INTEGRAZIONE SOCIALE

 

INTEGRAZIONE SOCIALE

Nelle scienze umane il termine i. risulta piuttosto articolato nei suoi significati esplicativi e problematico nel campo strettamente pedagogico ed educativo. Dal punto di vista della sociologia l’i. in generale si oppone ai concetti di dispersione,​​ ​​ devianza, anomia, disfunzione, emarginazione,​​ ​​ conflitto, disgregazione, differenziazione.

1. Il processo integrativo è spesso studiato tenendo conto della prospettiva dell’equilibrio sociale più o meno stabile. Quando lo stato di equilibrio appare compromesso si interviene con analisi causali intese a ristabilire le condizioni normali di vita, vale a dire condizioni socialmente riconosciute come adatte e legalmente accettate per la convivenza pacifica. La tensione all’equilibrio non si esaurisce nel ritorno a stati di stabilità sociale, ma anche, secondo le tesi del conflitto sociale costruttivo, nell’instaurazione di una nuova compattezza. I sociologi studiano i processi e i gradi di i. di un sistema sociale. Secondo l’analisi socio-antropologica, norme, valori, cultura, costumi, ed anche le istituzioni come la scuola, condizionano, favoriscono / ritardano il processo di i. In psicologia si hanno definizioni parallele con riferimento esplicito alla unificazione delle parti scomposte in un tutto di ordine superiore, dove regna l’armonia e dove l’ideale trova la sua espressione massima.

2. L’uso corrente del termine i. può essere interpretato come richiesta di superamento della frammentarietà di un sociale vissuto sempre più come carente di rapporti comunitari significativi. Non c’è conflitto tra le generazioni, ma c’è isolamento delle esperienze su cui non vi è riflessione comune. Assistiamo a due effetti socio-psicologici opposti che hanno ripercussioni notevoli nel campo della pedagogia: infatti, si accettano contemporaneamente le teorie dell’i., che mirano alla stabilità e quelle che, sostenendo la legittimità del diverso, non del deviante, tendono a far convivere varie etnie in uno stato di rispetto della pluralità culturale. La scuola in quanto istituzione che educa e socializza tende all’i., all’inserimento del diverso, ma la pedagogia come area di riflessione teorica sull’uomo e per l’uomo guarda in modo critico ad ogni forma di i.s., culturale, psicologica richiamandosi alla ricchezza di ogni persona che deve essere lasciata libera di crescere e che va scoperta nella sua ricchezza individuale. L’​​ ​​ educazione interculturale è la risposta teorica e pratica della pedagogia alla presenza degli appartenenti a culture altre, come immigrati e rifugiati, nella realtà sociale e scolastica italiana.

Bibliografia

Alberoni F.,​​ Contributo allo studio dell’i.s. dell’immigrato,​​ Milano, Vita e Pensiero, 1960; Sergi N. - F. Carchedi (Edd.),​​ L’immigrazione straniera in​​ Italia. Il tempo dell’i.,​​ Roma, Ediz. Lavoro / Iscos, 1991; Chistolini S. (Ed.),​​ Educazione interculturale. La formazione degli immigrati in Italia,​​ Gran Bretagna,​​ Germania,​​ Roma, Euroma-La Goliardica, 1992; Demetrio D. - G. Favaro,​​ Immigrazione e pedagogia interculturale. Bambini,​​ adulti,​​ comunità nel percorso di i., Scandicci (FI), La Nuova Italia, 1992; Ferrucci F.,​​ Disabilità e politiche sociali, Milano, Angeli, 2005.

S. Chistolini

image_pdfimage_print