddisfazione; la​​ ​​ psicologia clinica infine offre informazioni sulle eventuali tendenze devianti del soggetto e quindi controindicazioni all’esercizio di una specifica attività lavorativa. In sintesi, nelle discipline citate possono essere distinti i contributi che si riferiscono ai fini, alle conoscenze della società e del soggetto. Da esse vengono tratti dei​​ ​​ costrutti e adottati dei metodi in base ai quali vengono elaborati dei progetti di o.

3.​​ Metodi e approcci.​​ Il passaggio del soggetto dalla scuola al lavoro viene mediato con vari metodi. Il primo è rappresentato dalla diagnosi con la quale vengono esaminate varie componenti del soggetto. A tale scopo sono adatte scale di valutazione destinate all’insegnante, questionari per rilevare le più svariate dimensioni della personalità ed alcuni test dai quali emerge l’individualità del soggetto nei suoi lati forti e deboli e le sue capacità. Un secondo metodo è rappresentato dalla valutazione dell’apprendimento delle singole materie condotto dall’insegnante; il successo scolastico ne costituisce il migliore predittore. Il terzo metodo è rappresentato dal​​ ​​ colloquio nella sua duplice funzione: completare le informazioni mancanti e operare una sintesi di tutti i dati in un quadro organico e consistente in stretto rapporto con il progetto di vita e con quello professionale del soggetto. Tale sintesi è un presupposto per una valida decisione professionale. In tale contesto si possono individuare tre approcci all’o.: scelta professionale, sviluppo professionale e processo decisionale. Nel primo l’orientatore aiuta il soggetto a operare una valida scelta, che consiste nell’accordo della struttura della personalità con i requisiti specifici dell’occupazione. Il secondo è articolato in base alle fasi della vita umana; e pertanto lo sviluppo professionale viene visto come una parte della crescita. Gli stadi evolutivi sono caratterizzati da competenze acquisite che impongono decisioni da prendere e che rappresentano nello stesso tempo indici di maturità. Nel terzo approccio il soggetto raccoglie informazioni sulle varie attività lavorative, seleziona alternative adatte valutandone vantaggi e svantaggi, opera la prima scelta e la verifica con un’ulteriore riflessione ed infine la valuta. La finalità di questo approccio consiste soprattutto nell’acquisizione della capacità decisionale. Il processo viene articolato in alcuni stili decisionali, come quello razionale, intuitivo ed emozionale. Nel primo predominano i fattori logici e vengono esaminati i pro e contro della scelta; il secondo tiene conto dei vantaggi e degli svantaggi in modo globale; il terzo infine è basato sui motivi affettivi. Lo stile razionale sembra più adatto degli altri due in quanto risulta correlato con l’età dei soggetti; si nota infatti un progressivo spostamento in rapporto all’età dei soggetti dallo stile intuitivo ed emozionale allo stile razionale.

4.​​ Teorie.​​ Sull’o. professionale sono state elaborate varie teorie tra le quali le più note sono quella di A. Roe, di J. L. Holland e di D. E. Super. La Roe sostiene che lo sviluppo professionale sia guidato dallo stile educativo dei genitori. L’autrice distingue vari stili educativi che soddisfano i bisogni dei figli in modo differente e che quindi li formano o li deformano. In base ai bisogni formati il figlio opta per una specifica area professionale; per es., il figlio amato dai genitori, acquisendo le competenze di una valida interazione con le persone si orienterebbe verso le professioni che richiedono il contatto sociale; al contrario, il figlio rifiutato dai genitori si orienterebbe invece verso il settore tecnico. La teoria offre delle utili indicazioni per capire la struttura dei bisogni del soggetto e il modo in cui tende a soddisfarli nell’attività lavorativa. Holland fonda la sua teoria sui tipi professionali; sostiene che vi sono fondamentalmente sei tipi professionali e sei identiche aree. Il tipo è attratto dalla rispettiva area e se entrerà in essa sarà soddisfatto, renderà bene nel lavoro e sarà perseverante. Le stesse conseguenze sono previste in rapporto agli indirizzi scolastici e alle facoltà universitarie. La teoria offre, quindi, delle valide predizioni sull’esito dell’interazione del soggetto con il suo ambiente scolastico e lavorativo. Super basa la sua teoria sulle fasi evolutive e successivamente sulle fasi della vita umana dalla preparazione all’abbandono dell’attività lavorativa. Lo sviluppo viene visto come potenziamento del concetto di sé ed è articolato nell’arco evolutivo principalmente in tre costrutti:​​ ​​ interessi,​​ ​​ abilità e​​ ​​ valori. Nell’infanzia le prime preferenze professionali sono basate sul sentimento di piacevolezza, nell’adolescenza vengono prese in considerazione le abilità mentre in giovane età emergono i valori. Il​​ ​​ concetto di sé positivo è un valido presupposto alla continuità dello sviluppo; se potenziato inoltre esso equivale ad una buona maturazione professionale. Viceversa, un concetto di sé negativo limiterà l’esplorazione professionale alle aree professionali meno impegnative; se poi è anche indifferenziato non permetterà al soggetto di confrontarsi con aree professionali specifiche, renderà difficile la sua scelta e se sarà effettuata essa risulterà instabile. Le tre teorie si completano: la prima pone l’accento sull’origine del progetto professionale, la seconda sulla sua consolidazione per mezzo dell’interazione sociale e la terza sulla realizzazione e la conduzione dell’intero processo professionale.

5.​​ Fattori ed effetti.​​ L’o. si realizza in una determinata cultura intesa come un sistema di credenze, costumi, valori e istituzioni che rappresentano il significato dell’esistenza umana e in modo specifico il significato del lavoro. Tra le istituzioni, la prima è la famiglia che entra nel processo dell’o. con il suo livello socioculturale e con i suoi valori ed atteggiamenti. Insieme con le aspirazioni sul futuro del figlio i genitori facilitano oppure involontariamente ostacolano il suo sviluppo professionale. La seconda istituzione formativa è la scuola con i suoi primi modelli professionali per l’alunno, le differenti discipline scolastiche e con la valutazione dell’apprendimento. Infine, la terza consiste nei centri di o. che guidano l’intero processo in vista di un valido inserimento del soggetto nella società. Al giorno d’oggi il processo dell’o. può essere gestito efficacemente con il computer, usufruendo di banche dati o di informazioni di rete.

Bibliografia

Viglietti M.,​​ O.: una modalità educativa permanente,​​ Torino, SEI, 1988; Macario L. et al.,​​ Orientare educando,​​ Roma, LAS, 1989;​​ Walsh W. B. - S. H. Osipow (Edd.),​​ Career counseling: contemporary topics in vocational psychology,​​ Hillsdale, Erlbaum, 1990;​​ Macario L. - S. Sarti,​​ Crescita e o.,​​ Roma, LAS, 1992; Guichard J. - M. Huteau,​​ Psicologia dell’o. professionale,​​ Milano, Cortina, 2003; Cospes,​​ Orientare alle scelte: Percorsi evolutivi,​​ strategie e strumenti operativi, Roma, LAS, 2005; Guindon M. H. - L. J. Richmond,​​ Practice and research in career counseling and development-2004, in «The Career​​ Development Quarterly» 54 (2005) 90-137; Greenhaus J. H., «Career dynamics», in I. B.​​ Weiner (Ed.),​​ Handbook of psychology, vol. 12, New Jersey, Wiley, 2003, 519-540; Harrington T. E. - T. A. Harrigan,​​ Practice and research in career counseling and development-2005, in «The Career Development Quarterly» 55 (2006) 98-167.

K. Poláček

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