INFORMATICA

 

INFORMATICA

Il termine risale agli anni ’60 ed è legato alle due parole «informazione» e «automatica».

1.​​ I​​ diversi significati.​​ L’i. fa parte del nostro mondo. Quando si accenna a questo argomento spesso quasi istintivamente vengono alla mente complessi sistemi automatici che fanno da supporto alla raccolta, elaborazione e distribuzione delle informazioni e si pensa a grandi calcolatori e tecnici altamente specializzati. In effetti i. è una parola che può indicare molte cose: strumenti, modo di pensare, utilizzazione di computer e potrebbe essere vista quasi come un’estensione dei poteri mentali dell’uomo nel comunicare attraverso le macchine. Il significato dato al termine può quindi variare molto in ampiezza. Alcuni vedono l’i. come una tecnica del «saper usare il computer» o di sapersene servire per impieghi specifici. Altri le attribuiscono tutti i compiti di trattamento di ogni tipo di​​ ​​ informazione e di sapere.

2.​​ I.​​ e condotte algoritmiche e sistemiche.​​ In ogni caso prima e al di sopra del problema della macchina che elabora le informazioni in maniera automatica e della capacità di un suo utilizzo razionale sta un complesso di conoscenze e di condotte, proprie del pensiero razionale umano, oggi generalmente definite come condotte algoritmiche e sistemiche che fanno parte del mondo informatico. In ogni attività sia manuale che intellettuale si rende necessario organizzare comportamenti e operazioni in maniera valida ed efficace, per trovare itinerari e procedure che consentano di raggiungere determinati risultati in maniera rapida ed economica. In definitiva molti dei problemi che la vita e il lavoro ci pongono debbono essere risolti in termini di azioni, di natura prevalentemente manuale o prevalentemente intellettuale, da eseguire in maniera coordinata e produttiva. In una visione ampia l’i. dovrebbe assolvere a tutti i compiti di trattamento dell’informazione, del sapere più o meno organizzato e dei procedimenti risolutivi (​​ algoritmo) necessari per dare una risposta concreta ai problemi, possibilmente individuando delle procedure standardizzate fatte di operazioni elementari e di momenti decisionali velocemente modificabili. Si può dire che l’i. si interessa dell’analisi e della risoluzione dei problemi mediante la ricerca di una procedura efficace e generalizzabile.

3.​​ I.​​ come disciplina e come elaborazione​​ elettronica.​​ Nel mondo francese, da cui il termine proviene, i. sta per quell’insieme di discipline scientifiche e tecniche applicate al trattamento dell’informazione con mezzi automatici; o, detto in altri termini, l’i. è vista come una disciplina che si occupa essenzialmente del trattamento automatico dell’informazione; quindi come tutto ciò che ha una qualche pertinenza con lo studio teorico e tecnologico-pratico dell’elaborazione dei dati e dei computer che sono gli strumenti utilizzati in tale elaborazione. Nel mondo anglosassone si parla più di elaborazione elettronica dei dati (electronic data processing)​​ riducendo, in un certo modo, la visione generale di una «scienza» che vuole studiare i problemi nella sua globalità, praticamente solo al modo di raccogliere, decodificare, elaborare e conservare le informazioni attraverso strumenti automatici. Non fa parte dell’i., in tale interpretazione, tutto ciò che riguarda direttamente o indirettamente problematiche ad essa legate come potrebbe essere l’impatto che la tecnologia ha sul modo di comunicare le informazioni tra uomini e tra uomini e macchina, sulle strutture e sui processi produttivi, sull’organizzazione del lavoro e sul tempo libero.

4.​​ I.​​ e mentalità tecnologica.​​ In una concezione piuttosto ampia per i. si intende quindi una capacità di risolvere problemi di natura produttiva, organizzativa e gestionale mediante algoritmi di risoluzione, cioè mediante una successione di operazioni ordinate e finite, ovvero mediante sistemi di comunicazione capaci di una efficace interazione. Certamente tutto ciò esige un uso di strumenti che in questo caso potremmo vedere ben rappresentati dal computer, ma esige anche una mentalità che è sottesa a questo modo di procedere e che può definirsi di tipo tecnologico. Il pensiero infatti è orientato alla risoluzione dei problemi in maniera efficace; esso è guidato da obiettivi chiaramente definiti, il cui raggiungimento è la condizione di validità di tutto il lavoro intellettuale e organizzativo. Si richiede pertanto di far entrare in gioco un’analisi sistematica delle informazioni disponibili e di quelle da ricercare; occorrerà allora fare una attenta analisi non solo delle informazioni necessarie, ma anche delle loro reciproche relazioni interne e della progettazione di un sistema o di un procedimento che possa risolvere il problema di cui ci si occupa. Si prefigura in qualche modo non solo una maniera di raccogliere informazioni omogenee, di fare un archivio, su un particolare campo o settore, organizzato in funzione di una gestione automatizzata, di fare cioè una​​ banca dati,​​ ma anche di codificare tali informazioni in modo economico ed efficace, di elaborarle secondo un procedimento corretto e produttivo, di registrare infine i risultati di questo lavoro. È chiaro che oltre agli strumenti occorrono dunque strategie di pensiero e forme di rappresentazione delle soluzioni emergenti tali da permetterne la discussione ed il controllo.

5.​​ Riflessi formativi.​​ I riflessi dell’i. sulla formazione sono molteplici. L’uso degli strumenti diventa non solo un esercizio abilitativo, ma può influenzare il comportamento, esaltando l’aspetto operativo e tecnico dell’essere e dell’agire umani. La logica algoritmica e lo spirito tecnologico non sono senza influenza sulla mentalità e sul modo di accostare ed operare sulla realtà, di relazionarsi con gli altri, di pensare allo sviluppo sociale. Al limite possono ingenerare un concetto di uomo in cui diventa preponderante l’aspetto mentale e quello trasformativo e rielaborativo. La pedagogia avrà quindi da comporre questa prospettiva informatica con una visione integrale e organica della vita e dell’esistenza. L’educazione dovrà fare altrettanto a livello di formazione intellettuale, culturale, professionale e di​​ ​​ educazione permanente.

Bibliografia

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N. Zanni

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