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Giovanni Pagella

Giovanni Pagella (1872-1944)

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n. a La spezia (Italia) il 21 novembre 1872; prof. a Torino l’8 dicembre 1888; sac. a Torino il 21 marzo 1896; m. a Torino il 4 agosto 1944.
Compiuto il ginnasio nel collegio salesiano di La Spezia, fece il noviziato a Foglizzo Canavese, il liceo a Torino-Valsalice e gli studi teologici nuovamente a Foglizzo. Ordinato sacerdote, fu mandato nel collegio San Giovanni Evangelista in Torino come maestro di canto e organista dell’annessa chiesa pubblica, incarichi che tenne per 50 anni. Vissuto nel periodo del rinnovamento della musica sacra, fu uno dei nomi più insigni del movimento ceciliano. Come musico fu essenzialmente autodidatta, anche se nella giovinezza poté completare i suoi studi a Parigi-Solesmes (1899 ) sotto la guida di Vincent D’Indy, e poi a Ratisbona (1900) con Michael Haller presso la Kirchenmusikschule diretta dall’Haberl. Ma la sua vera formazione la ottenne con lo studio amoroso e profondo dei grandi autori, dai polifonisti del ‘500 fino ai contemporanei più arditi. Ne risultò uno stile assolutamente personale, al di fuori di ogni scuola, stile fatto di grandi idee che dominano spesso l’intera composizione, dando ad essa una struttura solida e robusta, e insieme una sapiente proporzione e armonia della massa sonora . Le sue composizioni riflettono l’indole modesta del maestro. Anche quando il discorso si fa robusto, egli non gonfia mai la sua voce, non si dà posa per impressionare l’uditorio, ma è sincero fino in fondo. Questa modestia si manifesta pure in un certo sentimento di pudore e di riservatezza, per cui la sua musica è delicata e a volte profondamente umana, ma scevra assolutamente di abbandoni lirici o melodrammatici. Per avvicinarsi a Pagella spesso ci vuole uno sforzo, perché la sua arte non è immediata; la sua è una musica che ha bisogno di assimilazione per essere gustata a fondo.

La produzione di Pagella si estende a tutti i campi e a tutte le forme. Nominiamo anzitutto i suoi Oratori, fra i quali il dramma sacro Job (1903) con un prologo per coro a 12 voci, che si può considerare un capolavoro e «annoverare fra i più bei modelli dell’arte polifonica corale pura» (L Rostagno). Queste opere, composte ancora in età giovanile, avrebbero potuto dargli notorietà, ma la sua indole, schiva di applausi, e il suo stile, così casto ed equilibrato, mal si adattavano a un’epoca in cui trionfava il bel canto e la «scuola verista ». La produzione maggiore però riguarda la musica sacra. Da segnalare pure la trascrizione per voci virili delle 3 Messe palestriniane, fatta con umiltà e competenza nel desiderio di offrire alle corali di voci virili il modo di prendere contatto diretto con la grande polifonia. Un altro campo della sua attività artistica è stata la musica ricreativa, specialmente per la gioventù. Ricordiamo alcune operette o commedie musicali, e un numero imponente di canti a una o più voci: musica vivace, spigliata, sovente popolare, sempre intonata a elevato senso artistico.

Per il suo animo mite, sereno e sensibile il Pagella fu amato da amici e allievi. Insegnò per alcun tempo al Conservatorio di Torino e per molti anni al Pontificio Ateneo Salesiano (Crocetta). Fu legato da profonda amicizia con don G. B. Grosso, gregorianista, e con il canonico Ippolito Rostagno, maestro di cappella al duomo di Torino, con i quali lavorò per il rinnovamento della musica sacra in Italia. La sua opera non è stata ancora studiata a fondo, perché ‘la sua è « un’arte aristocratica non sempre facilmente accessibile e spesso di difficile interpretazione, ma è arte vera e nobilissima, e chi sappia penetrarne la sostanza non può fare a meno di subirne la profonda suggestione» (A. Bertola).

Opere

(oltre 200, pubblicate dalla SEI, Torino, e in parte da STEN, Torino – Chenna, Torino – A. e c., Torino – Carrara, ecc.)

  • Oratori, per soli, coro e orchestra: Christus patiens in 5 parti, Natale, I Magi, Il cieco nato, La risurrezione di Lazzaro, Giona, L’annuciazione, Cantico di Mosè; l’opera Judith e il dramma sacro Job (1903) con un prologo per coro a 12 voci.
  • 32 Messe, da 1 a 8 voci (tra queste: Missa [XIX] solemnis in honorem Beati ]. Bosco [Ah, si canti in suon di giubilo] e Messa [XX] in onore di Don Bosco Santo).
  • Missa Papae Marcelli, Missa Iste Confessar e Missa Aeterni Christi, riduzione da Palestrina a 4 voci.
  • 300 mottetti, salmi, inni (fra questi, famosi Exultate Deo a 4 v., Signum Magnum a 4 v., Tota Pulchra a 8 v., Te Deum a 6 v. per il cinquantenario delle Missioni salesiane in America, Sette parole di Gesù, ecc.).
  • Operette : Serenata degli spettri, in 3 atti – Carabì, in 3 atti – Un professore nell’imbarazzo, in 1 atto – Il coraggio alla prova, in 2 atti – Tutte le rose a te, in 3 atti (Chenna) – Le due colombelle (Paravia). S. Teresa del Bambino Gesù (Chenna) – Trionfo (Chenna).
  • Cori per accademie: Madrigale – lo scherzo Quando, talor, frattanto – L’infinito – Plenilunio rosso – Le comari – L’Ave Maria sui campi, sui monti, sul mare, sull’aria – A sera – Sinfonia palustre – Cantiam di Don Bosco, inno ufficiale salesiano – Cantata a Don Bosco a 4 v. – Cantata: Fede, Speranza, Carità, ecc.
  • 30 liriche (di Carducci, Pascoli, Leopardi ecc.).
  • Suonate per violino e pianoforte (2), per organo (5), STEN, Torino, 1914.
  • Dulce melos (30 pezzi per armonio), STEN, Torino.
  • XXV Offertoria, XVI Offertoria, STEN, Torino.
  • Nove pastorali, STEN, Torino.
  • Laudi sacre e canti popolari.
  • Repertorio del piccolo organista.
  • Tricinia (cantus sacri), pp. 182.
  • Accompagnamento al Parrocchiano cantore, LICE, Torino.
  • Venti canti scolastici (a una voce), Bomporad.
  • Quattordici canti per la gioventù, STEN, Torino.
  • Dodici pezzi per armonio, Carrara.
  • Primavera (21 scenette ginnastiche), Paravia.
  • Sette l’acconti lirici, per soli, coro e orchestra.
  • Bizzarrie gregoriane.
  • Salmodia vespertina, pp. 175.

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