OPZIONE FONDAMENTALE

 

OPZIONE FONDAMENTALE

1.​​ Con questa espressione si intende in teologia morale quella decisione di base che nasce dal nucleo più profondo della libertà (libertà fondamentale) e che costituisce, in quanto sorgente di tutte le altre decisioni morali particolari, la vera fisionomia morale della persona. Come espressione del primato dell’intenzione nella vita morale, il discorso sull’OF è un elemento specifico della riflessione morale cristiana, legato all’enfasi posta dal Vangelo sull’interiorità: Dio non vuole dall’uomo un’obbedienza materiale o puramente esteriore ma un’obbedienza filiale ispirata dall’amore; in una parola, vuole il cuore stesso dell’uomo: la sua libertà.

In quanto presa di posizione di tutta la persona nei confronti di Dio, essa si identifica per il credente con la fede e la carità, nucleo portante di tutta la tensione etica cristiana. Le scelte particolari della vita quotidiana sgorgano dalla fede come i frutti buoni che garantiscono la bontà dell’albero. Questo primato dell’intenzione di fede nella vita morale cristiana ha trovato nella tradizione espressioni diverse ma convergenti: dalla dottrina agostiniana dell’amore dominante (“amor Dei usque ad contemptum sui”) a quella tomista del fine ultimo.

2.​​ La prevalente destinazione dei manuali di teologia morale alla formazione dei confessori ha portato negli ultimi secoli a una certa marginalizzazione della dottrina del fine ultimo in teologia morale; essa veniva relegata piuttosto al campo della parenetica e della dottrina spirituale e non svolgeva nessun ruolo effettivo nella morale. Di qui una certa atomizzazione e cosificazione del fatto morale, da cui non andò esente neppure la C., che dalla teologia dipendeva per i contenuti del messaggio morale; tanto più che, tralasciando l’impostazione tomista dell’organismo delle virtù, essa prediligeva lo schema biblico, indubbiamente più semplice e popolare, dei comandamenti.

3.​​ Una maggiore attenzione allo specifico evangelico della morale cristiana e ai dati delle scienze dell’uomo (in questo caso ai dati della psicologia della decisione umana) ha riportato in primo piano in teologia morale il ruolo della decisione fondamentale come sorgente e senso ultimo di tutta la vita morale. Il discorso sull’OF è diventato così qualcosa di pacificamente acquisito nella riflessione teologica. Ma è naturalmente difficile dire fino a che punto esso è rifluito dalla teologia nella C. D’altra parte non è augurabile che questo tipo di riflessione entri nella C. nella sua forma riflessa e con il linguaggio tecnico della teologia.

Piuttosto essa dovrebbe entrarvi sotto la forma di una maggiore preoccupazione di distinguere meglio, nella presentazione della morale, il genericamente umano (la morale naturale) dallo specificamente cristiano (costituito appunto primariamente dall’intenzionalità di fede vista come motivazione e senso ultimo di tutto l’impegno morale cristiano). Si tratterà inoltre di ricuperare l’unità vitale dell’esperienza morale, superando la frammentazione che l’ha caratterizzata nella esposizione cat. degli ultimi secoli. Tale unità si realizza appunto nella decisione di fondo per Cristo; ed essa è indubbiamente presente con peso crescente nella C. più recente, soprattutto nella C. dell’iniziazione alla vita cristiana, presentata appunto come “progetto di vita” ispirato a Cristo.

Bibliografia

G. Del Lago,​​ Dinamismi della personalità e grazia,​​ Leumann-Torino, LDC, 1970; S. Dianich,​​ Opzione fondamentale,​​ in​​ Dizionario enciclopedico di teologia morale,​​ Roma, Ed. Paoline, 1973; In.,​​ L’opzione fondamentale nel pensiero di S. Tommaso,​​ Brescia, Morcelliana, 1968; J. Fuchs,​​ Esiste una morale cristiana?,​​ Roma-Brescia, Herder-Morcelliana, 1970, 113-140; J. B. Metz,​​ Libertà,​​ in​​ Dizionario teologico,​​ Brescia, Queriniana, 1967.

Guido Gatti

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