OLANDA

 

OLANDA

La storia della C. cattolica in O. dal 1945 in poi può essere divisa in quattro periodi: 1) la C. neoscolastica del catechismo; 2) la C. nel segno della storia della salvezza; 3) la C. esperienziale; 4) la C. nel segno della liberazione. La nostra descrizione è storicosistematica. Il quadro di riferimento è il rapporto della C. con il contesto ecclesiale e sociale.

1.​​ C.​​ neoscolastica del catechismo.​​ La C. neoscolastica del catechismo nel periodo postbellico può essere considerata l’ultima fase di un periodo cat., le cui radici risalgono alla metà del sec. XIX. Le domande e le risposte del catechismo ufficiale, promulgato nel 1948, venivano presentate al catechizzando per mezzo di determinati schemi didattici e imparate a memoria. Il catechismo era una elaborazione di una delle edizioni della tradizione cat. neoscolastica di → Deharbe, il quale già nel 1847 vide adottato il suo catechismo in molte diocesi e province ecclesiastiche della Germania. Gli schemi didattici della C. olandese provenivano dal “Metodo di → Monaco”, come pure dall’”Erlebnis” e “Arbeitsunterricht”, molto apprezzati all’inizio del XX secolo in Germania e altrove.

Il vol. di Weber,​​ Die Münchener katechetische Methode,​​ fu già tradotto in olandese nel 1907. Nel suo vol.​​ Gedachten over​​ theorie​​ en practijk der katechese​​ (1912) Van den Hengel assunse sistematicamente nella propria riflessione cat. gli schemi del “Metodo di Monaco”. Nel 1913 De Kok e Van den Hengel composero la loro​​ Verklaring van den Nederlandschen katechismus,​​ seguendo sistematicamente i gradi formali del “Metodo di Monaco”: introduzione e finalità, presentazione, spiegazione, sintesi, applicazione. Ogni domanda o gruppo di domande del catechismo veniva sistematicamente elaborata secondo questo schema. Anche la​​ Katechetiek​​ di De Jong, pubblicata nel 1934, è chiaramente segnata dal movimento didattico tedesco. Tutto ciò continuò a caratterizzare la C. del catechismo nel periodo postbellico. In questa C. si riscontrano pure idee provenienti dal movimento biblico e liturgico. Non modificarono però in modo fondamentale le finalità di questa C.: inculcare la dottrina della Chiesa e per mezzo di essa garantire il (permanente) inserimento nella Chiesa.

Questo, fra l’altro, risulta anche dalle roventi discussioni nell’immediato dopoguerra circa la base permanente della C.: sono le tematiche biblico-liturgiche dell’anno liturgico, oppure i contenuti e le strutture del catechismo? I difensori della prima alternativa cercarono di legittimarla appellandosi al fatto che la C. deve essere un necessario contributo all’annuncio della fede cristiana e allo sviluppo personale della fede nel catechizzando. Si giudicò che questo sviluppo personale della fede poteva essere favorito meglio attraverso una C. maggiormente incentrata sulla concretezza dell’anno liturgico — più vicino alla vita, più carico di mistero — che non attraverso l’intellettualismo speculativo del catechismo. Si pensò, come afferma una pubblicazione di Rombouts (1945), che questo era​​ il problema di fondo della pedagogia religiosa.​​ Invece i difensori della (esclusiva) C. del catechismo cercarono di legittimare la propria posizione appellandosi al significato della dottrina di fede e della morale della Chiesa, e all’importanza di una loro presentazione sintetica al catechizzando, che gli doveva permettere di raggiungere una conoscenza globale della rivelazione cristiana. Questo punto di vista era calorosamente difeso da Bless nel vol.​​ Ons Godsdienstonderricht​​ (1945), il quale però sostenne nello stesso tempo la necessità di un rinnovamento dogmatico della C. del catechismo.

2.​​ Catechesi storico-salvifica.​​ Il 1964 pone definitivamente fine alla C. neoscolastica del catechismo. In quell’anno i vescovi olandesi rinunciano all’obbligo di far memorizzare il catechismo del 1948. In quel medesimo anno esce​​ Grondlijnen voor een vernieuwde schoolkatechese,​​ a cura del HKI (Hoger Katechetisch Instituut) di Nimega, eretto nel 1954 (trad. ital.t​​ Linee fondamentali per una nuova catechesi,​​ Leumann-Torino, LDC, 1969). I due fatti sono connessi.​​ Linee fondamentali​​ rompe esplicitamente con l’idea di rivelazione intesa come​​ depositum fidei.​​ La → rivelazione è considerata come → storia della salvezza. Conseguentemente la C. non è al servizio della trasmissione e memorizzazione di un numero di verità di fede stabilite una volta per sempre, dei mezzi sacramentali e dei comandamenti. La C. deve rendere visibile la presenza salvifica di Dio negli eventi sociali e personali nel corso della storia. In questa ottica la storia della salvezza da parte di Dio si realizza nell’AT e nel NT e continua fino alla storia contemporanea della Chiesa. La finalità della C. è che la “grande storia” della società e la “piccola storia” della vita personale vengano comprese come storia dell’amorevole presenza di Dio e della speranza di un compimento finale in Dio.

La svolta dalla C. neoscolastica verso la C. storico-salvifica può essere intesa come risultato di uno sviluppo all’interno della C. e della teologia. Già prima della seconda guerra mondiale era sentito in O. l’influsso della teologia e della C. kerygmatica della scuola di Innsbruck (Jungmann). Essa non metteva più al centro il​​ depositum fidei,​​ ma il significato del messaggio evangelico per il cristiano del nostro secolo. Anche il pensiero di Guardini ha contribuito al rinnovamento contenutistico della C. Non sono mancati influssi provenienti dal Belgio, per es. la pratica della teologia più vicina alla vita, di Opdenbosch, e l’elaborazione del valore pedagogico dei dogmi da parte di Decoene. Ambedue ebbero un grande influsso su Bless, il quale ha realizzato in O. il passaggio dalla C. neoscolastica verso la C. storico-salvifica. Con zelo instancabile Bless ha agito e lavorato in favore di un rinnovamento dogmatico della C., come risulta, tra l’altro, dal già menzionato​​ Ons Godsdienstonderricht​​ (1945).

Successivamente il clima teologico e cat. in O. è stato influenzato notevolmente dalla “nouvelle théologie” francese, con i suoi rappresentanti Chenu, Congar, de Lubac e Daniélou. Lo si può documentare progressivamente negli anni ’50 nei manuali per l’insegnamento della C. nella scuola primaria, quali ad es. i 4 vol.​​ Christus tegemoet​​ (Hollander),​​ De nieuwe aarde​​ (Hijman e Dinjens),​​ Met brandend kart​​ (HKI, in coll, con i Fratelli di Maastricht). Anche l’opera sistematica di Hollander,​​ Katechetiek​​ (1957), è segnata da questo influsso: pur tenendosi sulla linea di passaggio tra C. neoscolastica e C. storico-salvifica, è fortemente influenzata dal movimento biblico e liturgico come pure dalle vedute della “nouvelle théologie”. In quel periodo si nota sempre più un influsso diretto dell’Institut Supérieur de Pastorale Catéchétique di Parigi. Diversi collaboratori del HKI vi ricevettero la formazione teologica e cat. Perciò ci fu in O. una reazione costernata quando nel 1957 fu condannata l’impostazione cat. dell’Istituto di Parigi.

Un fattore importante, che in modo paradossale ha contribuito al rinnovamento della C. nella scuola, fu l’attenzione alla C. degli adulti. Integrando la C. degli adulti nella strategia cat. globale, è stato possibile relativizzare fondamentalmente la ripercussione della condanna romana sulla C. nell’ambito scolastico. L’attenzione alla C. degli adulti — connessa con i lavori preparatori del Vaticano II e con lo spirito che pervade questi documenti — sbocciò nel 1966 nel​​ Nieuwe katechismus​​ (trad. ital.:​​ Il nuovo catechismo olandese,​​ Leumann-Torino, LDC, 1969), “annuncio della fede agli adulti”, come precisa il sottotitolo, redatto su incarico dell’episcopato olandese”. All’estero è noto come “catechismo olandese”, e fu tradotto in 15 lingue. Divenne oggetto di un grave conflitto tra i vescovi olandesi e la Curia romana. Si trattava primariamente di problemi di contenuto, quali per es. la creazione degli angeli e degli spiriti puri, la creazione diretta dell’anima da parte di Dio, la caduta, ecc. La richiesta romana che le traduzioni di questo catechismo fossero revisionate in questi punti discussi fu respinta dai vescovi olandesi. Decisero di pubblicare un’”appendice al nuovo catechismo» (1969). In questo modo si considerò chiuso il conflitto. I documenti e i comunicati riguardanti questo periodo conflittuale (1966-1969) furono pubblicati nel​​ Witboek over de Nieuwe katechismus.

3.​​ Catechesi esperienziale.​​ La C. esperienziale può essere interpretata come elaborazione e focalizzazione di una determinata dimensione della C. storico-salvifica. Si tratta dell’esperienza del catechizzando. Per esperienza s’intende qui l’insieme del vissuto, sentimenti, immagini, racconti, idee, valori e rapporti presenti nel catechizzando, in riferimento alla vita personale e per mezzo di essa alla vita sociale. La C. esperienziale, in particolare quella sviluppata dal HKI nei vol.​​ Katechese​​ op de basisschool​​ (trad. ital.:​​ L’insegnamento della religione nella scuola primaria,​​ Leumann-Torino, LDC, 1977) e​​ Werkboek voor katechese,​​ può essere caratterizzata secondo tre aspetti. Il primo aspetto riguarda l’importanza attribuita all’autoesplorazione dell’esperienza del catechizzando: la C. esperienziale ha il compito di aiutare il catechizzando a essere consapevole della propria esperienza e a comprenderla. Il secondo aspetto riguarda la dimensione religiosa di questa esperienza: la C. esperienziale ha il compito di aprire il catechizzando all’esperienza religiosa, quale si presenta nell’esperienza di tutti i giorni. Il terzo aspetto riguarda il collegamento tra l’esperienza religiosa e le narrazioni, immagini e idee contenute nell’esperienza ebraico-cristiana: la C. esperienziale ha il compito di aiutare il catechizzando affinché, partendo dall’esperienza religiosa, possa cogliere il significato delle tematiche della fede cristiana per la sua vita personale. La caratteristica della C. esperienziale è data dal posto e dal ruolo del concetto di esperienza religiosa. Tale concetto è frequentemente usato nel senso formale o funzionale. Esso si riferisce alla dimensione del profondo nell’uomo. Il presupposto della C. esperienziale è che il significato della fede cristiana può essere chiarito nella misura in cui l’esperienza religiosa si è sviluppata nel catechizzando. Queste idee furono già sviluppate da Van der Horst all’inizio degli anni 1970.

Ci si deve chiedere perché in dette pubblicazioni, poco più di dieci anni dopo​​ Linee jondamentali,​​ l’orientamento si sposta dalla C. storico-salvifica verso la C. esperienziale. Si è accennato al fatto che la C. esperienziale può essere considerata come elaborazione o focalizzazione particolare di una determinata dimensione della C. storico-salvifica. Tale elaborazione fu giudicata necessaria, perché risultò con sempre maggiore frequenza che la C. storico-salvifica presupponeva una condizione che di fatto non era più o almeno era insufficientemente presente. Questa condizione riguarda la capacità del catechizzando di comprendere, con gli occhi della fede, la piccola e la grande storia come storia di salvezza in cui Dio è presente e opera per la salvezza. Questa capacità risultò sempre più frequentemente intaccata dall’invadente processo di secolarizzazione.

Ora la C. esperienziale può essere compresa come una forma di adeguata reazione contro la evanescente capacità o la crescente incapacità di accogliere un’esperienza in cui Dio appare soggetto della storia e in cui la storia diventa storia di salvezza. Essa cerca di creare la necessaria condizione per sviluppare tale capacità. A questo fine dedica molta attenzione ai due primi aspetti di cui sopra: l’aspetto della autoesplorazione dell’esperienza del catechizzando e l’aspetto dell’esperienza religiosa. Soltanto quando e nella misura in cui questi due aspetti hanno raggiunto un sufficiente sviluppo, ha senso passare alla spiegazione del significato della fede cristiana.

4.​​ Catechesi liberatrice.​​ La C. liberatrice a sua volta può essere considerata come reazione critica nei confronti della C. esperienziale. Essa non mette più al centro la libertà dell’uomo individuale, ma l’uguaglianza di tutti gli esseri umani e la giustizia. La C. liberatrice non è un totale rovesciamento della C. esperienziale. Infatti anche la C. liberatrice mette spesso un forte accento sull’esperienza del catechizzando. La differenza riguarda invece il secondo aspetto della C. esperienziale. Nella C. liberatrice l’esperienza del catechizzando non viene illustrata primariamente nell’ottica della dimensione religiosa, ma nell'ottica della dimensione sociale. L’orientamento della C. liberatrice non riguarda primariamente la profondità esistenziale dell’esperienza, ma la sua ampiezza e profondità storica e sociale. Essa implica anche una critica e una correzione di questa esperienza. Infatti, nella misura in cui questa esperienza è segnata da aspetti ideologici, questi ultimi vengono resi consapevoli dalla critica dell’ → ideologia. Per il terzo aspetto della C. esperienziale si trova nuovamente una corrispondenza: le idee acquisite nel secondo aspetto vengono ora sistematicamente riferite alle tematiche della fede cristiana.

Si tratta però di una corrispondenza solamente formale. Infatti, nella C. esperienziale l’interpretazione della fede cristiana è fatta in termini di realizzazione di sé, cioè dell’uomo che in realtà è il borghese. I racconti e le immagini della tradizione cristiana funzionano spesso come riconoscimento e legittimazione religiosa della libertà, dell’autonomia, della simpatia verso il prossimo e dell’orientamento verso il futuro, che caratterizzano la autorealizzazione del borghese. È spesso difficile riconoscere in questa interpretazione lo specifico della tradizione cristiana. Ora nella C. liberatrice si cerca di separare le due fonti: le fonti della cultura borghese e le fonti della tradizione ebraico-cristiana. Alla luce di questo terzo aspetto la C. liberatrice assume perciò frequentemente un carattere di confronto: proprio in virtù della fede cristiana il borghese viene incitato a convertirsi ai “più piccoli dei miei”. Inoltre la C. liberatrice rende manifesto il male dell’uomo, il peccato: tematiche che si riscontrano poco nella C. esperienziale. Nel vol.​​ Dossier bevrijdingskatechese​​ del HKI, come pure in J. A.​​ van​​ der​​ Ven,​​ Kritische​​ godsdienstdidactiek​​ e​​ Vorming tot waarden en​​ normen​​ sono formulate le nozioni fondamentali della C. liberatrice.

Occorre nuovamente domandarsi perché si è verificato il passaggio dalla C. esperienziale verso la C. liberatrice. Dal punto di vista cat. si può annotare che la C. liberatrice in O. è collegata e influenzata dallo sviluppo che si è verificato a livello europeo, per es. dal documento redatto dall’Équipe europea per la C. degli adolescenti (Bled 1977), ulteriormente sviluppato da​​ Van​​ Lier,​​ Schlattmann​​ e Gleissner. Due fattori sembrano importanti per capire la situazione olandese: il primo teologico, l’altro pedagogico-didattico. Il primo viene costituito dall’influsso della teologia politica, rappresentata in Germania da Metz, ed elaborata in forma autonoma da diversi teologi olandesi. Questa teologia ha acuito la sensibilità per gli aspetti ideologici presenti nell’interpretazione della fede cristiana. Anche la teologia della liberazione dell’America Latina esercita un grande influsso sulla C. liberatrice in O. Il secondo sviluppo è caratterizzato dalla pedagogia dell’emancipazione e della liberazione, che provengono nuovamente dalla Germania, soprattutto da Mollenhauer e Gamm, ma anche dall’America Latina, in particolare da​​ Freire.​​ Anche in questo approccio la coscientizzazione delle strutture sociali opprimenti occupa un posto centrale, e attraverso essa lo Sviluppo della libertà personale e sociale: libertà per tutti senza eccezione. Ciò significa che il concetto di libertà viene pensato attraverso quello di uguaglianza. Libertà e uguaglianza si possono raggiungere solamente se il concetto di giustizia sociale prende il posto centrale: soltanto allora diventa possibile offrire ai più diseredati e privi di libertà un trattamento di privilegio.

Conclusione.​​ La C. storico-salvifica può essere interpretata come la cristallizzazione pastorale-educativa della nuova apertura, che nel Vaticano II ricevette l’approvazione — comunque ambivalente — da parte della Chiesa universale. Di conseguenza la C. neoscolastica del catechismo divenne tempo passato. La C. esperienziale può essere compresa come la cristallizzazione di una manovra di ricupero attraverso l’interazione con il liberalismo borghese. La C. liberatrice può essere compresa come cristallizzazione di una manovra di ricupero attraverso l’interazione con il socialismo e il marxismo. Questa interpretazione spiega forse il particolare fatto storico che la C. olandese del dopoguerra — periodo di appena 40 anni — si divide in non meno di quattro fasi diverse. Il fatto è tanto più rilevante se si considera che la storia della C. in O. fino alla seconda guerra mondiale era relativamente serena. Abbiamo infatti segnalato che si usavano tradizioni secolari di catechismi, che hanno trasmesso da una generazione all’altra una solida struttura contenutistica. Comunque questo non si è verificato soltanto in O. ma anche in altri paesi.

Bibliografia

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Catechismo olandese.

J. A.​​ van der​​ Ven

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