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LITURGIA E CATECHESI

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[di Emilio Alberich]

I rapporti tra queste due funzioni fondamentali dell’esperienza ecclesiale, la L. e la C., sono profondi, molteplici e vengono da lontano. Lungo la storia, pur con modalità diverse, l’eucaristia, i sacramenti e l’anno liturgico hanno costituito da sempre un punto di riferimento e un ambiente privilegiato per l’esercizio della C. Anzi, si può dire che per lungo tempo il compito prevalente della C. sia stato la preparazione e iniziazione ai sacramenti e alla vita liturgica.

Nel nostro secolo, lo sviluppo del movimento cat. ha visto approfondirsi i legami tra L. e C. Il movimento liturgico, nel suo sforzo di riscoperta e rinnovamento della L., è stato molto fecondo di influssi sulla C., sia a livello metodologico che contenutistico (si pensi, per es., all’opera di F. Derkenne, Lubienska de Lenval, R. Guardini, Th. Maertens, P. Parsch, J. Colomb, ecc.).

L’opera conciliare poi e la riforma liturgica postconciliare hanno portato nuovi impulsi e occasioni di reciproca fecondazione. Più recentemente, altri fattori come l’aumento della scristianizzazione, le nuove linee di forza del rinnovamento cat. e i limiti della riforma liturgica, hanno allentato per certi aspetti il legame e aperto nuovi problemi. Non di rado la C. viene accusata di rivolgere più attenzione ai problemi della vita e all’impegno nel mondo che non alla preghiera e alla celebrazione. E non mancano occasioni di tensioni e di incomprensioni tra cultori della L. e della C. (cf per es. il problema dell’iniziazione cristiana e la pastorale della confermazione).

1. Visione rinnovata della liturgia e della pastorale liturgica. Un fattore essenziale, punto di non ritorno e condizione di base per l’adeguata intelligenza del rapporto tra L. e C., è, evidentemente, la visione rinnovata della L., così come è stata consacrata nel Vat. II, e le istanze più aperte e più fondate della pastorale liturgica postconciliare. Alcuni punti di forza di tale rinnovata visione possono essere qui soltanto evocati: — La concezione della L. come presenza e celebrazione del mistero della salvezza centrato in Cristo, esercizio del sacerdozio di Cristo e espressione per eccellenza della vita della Chiesa (cf SC). — La centralità della L. nell’esperienza cristiana ed ecclesiale, quale «azione sacra per eccellenza» (SC 7), «il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (SC 9). — Il ruolo essenziale della parola nel segno liturgico, non come elemento previo o aggiunto al rito, ma come realtà costitutiva del rito stesso, e la molteplice dimensione significativa dei segni della liturgia, che sono allo stesso tempo annuncio, memoria, promessa e appello morale. Questo permette di intravedere la densità di significato e la forza evocatrice che possiedono i riti liturgici. — Il ruolo altrettanto essenziale della fede nella celebrazione cristiana. Se la polemica anti-protestante ha portato a esasperare il valore oggettivo, «ex opere operato», dei sacramenti, oggi è importante riscoprire l’importanza della fede e dell’atteggiamento di fede come elemento integrante del gesto celebrativo e condizione della sua efficacia. La L. va perciò rivissuta come «parola di fede» della Chiesa, e i sacramenti come «sacramenti della fede». — La centralità della vita e dell’amore come luogo per eccellenza del culto dei cristiani. In continuità col sacerdozio di Cristo, che non si è esercitato per mezzo di riti o offerte sacrificali, ma attraverso una vita donata nell’amore, come compimento della volontà del Padre (cf Eb 10,5-7), così anche il sacerdozio dei cristiani si esercita soprattutto nel «culto spirituale» di una vita donata nell’amore (cf Rm 12,1-3). Questo ha un’enorme importanza: vuol dire che nel centro dell’esistenza cristiana non sta la celebrazione, ma la pratica dell’amore nella vita; che la L. compie la sua funzione centrale se diventa espressione di questa «liturgia della vita»; che quindi il segno della «diaconia» (amore e servizio) diventa in qualche modo criterio di autenticità e di «verità» del segno della L. — I problemi e compiti aperti della pastorale liturgica. Molto è stato fatto col rinnovamento postconciliare, ma tanti problemi rimangono sempre aperti. In parte si lamenta ancora un certo isolamento pastorale della L., la permanenza della mentalità clericale e rubricistica anche di fronte ai riti riformati, la mancanza di comunicazione e di significatività di tante celebrazioni. Nell’opera di rinnovamento è mancato un adeguato sforzo di C. liturgica, e la stessa riforma è rimasta più al livello di restauro del passato che non di proposta creativa. Tutto questo spiega forse il senso di relativa stanchezza e disincanto dominanti oggi nell’ambito della vita liturgica. La pastorale liturgica deve avere il coraggio di tentare vie nuove: con maggior partecipazione del popolo, dei laici; con l’apporto consistente delle scienze umane; con maggior apertura all’originalità e ricchezza delle diverse culture.

2. Unità e compenetrazione tra L., fede e vita cristiana. È importante riscoprire e ricomporre l’unità profonda tra queste tre dimensioni o aspetti dell’esistenza cristiana, che lungo la storia — a un certo momento — si sono staccate artificialmente. Le esperienze profondamente unificate delle comunità apostoliche (cf At 2,42-47) e dell’antico catecumenato, modello significativo di ogni C. (Messaggio Sinodo ‘77, n. 8; CT 23), stanno a dimostrare la fecondità di una sintesi vitale tra celebrazione, ascolto della parola, professione di fede e testimonianza cristiana, che non devono costituire momenti staccati o indipendenti, ma aspetti complementari di un’unica esperienza unitaria e maturante.

Di questa ricomposta unità dell’esperienza cristiana, l’asse portante centrale deve essere la vita di fede-speranza-amore, quale atteggiamento unificante alla base di tutto. Questo obbligherà spesso a uno spostamento di accento pastorale, soprattutto in riferimento alla pratica sacramentale e alla richiesta di sacramenti. Solo una celebrazione che viene dalla fede e porta alla fede, anche se in forma imperfetta, merita di essere pastoralmente promossa. Qui si apre un vasto campo all’opera della C. e alla creatività pastorale: convertire la frequente domanda di riti (celebrazioni, devozioni, sacramenti) in domanda di fede, di cui il rito deve essere espressione e stimolo.

3. La liturgia, «preziosa catechesi in atto» (RdC 114). Giustamente è stata rivalutata la dimensione profetica e magisteriale della L., quale organo della tradizione della Chiesa, veicolo e plasmazione della fede, vero e proprio «locus theologicus» (cf C. Vagaggini 1965, cap. XVI; I. H. Dalmais, La liturgie comme lieti théologique, in «La Maison-Dieu» [1964] n. 78, 97-105). Di qui anche la rivalutazione della sua funzione cat. (cf SC 33). La L., «prima e indispensabile fonte» dello spirito cristiano (cf SC 14), costituisce una C. permanente nella Chiesa, una «sorgente inesauribile di C.» (RdC 113), una «preziosa C. in atto» (RdC 114). La riflessione cat. vede nella L. un gran catechismo vissuto, di grande ricchezza ed efficacia, attraverso la varietà di riti, celebrazioni, testi e avvenimenti (cf J. Colomb 1969, 119125). È un insieme particolarmente espressivo e unitario della globalità del messaggio cristiano (cf RdC 113; E. Alberich 1966).

È giusto dire, perciò, che la L. possiede un enorme potenziale evangelizzatore e cat., anzi, che essa stessa è, senza perdere nulla della sua specificità, una forma eminente di evangelizzazione e C. Nel verificare e attuare però tale potenziale cat., i catecheti spesso smorzano l’entusiasmo manifestato dai liturgisti, perché convinti che: a) la funzione cat. della L. non viene compiuta automaticamente, quasi «ex opere operato», ma richiede una revisione e attuazione che tenga presenti le leggi di ogni valida comunicazione nella fede; b) l’efficacia della L. è compromessa se questa rimane isolata da un contesto convincente di vita cristiana manifestativo della fede (L. della vita).

4. L’iniziazione alla L. come obiettivo e compito della C. Essendo la vita liturgica un tratto essenziale dell’esistenza cristiana, appartiene di conseguenza al compito della C., in quanto educazione della fede e iniziazione alla vita della Chiesa, la preparazione e iniziazione alla L. È una funzione mistagogica, al servizio di quella «piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche» (SC 14) cui i fedeli hanno diritto e dovere: «Quanto più una comunità cristiana è matura nella fede, tanto più vive il suo culto in spirito e verità nelle celebrazioni liturgiche, specialmente eucaristiche.

La C. perciò deve essere al servizio di una partecipazione attiva, cosciente e autentica alla L. della Chiesa: non solo illustrando il significato dei riti, ma educando i fedeli all’orazione, al ringraziamento, alla penitenza, alla domanda fiduciosa, al senso comunitario, al linguaggio simbolico, cose tutte necessarie per una vera vita liturgica» (DCG 25).

Da parte sua, la L. ha bisogno dell’opera affìancatrice della C. per poter attuare la ricchezza espressiva del suo linguaggio celebrativo e simbolico. Almeno a due livelli: quello diretto dei segni liturgici in se stessi, che vanno illustrati, compresi, svelati nella molteplicità del loro riferimento storico-salvifico; e il livello indiretto degli atteggiamenti e capacità che sono previe e necessarie per l’attività celebrativa, come per es.: il linguaggio simbolico, la capacità estetica, il senso della festa, l’esperienza del ringraziamento, dell’accoglienza, della riconciliazione, ecc. Sono aspetti che fanno intravedere la complessità e varietà del compito assegnato alla C. in funzione della L.

5. La celebrazione, luogo e momento essenziale della C. Non solo la L. ha bisogno della C.: anche la C., per la riuscita del suo compito di educazione della fede, ha bisogno della L.

— Anzitutto, il significato centrale della L. nell’esperienza di fede della Chiesa fa sì che la C., pur nella diversità delle sue realizzazioni, non possa non riferirsi alla L. come fonte di ispirazione, appoggio della propria testimonianza e contesto celebrativo cui riferirsi. È per questo che l’esercizio della C. deve tener presente l’anno liturgico come sfondo celebrativo in cui si inserisce e l’organico dei sacramenti come vertice espressivo del proprio itinerario di fede. In questo senso, il processo di crescita nella fede appare «strutturato sacramentalmente» (cf Conf. Episc. Francese, Direttive per l’iniziazione cristiana dei fanciulli, Leumann-Torino, LDC, 1981, 313), legato cioè a momenti celebrativi che ne esprimono il significato profondo.

Questo riferimento essenziale alla L. non va però enfatizzato e assolutizzato, come qualche volta avviene, quasi che la L. fosse l’unica realizzazione della sacramentalità della Chiesa, o l’unico luogo dove si attua ciò che la C. proclama e annuncia. La L. appartiene, sì, agli scopi e fonti della C. ma non è «lo scopo e la fonte della C.» (cf E. Moeller 1979, 138); essa rimane sempre riferimento essenziale della C. ma non la sua «norma strutturante» essenziale (cf J. Dreissen 1969).

— D’altra parte, l’azione cat. non può prescindere dal linguaggio «totale» della celebrazione e del simbolo. La C. ha bisogno, come esigenza intrinseca del suo dinamismo, del momento celebrativo-simbolico.

Molte considerazioni si potrebbero fare per appoggiare questa esigenza. Il linguaggio del simbolo, mezzo espressivo fondamentale della vita umana, appare legato in particolare all’esperienza religiosa e quindi alla C. come comunicazione e approfondimento delle esperienze di fede. Così pure, il linguaggio della festa e della celebrazione costituisce uno strumento necessario per l’affermazione e la condivisione delle esperienze e dei valori. È per questo che si può affermare che un itinerario di crescita nella fede ha bisogno di momenti celebrativi, poiché ciò che non è celebrato non può essere colto nella sua profondità e nel significato per la vita. Ne risulta in qualche modo una legge strutturale per la C.: senza celebrazione della fede non c’è maturazione della fede.

Nelle sue realizzazioni concrete, la C. introduce in forme svariate la dimensione celebrativa: riferimenti all’anno liturgico e alla prassi dei sacramenti, celebrazioni cat., paraliturgie, gesti simbolici, momenti di preghiera, ecc. Nella varietà delle manifestazioni, è importante che venga mantenuto il criterio dell’unità e il primato dell’esperienza di fede.

Bibliografia

1. Per una visione rinnovata della L. e della pastorale liturgica:

L. Della Torre et al. (ed.), Nelle vostre assemblee. Teologia pastorale delle celebrazioni liturgiche, 2 vol., 1975 e 1984 (3a ed.); C. Duchesneau, La celebrazione nella vita cristiana, Bologna, EDB, 1977; J. Gelineau, La liturgia domani, Brescia, Queriniana, s.d.; S. Marsili et al., Anamnesis. Introduzione storico-teologica alla liturgia, 2 vol., Torino, Marietti, 1974-1978; A. G. Martimort (ed.), La Chiesa in preghiera, Roma, Desclée, 1963; J. Mateos, Cristiani in festa, Bologna, Dehoniane, 1981; D. Sartore-A. M. Triacca (ed.), Nuovo Dizionario di Liturgia, Roma, Ed. Paoline, 1984; C. Vagaggini, Il senso teologico della liturgia, Roma, Ed. Paoline, 19654.

2. Sul rapporto tra L. e C.:

E. Alberich, Liturgia e catechesi. La sintesi del mistero cristiano offerta dalla liturgia, in «Orientamenti Pedagogici» 13 (1966) 691-713; Id., Catechesi e prassi ecclesiale, Leumann-Torino, LDC, 1982, cap. VIII; J. Aldazàbal, Preguntas a la catequesìs desde la liturgia, in «Actualidad Catequética» (1981) 102-103, 71-82; Catéchèse et liturgie, in «La Maison-Dieu» (1979) n. 140; J. Colomb, Al servizio della fede, vol. I, Leumann-Torino, LDC, 1969, 119-136; J. Dreissen, La linea liturgica della nuova catechesi, Leumann-Torino, LDC, 1969; C. Floristan, La liturgia, luogo dell’educazione della fede, in «Concilium» 20 ( 1984) 4, 648-661; Liturgia e catechesi, in «Rivista Liturgica» 60 (1973) n. 5; Liturgie et catéchèse, en marge du Synode des évéques de 1977, in «Questions liturgiques» 60 (1979) n. 1-2; R. Lombardi, Catechesi e liturgia nella riflessione pastorale italiana del periodo post-conciliare, Brescia, Morcelliana, 1982; E. Moeller, Liturgie e catéchèse au Congrès Liturgique de Houthalen (29-11 octobre 1979), in «Questions liturgiques» 60 (1979) 3, 135-147; D. Sartore, Catechesi e Liturgia, in D. Sartore – A. M. Trucca, op. cit., 219-231; A. Trucca, Evangelizzazione e catechesi per la liturgia, in G. Concetti (ed.), Evangelizzazione e catechesi, Milano, Massimo, 1980, 339-360.

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