LEGGE MORALE

 

LEGGE MORALE

1.​​ La L. è intesa qui nel senso di “complesso di tutte le norme morali incondizionatamente vincolanti in coscienza in forza dell’intimazione di Dio”. La L. quindi è quella parte del contenuto della rivelazione che ha come oggetto gli imperativi morali in quanto comandi di Dio.

La categoria di L. (Torah) è l’elemento portante della morale veterotestamentaria. In una cultura in cui la religione è tutto, sia nella vita individuale che in quella sociale, il concetto di L. divina è appunto il legame che unisce l’esperienza morale (ma anche quella civile e sociale) all’esperienza religiosa, e che le dà senso e ultimatività. La L. è però nell’AT qualcosa di più che un insieme di comandi divini; è un concetto catalizzatore di tutta l’esperienza religiosa e morale di Israele: in essa confluiscono e acquistano presa sulla vita le grandi categorie della liberazione, dell’alleanza, della predilezione gratuita di Dio nei confronti di Israele, dell’amore filiale, della fedeltà sponsale e della esigente santità di Dio.

2.​​ Nel NT il catalizzatore di tutta l’esperienza morale e religiosa non è più la L., ma Cristo, fine e compimento della L. Questa subordinazione della L. a Cristo comporta un suo superamento e anche una sua certa relativizzazione. San Paolo nella lettera ai Galati arriva addirittura a contrapporla a Cristo e alla fede in lui, facendo della fiducia nella legge e della schiavitù nei suoi confronti qualcosa di incompossibile con la fede in Cristo e con la libertà di cui egli ci ha gratificati.

L’impegno morale cristiano è quindi orientato verso un superamento della pura fedeltà materiale, per realizzare il bene comandato dalla L., con la spontaneità dell’amore: chi ama non è più sotto l’impero della legge.

3.​​ Naturalmente la C. rappresenta, nell’educazione morale che si ispira alla fede, piuttosto una pedagogia degli inizi (il catecumenato dei battezzati), che non una pedagogia della maturità. Di qui l’importanza della L. nella presentazione della morale cristiana da parte della C. La maggior parte dei catechismi classici ha impostato tale presentazione sullo schema del → decalogo e dei precetti della Chiesa. Lo stesso primato della carità assumeva la forma di un imperativo legale: il comandamento nuovo della carità. Il discorso del superamento della L. rimaneva praticamente trascurato, probabilmente anche per la sua difficoltà e per la possibilità di fraintendimenti.

4.​​ Oggi non pare più legittima una scelta del genere, e del resto nei catechismi più recenti (come ad es. nei → catechismi italiani dei giovani e degli adulti) si nota una coraggiosa inversione di tendenza. Però questa libertà deve essere vista non come una condizione di partenza, ma come l’obiettivo di una conquista di tutta la vita. Si è liberi solo per diventarlo.

Questa tensione apre lo spazio a una utilizzazione pedagogica della L. all’interno dell’educazione morale cristiana. Secondo san Paolo, la L. è infatti il pedagogo che conduce a Cristo: essa misura la nostra distanza dalle esigenze dell’amore liberante, e ci dà coscienza del bisogno di essere salvati dal dono dello Spirito, che infonde l’amore e rende liberi. Tale pedagogia non sembra peraltro vada intesa nel senso di una pedagogia verso la L., ma nel senso di una pedagogia attraverso la L. Il fine resta Cristo e la spontaneità del suo amore che vanifica il carattere costrittivo della norma. L’efficacia educativa della L. tende a rendersi inutile; essa persegue infatti quella maturità morale che sta al di là di ogni legalismo e consiste nell’amore. La vanificazione finale della L. ha tuttavia la figura di una “Aufhebung” (superamento): essa si dà nella perfetta interiorizzazione dei valori (lo spirito della L.) che la lettera promuove e difende.

Bibliografia

J. M. Aubert,​​ Legge divina, legge umana,​​ Roma, Desclée, 1969; I. de La Potterie – S. Lyonnet,​​ La vita secondo lo Spirito,​​ Roma, AVE, 1967;​​ Legge e libertà, evangelo e morale,​​ Milano, Jaca Book, 1973; S. Privitera,​​ L’uomo e la norma morale,​​ Bologna, EDB, 1975; B. Schueller,​​ Gesetz und Freibeit,​​ Dusseldorf, Patmos, 1966; C. Spicq,​​ Carità e libertà secondo il NT,​​ Roma, Coletti, 1962.

Guido Gatti

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