INSEGNANTE DI RELIGIONE

 

INSEGNANTE DI RELIGIONE

1.​​ L’IdR, nella sua figura giuridica come nel suo ruolo professionale, ha subito una profonda e prolungata crisi di identità nell’ultimo ventennio. Nessun paese, almeno in Europa, è stato risparmiato, ma sembra che la crisi più forte abbia imperversato nei paesi a tradizione cattolica dove l’IR scolastico ha incontrato maggiori resistenze a distinguere la propria natura e funzione da quella della C. ecclesiale. In precedenza l’IdR si identificava abbastanza facilmente con un ruolo cat. e di fatto era percepito nella scuola come catechista o pastore d’anime, rappresentante della Chiesa e testimone autorizzato della fede.

All’origine della crisi d’identità stanno diversi fattori: il conflitto-distinzione di ruoli educativi tra l’area civile (scuola pubblica compresa) e l’area ecclesiale, l’eterogeneità e a volte la contraddittorietà delle attese degli alunni e delle famiglie, l’inadeguatezza del quadro legislativo-giuridico della scuola, l’arcaicità di programmi ufficiali di religione diventati impraticabili, l’avvicendarsi caotico e dispersivo di innovazioni didattiche, l’insufficiente preparazione culturale e soprattutto metodologico-didattica. Tra le conseguenze più vistose, ma anche provvidenziali, di questa crisi vanno registrati gli sforzi per ridefinire a livello ecclesiale, professionale e giuridico la figura dell’IdR, le molteplici iniziative che ovunque le Chiese hanno messo in atto per reclutare, formare, qualificare i nuovi insegnanti, l’incremento numerico di IdR laici subentrati accanto o al posto degli insegnanti sacerdoti.

2.​​ Lo status dell’IdR presenta caratteristiche atipiche rispetto a quello dei colleghi di scuola: comporta il riconoscimento bilaterale e complementare dell’autorità scolastica e di quella ecclesiastica. Titolare di un mandato ecclesiale, riconosciuto idoneo al singolare ruolo di insegnante-educatore dopo una carriera di studi compiuta normalmente in sede statale e/o in sede ecclesiastica, l’IdR è membro a pieno titolo del corpo docente, generalmente a parità di diritti e doveri dei colleghi. È uomo di Chiesa, in quanto credente garantito dalla sua comunità di appartenenza e responsabile dell’immagine del cristianesimo e della sua credibilità di fronte alla comunità scolastica, ma anche uomo di scuola per dipendenza amministrativa ed economica, esercizio professionale ed eventualmente militanza sindacale. Professionalmente, come gli altri insegnanti, è un mediatore di cultura, ma, data la peculiarità della cultura religiosa e la molteplicità di approcci possibili anche se non sempre scolasticamente legittimi, il suo ruolo originario di docente può ambiguamente ampliarsi o ridursi (a seconda dell’ottica interpretativa) a ruolo di testimone del “sacro” o di esperto in umanità (G. Milanesi), di apologeta della fede o di difensore del sistema-Chiesa (Sinodo tedesco).

3.​​ La recente letteratura pedagogica e spirituale insiste giustamente sulle funzioni indissociabili (anche se non sempre componibili nella prassi) dell’IdR: egli è a un tempo testimone testimonianza), insegnante ed educatore, e ciò per esigenza di una triplice fedeltà: fedeltà alla fede che professa e della quale il suo insegnamento pretende essere in qualche modo fondazione razionale o mediazione critica; fedeltà all’ambiente scuola e a tutto ciò che caratterizza in questa sede “pubblica e laica” l’accesso alla cultura mediante l’apporto specifico delle singole discipline; fedeltà all’alunno intesa come servizio alla sua libertà di coscienza, come rispetto e soddisfazione di un suo preciso diritto educativo.

In quanto testimone l’IdR evita il fanatismo emotivo, il plagio delle coscienze, la pressione confessionale, l’intimidazione moralistica; da uomo realizzato e libero e da cristiano adulto, sa parlare della sua fede come anche delle sue crisi, ma non esibisce la sua testimonianza come alibi per mascherare carenze professionali; da membro della comunità credente parla della Chiesa con amore critico, “sapendosi a sua volta accolto, rispettato, valorizzato dalla comunità cui appartiene” (A. Exeler).

In quanto insegnante si integra pienamente nella scuola come professionista dell’IR, sa far valere autorevolmente il suo punto di vista ma sa anche ascoltare senza demagogia i giovani per coglierne le domande esplicite e le attese implicite; dimostra di possedere oltre la necessaria cultura teologica anche la capacità didattica di mediarla in situazioni sempre nuove; accetta e propone iniziative interdisciplinari per uscire dal monologo religioso e accreditare tutte le voci che possono concorrere alla scoperta della verità. In quanto educatore sa di dover accettare fino in fondo la sfida della libertà: in nessun altro ambito come in quello dell’educazione religiosa l’efficacia dell’educatore non può essere automatica e scontata. Qui anche le capacità didattiche più consumate devono lasciare il posto allo spessore d’umanità, alla carica interiore appellante, alle qualità imponderabili della persona dell’educatore (→ spiritualità dell’IdR).

4.​​ Sul piano specificamente professionale l’IdR ha potuto avvantaggiarsi in questi ultimi anni di un notevole incremento qualitativo e quantitativo di occasioni e di strumenti per la sua formazione di base, la sua specializzazione pedagogica e il suo aggiornamento permanente. Largo spazio è stato fatto nei programmi accademici a tutte le scienze che sono cointeressate nell’IR: non solo alle classiche scienze teologiche e bibliche, ma anche alle scienze positive e umane della religione (fenomenologia, storia, psicologia e sociologia...) e alle scienze dell’educazione. Se infatti le prime indicano il quadro di riferimento da cui attingere i contenuti da articolare e mediare nell’IR, le seconde offrono soprattutto la ricchezza dei loro metodi e strumenti di studio del fatto religioso, mentre le terze additano le mete educative e le condizioni da realizzare perché l’IR riesca funzionale alla crescita del soggetto.

In molti paesi la preparazione professionale dell’IdR è assicurata a livello accademico dall’università di stato; in altri, per esempio in Italia, suppliscono facoltà teologiche o istituti di scienze religiose gestiti dalla Chiesa. Ma manca di fatto l’istituto della abilitazione scientifica all’IR, surrogato finora dal semplice titolo di idoneità ecclesiale o pastorale rilasciato dall’Ordinario diocesano. Si impone, con ogni evidenza, un’urgente e coraggiosa soluzione del problema. Non solo per pianificare a livello nazionale criteri e condizioni per il conseguimento del titolo di studio e di abilitazione all’insegnamento, ma anche per ridare dignità accademica e quindi credibilità culturale allo studio stesso della religione.

Bibliografia

L. Borello,​​ La condizione dell1​​ insegnante di religione.​​ Un’indagine conoscitiva nazionale, in “Religione e Scuola» 10 (1981-1982) 11-19; 159-165; G. Milanesi,​​ Religione e liberazione,​​ Torino, SEI, 1971;​​ Per un’educazione alla verità.​​ L’insegnamento della religione nella scuola secondaria superiore. Atti del corso Insegnanti di religione del Movimento studenti di A. C., Roma, AVE, 1981;​​ Profesor​​ de​​ religión,​​ in “Sinite” 22 (1981) n. 67;​​ Religionslehrer,​​ in “Katechetische​​ Blätter»​​ 103 (1978) nn. 2-3.

Flavio Pajer

INSTITUT SUPÉRIEUR​​ DE PASTORALE CATÉCHÉTIQUE

1.​​ Storia.​​ LTSPC è stato fondato nel 1950, nell'ambito​​ dellTnstitut Catholique​​ di Parigi, su richiesta dell’assemblea dei cardinali e vescovi della Francia. Nel 1957, in seguito a una campagna contro il nuovo movimento cat. al quale l’ISPC era strettamente legato, il direttore-fondatore​​ François​​ Coudreau, PSS, dovette lasciare il posto. LTSPC continuò però la sua opera. La spinta data alla Chiesa dal Concilio Vaticano II fece affluire negli anni​​ 19601970​​ molti studenti provenienti da tutte le parti del mondo. Come molte altre istituzioni l’ISPC fu scosso dalla crisi del 1968, ma senza soccombere. In seguito ci fu una riduzione del numero degli studenti dovuta alla diminuzione delle vocazioni sacerdotali e religiose. Nel 1973 l’ISPC si rinnova e viene integrato nell’U.E.R.​​ (Unité d’Enseignement​​ et de​​ Recherche)​​ di teologia e scienze religiose​​ dellTnstitut Catholique​​ di Parigi, di cui diventa uno degli organismi del secondo ciclo.

2.​​ Situazione istituzionale.​​ LTSPC è un organismo universitario che mantiene anche legami istituzionali con le istanze pastorali della Chiesa di Francia: Commissioni episcopale e nazionale della C., Centro nazionale della C., rivista “Catéchèse”, ecc.

3.​​ Studenti.​​ LTSPC è destinato prioritariamente alla formazione dei quadri superiori della C. e della pastorale. Si rivolge a studenti che hanno già compiuto un primo ciclo universitario di teologia (o equivalente) e che in ogni caso devono già possedere una formazione dottrinale di base. Normalmente si presuppone che vi sia una certa esperienza pastorale. Il pubblico è sempre stato composto in prevalenza da sacerdoti. Esso comprende anche religiosi insegnanti e religiose. I laici incominciano a essere un po’ più numerosi.

4.​​ Diplomati.​​ Gli studenti che all’iscrizione sono già in possesso di un baccalaureato in teologia possono iscriversi per la “maîtrise canonique”​​ (= la “Licentia” romana) in teologia con la specializzazione in pastorale cat. Gli altri possono ottenere il Diploma delITSPC. Chi ha fatto soltanto un anno di studi all’ISPC può richiedere un Certificato di studi superiori di pastorale cat.

5.​​ Pedagogia.​​ Il ciclo completo degli studi richiede due anni a tempo pieno, e comprende corsi, seminari e lavori di gruppo. Il ciclo termina con la redazione di un lavoro scritto. La pedagogia vuol essere ampiamente attiva e si articola il più possibile sull’esperienza pastorale già acquisita, oppure su quella che è programmata durante gli studi all’ISPC. Essa mira a una più perfetta padronanza dell’azione pastorale e cat., attraverso lo studio accurato dei diversi condizionamenti e l’utilizzazione dei diversi metodi. Le scienze umane (pedagogia, psicologia, sociologia, linguistica...) vi occupano perciò un posto importante. I documenti della fede e i dati provenienti dalla storia vengono nuovamente esplorati, con una cura particolare verso le procedure che permettono di comprenderli nella loro verità permanente e di trasmetterli nella forma corretta. LTSPC cerca in questo modo le vie di una autentica teologia pratica.

Bibliografia

J.​​ Bournique,​​ L'Institut Supérieur​​ de Pastorale Catéchétique​​ en​​ 1966,​​ in “Catéchèse”​​ 6 (1966) 23, 225-230; K.​​ Frielingsdorf,​​ Grundlegende Reformen am Katechetischen Institut in Paris,​​ in “Katechetische Blätter” 95 (1970) 242-248;​​ J.​​ P. Leconte,​​ A​​ l'I.S.P.C.​​ où en est la formation?,​​ in “Catéchèse” 15 (1975) 59, 179-184; R. Marlé,​​ Le 25e​​ anniversaire de​​ l’I.S.P.C.,​​ ibid. 16 (1976) 64,​​ 337348.

René Marlé

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