Home > Thesaurus> NARRAZIONE (Korherr)

NARRAZIONE (Korherr)

image_pdfimage_print

[di Edgar J. Korherr]

1. Le N. articolano problemi, desideri, domande, nostalgie, bisogni; possono sollevare e consolare, rendere trasparenti prospettive profonde di senso, di speranza, di futuro, contribuire all’orientamento nella vita e all’interpretazione del mondo, offrire modelli di comportamento e possibilità di identificazione, promuovere la capacità linguistica, la scoperta dell’identità e processi di maturazione; attraverso la individualizzazione e la personalizzazione possono rendere trasparente ciò che è complesso e generale; possono trasmettere o preparare categorie e «concetti» religiosi ed etici, superare distanze di tempo e di spazio; trasmettere o rendere possibili (mai però imporre) esperienze di natura individuale (testimonianze biografiche) o collettive (attivazione di archetipi, che sono in qualche modo esperienza che si è cristallizzata nell’inconscio). Per tutti questi motivi la N. è considerata una forma privilegiata di «interazione simbolica» (H. Grewel), «comunicazione potenziale» (M. Dahrendorf) e «fenomeno sociale» (G. Rockel), in cui partecipano sia il narratore o l’autore che l’ascoltatore o lettore.

A partire dal tempo della prima Chiesa la N. figura tra i metodi verbali dell’insegnamento cristiano. A motivo della richiesta di teologia «narrativa» o di C. narrativa (H. Weinrich, J. B. Metz et al.) la N. ha ricevuto negli ultimi anni una crescente attenzione nella C. (sussidi per la N., libri per la lettura ad alta voce, raccolte di testi). Il «narrativo» non si riferisce soltanto all’uso di N. provenienti dalla Bibbia, dalla letteratura o dall’esperienza personale. La N. è una forma specifica di linguaggio, che si contrappone alle forme puramente discorsive e argomentative. N. dice qualcosa di più che la semplice concatenazione di informazioni (enumerazione). La sua struttura specifica è caratterizzata dall’alternarsi di tensione e di distensione, che (spesso attraverso ripetizioni e variazioni meditative) si muove verso un climax (soluzione). La forza della N. sta nella «intensiva attualizzazione» (I. Baldermann). Elementi caratteristici sono il prevalere dell’azione, l’intuitività e le modalità espressive concrete, che vengono soprattutto incontro alla caratteristica spirituale dei fanciulli.

3. Le N. possono anche semplificare, livellare, deviare da ciò che è importante, interpretare diversamente, falsificare, «narcotizzare» (O. Betz 1974, 492). Perciò occorre osservare alcuni criteri formali e materiali perla scelta e la esecuzione di N. (cf F. J. Spiegel 1970, 71ss).

4. Testi biblici non sono mai soltanto «storie». La N. di racconti biblici richiede perciò da parte del narratore il rispetto del genere letterario e la collocazione nella realtà. La trasposizione nel linguaggio dei fanciulli deve garantire la fedeltà al messaggio. Tale fedeltà è compromessa quando si introducono aggiunte non pertinenti all’argomento (inventare nuovi fatti) o si introducono elementi estranei al testo (psicologizzare, moralizzare, inserire elementi leggendari derivati dagli apocrifi), sovraccentuazione del secondario, semplificazioni che oscurano la trasparenza, sovraccentuazione dell’elemento sentimentale o edificante. Occorre evitare che il flusso narrativo sia interrotto da commenti o «applicazioni». Occorre evitare ugualmente l’ammucchiarsi di frasi giustapposte, l’uso di frasi subordinate, le serie di domande, le parole astratte, il discorso indiretto, i termini tecnici e il «linguaggio infantile». La N. richiede un legittimo sviluppo: fare paragoni con il mondo esperienziale degli allievi; illustrare quali erano le usanze ebraiche; offrire dettagli storici o geografici, ecc.

5. Si nota un uso progressivo di testi letterari nell’IR, nella C. e nelle messe per fanciulli. Occorre esaminare se il contenuto e la forma di tali testi sono confacenti all’età. Frequentemente è preferibile leggere i testi piuttosto che raccontarli con le proprie parole, rischiando di guastare la bellezza e la densità del linguaggio letterario.

6. La N. viva voce (in diretta) è generalmente preferibile all’offerta di N. tramite dischi e nastri registrati.

Bibliografia

O. Betz, Erzählen – eine notwendig gewordene Wiederentdeckung, in «Katechetische Blätter» 99 (1974) 8, 486-492; E. J. Bucher, Religiöse Erzählung tind religiose Erkenntnis, Bonn, 1978; Conte et catéchèse, in «Lumen Vitae» 37 (1982) 4, 362-444; L. Della Torre, Per una catechesi narrativa, in «Via Verità e Vita» 27 (1978) 67, 47-55; J. S. Dunne, Time and mythos. A meditation of Storytelling as an exploration of life and death, Zürich, 1979; H. Jaschke, Und nahm sie in seine Arme. Eine Theologie für Kinder in Geschichten. Band I (Advent bis Pfingsten), München, 1984; M. Kassel, Biblische Urbilder, München, 1980; G. Kegel, Vom Sinn und Unsinn biblische Geschichten zu erzahlen, Gütersloh, 1971; J. Korczak, Verteidigt die Kinder! Erzählende Pädagogik, Gütersloh, 19832; S. Lanza, La narrazione in catechesi, Roma, Ed. Paoline, 1985; J. B. Metz, Breve apologia del narrare, in «Concilium» 9 (1973) 5, 80-98 (860-878); O. Randak, Das Märchen. Ein Spiegelbild der Grunderfahrungen und der religiösen Dimension der Menschen, Dusseldorf, 1980; Religious Education through Story, in «British Journal of Religious Education» 4 (1982) 3, 114-176; A. Riedl – G. Stachel, Racconto e disegno. Come presentare la Bibbia ai fanciulli, Leumann-Torino, LDC, 1977; K. Schilling, Narrative Theologie und Religionsunterricht, in «Katechetische Blätter» 100 (1975) 257-267; J. Spiegel, Das Kind und die Bibel, Bergen-Eukheim, 1970, 7190; H. Weinrich, Teologia narrativa, in «Concilium» 9 (1973) 5, 66-79 (846-859).

Related Voci

You may also like...