IRENEO

 

IRENEO

1.​​ I dati biografici sono raccolti in Eusebio (Stor. Eccl.​​ V), tratti dalle opere di I. Originario dell’Asia minore, aveva ascoltato Policarpo, che era stato in relazione con Giovanni e con altri che avevano visto il Signore (ivi,​​ 20,6-7: lettera di I. a Fiorino); perciò forse è nato negli anni 130-140. In forza della sua familiarità con Policarpo, la sua dottrina risale assai indietro. Pare abbia soggiornato anche a Roma. Nel 177 è a Lione in Gallia, da dove, inviato dalla sua comunità, recapita a Roma al suo vescovo Eleuterio la​​ Lettera dei martiri​​ di Lione; il suo biglietto di accompagnamento lo presenta come “presbitero”, che potrebbe, nel caso, equivalere anche a vescovo (P. Nautin). Comunque, ritornato a Lione, lo sappiamo successore del vescovo Potino. Esorta papa Vittore (189-198) alla comprensione verso i vescovi dell’Asia circa la data della celebrazione della Pasqua. Di lui poi non conosciamo nient’altro, essendo la stessa notizia del suo martirio tardiva.

2.​​ Dell’opera cat.​​ Dimostrazione della Predicazione apostolica​​ (Demonstratio Apostolicae Predicationis) l’originale greco è andato perduto (ne conosciamo solo il titolo: Eusebio,​​ Stor. Eccl.​​ V, 26). Possediamo una versione integrale in lingua armena in un codice scoperto nel 1904. I grandi principi teologici​​ dell’Adversus Haereses,​​ insieme con la maggior parte delle citazioni, sono passati nella​​ Dimostrazione,​​ che può essere considerata opera della maturità. Come genere letterario la​​ Dimostrazione​​ è una specie di C. indirizzata a Marciano e in lui ai cristiani adulti. Il carattere cat. è indicato da I. stesso: “una specie di memoria sui punti principali”, “di poche pagine”, “per cogliere in breve tutti gli elementi del corpo di verità”, fornendone «le prove» (Dim.​​ 1).​​ Ponti-, Bibbia,​​ ma I. spesso pare attingere testi dell’AT da​​ Testimonia​​ (raccolte di testi).​​ Apocrifi. Tradizione apostolica:​​ Giovanni, Policarpo, Erma, Teofilo d’A.​​ Contesto:​​ è la lotta contro la dottrina degli gnostici Valentino, Marcione, Montano, Taziano. A differenza degli apologeti non fa leva sulla filosofia ellenica, ma sulla tradizione apostolica e valorizza il NT come controprova dell’AT.​​ Divisione:​​ introd. (cc. 1-3); I parte (cc. 4-42a): è la “narratio”; inizia con una formula di fede battesimale trinitaria, continua con l’esposizione della storia della salvezza, incentrata in Cristo, annunziato dai profeti; II parte (cc. 42b-97): è la “demonstratio”, ossia la presentazione del compimento delle profezie nella persona di Cristo: è prova della verità di Cristo. Conclusione (cc. 98-100).

3.​​ Pensiero cat. Disposizioni previe.​​ La verità di Dio si manifesta a chi ha “la verità nello spirito e la purezza nel corpo” (Dim.​​ 2): “Che giova conoscere la verità a parole, e... compiere opere inique?”, e viceversa (l.c.). Inoltre: “La verità (comprensione) procura la fede, poiché la fede è fondata su cose realmente esistenti” (ivi,​​ 3). Aprirsi “al corpo della verità” aprendosi alla rivelazione del Padre nel Figlio nella lettura conveniente della Scrittura. Ora per I. la verità divina non scende dai cieli (come per i valentiniani) ma viene dalla terra (Sai​​ 84,12). I. stimola l’atteggiamento di fede di fronte al segno della vergine di Isaia, incarnazione (da terra vergine, carne di Maria;​​ Dim.​​ 32), e a quello di Giona, risurrezione (dalla terra del sepolcro): l’attitudine perciò di I. non è né quella ebrea, né quella gnostica, ambedue attente al divino e disattente all’umano. Per I. il Creatore nulla perde facendosi uomo (A. Orbe).

“Narratici”​​ o​​ esposizione della storia della salvezza. Parte I​​ (cc. 4-42a). La​​ Dimostrazione​​ si apre e si chiude con la Trinità e il battesimo, rinascita in Dio, accessibile quale Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo (Dim.​​ 7): è l’esposizione dei tre articoli principali della formula battesimale sulla Trinità. La rivelazione nel Figlio sul piano storico orienta verso la visione escatologica completa di Dio. Il Verbo rivelandosi mostra la trasformazione per l’uomo verso una vita di luce pari a quella del risorto. Nel discorso trinitario si colgono linee-forza. Anzitutto,​​ il rapporto tra AT e NT:​​ l’incarnazione era già iniziata nell’AT, poiché “il Verbo di Dio s’intratteneva con l’uomo prefigurando le cose future” (Dim.​​ 12). L’AT è prima tappa verso l’incarnazione (Adv. haer.​​ IV, 5,4), tra i due testamenti v’è rapporto progressivo di maturazione (contro gli gnostici): la Legge non sarà più il Pedagogo nel NT: “Noi infatti parliamo col Padre” (Dim.​​ 95.96). Poi c’è l’idea di​​ ricapitolazione,​​ di estrazione paolina (E/ 1,10), ma principale aspetto di originalità in I. (Dim.​​ 6): identità tra umanità del Verbo e quella di Adamo: “Ricapitolando quindi (in sé) questo uomo (Adamo), il Signore assunse la stessa economia di “corporeità” di lui» (Dim.​​ 32); riassunzione da parte del Verbo della stirpe di Adamo, dei popoli, del cosmo (ivi,​​ 30) in contesto antitetico: Adamo da terra vergine — Gesù da Vergine Maria; disobbedienza di un uomo (e donna) — obbedienza di Gesù (e Maria); riproduzione nell’uomo Gesù Cristo dei lineamenti originali dell’uomo; ritorno alla incorruttibilità mediante l’incarnazione: adorazione filiale, accesso a Dio mediante il Verbo e nello Spirito, incorruttibilità. È dottrina tradizionale del II-III sec.

“Demonstratio” profetica. Parte II​​ (cc. 42b-97). “Le cose impossibili alla natura umana... Dio per mezzo dei Profeti le ha fatte conoscere in anticipo” (Dim.​​ 42). L’idea dominante di questa seconda parte della​​ Demonstratio​​ è mostrare come gli avvenimenti realizzatisi in Cristo erano stati annunziati dai Profeti: i misteri di Cristo sono illuminati dalle profezie; i testi biblici sono incentrati in Cristo: preesistenza nell’AT, incarnazione, vita di Cristo prolungata nella Chiesa. Le profezie si realizzano nella loro essenza, così, per es., Adamo è ricapitolato con tutta la sua corporeità nel redentore (Dim.​​ 88-90) la cui croce e risurrezione sigillano tutta l’economia della salvezza e immettono chi crede nella vita eterna (Dim.​​ 97). Altri “testimonia” aprono sulla vita della Chiesa con la legge dell’amore e della salvezza universale. “L’utilizzazione dei testi biblici ha pure lo scopo di mettere in rilievo il valore pedagogico dell’AT attraverso le sue lente preparazioni...; per via del Verbo, Dio mostrava allora in anticipo e in figura le cose future, mentre ora esse avvengono in verità (Dim.​​ 46)” (J. Daniélou). Le profezie sono lezioni di Dio sul Verbo, così come le teofanie. A conclusione I. afferma: “...tale è il cammino della vita che i profeti hanno annunciato, il Cristo confermato, gli apostoli trasmesso su tutta la terra e la Chiesa offre ai suoi figli” (Dim.​​ 98).

Bibliografia

Irénée de Lyon,​​ Démonstration de la Prédication Apostolique​​ (a cura di L. M. Froidevaux), S. Ch. 62, Paris, Ceri, 1959. Trad. ital.: V. Dellagiacoma, Siena, Cantagalli, 19682; U. Faldati, Roma, Libreria di cultura, 1923; E. Peretto, Roma, Boria, 1981. A. Benoit,​​ Saint Irénée,​​ Paris, PUF, 1960; J. Daniélou,​​ La catechesi nei primi secoli,​​ Leumann-Torino, LDC, 1969, 75-87; A. Orbe,​​ Il catecumeno ideale secondo Ireneo,​​ nel vol. S. Felici (ed.),​​ Cristologia e Catechesi patristica,​​ Roma, LAS, 1981, 15-24; Id.,​​ Ireneo,​​ in A. Di Berardino,​​ Dizionario Patristico e di Antichità Cristiane,​​ Casale Moni., Marietti, 1983, 1804-1816.

Ottorino Pasquato

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