EREDITARIETÀ

 

EREDITARIETÀ

1. Parlare di e. in un dizionario pedagogico vuol dire parlare di uno dei fattori che condizionano il​​ ​​ comportamento umano. Ma vuol dire anche parlare di questo fattore mettendolo in rapporto con l’altro fattore condizionante lo sviluppo ed il comportamento delle persone e cioè con 1’​​ ​​ ambiente. Infatti, «nature» (natura) e «nurture» (nutrizione, stimolazione interna) sono i due fattori a cui vanno attribuite le differenze individuali. Per e. si intende la somma dei geni trasmessa all’individuo dai genitori al momento del concepimento, oppure la proprietà di alcuni caratteri «biologici» di essere trasmessi dai genitori ai figli. L’e. assicura la costanza delle diverse specie di esseri viventi e consente ad ogni individuo di essere un esemplare unico della propria specie. Il patrimonio genetico del singolo è, in effetti, composto da elementi che provengono dagli antenati, ma secondo processi di ricombinazione che sfociano in un insieme, in una costellazione di geni strettamente individuale. Paradossalmente, l’e. agisce in due sensi divergenti: da una parte garantendo la costanza delle caratteristiche generali della specie; dall’altra assicurando le variazioni individuali. Per ambiente intendiamo, in questo contesto, tutte le forze di sviluppo che non siano quelle contenute nei geni, oppure la somma totale di stimoli che l’individuo riceve a partire dal momento del concepimento.

2. Per quanto riguarda il rapporto e.-ambiente, gli studiosi del problema hanno assunto posizioni estreme e posizioni intermedie. Le posizioni estreme vanno da​​ ​​ Watson (e con lui i behavioristi) che arrivava a dire che sarebbe riuscito a portare in qualunque direzione un soggetto (verso la musica, la matematica, la criminalità, ecc.) ammettendo un minimo influsso dell’e. e un’azione quasi determinante dell’ambiente, fino agli innatisti radicali, per i quali tutto è segnato in partenza. Già la presenza di posizioni così radicali dà il senso della complessità del problema, che è stato studiato utilizzando svariati approcci metodologici che potessero offrire una maggiore garanzia di validità ai risultati. A. Anastasi raggruppa in cinque categorie i vari metodi usati per lo studio tra e. e ambiente: l’allevamento selettivo, largamente usato dai genetisti e da essi mutuato in campo psicologico; lo studio dello sviluppo normale del comportamento sulla base dei rapporti tra maturazione e apprendimento; il ruolo dei fattori strutturali nello studio del comportamento, partendo dalla convinzione che il comportamento può essere influenzato dalla e. solo attraverso caratteristiche sugli effetti di precedenti esperienze sul comportamento (per esempio i casi dei bambini selvaggi); studi sulle somiglianze e differenze tra membri di una stessa famiglia. Oggi nessuno dubita del peso dell’ambiente nella strutturazione della personalità e nelle sue manifestazioni comportamentali. R. Truzoli in una ricerca sul rapporto e.-ambiente alla luce degli studi sul genoma e delle neuroscienze conclude dicendo che questi studi rafforzano la linea di ricerca che prende sempre più in considerazione, nei campi più svariati (dalla ricerca farmacologica ai processi formativi e lavorativi), il ruolo significativo delle variabili ambientali.

3. Tra gli studi sui membri di una stessa famiglia, quelli che permettono di arrivare a conclusioni più sicure sul rapporto tra e. e ambiente sono quelli relativi a coppie di gemelli monozigoti, essendo identico in loro il patrimonio genotipico. Teoricamente, lo studio metodologicamente più corretto potrebbe consistere nell’analizzare le differenze tra gemelli dizigoti vissuti nello stesso ambiente e le differenze tra gemelli monozigoti vissuti in ambienti diversi: ci sarebbe da una parte l’influsso della e., essendo identico l’ambiente e dall’altra l’influsso dell’ambiente essendo identica l’e. R. Zazzo ha studiato accuratamente questo problema arrivando alla conclusione che nei termini detti il problema è mal posto (1960). Lo psicologo francese dimostra ampiamente che la pretesa identità dei gemelli monozigoti non esiste e che e. e ambiente non bastano a rendere conto della formazione di una individualità. L’effetto di coppia conferisce a ciascuno dei partners caratteristiche che non appartengono né alla e. né all’ambiente come vengono abitualmente definiti. Le ricerche in questo campo, dopo un periodo di alti e bassi, hanno nuovamente attirato l’attenzione degli studiosi e si sono creati numerosi registri di gemelli disposti a collaborare.

4. Nonostante la complessità del problema e le difficoltà di affrontarlo con una corretta e valida metodologia, sia clinica che statistica, è tuttavia possibile arrivare ad alcune conclusioni: non esiste un’azione esclusiva dell’e. o dell’ambiente; qualunque caratteristica individuale può dipendere da entrambi i fattori, per cui il problema oggi non è quello di quale fattore sia più importante; e. e ambiente non si addizionano, ma interagiscono in modi non ancora del tutto ben conosciuti; l’ambiente esercita un influsso che è condizionato dal patrimonio genetico e, a sua volta, questo agirà in modo differente in diverse condizioni ambientali: molte attività e funzioni dei geni sono aperte a influenze di tipo ambientale così come è possibile che i geni possano condizionare l’azione dell’ambiente.

Bibliografia

Zazzo R.,​​ Les jumeaux: le couple et la personne,​​ 2​​ voll., Paris, PUF,​​ 1960; Anastasi A.,​​ Psicologia differenziale,​​ Firenze, Editrice Universitaria, 1965;​​ Jacob F.,​​ La logique du vivant,​​ une histoire de l’érédité,​​ Paris, Gallimard,​​ 1970; Morrison Ford U.,​​ Tu sei unico: storia dell’e.,​​ Roma, Armando, 1983; Gazzaniga M.,​​ La mente della natura. Il cervello umano tra e. e ambiente,​​ Milano, Garzanti, 1997; Truzoli R.,​​ Il rapporto e.-ambiente alla luce degli studi sul genoma e delle neuroscienze,​​ www.aarba.it / JARBA / 2005 / Truzoli.

M. Gutiérrez

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