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SISTEMATICA (Catechesi)

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[di Emilio Alberich]

Col termine CS si indica generalmente ogni tipo di C. che si presenta in forma completa, strutturata, ordinata, in contrapposizione alla C. occasionale, spontanea, episodica, non strutturata. Nella varietà delle diverse realizzazioni e situazioni, dietro l’istanza della CS si vuole generalmente sottolineare l’una o l’altra di queste caratteristiche (o tutte e tre): completezza di contenuto, ordine metodologico, rigore didattico.

1. Nella storia del movimento cat. l’esigenza della CS è stata vissuta con modalità e urgenze differenti. Partendo generalmente da una situazione molto «sistematica», caratterizzata dall’uso del «catechismo» come compendio sistematico della dottrina cristiana, la riflessione cat. si è trovata man mano a dover tenere nel dovuto conto alcune esigenze che obbligavano, per lo meno, a rivedere la concezione e prassi della CS. Così, per es., nel periodo del rinnovamento «kerygmatico» della C. si è sentito il bisogno di porre alla base della strutturazione contenutistica della C. una visione meno scolastica e astratta del messaggio cristiano e più centrata vitalmente nella persona di Cristo e nella storia della salvezza. Così pure, specialmente dopo il Conc. Vat. II, la nuova attenzione rivolta al soggetto della C. (l’uomo nel suo contesto e coi suoi problemi esistenziali) ha portato a concezioni teoriche e pratiche della C. più attente al raggiungimento dell’integrazione tra fede e vita (cf RdC 52) che alla sistematicità e organicità del percorso cat. Istanze e proposte avanzate in questa direzione (come quelle, per es., della C. «antropologica» o «situazionale», la riforma curricolare della C., il passaggio dal «programma» alla «programmazione», l’IR «centrato sui problemi», e simili) hanno portato a una visione molto più sfumata e funzionale della CS, arrivando alle volte anche a forme troppo disorganiche e frammentarie di C. È forse per questo che Giovanni Paolo II ha sentito il dovere di ribadire che la C. «deve essere un insegnamento sistematico, non improvvisato, secondo un programma che gli consenta di giungere ad uno scopo preciso» (CT 21).

2. Importanza della CS. Il significato della CS può essere colto almeno in due prospettive complementari:

— Anzitutto, si deve parlare di CS come di una forma caratteristica di C., insieme ad altre anche legittime: «L’azione cat. può assumere forme e strutture molto varie: sistematiche e occasionali, individuali e comunitarie, organizzate e spontanee, ecc.» (DCG 19). È un fatto ben noto nella tradizione cat. Così, per es., in Francia si è parlato dell’«insegnamento religioso» come di una forma privilegiata di C. tra molte altre, caratterizzata dalla sistemazione didattica (cf J. Honoré, Pastorale catéchétique, Paris-Tours, Grain de Sénevé-Mame, 1964, 95). Così, anche il documento di base della C. in Spagna distingue, lungo il percorso cat., momenti che chiedono una C. di taglio missionario e altri in cui ha più senso la C. organica o sistematica (La catequesis de la comunidad, Madrid, EDICE, 1983, n. 247). In generale, là dove vengono elaborati programmi per l’esercizio della C., specialmente nella scuola, si deve parlare di CS nel senso indicato (cf ad es. il recente documento tedesco: Grundlagenplan für den katholischen Religionsunterricht, München, DKV, 1984).

— Ma si può parlare anche di sistematicità come di una esigenza o dimensione inerente in qualche modo ad ogni forma di C. In questo senso, la richiesta di una CS veicola in fondo le principali istanze implicate nel suo concetto: l’istanza della completezza o integrità contenutistica (cf CT 30), in modo da evitare ogni forma di frammentarietà o mutilazione del messaggio della fede; l’istanza dell’organicità del contenuto, superando dispersioni e giustapposizioni arbitrarie; l’istanza della didatticità, che assicuri il retto procedere in funzione di un ordinato processo di apprendimento. Queste istanze vanno tenute presenti, pur con le distinzioni e gli adattamenti opportuni, nel variato esercizio della funzione cat.

3. Problemi della CS. Non sempre riesce facile conciliare le esigenze della CS con altre esigenze, non meno essenziali, nell’esercizio concreto della C. La complessità della funzione cat. impedisce un’applicazione a senso unico della sistematicità, in quanto bisogna anche tener conto della reale condizione dei soggetti e delle concrete circostanze in cui avviene la C. L’istanza della completezza, per es., avrà necessariamente applicazioni molto più fluide con soggetti piccoli o in età di sviluppo, e dovrà tener conto, in ogni caso, della giusta «gerarchia delle verità» (cf DCG 43) e della ricerca di una integrità non estensiva, ma intensiva, per il contenuto della C. (cf Sinodo 77, prop. 10). Così pure le istanze dell’organicità e della didatticità, pienamente valide in determinati cicli o periodi di esercizio cat., difficilmente possono venire applicate nel caso della C. occasionale o in forme di C. più intuitive ed esperienziali che discorsive e magisteriali. In particolare non appare sempre facile una programmazione cat. che contempcri le esigenze della sistematicità con quelle della significatività antropologica: si tratta sempre del problema della doppia fedeltà, a Dio e all’uomo, che si trova nel cuore stesso dell’attività cat.

Bibliografia

CEI, Il Rinnovamento della Catechesi, Roma, Edizioni Pastorali, 1970, nn. 30, 39-41, 76, 148, 149, 179, 184; F. Federici, La catechesi fatto globale permanente, nel vol. Andate ed insegnate. Commento alla «Catechesi tradendae» di Giovanni Paolo II, Bologna, EMI, 1980, 271-286; G. C. Negri, La disposizione del contenuto dottrinale nel «De catechizandis rudibus» di S. Agostino, Romae, Pontificium Athenaeum Salesianum, 1961; Id., Il metodo della catechesi sistematica, in P. Braido (ed.), Educare. Sommario di Scienze Pedagogiche, vol. III, Metodologia della catechesi, Zürich, PAS-Verlag, 19643, 265-280.

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