MOVIMENTI ECCLESIALI

MOVIMENTI ECCLESIALI

Il fenomeno dei ME rappresenta un evento di particolarissimo interesse nell’attuale situazione pastorale. Può essere studiato da differenti prospettive, come testimonia l’abbondante letteratura al riguardo. In questo contributo intendiamo analizzare soprattutto le modalità attraverso cui i ME mediano e sostengono l’esperienza cristiana, particolarmente a livello giovanile.

Partiamo infatti da una constatazione rilevante, sottolineata da molte ricerche. Il confronto tra giovani appartenenti a gruppi e giovani non aggregati fa risaltare come questa appartenenza può essere considerata la variabile più influente nella formazione degli atteggiamenti e nella ricostruzione dell’identità. Questa variabile è influenzata a sua volta dal tipo di associazione a cui si appartiene.

Per gli aggregati nei ME la ricostruzione del personale sistema di significato è realizzata a partire dalla forte esperienza cristiana vissuta in essi e dalle caratteristiche in cui si esprime. La fede viene così restituita per essi alla sua funzione di elemento centrale di riorganizzazione e di risignificazione. L’operazione è favorita dal ricupero all’interno della stessa esperienza cristiana di esigenze legate alla “modernizzazione”, secondo moduli di integrazione e di conflitto nei confronti dei dati culturali emergenti. La rassegna sui ME attuali si articola quindi come tentativo di definire questi processi attraverso tipologie coerenti.

1.​​ Per precisare la prospettiva.​​ Prima di offrire una proposta, è importante precisare il tipo di approccio che privilegiamo. Esso non è comune neppure tra gli autori che studiano i ME dalla nostra stessa prospettiva.

a)​​ Una necessaria distinzione terminologica.​​ La dizione ME è generica: raccoglie in una formula espressioni associative molto diverse. Con un uso più appropriato si può parlare di associazioni, movimenti (in senso stretto) e gruppi (considerati come la concretizzazione locale e identificabile sul piano aggregativo di una associazione o di un movimento). L'associazione​​ presenta ordinariamente le seguenti caratteristiche:

— ha una struttura organica e istituzionale, definita generalmente da uno “statuto”;

— l’adesione dei membri avviene sulla condivisione degli scopi e degli impegni statutari;

— l’adesione è formale, nel senso che viene regolata dalle norme statutarie;

— in base ai criteri formali prestabiliti dallo statuto associativo sono attribuite le cariche e sono definiti gli organici;

— l’associazione gode di una certa autonomia e stabilità, al di là del variare dei suoi membri.

Il​​ movimento​​ è in genere così caratterizzato:

— alcune idee-forza e uno spirito comune fanno da elementi aggreganti;

— spesso l’aggregazione avviene o almeno inizia attorno alla figura e alla proposta di un leader;

— più che in uno statuto, ci si riconosce in una “dottrina” e in una “prassi”, fortemente caratterizzanti;

— l’adesione non è formale ma vitale: il movimento si costruisce sull’adesione continuamente rinnovata dei membri, senza iscrizioni o tessere.

Il​​ gruppo​​ è di solito caratterizzato da:

— una certa spontaneità di adesione e di permanenza da parte dei membri;

— una ricercata omogeneità affettiva, culturale, vitale;

— grande libertà di autoconfigurazione quan

to a scopi, struttura, attività del gruppo, e quindi tendenziale non uniformità tra gruppo e gruppo; _

— dimensioni piuttosto ridotte e diffusione relativamente limitata;

— anche la durata nel tempo è spesso relativa.

b)​​ Differenti approcci.​​ La precisazione terminologica è necessaria per delimitare con precisione l’oggetto della ricerca, dal momento che gruppi, associazioni e movimenti non sono realtà omogenee, anche dal punto di vista della struttura associativa.

Qualche autore conduce la ricerca unicamente a livello del gruppo, pensato come la concretizzazione locale di un movimento o di una associazione, senza troppe preoccupazioni circa la sua matrice associativa. Molti degli aspetti nuovi che attraversano l’esperienza associativa in ordine alla prassi cat. e pastorale stanno proprio a questo livello. Una ricerca simile però risulta troppo poco oggettivabile.

La maggior parte degli autori, al contrario, studia i documenti delle diverse associazioni e movimenti, e determina tipologie a partire da questo materiale preciso e consistente. In questa prospettiva però ci si depriva della possibilità di verificare l’incidenza reale da essi esercitata a livello personale, e si corre il grave rischio di considerare il gruppo locale come semplice luogo in cui le persone incontrano i valori, elaborati nelle centrali decisionali e progettuali.

Noi preferiamo una integrazione delle due ipotesi. Accentuiamo l’attenzione al gruppo locale, considerato come espressione e riformulazione del movimento e della associazione, consapevoli che il processo è validato dalla innegabile interazione esistente e dalla documentata pressione delle strutture di controllo di cui sono forniti i movimenti e le associazioni. Consideriamo però attentamente anche la produzione ufficiale dei vertici associativi.

2.​​ Una tipologia.​​ Spesso, quando si parla di ME, si è portati a sottolineare il pluralismo che li attraversa. Esso è certamente un fatto innegabile. Nella nostra ipotesi è determinato proprio dal modo diversificato con cui movimenti e associazioni interpretano, esprimono e realizzano l’esperienza cristiana che intendono sostenere. Decifrare il pluralismo significa quindi, in qualche modo, descrivere il contributo prezioso offerto dall’associazionismo ecclesiale attuale in ordine alla prassi cat. e pastorale.

a)​​ Tipologie sui contenuti.​​ Alcuni movimenti accentuano la dimensione educativa nell’esistenza cristiana. Di questi movimenti “educativi”, alcuni camminano nella linea tradizionale, tentando come una rivincita rispetto alla dispersione sperimentata negli anni del dopoconcilio. Si caratterizzano per queste scelte: la forte e sicura identità, la prospettiva prevalentemente ecclesiocentrica, l’attuazione dei processi di iniziazione ad apprendere e ad esprimere il linguaggio oggettivo della fede.

Altri invece vogliono prendere in considerazione soprattutto i problemi e i bisogni dei loro membri (spec. dei più giovani), emergenti in questi tempi, dal punto di vista culturale e strutturale. Ci sono poi movimenti e associazioni che privilegiano la comunità cristiana, considerata come “patria dell’identità cristiana” e come luogo centrale di ogni proposta. In questa linea di tendenza convergono esperienze associative molto diverse. Alcune contestano l’attuale situazione di crisi e cercano un’alternativa efficace secondo modalità comunitario-politiche. Esse sono tese a ricuperare una presenza cristiana nella storia attraverso l’allargamento delle zone d’intervento delle comunità ecclesiali. Altre invece stanno vivendo una stagione comunitario-monastica, con la elaborazione di uno stile di convivenza e di preghiera tipico del modello monacale. Altre infine accentuano gli aspetti mistico-carismatici dell’esperienza cristiana.

b)​​ Tipologie sulla relazione.​​ Considerando i modelli di relazioni strutturali, evidenziamo due serie di tipologie.

Variabile gruppo/persona.​​ Su questa si possono identificare tre modelli associativi:

modello individualista, che considera il gruppo, l’associazione e il movimento come la somma degli individui che lo compongono, per nulla modificati e influenzati nella loro individualità dal fatto di realizzare una esperienza associativa.

Modello organologico, che considera gruppo, movimento e associazione come un organismo fisico, che produce per sé attività e formazione. Gli individui partecipano a questa produzione per il fatto di far parte fisicamente della esperienza associativa. La pressione di conformità è spinta al massimo.

Modello “a grembo materno”: in questo modello viene potenziata la libertà e la responsabilità personale, in una solidarietà intensa di ciascuno con gli altri, perché l’esperienza associativa viene considerata come luogo di produzione e di sostegno di questa responsabilità.

Variabile gruppo/istituzione.​​ Su questa si possono identificare tre modelli associativi:

Modello “rifugio e conforto”: la cessione del proprio tempo non avviene in vista della realizzazione di un progetto condiviso, ma piuttosto per ritrovare nell’esperienza associativa un rafforzamento verso l’esterno minaccioso. I membri si identificano con il gruppo, sperimentato e sognato come un essere vitale, capace di soddisfare ogni attesa affettiva. Per consolidare questa illusione, i membri sono disposti a sacrificare tutti i desideri e tutti i progetti. La stessa esperienza religiosa viene vissuta come una proiezione rassicurante verso un luogo diverso da quello della difficile situazione quotidiana.

Modello della “sopravvivenza”. Quando l’esperienza associativa cerca di superare il momento paradisiaco del “rifugio” e si apre verso l’esterno, è minacciata da crisi di identità (se i modelli in cui si esprime la propria prassi sono lontani da quelli dell’ecclesialità che invece deve esprimere) o da crisi di rilevanza (se questi modelli sono invece lontani dagli orientamenti culturali del contesto in cui si è inseriti).

Per compiere il passo verso l’esterno il gruppo è passato dal mondo delle illusioni a quello della realtà. Se la nuova situazione non lo gratifica, esso viene risospinto più violentemente nel mondo rassicurante dei suoi sogni: riempie i suoi progetti di illusioni. Ci si inventa così un proprio principio di sopravvivenza, attivando atteggiamenti sublimatori. I più diffusi sono: l’aggressività, la dipendenza rassegnata dal proprio passato, l’utopismo nei confronti del futuro.

— In altre esperienze associative si realizza invece un terzo modello di presenza e di azione, caratterizzato da atteggiamenti molto maturi: la costante preoccupazione educativa nel tempo del gruppo (educare al cambio, al controllo delle decisioni, attraverso azioni giocate nel “prepolitico”) e la tendenza progressiva a superare la stessa esperienza associativa, nel tempo della difficile “compagnia” con tutti, nella storia e nelle strutture di tutti, per la costruzione della “città dell’uomo”.

 

Bibliografia

S.​​ S. Acquaviva,​​ Risvegli religiosi e gruppi ecclesiali,​​ in B.​​ Calati​​ et al.,​​ Spiritualità:​​ fisionomia e compiti,​​ Roma, LAS,​​ 1981, 79-89;​​ M.​​ Camisasca - M. Vitali​​ (ed.),​​ I movimenti nella Chiesa degli anni ’80,​​ Milano, Jaca Book,​​ 1981;​​ A.​​ Favale​​ (ed.),​​ Movimenti ecclesiali contemporanei.​​ Dimensioni storiche, teologico-spirituali ed apostoliche, Roma, LAS,​​ 19822;​​ F.​​ Garelli,​​ Gruppi giovanili ecclesiali-, tra personale e politico, tra funzione educativa e azione sociale,​​ in “Quaderni di Sociologia”​​ 26 (1977) 275320; A.​​ Godin,​​ Psicologia delle esperienze religiose.​​ Il​​ desiderio​​ e​​ la realtà, Brescia, Queriniana,​​ 1983;​​ G. C.​​ Milanesi​​ (ed.),​​ Oggi credono così.​​ Indagine multidisciplinare sulla domanda religiosa dei giovani italiani. I.​​ I risultati,​​ Leumann-Torino, LDC,​​ 1981;​​ G. C.​​ Quaranta,​​ Vassociazione invisibile.​​ Giovani cattolici tra secolarizzazione e risveglio religioso, Firenze, Sansoni,​​ 1982;​​ B.​​ Secondin,​​ Movimenti comunitari,​​ in T.​​ Goffi -​​ B.​​ Secondin​​ (ed.),​​ Problemi e prospettive di spiritualità,​​ Brescia, Queriniana,​​ 1983, 389-408.

Riccardo Tonelli

image_pdfimage_print

 

MOVIMENTI ECCLESIALI

La fede cristiana è sempre stata vissuta in forme associate (​​ associazionismo), come mostra la storia delle confraternite e dei diversi sodalizi. In tempi recenti, però, soprattutto dal Concilio Vat. II ad oggi, si è assistito ad una nuova stagione aggregativa dei fedeli, caratterizzata sia dal riproporsi di precedenti associazioni, come la​​ ​​ Azione cattolica, sia dal sorgere e dal diffondersi di m., soprattutto laicali, che hanno dato rinnovato impulso alla vita della​​ ​​ Chiesa (​​ Scautismo cattolico, Opus Dei, «Cursillos» di cristianità, Focolarini, Giovani cooperatori salesiani, Comunione e Liberazione, Gioventù aclista).

1. In un contesto culturale frammentato, che ha comportato anche la crisi e l’evoluzione delle strutture ecclesiali, i m. sono stati forze vive ed hanno avuto il merito di costituire polarità forti, capaci di orientare la fede di molti credenti e di raccoglierla in significative forme di esperienza ecclesiale. Nel far ciò, essi hanno contribuito non poco a dar forma storica a quella «ecclesiologia di comunione», che il Sinodo straordinario dei Vescovi del 1985 ha indicato come idea centrale del Concilio per interpretare il popolo di Dio. Pur interessandosi di ambiti pastorali diversi della vita ecclesiale, sociale, culturale e politica, i m. hanno contribuito a promuovere una rinnovata e preziosa azione educativa, tesa a far riscoprire e a far vivere la​​ ​​ vocazione battesimale del credente, che prima di ogni missione specifica consiste nella chiamata alla comunione col Cristo nella Chiesa.

2. L’educazione alla comunione organica, vissuta nella diversità e complementarità dei carismi, è anche all’origine della riconosciuta ed apprezzata varietà delle «pedagogie cristiane» che caratterizzano i diversi m., qualificate da specifici e rinnovati itinerari di fede, unitamente a moderne metodologie. Si tratta di itinerari elaborati e costantemente verificati alla luce di precisi «criteri di ecclesialità», in più occasioni richiamati nei documenti magisteriali, anche a fronte di qualche difficoltà a volte creata all’armonia della comunione dall’esuberanza di certi m. Seguendo la​​ Christifideles laici​​ li possiamo così indicare: 1) il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità, promuovendo un’intima unione tra fede e vita; 2) la responsabilità di confessare la fede cattolica su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo in modo integrale, in obbedienza al Magistero; 3) la testimonianza di una comunione ecclesiale salda e convinta in relazione filiale col Papa e il vescovo e in rapporto con le altre forme aggregative di apostolato nei confronti delle quali vivere relazioni di stima e di collaborazione; 4) la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa, che consiste nell’impegno per una nuova evangelizzazione, la santificazione degli uomini e la formazione cristiana della loro coscienza; 5) l’impegno di una presenza nella società umana, a servizio dell’integrale dignità dell’uomo, alla luce della dottrina sociale della Chiesa.

Bibliografia

Cei,​​ Criteri di ecclesialità dei gruppi,​​ m. e associazioni dei fedeli nella Chiesa. Nota pastorale della Commissione episcopale per l’apostolato dei laici,​​ 1981, ECEI / 3, nn. 587-612; Sinodo dei Vescovi,​​ Vocazione e missione dei laici. Proposizioni,​​ 1987, EV / 10, nn. 2103-2214;​​ Esortazione apostolica post-sinodale «Christifideles laici» di sua santità Giovanni Paolo II su vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo,​​ 1988, EV / 11, nn. 1606-1900; Pontificium Consilium Pro Laicis (Ed.),​​ I m. nella chiesa. Atti del Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali Roma,​​ 27-29 maggio 1998, Città del Vaticano, LEV, 1999; Id.,​​ Atti del II congresso mondiale dei m.e. e delle nuove comunità dal titolo «La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo»​​ (Rocca di Papa, 31 maggio - 2 giugno 2006, in stampa).

R. Rezzaghi​​ 

image_pdfimage_print

Related Voci

image_pdfimage_print