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GIOVANI (Catechesi dei)

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[di Zelindo Trenti (1934-2016)]

1. L’orizzonte

a) L’interesse della C. per i giovani è un dato relativamente recente. Nella sua rilevanza attuale è dovuto ad alcuni fattori di indole generale che qui si possono solo ricordare.

Anzitutto, il rinnovamento dei metodi pedagogici che progressivamente spostano l’asse d’interesse dalla dottrina al soggetto. Donde la preponderante attenzione alla maturazione personale e ai dinamismi psicosociali che la promuovono; ma anche la parte attiva che il soggetto ha nell’elaborazione della stessa dottrina: il G. assume quindi un ruolo significativo anche per interpretarla ed esprimerla, soprattutto sul fronte operativo. Recentemente l’urto della contestazione ha radicalizzato la conflittualità giovanile; anche la fede è stata severamente criticata e poi massicciamente disertata dai G. Il fatto ha sconcertato la comunità credente: l’ha costretta a ripensare la propria proposta e le sue condizioni di credibilità.

b) Per quanto concerne specificamente la C., s’impongono problemi molteplici; due soprattutto: l’identificazione dei destinatari, la loro disponibilità alla fede.

— L’identificazione dei destinatari.

Parlando di giovani ci si riferisce tendenzialmente all’età con tutte le fluttuazioni che le diverse teorie psico-sociologiche propongono. Nella C. il termine G. è assunto per lo più a partire da una condizione di incipiente maturità: indicativamente i diciott’anni. Essi, oltre che una connotazione psicosomatica, denotano per molti Paesi europei la conclusione della Scuola Media Superiore, con il conseguente inserimento nefl’ambiente di lavoro o, se gli studi continuano, l’orientamento ad una peculiare professione. Quindi corrispondono ad un processo di integrazione sociale in cui il G. è sollecitato ad assumersi ruoli definiti, a fare scelte operative e ideologiche precise se non definitive.

La sua situazione educativa cambia profondamente. Gode di più larga autonomia, è spesso chiamato a responsabilità: a verificare le proprie convinzioni in confronto con le situazioni concrete, spesso disumanizzanti. Recenti esperienze, specialmente contestative, hanno portato alla ribalta il tema globale della condizione giovanile: è stato molto discusso se i G. rappresentino una cultura sostanzialmente unitaria e identificabile. Si può ragionevolmente scartare l’ipotesi.

— La disponibilità dei G. alla fede.

In termini molto generali e approssimati si può notare una progressiva disaffezione al fatto religioso: la documentazione ormai largamente confermata e attendibile concerne soprattutto la pratica religiosa. Il G. critica l’istituzione, ma coinvolge ben presto la dottrina.

C’è chi vede nell’atteggiamento giovanile attuale indifferenza e rifiuto della religione e della sua proposta; e c’è chi vi presagisce un’esigenza di autenticità e di rinnovamento da operare soprattutto lungo la spinta dell’istanza secolare o anche delle fedi alternative (religioni sotterranee).

Inoltre la C. è chiamata in causa nella sua dimensione educativa, perché a questo livello si verificano i mutamenti più profondi. I G. annunciano una «diversa» presenza: esigono più larga responsabilità e partecipazione; oltre le consuetudini e le norme vogliono scoprire valori: cercano il dialogo improntato a libertà e franchezza.

La proposta cristiana è quindi sottoposta a verifica esigente e a confronto critico: imposta un rapporto fra G. e adulti sotto molti aspetti inedito nella consuetudine ecclesiale.

2. L’azione catechetica

a) I giovani rappresentano quindi una sfida palese alla C. Gli anni successivi al Concilio hanno visto la comunità ecclesiale impegnata con serietà sul problema giovanile, aggiornando metodi e interventi: progressivamente consapevole dell’urgenza di elaborare una strategia unitaria e di ripensare l’obiettivo stesso della C. ai G.

Soprattutto si fanno insistenti e allarmanti i richiami del magistero all’incontro con i G. A livello di Chiesa universale il problema è chiaramente avvertito nel Sinodo del 1974. Con esso la Chiesa intende «uscire» ad incontrare i G. Nella EN Paolo VI richiama un’attenzione «tutta speciale ai giovani» per offrire loro l’ideale evangelico, ma anche perché essi stessi diventino apostoli della gioventù (n. 72).

Ma il problema è a fuoco soprattutto con il Sinodo del 1977, che esplicitamente punta alle «giovani generazioni» come fulcro dell’impegno cat. e pastorale. Lo stesso titolo, La C. del nostro tempo con particolare riferimento alla C. dei fanciulli e dei G., dice la preoccupazione che muove e attraversa il Sinodo. In realtà, il Sinodo ha spostato man mano l’asse dell’interesse sulla comunità. Tuttavia i G. vi conservano una considerazione assidua e privilegiata: «La preoccupazione di fare autentica C. ai G. è stata onnipresente nei lavori sinodali».

Si può dire di fatto che dai lavori del Sinodo 1977 sono emerse indicazioni preziose:

— Ai G. va data speciale attenzione perché portatori di atteggiamenti nuovi — socializzano attorno a nuovi bisogni (Instrumentum laboris, n. 11); e perché particolarmente disponibili alla fede (ibid., n. 12).

— Si tratta tuttavia di pensare le condizioni corrette in cui la loro presenza e partecipazione risulti accolta, venga sollecitata da scelte di campo solidali con le loro aspirazioni; trovi spazio di responsabilità: essi «non solo debbono ascoltare e imparare, ma hanno qualcosa di loro specifico da dare» (ibid., nn. 34-35). La comunità vive e s’alimenta anche del loro entusiasmo, della loro iniziativa e creatività.

Donde l’attenzione alla dinamica complessa e provocante della condizione giovanile, sottintendendo con ciò stesso una precisa scelta di metodo: le connotazioni sulla condizione giovanile restano inevitabilmente parziali, indicative, discutibili; ma appunto lo sforzo di interpretare i giovani nella situazione reale — personale e collettiva (Messaggio, n. 3) — che li definisce, privilegia una metodologia esperienziale ormai acquisita: irrinunciabile nell’educazione delle giovani generazioni, ma importante a tutte le età, in quanto interpreta una cultura, oltre che una sensibilità.

Privilegiare l’età giovanile non è dunque strategia momentanea e settoriale. È scelta che qualifica e focalizza il rinnovamento della C. e dell’esperienza ecclesiale: «Scegliendo di focalizzare l’attenzione sui G., sui loro problemi, sulle loro esigenze, sulle loro domande, il Sinodo ha scelto il punto di vista più stimolante per inquadrare tutta la problematica cat. attuale e interrogarsi su di essa» (A. Del Monte).

La CT puntualizza alcuni elementi certamente significativi per una pedagogia della fede ai G.:

— responsabilità e consapevolezza morale;

— prospettive e proposte che la C. è chiamata ad elaborare;

— significato che queste possono assumere per le scelte fondamentali che il G. opera e per il senso che va conferendo alla propria esistenza (CT 39).

b) Nella concretezza della prassi ecclesiale si opera su fronti molteplici, non sempre organicamente coordinati. Gli apporti vengono da aree diverse:

— i movimenti ecclesiali, ciascuno con una propria esperienza educativa, spesso anche teoricamente elaborata: lo spazio dato alla maturazione e alla responsabile collaborazione dei G. è di solito preponderante;

— i gruppi spontanei ecclesiali, profondamente diversificati secondo la situazione dei vari Paesi: per lo più i G. vi sono chiamati a dare un contributo fattivo alla soluzione dei problemi incombenti sia a livello ecclesiale, sia, specialmente nei Paesi in via di sviluppo, a livello socio-politico;

— infine, rinnovamento conciliare, esigenze di collaborazione ecclesiale — C., liturgia, impegno caritativo — o comunque provocazioni culturali (secolarizzazione) hanno complessivamente risvegliato interesse e partecipazione a corsi di studio, anche specializzati; raccolgono un numero notevole di G., li mettono a contatto reciproco, consentono esperienze di condivisione comunitaria oltre che di approfondimento dottrinale.

Un discorso a parte comporta l’educ. rei. scolastica. L’ → IR assume in talune nazioni — esempio tipico la Rep. Fed. tedesca — un’importanza preponderante; resta tuttavia attraversato da problemi complessi, soprattutto per la difficile composizione fra esigenze confessionali e rispetto della laicità della scuola.

c) In Italia c’è anche da segnalare fra le sollecitazioni più significative la pubblicazione del Catechismo dei G., Non di solo pane; rappresenta un’esperienza assai rilevante.

Non è qui il caso di entrare nei dettagli. Resta invece importante rilevare lo sforzo del catechismo

— di incontrare il G. nella sua atmosfera culturale. L’estensore sottolinea la «presenza alla cultura», soprattutto nella prima parte: Alla ricerca;

— di presentargli una figura di Cristo storicamente incarnata ed esistenzialmente credibile; seconda parte: Gesù il Cristo;

— di annunciargli il messaggio con considerevole serietà ed esigenza, anche quando la proposta risulta alternativa o provocante; terza parte: La vita nuova.

3. Problemi e prospettive

a) Si può dire che la C. giovanile ha recentemente percorso un cammino notevole. Restano resistenze e problemi di non facile soluzione. Sottolineo i più rilevanti con cui oggi la ped. cat. si confronta.

— La condizione fluttuante, frammentata e diversificata che scoraggia la pretesa di dare un volto unitario alla gioventù, e quindi di identificare precisamente l’interlocutore;

— cui accede una divaricazione culturale che in taluni paesi — l’Italia è fra questi — porta ad atteggiamenti di contrapposizione ideologica, spesso indifferente, se non ostile, alla religione;

— provocazioni professionali ed esistenziali che urgono negli anni giovanili, impongono scelte e decisioni da cui la fede risulta per lo più estranea, dato anche il processo ormai largo di secolarizzazione che coinvolge il Paese.

b) Va comunque sempre meglio delineandosi la diversa e complementare responsabilità delle varie aree educative.

La famiglia perde man mano di incidenza: non solo per la naturale emancipazione che il G. rivendica e consegue, ma anche per ragioni più specifiche, quali la rapida evoluzione culturale, la divaricazione ideologica, l’incidenza dei mass-media, gli impegni di studio e di lavoro, per lo più vissuti lontano, o comunque fuori della famiglia: condizioni tutte che ne riducono notevolmente le possibilità educative.

L’educazione scolastica è segnata da tentativi controversi ed estenuanti di riforma: denunciano il disagio e l’impasse. In Italia l’IR scolastico risulta fortemente condizionato. Il recente approdo concordatario e la conseguente faticosa elaborazione organizzativa possono aprire varchi di evasione e di disinformazione evidenti. L’opportunità di offrire un’occasione seria di confronto maturo e organico sull’esperienza religiosa a tutti i G. italiani è compromessa.

La comunità ecclesiale si riafferma quale luogo privilegiato di esperienza e di maturazione di fede. Del resto i G. tornano a guardare con un certo interesse alla Chiesa, almeno come a luogo aperto di confronto e magari di impegno. Promettente appare la partecipazione a iniziative di approfondimento teologico-culturale (teologia per laici) o di impegno cat., di animazione pastorale.

Il gusto ritrovato di stare assieme, di fare gruppo, ripopola le aggregazioni e i movimenti. È evidente l’apporto di questi ultimi in particolare: offrono una proposta differenziata e spesso sollecitante, intensamente condivisa, sia pure con rischio anche palese di enfatizzazione unilaterale.

Le aggregazioni ecclesiali ribadiscono l’urgenza di comunità a dimensione umana, che consentano rapporti interpersonali autentici. Resta ancora problematica la caratterizzazione, la funzione, la stessa identità dei gruppi ecclesiali: gruppo di aggregazione o di riferimento, rapporto con la comunità parrocchiale, correlazione fra impegno religioso ed esperienza affettiva, professionale, politica… L’integrazione fra le diverse aree educative si rivela diffìcile; manca per lo più un progetto unitario: tentativi di elaborare una strategia educativa condivisa in ambito giovanile risultano occasionali, né vanno molto oltre i «buoni propositi».

L’area ecclesiale è comunque in movimento, e i G. vanno prendendovi una parte rilevante. Una pedagogia della fede è per lo più implicita e soggiacente sia nei vari movimenti che nello «stile» delle diverse aggregazioni. Anche l’esperienza di gruppo resta debitrice degli orientamenti pedagogici man mano vincenti; basta pensare per il recente passato ai metodi ispirati alla non direttività, alla revisione di vita, all’animazione…

Comunque i tentativi di offrire un’elaborazione unitaria di itinerario formativo sono obbligati a tener conto delle varie componenti che qualificano l’esperienza giovanile. In questo senso risulta ad es. ancora «centrata» la scelta suggerita per la giovinezza da → Colomb: C. di integrazione.

4. Il nodo attualmente provocante

Riguarda il ruolo della fede, la sua corretta collocazione e funzione nella maturazione del G. credente. L’educazione giovanile alla fede ha da riformulare il proprio obiettivo. Il che comporta un ricupero urgente della credibilità della fede, del suo significato per l’esistenza e la sua piena espansione: compito ermeneutico. C’è inoltre un itinerario pedagogicamente attento all’apporto delle scienze antropologiche. E, soprattutto, c’è un’esperienza di corresponsabilità e di fraternità ecclesiale da promuovere.

Bibliografia

G. Adler – G. Vogeleisen, Uh siede de catéchèse en trance, Paris, Beauchesne, 1981; A. Amato – G. Zevini (ed.), Annunciare Cristo ai giovani, Roma, LAS, 1980; P. Babin, I giovani e la fede, Roma, Ed. Paoline, 1965; Id., Metodologia, Leumann-Torino, LDC, 1967; P. Braido (ed.), Educare, vol. III, Zürich, PAS Verlag, 1962, cap. IV: Catechesi giovanile; G. Caprile (ed.), Il Sinodo dei Vescovi 1977, Roma, La Civiltà Cattolica, 1978; Il Catechismo dei giovani «Non di solo pane», Roma, CEI, 1979; (Verso il) catechismo dei giovani, in «Notiziario» 7 (1978) n. 1; nn. 3-4; J. Colomb, Al servizio della fede, vol. II, Leumann-Torino, LDC, 1968, cap. VI: Catechesi d’integrazione. La giovinezza; F. Coudreau, Si può insegnare la fede?, ivi, 1978; B. Grom, Metodi per l’insegnamento della religione, la pastorale giovanile e la formazione degli adulti, ivi, 1981; G. Milanesi, Oggi credono così, 2 vol., ivi, 1982; D. Piveteau, Aprire i giovani alla fede, ivi, 1979; M. Sauvétre, I giovani scoprono la catechesi, ivi, 1970; Z. Trenti, Giovani e proposta cristiana, ivi, 1985.

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