EDUCAZIONE DELLA FEDE

 

EDUCAZIONE DELLA FEDE

L’espressione​​ educazione della fede​​ (EdF) come caratterizzazione della C. è diventata oggi proverbiale nella Chiesa, e come tale accolta anche nei documenti ufficiali della C.: “[La catechesi] consiste nell’ordinata e progressiva educazione della fede unita ad un continuo processo di maturazione della fede medesima» (Messaggio Sinodo ’77,​​ n. 1). “In linea generale, si può qui ritenere che la catechesi è un’educazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti” (CT 18).

1.​​ Nello​​ sviluppo del movimento cat.,​​ l’espressione EdF rappresenta, soprattutto dopo la seconda guerra mondiale e nei paesi dell’area culturale latina, una forma caratteristica per indicare il passaggio dal “catechismo” alla “catechesi”, dalla tradizionale istruzione religiosa ad un’azione cat. più rispettosa della densità esistenziale della Parola di Dio e della risposta credente alla Parola. In questo senso, il passaggio dall’insegnamento​​ della​​ dottrina​​ all’educazione​​ della​​ fede​​ può anche riassumere la portata dell’evoluzione avvenuta.

L’espressione EdF riassume, inoltre, le linee dominanti del rinnovamento cat. avvenuto nel nostro secolo. In quanto​​ educazione,​​ riecheggia tutto l’influsso delle correnti pedagogiche sulla C., mentre col riferimento alla​​ fede​​ si evoca specialmente tutto il processo di riscoperta​​ teologica​​ della natura del messaggio cristiano e della ricchezza e densità dell’atteggiamento di fede. Ciò appare anche dall’uso frequente di altre espressioni simili alla nostra, quali per es.: trasmissione della fede, servizio della fede, educazione alla fede, ecc. (cf le opere cit. di F. X. Arnold, J. A. Jungmann, J. Colomb, F. Coudreau).

2.​​ Non mancano​​ difficoltà​​ e​​ obiezioni​​ di fronte alla caratterizzazione della C. come EdF:

— Alcuni hanno visto con diffidenza l’espressione EdF in quanto indicherebbe proprio la pretesa di​​ educare la fede,​​ cioè di influire direttamente su di essa, di gestirla e manipolarla in qualche modo dall’esterno. Forse anche per questo si preferisce alle volte parlare di educazione​​ alla​​ fede o di educazione​​ nella​​ fede. Va ricordato in ogni caso che si potrà parlare di EdF soltanto in​​ senso secondario e strumentale,​​ nell’ambito cioè di quelle mediazioni umane che possono facilitare, aiutare, togliere ostacoli, ecc., nel processo di risveglio e crescita dell’atteggiamento di fede, ma sempre al di fuori di ogni possibile​​ intervento diretto​​ sulla fede stessa, che rimane sempre legata all’azione gratuita di Dio e alla libera risposta dell’uomo.

— Qualcuno insiste anche nella distinzione tra C. e EdF, nel senso che quest’ultima sarebbe molto più ampia della prima. Così, per es., il documento di base del 1983 dell’Episcopato Spagnolo:

“Situata fondamentalmente entro il​​ ministero della parola,​​ l’educazione della fede si attua in​​ molteplici forme e​​ in ambiti e canali molto diversi: per es., mediante la predicazione alla comunità cristiana, l’omelia, l’insegnamento scolastico della religione, l’educazione cristiana in famiglia, l’educazione d’ispirazione cristiana nella scuola, la formazione entro i movimenti apostolici, l’annuncio del messaggio attraverso i mezzi di comunicazione, l’insegnamento della teologia, gli esercizi spirituali, ritiri, corsi e giornate di riflessione, ecc.

Tutte queste modalità di​​ educazione della fede​​ hanno, certamente, un aspetto catechetico, ma non sono, propriamente,​​ catechesi​​ nel senso da noi definito”​​ (Catcquesis​​ de la​​ comunidad,​​ Madrid, EDICE, 1983, n. 58).

Sembra che il significato di questa distinzione sia da collegare e da valutare sulla base del concetto, più o meno ristretto, che si abbia della C. stessa (cf → Catechesi). Sembra inoltre che sia sufficiente, per rispondere alla difficoltà presentata, tener presente la distinzione tra C. propriamente detta, pur nella varietà delle sue forme, e la​​ dimensione cat.​​ di altre attività o momenti pastorali. È in questa prospettiva che la C. può essere caratterizzata come EdF.

3.​​ Fatte le dovute precisazioni, la qualifica di EdF contribuisce in forma rilevante ad​​ affermare l'identità e la genuina funzione della C.​​ come azione pastorale:

— In quanto​​ educazione,​​ la C. rivendica la sua​​ natura propriamente pedagogica​​ di intervento intenzionale in vista di una crescita personale, libera, interiorizzata, al servizio di un valido progetto esistenziale, aperto ai valori e capace di discernimento critico. L’attenzione a questa identità pedagogica dovrebbe liberare la C. dal sempre incombente pericolo dell’immaturità securizzante, o dell’infantilismo, o della fuga nel “soprannaturalismo”, ecc. La giusta attenzione alle esigenze educative della C. dovrebbe ugualmente aiutare ad evitare frequenti deformazioni o riduzioni indebite della funzione cat., concepita alle volte come semplice​​ insegnamento​​ di contenuti religiosi, o come processo adattativo di​​ socializzazione religiosa,​​ o come vero e proprio​​ indottrinamento,​​ ecc. Nella sua prospettiva pedagogica, la C. è invitata in modo particolare a non dimenticare le implicazioni e i condizionamenti umani della crescita nella fede, e a non perdere di vista le esigenze di ogni dinamismo di maturazione umana e cristiana.

— In quanto educazione​​ della fede,​​ la C. è chiamata al rispetto della​​ totalità esistenziale​​ e della ricchezza di dimensioni del suo obiettivo fondamentale. Vuol dire che non è giustificato fermarsi unilateralmente a qualche aspetto particolare del dinamismo della fede, quale la conoscenza della verità rivelata o l’acquisizione di condotte morali; ma che bisogna allargare il suo compito alla complessità e densità dell’atteggiamento di fede come risposta personale e totale al progetto di vita cristiana, che è adesione e “sequela” di Cristo. E in questa stessa prospettiva, la C., in quanto educazione​​ della fede,​​ avrà cura di non deviare dal suo compito in funzione di altre realtà che, pur collegate con la fede, non si identificano con essa (come il sapere teologico, o il patrimonio culturale dominante, o le tradizioni religiose) o ne costituiscono addirittura la negazione (come le diverse forme di ideologia religiosa).

4.​​ Anche​​ in sede di progettazione e di realizzazione​​ della C. appare feconda di conseguenze e di indicazioni la qualifica di EdF. Essa permette infatti di organizzare e gestire tutta la realtà cat. nella linea di una corretta metodologia educativa, al servizio di un’autentica educazione e maturazione della persona nell’ambito della fede. Si trova qui, per es., il criterio orientativo per risolvere non pochi problemi tradizionali della prassi cat., quali la completezza del contenuto, il ruolo della memorizzazione, la dimensione esperienziale, l’uso dei diversi metodi o tecniche, ecc. Generalmente parlando, la​​ funzionalità educativa​​ al servizio della crescita e maturazione della fede dovrebbe costituire la chiave risolutiva e interpretativa per regolare le diverse componenti di ogni processo catechistico.

Bibliografia

E.​​ Alberich,​​ Catechesi e prassi ecclesiale,​​ Leumann-Torino, LDC, 1982, 90-131; F. X. Arnold,​​ Il ministero della fede,​​ Alba, Ed. Paoline, 1954; J. Colomb,​​ Al servizio della fede,​​ vol.​​ I, Leumann-Torino, LDC, 1969, libro I, parte II;​​ Id.,​​ Le devenir de la foi,​​ Paris,​​ Centurion,​​ 1974; F. Coudreau,​​ Si può insegnare la fede?,​​ Leumann-Torino, LDC, 1978; A. Exeler,​​ Wesen und Aufgabe der Katechese,​​ Freiburg, Herder, 1966, 47-128; G.​​ Groppo,​​ Educazione cristiana e catechesi,​​ Leumann-Torino, LDC, 1972; J. A.​​ Jungmann,​​ La predicazione alla luce del Vangelo,​​ Alba, Ed. Paoline, 1965; A. Liégé et al.,​​ Catcquesis-. educación​​ de la fe,​​ Madrid, Marova, 1968;​​ J.​​ J.​​ Rodríguez​​ Medina,​​ Pedagogia de la fe,​​ Madrid-Salamanca,​​ Bruño-Sígueme,​​ 1972; M.​​ Van Caster,​​ Le strutture della catechesi,​​ Roma, Ed. Paoline, 1971.

Emilio Alberich

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