GIROLAMO

 

GIROLAMO

n. a Stridone nel 347 ca. - m. a Betlemme nel 419 / 420, monaco e scrittore latino, santo.

1. G., compiuti brillantemente gli studi letterari, a Roma si convertì al cristianesimo, si dedicò alla vita monastica e seppe infondere entusiasmo per gli ideali della vita ascetica e per lo studio biblico a nobildonne romane del IV sec. Da Roma, ove era segretario di papa Damaso (382-385), si recò poi a Betlemme e per circa trent’anni continuò a svolgere un’intensa attività come formatore di anime e insegnante di fanciulli, per educarli al cristianesimo e alla cultura classica. Mise al servizio della Chiesa la sua vasta cultura, scrivendo varie opere esegetiche, dogmatico-polemiche (contro gli eretici del tempo), storiche e agiografiche, un vasto epistolario (uno fra i migliori della letteratura latina e testimonianza preziosa delle sue vicende personali e della società a lui contemporanea) e diverse opere di revisione e traduzione, soprattutto di testi biblici (la​​ Volgata)​​ e di autori greci.

2. Il pensiero pedagogico di G. è espresso principalmente nelle​​ Lettere​​ 107 e 128, piccoli gioielli di pedagogia pratica. Trattano della formazione di ragazze cristiane e sono scritte con intensità espressiva, con conoscenza della psicologia dell’animo femminile e dell’età evolutiva. Le principali idee si possono così sintetizzare: a) Educazione integrale della persona umana, tenendo conto dei vari aspetti che concorrono alla formazione del fanciullo: la preghiera, lo studio, il lavoro manuale, il gioco. b) Particolare sottolineatura della dimensione e dei valori religiosi, mettendo al centro la Parola di Dio e proponendo modelli di santità cristiana. c) Apertura alla dimensione culturale, pur con un prudente atteggiamento verso la cultura pagana. d) Clima di serenità e di fiducia, di ottimismo e di incoraggiamento, di apertura ai valori culturali, ma anche prevenzione dalle occasioni peccaminose ed esclusione di compagnie equivoche (G. si rivolge ad una fanciulla già consacrata a Cristo). e) Il ruolo insostituibile e fondamentale dei genitori, i quali riusciranno ad «educare più con l’esempio che con le parole» (Ep.​​ 107,9) e dovranno scegliere come maestri e precettori persone fidate moralmente e culturalmente.

3. Sono particolarmente significativi e innovativi i seguenti orientamenti e intuizioni pedagogiche: a) L’importanza data all’educazione fin dalla prima infanzia, creando un ambiente favorevole per lo sviluppo armonico del bambino. b) Il valore dell’educazione della donna (per lo più disatteso nell’antichità), riconoscendole il diritto di avere una formazione completa in tutti i campi e di potersi dedicare all’attività intellettuale. c) Conciliazione tra l’insegnamento tradizionale romano (​​ Quintiliano) e la novità cristiana: valorizzazione della cultura classica, con l’innesto però del cristianesimo.​​ 

Bibliografia

a)​​ Fonti:​​ Labourt J.,​​ Les lettres de S. Jérôme,​​ 8 voll., Paris, Les Belles Lettres,​​ 1949-1963 (trad. it.: Cola S.,​​ S.G. Le Lettere,​​ 4 voll., Roma, Città Nuova, 1962-64. b)​​ Studi:​​ Mincione G.,​​ La pedagogia dell’infanzia e della fanciullezza nelle lettere 107 e 128 di S.G.,​​ in «Pedagogia e Vita» 47 (1985 / 86) 309-321; Lanfranchi R.,​​ San G. e l’educazione della donna, in J. M. Prellezo e R. Lanfranchi,​​ Educazione e pedagogia nei solchi della storia, vol. I., Torino, SEI, 1996, 184-191; Maritano M., «La cura del corpo nelle “lettere pedagogiche” di G.​​ (Epp. 107. 128)», in E. dal Covolo - I. Giannetto (Edd.),​​ Cultura e promozione umana. La cura del corpo e dello spirito nell’antichità classica e nei primi secoli cristiani. Un magistero ancora attuale?,​​ Troina, Oasi, 1998, 309-339; Milazzo V.,​​ Educare una vergine. Precetti e modelli in Ambrogio e G., Catania, Tip. Universitaria, 2002.

M. Maritano

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