GIROLAMO

S. GIROLAMO

(c. 347-419)

 

Mario Maritano

 

1. La vita

2. Le opere

2.1. Opere di carattere biblico

2.2. Opere di carattere dogmatico-polemico

2.3. Opere storico-agiografiche

2.4. Epistolario

2.5. Lavori di traduzione

3. Il Pensiero pedagogico-pastorale

3.1. Centralità della Bibbia

3.2. Proposta di modelli di santi

3.3. Educazione integrale della persona umana

3.4. Clima di serenità e fiducia

3.5. Preservazione dalle occasioni peccaminose

3.6. Prudente atteggiamento verso la cultura profana

3.7. Ruolo e responsabilità dei genitori

4. Conclusione

 

Girolamo mise al servizio della Chiesa la sua vasta cultura e si distinse soprattutto come traduttore latino di testi biblici. Si dedicò ad una vita ascetica e seppe infondere entusiasmo per gli ideali della perfezione evangelica e guidare varie anime elette per tale via. Per il suo vivace talento artistico e per l’ampia produzione letteraria fu riconosciuto come uno dei più insigni rappresentanti della letteratura latina cristiana.

 

1. La vita

Girolamo nacque a Stridone in Dalmazia verso il 347 da una famiglia cristiana. Inviato ben presto a Roma, completò brillantemente gli studi letterari, in particolare apprese il gusto per le opere classiche alla scuola del celebre grammatico Elio Donato. Sentì anche l’attrattiva della vita mondana e degli amori facili, ma in seguito orientò decisamente la sua vita verso il cristianesimo, facendosi battezzare. In vista della carriera si recò a Treviri, quindi ritornò in Italia, ad Aquileia, e si inserì in un gruppo di ferventi cristiani e di amici, tra cui Rufino e Cromazio, e maturò il proposito di dedicarsi ad una vita ascetica. Per tensioni interne ed esterne, il gruppo si sciolse e Girolamo partì per il vicino Oriente monastico.

Si fermò ad Antiochia di Siria, poi si ritirò nel deserto di Calcide, a sud di Aleppo (nel 375-76), vivendo da eremita e dedicandosi allo studio dell’ebraico e delle opere bibliche. Egli trasse indubbi vantaggi culturali e spirituali da questa esperienza di deserto, affinò la sua sensibilità religiosa, avvertì il contrasto tra esigenze di vita autenticamente cristiana e la sua passione per la cultura pagana: dopo un famoso sogno, raccontato con vivacità e drammaticità, espresse il proposito di essere cristiano e non più «ciceroniano» (cf​​ Ep.​​ 22,30). Ritornato ad Antiochia, accettò l’ordinazione sacerdotale e frequentò la scuola esegetica di Apollinare di Laodicea; passò poi a Costantinopoli, ove fu affascinato dall’eloquenza di Gregorio di Nazianzo e infine si trasferì a Roma, nel 382.

La sua fama di asceta, la sua competenza di studioso, la sua agile penna lo segnalarono all’attenzione di molte persone influenti. Il papa Damaso lo fece suo segretario, ebbe per lui profonda stima e lo assecondò nel suo progetto di revisione e di una nuova traduzione latina della Bibbia. Molte nobili dame, desiderose di comprendere le Scritture e di intraprendere la via della perfezione evangelica, lo scelsero come maestro e direttore spirituale. Dopo pochi anni l’opposizione degli avversari, le sue critiche mordaci, il suo zelo a volte intemperante gli resero vita difficile. Alla morte del papa Damaso, ritenne opportuno abbandonare la capitale e dirigersi nuovamente verso l’Oriente nel 385. Lo seguirono varie nobildonne, che con lui condividevano ideali di vita ascetica e di studio. Dopo un pio pellegrinaggio ai Luoghi santi e in Egitto, si stabilì definitivamente a Betlemme, ove, per la generosità della nobile Paola, furono fondati vari monasteri e un ospizio per i pellegrini. Fino alla morte, Girolamo svolse un’intensa attività come maestro e come formatore di anime. Continuò le traduzioni bibliche e gli studi esegetici. Spiegò la Scrittura e tenne varie esortazioni al popolo e alle comunità religiose femminili e maschili. Si occupò dell’istruzione ai catecumeni e insegnò grammatica e letteratura latina ai fanciulli nella scuola annessa al monastero. Mantenendo frequenti contatti con gli amici di Roma e di altre località, prese parte a varie polemiche. Confutò sarcasticamente le tesi di Elvidio, che denigrava la verginità. Ravvisando pericoli per la teologia negli scritti di Origene — da lui precedentemente ammirato — si schierò decisamente contro gli origenisti, alimentando accuse e incomprensioni (soprattutto contro Rufino, che era stato suo amico e compagno).

A fianco di Agostino, egli contrastò gli errori dei Pelagiani, che si vendicarono, devastando i monasteri betlemiti. Varie malattie, incursioni di barbari e lutti funestarono gli ultimi anni di vita dello Stridonense, che si spense il 30 settembre del 419-420.

 

2.​​ Le opere

 

2.1. Opere di carattere biblico

La fama di Girolamo è legata soprattutto ai suoi lavori di revisione (dei Vangeli e dei testi sapienziali), di traduzione (dell’Antico Testamento) e, in misura minore, di esegesi dei testi biblici (tra cui i Profeti e il vangelo di Matteo). La sua traduzione è abbastanza aderente al testo originale nelle preghiere e negli oracoli biblici, più libera invece nei brani narrativi. Nonostante qualche difetto, essa superò di valore tutte le precedenti traduzioni latine e s’impose nell’uso liturgico. La sua esegesi è prevalentemente storico-letterale, senza però trascurare il senso allegorico-spirituale.

 

2.2. Opere di carattere dogmatico-polemico

In tali scritti Girolamo, con vivacità di stile e con un’abile tecnica satirica, demolì le tesi degli avversari; ribadì con vigore l’ortodossia, anche se non sempre colse chiaramente e approfondì il significato dottrinale delle varie controversie. Contro l’integralismo antiariano dei seguaci di Lucifero di Cagliari, scrisse​​ 1​​ ’Altercatio Luciferiani et Orthodoxi;​​ contro Elvidio difese la perpetua verginità di Maria (Adversus Helvidium),​​ contro Gioviniano fece l’apologià del celibato e della vita monastica (Adversus Iovinianum).​​ Durante la controversia origenista attaccò violentemente il vescovo Giovanni di Gerusalemme​​ (<Contro Iohannem Hierosolymitanum)​​ e Rufino​​ (Contro Rufinum) col pretesto di presunte deviazioni dogmatiche nella dottrina di Origene da essi sostenuta. Stigmatizzò le affermazioni di Vigilanzio, che si opponeva al culto dei martiri e delle reliquie (Contro Vigilantium).​​ Respinse le idee pelagiane, affermando la necessità della grazia per vivere i precetti evangelici​​ (Dialogus adversus Pelagio nos).

 

2.3. Opere storico-agiografiche

Girolamo, nel​​ De viris illustribus,​​ presentò una serie di scrittori cristiani o connessi col cristianesimo: è un’opera che si rivela un’utile guida ed un prezioso documento per tramandare ai posteri l’attività letteraria dei cristiani nei primi secoli. Questo libro mostrò l’importanza e l’ampiezza di questa nuova «letteratura», che conservava i valori positivi della classicità pagana e si arricchiva degli apporti della cultura biblica. In tre scritti agiografici, raccontò la vita di tre monaci (Paolo, Malco e Ilarione), dando libero sfogo alla sua fantasia e al gusto del meraviglioso. Volle tracciare un ideale monastico e descrivere in forma romanzata l’epopea di questi eroici campioni del deserto.

 

2.4. Epistolario

Nelle​​ Lettere (​​ 154, di cui 122 dello stesso Girolamo), emergono le caratteristiche del «personaggio» Girolamo: il vigoroso asceta, il ricercato plasmatore di coscienze, il dotto maestro, lo sferzante polemista, il tenero amico e l’implacabile nemico. Esse trattano i più svariati argomenti: alcune forniscono notizie di carattere personale, molte sviluppano temi esegetici e dottrinali, altre danno consigli per una vita di perfezione e per un’educazione cristiana (v. dopo), altre ancora — sotto forma di elogio funebre — additano esempi di virtù cristiane.

 

2.5. Lavori di traduzione

Garantendo la sostanziale integrità del testo originale e sforzandosi di rendere il pensiero più che le parole dell’autore — secondo le regole di interpretazione del tempo! — Girolamo tradusse vari testi di Origene (molte​​ Omelie​​ su testi biblici e il​​ Perì Archón​​ (traduzione non pervenutaci); di Eusebio, aggiungendovi ulteriori informazioni (il​​ Chronicon,​​ riguardante la storia e​​ l’Onomasticon,​​ un elenco di notizie sulla Palestina); di Didimo (il trattato​​ Sullo Spirito Santo).​​ Tradusse anche documenti pacomiani dal copto (regole e catechesi, che formano la cosiddetta​​ Pachomiana latina).

 

3.​​ Il pensiero pedagogico-pastorale

Dal punto di vista pedagogico pastorale, Girolamo nei suoi scritti curò particolarmente la formazione della fanciulla destinata ad una vita ascetica. Con la​​ Ep.​​ 107 suggerisce a Leta norme pratiche per educare cristianamente la figlia Paola, consacrata a Dio fin dalla nascita. Ripete sostanzialmente gli stessi consigli, con più apertura e mitezza, nella​​ Ep.​​ 128 diretta a Pacatula, figlioletta di Gaudenzio. Questi scritti sono piccoli trattati di pedagogia pratica: da essi traspaiono l’esperienza e la saggezza dell’autore.

Il fine che egli si propone è quello di formare un’«​​ anima che deve diventare il tempio del Signore» (Ep.​​ 107,4): si dovrà dunque tener conto di questa fondamentale prospettiva nel valutare la lettera. Le principali linee di metologia pedagogico-pastorale che emergono dai due scritti citati (e da altri) sono le seguenti:

 

3.1. Centralità della Bibbia

Per Girolamo le Scritture sono la sorgente e lo stimolo della vita cristiana a tutti i livelli. Esse infatti sono​​ «lo strumento con cui Dio ogni giorno parla ai fedeli» (Ep.​​ 133,13). Leggere la Bibbia è conversare con Dio (cf​​ Ep.​​ 22,25). Colui che la studia e la medita diventa saggio e sereno (cf​​ In Eph.,​​ prol.). Per questo la fanciulla ogni giorno ne dovrà recitare alla madre un brano determinato (cf​​ Ep.​​ 107,9). Per la sua formazione intellettuale e morale essa si servirà della Bibbia (cf​​ Ep.​​ 107,12), che compendia un curriculum di studi simile a quello adottato dai filosofi (cf​​ Ep.

30,1) . Soprattutto poi Girolamo raccomanda: «alla preghiera deve far seguire la lettura e alla lettura la preghiera»​​ (Ep. 107,9;​​ cf anche​​ Ep.​​ 22,17;​​ Ep.​​ 52,7;​​ In Tit.​​ 3,9). Con un’applicazione progressiva e perseverante e solo dopo aver tradotto in vita vissuta i precetti divini, si acquista una più profonda comprensione delle Scritture (cf​​ Ep.​​ 127,4). All’operatore pastorale — particolarmente a colui che annuncia la Parola di Dio — il nostro Autore richiama l’obbligo di accordare la propria vita a questa Parola: in caso contrario le sue azioni, discordanti rispetto ai discorsi, lo mettono in imbarazzo (cf​​ Ep.​​ 52,7-8 ed​​ Ep.​​ 64,22).

 

3.2. Proposta di modelli di santità

Girolamo, consapevole del valore e dell’efficacia degli esempi, propone modelli di santità ed esorta ad imitarli: in primo luogo Cristo e la Vergine Maria (cf​​ Ep.​​ 107,7). Si compiace poi di delineare figure di persone che hanno incarnato eroicamente gli ideali del cristianesimo, hanno rinunziato al mondo ed hanno vissuto nel perfetto amore di Dio e del prossimo (cf​​ Ep.​​ 24. 74. 108. 127. 130). Con appassionato entusiasmo esalta il monacheSimo (cf​​ Ep.​​ 14 e 58), la verginità (cf​​ Ep.​​ 22 e 130) e conferma nel loro proposito di totale consacrazione a Dio coloro che si consigliano con lui, adducendo anche gli esempi di altri che, in precedenza, avevano intrapreso la via della perfezione evangelica.

 

3.3. Educazione integrale della persona umana

Girolamo si sofferma su vari aspetti che concorrono ad una completa formazione della fanciulla. Anzitutto la preghiera: dovrà essere incessante e continua. Poi lo studio: la fanciulla imparerà il latino e il greco e utilizzerà la Bibbia come testo fondamentale, ma non trascurerà altri testi classici e cristiani (cf​​ Ep.​​ 107,4.9.12). Infine il lavoro: si eserciterà nelle faccende domestiche e nei lavori muliebri propri del suo tempo (filare la lana, confezionare vestiti: cf​​ Ep.​​ 107,10). Avrà però ampio spazio per il gioco e per momenti di distensione. Il regime di vita sarà appropriato alla sua età e alle sue forze; praticherà anche astinenze e digiuni, ma sempre con ragionevole moderazione (cf​​ Ep.​​ 107,8.10). Il suo abbigliamento sarà dignitoso, ma non ricercato e sfarzoso; il suo comportamento in diverse occasioni familiari e sociali sarà consono con la sua futura scelta di vita. Alcune norme sono dettate da prudenza, da esperienza personale, da comprensione; altre riecheggiano lo spirito delle regole monastiche; altre, riguardanti la metodologia dello studio, sono riprese da Quintiliano. Il nostro Autore ha saputo farle proprie, integrarle in una visione cristiana e presentarle in uno stile ora solenne ora dimesso e con un’intensità espressiva molto vivace.

 

3.4. Clima di serenità e di fiducia

Girolamo esorta gli educatori (in primo luogo i genitori) a creare un’atmosfera di gioia e di serenità attorno alla bambina, a farsi amare e a dimostrare il loro affetto per lei (cf​​ Ep.​​ 107,4 e 128,1). Ella sia stimolata allo studio con la lode, con l’emulazione e con il premio, mai avvilita per gli insuccessi; sia iniziata in modo attivo e piacevole alla lettura e alla calligrafia (cf​​ ib.).​​ Girolamo vuole inculcare l’amore allo studio e sa che le difficoltà irrisolte rischiano di paralizzare l’entusiasmo del discepolo.

 

3.5. Preservazione​​ dalle occasioni peccaminose

Girolamo enumera tutta una serie di precauzioni e di divieti per evitare alla fanciulla di cadere nel peccato e per salvaguardarla dal male fin dalla più tenera infanzia. Quindi ritiratezza, rinuncia ad ogni mondanità, esclusione di compagnie equivoche o anche solo dissipanti, vigile modestia, temperanza nel vitto (cf​​ Ep.​​ 107,4.8-9 e 128,3-4). Alcune norme, piuttosto rigorose e severe, sarebbero spiegabili per i seguenti motivi: Girolamo si rivolge ad una fanciulla consacrata a Cristo, essa deve quindi acquisire una sensibilità spirituale più marcata; inoltre il paganesimo, ancor vivo e dilagante in quei tempi, non favoriva la moralità; infine tra gli stessi cristiani non tutti brillavano per serietà di vita (cf​​ Ep.​​ 107,13 e 128,4-5; cf anche​​ Ep.​​ 22,28).

 

3.6. Prudente atteggiamento verso la cultura profana

Girolamo riconobbe il valore della cultura profana, sia dal punto di vista formale, sia anche per certi contenuti e cercò di armonizzarla con i nuovi ed elevati ideali apportati dalla religione cristiana. Il rigorismo o il giudizio negativo da lui espressi in alcune pagine scaturiscono non da una indiscriminata condanna della tradizione classica, ma da particolari circostanze, da pericoli di idolatria o di immoralità o da riserve per i destinatari, dediti all’ascetismo. Girolamo contribuì ad assicurare alla nascente cultura cristiana i valori positivi e validi, ereditati da quella antica.

 

3.7. Ruolo e responsabilità dei genitori

Sono questi i primi educatori alla fede e alla vita cristiana. Rivolgendosi alla madre e poi al padre, Girolamo scrive: «(La bimba) deve avere te come sua maestra, a te deve guardare con meraviglia la sua inesperta fanciullezza. Né in te, né in suo padre deve mai scorgere atteggiamenti che la portino al peccato, se li imita. Ricordatevi che siete i genitori di una vergine e che riuscirete ad educarla più con l’esempio che con le parole»​​ (Ep.​​ 107,9). Essi devono scegliere come maestri e precettori persone fidate per età, condotta e sapere (cf​​ Ep.​​ 107,4 e 128,4): la loro opera infatti assume una portata religiosa e può stimolare ad un incessante perfezionamento morale. Conoscendo poi il profondo influsso delle compagnie e delle amicizie, Girolamo consiglia i genitori ad essere molto attenti nel selezionarle e nel favorirle per i loro figli (cf​​ Ep.​​ 107,9 e 128,4).

 

4.​​ Conclusione

Tra le intuizioni e i meriti di Girolamo, particolarmente alcuni possono essere evidenziati, proprio nei confronti di aspetti che al suo tempo erano abbastanza disattesi.

Anzitutto l’importanza data alla educazione fin dalla prima infanzia, creando un ambiente adatto per lo sviluppo armonico della personalità del bambino. Poi il richiamo ad una seria formazione religiosa e morale e ad una disciplina scolastica, fondata sulla comprensione e sullo stimolo.

In particolare si deve sottolineare il valore che egli attribuisce esplicitamente alla educazione della donna, riconoscendole il diritto di avere una completa formazione in tutti i campi. Infine l’esigenza che anche la donna si dedichi allo studio e alle attività intellettuali, ponendo così le basi per una maggior promozione umana ed una più elevata spiritualità.

 

Bibliografia

a)​​ Repertori bibliografici: Antin P.,​​ Bibliographia selecta, in​​ CCL​​ 72 (Turnhout 1959), pp. IX-LII;

b)​​ Principali edizioni delle opere: PL​​ 22-30,​​ CSEL​​ 49.54-56.59;​​ CCL​​ 72-79;​​ SC43.242.259.303.323; per le Lettere, cf Labourt J., S.​​ Jéròme: Lettres,​​ vol. 18 (= CUF), Paris, 1949-1963; c) Alcune traduzioni italiane: Cola S., S.​​ Girolamo: Le Lettere,​​ vol. 1-4, Città Nuova, Roma 1962-64; Camisani E.,​​ Opere scelte di S.​​ Girolamo,​​ UTET, Torino 1971; d) Studi con riferimento particolare alla pedagogia pastorale:​​ Bardicchia A.,​​ Il pensiero morale e pedagogico di S. Girolamo, Matera 1925;​​ Brunner J.,​​ Der hi Hieronymus und die Màdchenerziehung auf Grand seiner Briefe an Lata und Gaudentius. Eine patristischpadagogische Studie​​ (Neudruck der Ausgabe <Miinchen> 1910), Aalen 1970; Burke E. P.,​​ St Jerome as a spiritual Director, in Murphy F. X., (ed.),​​ A Monument to St Jerome. Essays on some aspects of his Life, Works and Influence, New York 1952, 143-169; Favez Ch.,​​ S. Jéròme pédagogue, in Aa.Vv., Mélanges de littérature et d’histoire ancienne, offertsa J. Marouzeau, Paris 1948, 173-181; GorCF. D.,​​ La lettera a Leta o dell’educazione della figliuola,​​ Modena 1932; Greco I., S.​​ Girolamo maestro di spiritualità,​​ in «Asprenas» 33 (1986) 305-329; Laurita L.,​​ Insegnamenti ascetici nelle lettere di S. Girolamo,​​ Roma 1967; Marcocchi M.,​​ Motivi umani e cristiani nell’epistolario di S. Girolamo,​​ Milano 1967; Marrou H.-l.,​​ Storia dell’educazione nell’antichità,​​ Roma 1950, trad. it.; Mincione G.,​​ La pedagogia dell’infanzia e della fanciullezza nelle lettere 107 e 128 di S. Girolamo,​​ in «Pedagogia e vita» 47 (1985-86) 309-321; Venturini P., S.​​ Girolamo formatore di anime,​​ Roma 1921.

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