INTERIORIZZAZIONE

 

INTERIORIZZAZIONE

Il termine i. si riferisce al processo attraverso cui si acquisiscono dall’esterno sistemi di convinzioni, norme,​​ ​​ valori, atteggiamenti, e modelli di comportamento, assorbendoli e integrandoli progressivamente nella propria struttura di personalità. In tal modo il soggetto trasforma la regolazione esterna del proprio agire ad opera degli agenti di socializzazione, in autoregolazione ed autocontrollo, per cui egli si adegua alle norme e alle richieste della società non per pressioni esterne dirette o anticipate (es. attesa della ricompensa, paura della punizione) ma perché è convinto intimamente della validità dei valori a cui ispira la sua condotta.

1. La​​ ​​ psicologia evolutiva pone particolare attenzione al processo di i. e al costrutto della coscienza ad esso collegato, al fine di comprendere i dinamismi attraverso cui la persona impara ad autogovernarsi. In proposito i diversi approcci teorici (cognitivo-evolutivo, psicanalitico, dell’apprendimento sociale) hanno posizioni differenti sul ruolo più o meno attivo che la persona ha nella dialettica con l’ambiente sociale; essi, comunque, individuano in genere nell’identificazione uno dei meccanismi centrali dell’i. (Arto, 1984, cap. 3). Dagli anni ’90 in poi, grazie anche alle ricerche che hanno evidenziato il ruolo attivo del bambino fin dalle sue prime esperienze relazionali, si è affermata una concezione di i. non più intesa come un processo unidirezionale di trasmissione intergenerazionale ad opera degli agenti di socializzazione, ma come un processo bidirezionale, transazionale di reciproco cambiamento, in cui il bambino, interpretando, valutando, accettando o meno le influenze ricevute, è considerato co-costruttore delle linee guida della condotta (Killen - Smetana, 2006).

2. L’i. riguarda, dunque, quelle forme di regolazione dell’agire, che all’inizio dipendono da controlli estrinseci, e che la persona fa proprie man mano che comprende (e nella misura in cui comprende) quali condotte vengono rinforzate, o meno, e impara ad anticipare le conseguenze delle sue azioni. A partire dal controllo esterno, si può individuare nel processo d’i. un’evoluzione verso l’autonomia nel regolare il proprio agire: la persona, infatti, si autoregola dapprima limitandosi ad introiettare, cioè a rappresentarsi internamente, i moniti degli educatori, poi facendo propria la condotta dei modelli con cui si identifica, ed infine integrando pienamente ciò con cui si è identificata, dando cioè un significato ed un valore personale alla regolazione del suo agire (Deci - Ryan, 2004).

3. Per promuovere tale evoluzione nell’i., è importante che nell’ambiente educativo sia presente una guida autorevole, grazie alla quale l’educando possa imparare ad assumersi la responsabilità del proprio agire comprendendo il senso dei limiti e delle richieste con cui inevitabilmente deve fare i conti e sentendosi sostenuto emotivamente nelle frustrazioni sperimentate, invece di sentirsi oppresso e umiliato da un controllo autoritario, o sentirsi disorientato in un contesto antiautoritario e permissivo che non gli offre una struttura di riferimento per orientarsi nella crescita (Franta, 1988). Risulta, dunque, fondamentale favorire un clima relazionale positivo in cui l’educando venga sia incoraggiato ad essere autonomo e a partecipare alle decisioni da prendere, sia aiutato a comprendere e a riflettere sul danno che può arrecare agli altri una sua eventuale azione antisociale.

Bibliografia

Arto A.,​​ Crescita e maturazione morale,​​ Roma, LAS, 1984; Franta H.,​​ Atteggiamenti dell’educatore. Teoria e training per la prassi educativa,​​ Ibid., 1988; Deci E. L. - R. M. Ryan (Edd.)​​ Handbook of​​ self-determination​​ research, Rochester, N. Y., University of Rochester Press,​​ 22004; Killen M. - J. Smetana (Edd.),​​ Handbook of moral development, Mahwah, N. J., Lawrence Erlbaum Associates, 2006.

C. Messana

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