CATECUMENATO ANTICO

 

CATECUMENATO ANTICO

1.​​ Il termine “catecumenato” (CA) deriva, mediante l’aggiunta del suffisso​​ -atus,​​ dal lat. eccl.​​ catechumenus,​​ a sua volta prestito dal gr. eccl. xaxTixoó^evoc, agg. verb. di xatTlXtN “istruire a viva voce”. Il verbo semplice ¿X^N “risonare” si pone in contrapposizione semantica con ZTjpóacw “annuncio, proclamo”. Questo significa “annuncio il messaggio per la prima volta”, quello “faccio riecheggiare il messaggio già proclamato”.

Oggi gli storici sono concordi nel vedere nel CA antico un fenomeno complesso e disuguale nelle differenti Chiese (pur avendo molti tratti comuni); inoltre, nel distinguere l’organizzazione catecumenale anteriore alla pace costantiniana da quella ad essa posteriore, almeno dal punto di vista pastorale; e infine, nel non considerare più il CA dei secoli IV e V come l’epoca d’oro di questa istituzione, soprattutto se si tengono presenti le finalità pastorali che l’hanno originata.

Alla luce di queste precisazioni il CA antico può essere descritto come un’istituzione ecclesiale di tipo pastorale-liturgico, nata e consolidata dall’esperienza, approvata dall’autorità ecclesiastica, sviluppatasi all’interno delle comunità cristiane a partire dalla fine del sec. II e diffusasi rapidamente in tutte le Chiese durante il sec. III e la prima metà del IV, trasformatasi nella seconda metà del IV sec., rimasta tuttavia ancora vitale durante il V secolo, però in lento decadimento fino a scomparire completamente nei sec. VI e VII. Tale istituzione aveva lo scopo di preparare in comune persone​​ adulte​​ che avevano manifestato l’intenzione di convertirsi al cristianesimo, sia a perfezionare la loro conversione sul piano dell’ortodossia e dell’ortoprassi sia alla recezione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione, eucaristia). I mezzi per raggiungere questo scopo erano costituiti da una serie strutturata e organica di insegnamenti (detti “catechesi”) e da un insieme di pratiche cultuali-liturgiche (imposizione delle mani, esorcismi, ecc.), accompagnati gli uni e le altre da un impegnativo tirocinio di vita cristiana.

Pur essendo vero che la prassi pastorale del CA è documentabile solo negli ultimi decenni del II secolo, tuttavia essa non è sorta improvvisamente come un fungo. Già nel sec. I, ma molto più nella prima metà del II, sono reperibili tracce sempre più numerose della serietà con cui le comunità cristiane si accertano dell’effettiva conversione di coloro che chiedono il battesimo (→ predicazione apostolica). La Chiesa primitiva, ispirandosi probabilmente alla prassi giudaica dell’ammissione dei proseliti, esige da parte di coloro che intendono diventare cristiani un periodo di preparazione e delle garanzie. Queste ultime vengono fornite da coloro che li hanno convertiti (nascita del “padrinato”). La C., inoltre, intesa come esplicitazione del kerygma iniziale, è sicuramente una realtà fin dalle origini della Chiesa, anche se i termini​​ mztÌ'ìkW'4,​​ za-nxdv assumeranno il loro significato tecnico solo quando l’istituzione catecumenale comincia a organizzarsi, cioè verso la fine del sec. IL

2.​​ Il CA anteriore alla pace costantiniana.​​ A partire dalla fine del sec. II e durante tutto il sec. III un’abbondante documentazione attesta la presenza, nelle Chiese principali del mondo mediterraneo, di un’organizzazione catecumenale assai elaborata, anche se con modalità differenti. La​​ Tradizione Apostolica​​ di → Ippolito è sicuramente lo scritto che contiene la più antica e completa regolamentazione del CA (ca. 215) per la Chiesa di Roma e, molto probabilmente, ha avuto influsso, diretto o indiretto, su tutte le altre. Non è però l’unico documento in materia. Per la Chiesa di Cartagine abbiamo gli scritti di →​​ Tertulliano​​ (+ dopo il 220), di​​ Cipriano​​ ( l 258) e di​​ Commodiano​​ (ca.​​ 250260).​​ Le opere di →​​ Clemente Alessandrino​​ dimostrerebbero l’esistenza di un’organizzazione catecumenale per la Chiesa di Alessandria già verso il 200. →​​ Origene​​ è un testimone prezioso per la ricostruzione dei contenuti delle catechesi ai catecumeni (che le ascoltavano assieme ai fedeli) nella Chiesa di Cesarea di Palestina (ca. 240). Per le Chiese di Siria e Palestina costituiscono una documentazione, diretta o indiretta, del CA diversi scritti apocrifi, come la​​ Didascalia degli Apostoli,​​ gli​​ Atti apocrifi degli Apostoli,​​ i cosiddetti​​ Romanzi Clementini,​​ tutti del sec. III.

Dall’esame di questa copiosa documentazione risulta chiaramente la stretta connessione tra l’istituzione catecumenale e l’attività missionaria della Chiesa: la prima non è altro che lo sviluppo coerente della seconda. Le modalità variano da Chiesa a Chiesa; dovunque però l’attività missionaria, opera di tutti i fedeli e non del solo clero, quando provoca nei non credenti il desiderio della conversione, viene sempre integrata da quel processo di iniziazione cristiana dei neoconvertiti che è appunto il CA.

Secondo la​​ Tradizione Apostolica​​ di Ippolito (cc. 15-22), gli adulti che desiderano diventare cristiani sono sottoposti, da persone responsabili della comunità, ad una prima verifica (primo esame) della sincerità e della consistenza di questa loro aspirazione mediante un interrogatorio che comprende tre generi di domande. Il primo riguarda i motivi della conversione: si tratta di verificarne la sincerità. Non ci si accontenta della risposta dei candidati; si esige una conferma da parte di coloro che ne sono stati gli evangelizzatori e li hanno seguiti in quel difficile cammino che li ha portati all’opzione radicale della conversione. Questi sono appunto i “padrini” o garanti della fede del futuro cristiano. Una seconda serie di domande riguarda lo stato di vita dei candidati, cioè la situazione familiare (sposato o no) e quella sociale (schiavo o libero). La terza finalmente concerne i mestieri e le occupazioni (non tutti infatti sono compatibili con la fede cristiana). Scopo di queste due ultime serie di domande è di stabilire se esistano le condizioni oggettive sia per l’ascolto fruttuoso della C. sia per l’adempimento degli impegni etici, promananti dalla fede.

Se questa prima verifica dava esito positivo, iniziava per i candidati il CA, un periodo piuttosto lungo (durava generalmente tre anni, ma poteva essere abbreviato in base al profitto del catecumeno) di formazione, durante il quale i neoconvertiti venivano iniziati alla dottrina e alla vita cristiana da una persona preparata e delegata a quest’ufficio dalla comunità. Questi era chiamato “doctor audientium”, poteva essere anche un laico; era il catechista ufficiale della comunità.

Al termine di questo periodo di vera → iniziazione cristiana i catecumeni venivano sottoposti ad una seconda verifica (secondo esame), che verteva essenzialmente sulla loro vita morale. E anche qui il giudizio dei padrini o garanti era decisivo. Non deve sfuggire l’importanza pastorale di tutto questo. Significa che i catecumeni, durante i tre anni della loro iniziazione cristiana, sono seguiti da persone responsabili (quelle stesse che li hanno convertiti e godono della stima della comunità); ricevono dal catechista un’istruzione regolare (confutazione dell’idolatria; commenti omiletici dei libri dell’AT, interpretati alla luce del NT, dai quali emerge la storia della salvezza e direttive di vita cristiana); e infine si impegnano a praticare una vita morale coerente con la fede che intendono abbracciare.

Coloro che superavano questo secondo esame venivano scelti (“electi”) per una preparazione immediata ai sacramenti dell’iniziazione cristiana (battesimo, confermazione) e alla partecipazione all’eucaristia coi fedeli. Separati dal resto dei catecumeni, ascoltavano un secondo genere di C. (il Vangelo), ricevevano un’imposizione quotidiana delle mani e venivano esorcizzati dal vescovo. Non è facile stabilire la durata di questo periodo durante il sec. III: se tutta la quaresima o solo una settimana. Comunque questi “electi”, detti anche “competentes”, digiunavano il venerdì; vegliavano tutta la notte del sabato, ascoltando letture bibliche e istruzioni; e finalmente all’alba della domenica venivano battezzati e cresimati, per poi partecipare con tutti i fedeli all’eucaristia. La loro iniziazione cristiana era così conclusa.

3.​​ Il CA dopo la pace costantiniana.​​ Con la pace costantiniana, quindi durante la prima metà del sec. IV (ma forse anche prima), la necessità di una lenta gestazione catecumenale dei neoconvertiti, pur continuando ad essere affermata in linea di principio, viene sempre meno applicata nella pratica. Certo, l’atteggiamento benevolo di Costantino verso la Chiesa non ha trasformato di colpo la posizione socio-politica delle comunità cristiane. Tuttavia in modo abbastanza rapido, nel giro di una generazione, l’atteggiamento della gente e delle autorità statali ha subito un cambiamento profondo nei riguardi del cristianesimo. La Chiesa occupa ormai, nel quadro territoriale dell’impero romano, un posto ufficiale, e, verso la fine del IV secolo, anche privilegiato. Le conseguenze si fanno sentire assai presto sul piano pastorale: l’evangelizzazione è facilitata e non è più pericolosa; aumentano le conversioni. Importanti cambiamenti si determinano per quanto riguarda il CA. Le numerose conversioni spesso sono interessate (i motivi per cui ci si fa cristiani non sono sempre evangelici). Siccome il catecumeno è considerato ufficialmente cristiano, anche se non è ancora “fidelis”, si diffonde, nonostante la condanna dei vescovi, la deplorevole pratica di restare indefinitamente catecumeno, rinviando il battesimo alla fine della vita. In questo contesto il CA perde gran parte del suo significato e del suo valore pastorale. Il titolo di catecumeno, in molti casi, ha un significato quasi esclusivamente anagrafico. Scompare il CA come struttura pastorale di maturazione della fede dei neoconvertiti per lasciar posto ad uno status catecumenale più o meno definito.

I responsabili delle comunità cristiane corrono ai ripari. Non potendo più valorizzare il primo periodo del CA (quello dei tre anni), sviluppano e strutturano il secondo, quello cioè della preparazione immediata al battesimo, della durata di una quaresima. Siccome per entrare nel primo periodo del CA ormai non si esige più una vera conversione, come avveniva nel sec. III, questa viene richiesta all’inizio del secondo periodo, e così il CA effettivo si ridurrà ad una quaresima. Nel breve spazio di quaranta giorni si concentrerà tutta l’iniziazione dottrinale (le C.) e il tirocinio morale, che nel III secolo si estendevano per alcuni anni. Il CA come processo graduale di maturazione dell’opzione iniziale di fede è sostituito da un’istituzione liturgico-pastorale, utile senz’altro, ma di qualità nettamente inferiore quanto al valore e all’efficacia pastorale e pedagogica.

Tuttavia il III e il IV secolo ci hanno conservato un’ampia raccolta di C. prebattesimali e mistagogiche (queste ultime venivano tenute durante la settimana di Pasqua ai neofiti). Ricordiamo le principali e le più note: quelle di → Cirillo di Gerusalemme (t 386), di → Teodoro di Mopsuestia (t 428), di → Ambrogio di Milano (t 397), di Giovanni → Crisostomo (t 407), ecc. Il​​ De catechizandis rudibus​​ di → Agostino, scritto agli inizi del sec. V, può considerarsi come il primo manuale di ped. cat. Temi fondamentali delle C. quaresimali erano: il Simbolo, il Pater e i sacramenti dell’iniziazione cristiana.

A partire dalla seconda metà del sec. V si assiste a un progressivo e piuttosto rapido svuotamento del CA come istituzione pastorale per gli adulti (generalizzazione del battesimo dei bambini delle famiglie cristiane) fino a scomparire nei sec. V e VI.

4.​​ Concludendo,​​ possiamo dire che il CA, così come si realizzò nel III sec., mette chiaramente in luce la sua valenza educativa nel .processo di maturazione della fede e di iniziazione alla vita cristiana. Non si deve dimenticare tuttavia che l’istituzione catecumenale riguardava solo il mondo degli adulti, e che anche allora la Chiesa era come il campo del vangelo (Mt​​ 13,24-30) dove assieme al buon grano non mancava la zizzania. Non .solo, ma in pieno sec. III, durante la persecuzione di Decio, i “lapsi” furono numerosissimi; eppure molti di loro furono per lunghi anni catecumeni. Questo per dire che anche le istituzioni pastoralmente più valide devono sempre fare i conti con il mistero della libertà umana.

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Giuseppe Groppo

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