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FANCIULLI (Catechesi dei)

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[di Maria Luisa Mazzarello]

1. Premessa terminologica. Occorre anzitutto precisare la distinzione concettuale tra le due espressioni CdF e C. ai F.

Con C. ai F. si indica la prassi ecclesiale immediatamente ordinata a educare questi soggetti alla vita di fede mediante la comunicazione del messaggio cristiano fatta in modo organico e sistematico all’interno del processo educativo globale. Si tratta di sostenere la crescita umana e di illuminarla con la Parola di Dio per far acquisire l’identità cristiana al fine di educare i fanciulli non solo a conoscere i contenuti della fede, ma a vivere la fede da testimoni di Cristo nel loro ambiente di vita con quella particolare modalità che è propria della loro età (cf RdC 136; DCG 79; CT 37).

Con l’espressione CdF ci si riferisce ai principi teorici che orientano la prassi cat. e che trovano nell’elaborazione metodologica la loro organizzazione. La CdF si interessa pertanto dei → metodi (teorie) riguardanti l’arco di età 6-11 anni, ed elabora modelli di intervento nel rispetto della fedeltà al soggetto e al messaggio cristiano (cf DCG 34; RdC 160). A tal fine ricupera le istanze poste dalle scienze umane (ambito psico-socio-pedagogico), da quelle teologiche (ambito biblico-liturgico-dottrinale), nonché da quelle didattiche (ambito didattico). Questo per le imprescindibili implicanze che tali scienze presentano in ordine all’atto di fede che, nella sua dimensione umano-divina, lascia intravedere nella valenza pedagogica e in quella teologica i due poli che orientano la prassi cat.

2. La CdF alla luce del rapporto educazione. In continuità con l’apertura al senso di Dio realizzata nell’infanzia, la CdF si esprime in una prima → iniziazione cristiana, che verrà completata e perfezionata nelle età successive. Si è ormai concordi, infatti, nel ritenere la fanciullezza uno dei tempi scanditi nel cammino della sequela Christi, e che questo tempo si qualifichi e si integri con le altre età della vita. Approfondire il senso dell’iniziazione cristiana — secondo il pensiero di molti catecheti contemporanei — significa pertanto cogliere la peculiarità dell’annuncio da proporre ai fanciulli nel rispetto della loro crescita. Significa, più concretamente, trovare la via per una fondazione psicologica degli obiettivi, consapevoli del peculiare valore dell’esistenza del fanciullo quale «luogo» umano in cui si radica la vita in quanto risposta di fede in Gesù Cristo. La fanciullezza è infatti l’età della prima strutturazione della personalità, e poiché ogni annuncio di fede deve integrarsi nella vita, la formazione del fanciullo cristiano esige l’elaborazione di un processo cat. che non può ignorare i particolari dinamismi che le funzioni dell’io assumono nello sviluppo umano (→ età evolutiva) del soggetto di questa età, il cui processo di crescita pone le basi per la formazione dell’atteggiamento religioso.

In questo senso l’impostazione metodologica della C. articola l’intervento educativo tenendo presenti i caratteri propri della crescita del soggetto, quali la sua incipiente attività razionale (logica concreta), l’acquisizione dell’immagine di sé raggiunta attraverso il modo con cui egli sente di essere percepito dagli adulti, la capacità di autocoinvolgersi al di là dei propri interessi immediati, la valorizzazione dell’io come graduale presa di coscienza delle proprie capacità, l’emergenza dei valori in rapporto al processo di identificazione realizzato con adulti significativi i quali gli mediano l’immagine della paternità di Dio. Da ciò deriva la correlazione sviluppo umano-obiettivi, nel senso che gli obiettivi cat. dovranno adeguare le attese educative alle reali possibilità dei soggetti, per cui saranno tali da favorire nel fanciullo la conoscenza esperienziale del messaggio cristiano, la consapevolezza della propria realtà di figlio di Dio esperita mediante il rapporto con i genitori e gli educatori, la percezione della propria appartenenza alla Chiesa mediante la partecipazione attiva nella comunità cristiana, l’assunzione del proprio ruolo di protagonista per rendere migliore l’ambiente in cui vive. Tutto questo in ordine a un primo orientamento dell’agire del fanciullo in Cristo da figlio di Dio nel quotidiano della sua esistenza.

Si tratta di linee di tendenza emergenti dall’attuale movimento cat. per realizzare una C. sempre più integrata nella totalità del processo educativo, dove appunto crescita umana e crescita cristiana si sviluppano sincronicamente, trovando nel momento celebrativo dei sacramenti dell’iniziazione cristiana il proprio punto culminante. È allora evidente che la C. di questa età, qualificata come inizio dell’apprendistato al divenire cristiano, si scandisce al ritmo di tre momenti fondamentali: promozione umana (dimensione pedagogica), evangelizzazione (dimensione kerygmatica), celebrazione (dimensione sacramentale). Come auspicato dalla CT (cf n. 17), si può allora cogliere nelle istanze del movimento cat. post-conciliare un allargamento del concetto stesso di C. Questa, diretta al fanciullo in situazione, mentre gli annuncia il messaggio di Cristo, suscita un contesto educativo portatore di quei valori umani senza di cui non si forma una natura sana aperta alla crescita nella fede.

3. I modelli della C. dal post-Concilio a oggi. I principi che connotano la natura stessa della C. ai F. sono individuabili, in misura diversa, nei testi cat. rinnovati nella linea delle istanze poste dal Conc. Vat. IL Nel corso di questo ventennio l’attività cat. delle diverse Chiese locali è stata infatti molto feconda nell’intento di individuare vie sempre più adeguate perché la Parola di Dio raggiunga il fanciullo nella sua situazione concreta di crescita, particolarmente segnata tra l’altro dal cambio culturale che caratterizza la nostra epoca. In questa ottica pertanto vanno letti i numerosi tentativi che si esprimono nella varietà di metodi e di modelli. Segnaliamo anzitutto il modello storico-dottrinale che ha superato il catechismo-formulario e si è connotato per una trasmissione oggettiva dei contenuti della fede dove il protagonista è Dio, ma in un processo educativo in cui il fanciullo non è coinvolto attivamente. Come reazione a questa tendenza è sorto il modello esistenziale, che ricorre all’esperienza e privilegia metodi non direttivi, spesso sottovaluta la Tradizione e le formule della fede, rischiando così di cadere nel soggettivismo e nel riduzionismo. Hanno poi fatto seguito il modello antropologico-kerygmatico e quello comunitario-catecumenale, nei quali prevale l’aspetto dell’interazione tra contenuto di fede ed esperienza umana nel rispetto della natura stessa della C., e dove emerge una sempre maggiore attenzione a educare il fanciullo alla vita di fede nella comunità cristiana.

I poli attorno ai quali il modello antropologico-kerygmatico organizza l’intervento cat. sono Cristo, il cui mistero di salvezza viene considerato nella triplice dimensione biblica, liturgica, dottrinale, e il fanciullo, raggiunto nella sua situazione concreta di crescita e di esperienza di vita. In questa prospettiva, il modello propone una C. che si avvale di un procedimento didattico il quale, partendo appunto dalla vita, coinvolge attivamente il fanciullo e assume il carattere di un annuncio che imprime significato cristiano all’esistenza, nonché il carattere dell’esattezza contenutistica al di là di ogni forma di nozionismo, di sentimentalismo, di infantilismo. Un tale modello, perché raggiunga il suo fine — quello di evangelizzare la vita —, esige il coinvolgimento dell’azione dei vari luoghi educativi, diventando così pure stimolo di evangelizzazione della comunità cristiana. Tipici di questo orientamento sono alcuni testi nazionali, tra i quali particolarmente significativi sono quelli del Canada (1964-1980), dell’Italia (1974-1976), della Spagna (1980-), dell’Austria (1981), ecc.

Il modello comunitario-catecumenale nasce dalla convinzione che l’educazione alla fede dei fanciulli non può attuarsi senza che allo stesso tempo vengano evangelizzati gli adulti. Si tratta pertanto di un modello che suscita un’azione pastorale organizzata, la quale si rivolge direttamente agli adulti per raggiungere, attraverso questi, i fanciulli, nella consapevolezza che la C., coinvolgendo tutta la comunità-Chiesa, trae origine dalla sua professione di fede (tradìtio) e conduce a una rinnovata professione di fede (redditio). È questa una modalità pastorale che vuole realizzare un nuovo tipo di catecumenato nell’attuale società scristianizzata, segnando così una rottura con schemi e strutture ritenuti non più adeguati alle sfide lanciate dagli odierni cambi culturali. In questo senso, il primato della struttura parrocchiale della C. si arricchisce dei → «luoghi cat.» e della «C. familiare» (Documenti del Cile, del Perù, della Bolivia, dell’Ecuador, ecc.). Si tratta di rivalutare una pedagogia cat. che, pur non essendo nuova nella storia della C., viene oggi riproposta in termini di «relazione» quale via per arrivare a vivere la fede come relazione personale con Dio all’interno dei singoli gruppi che vogliono esprimere la propria appartenenza comunitaria alla Chiesa di Cristo.

Le opzioni metodologico-didattiche sottese a questi modelli esprimono l’attenzione al graduale sviluppo del soggetto e quindi privilegiano i metodi induttivo, attivo, ciclico-progressivo, il metodo della ricerca e dell’approccio ai documenti e ai segni.

4. Prospettive di studio e di ricerca. Gli sforzi del rinnovamento in atto rimangono aperti al superamento di una proposta che talvolta rischia di essere troppo preoccupata di una trasmissione quantitativa dei contenuti della fede, così che permane in molti casi riduzionista, nel senso che si ferma alla nozione risultando inadeguata a maturare personalità cristiane convinte. Una tale inadeguatezza è particolarmente grave oggi per l’incidenza che l’ambiente scristianizzato ha sui fanciulli, per cui risulta ineludibile l’impegno di abilitarli a dare una risposta vitalizzante agli interrogativi esistenziali che il contesto socioculturale di oggi suscita anche in essi. Per tutti questi motivi, l’impegno di rinnovamento avviato continua a essere urgente e sempre più bisognoso di seri studi scientifici che, accogliendo gli apporti delle scienze dell’educazione, applichino in favore dell’educazione della fede quanto di meglio il progresso scientifico ha offerto nell’ambito pedagogico, sempre tuttavia nel rispetto della fondamentale originalità del metodo cat. (cf CT 58; RdC 161).

In tale ottica, i catechismi nazionali dovrebbero essere fatti oggetto di verifica a livello ecclesiale, non solo per essere in grado di offrire una sempre più idonea risposta alle sfide culturali, ma anche come occasione per maturare una mentalità convergente nell’opera evangelizzatrice della Chiesa in modo che la C. coinvolga di fatto tutta la comunità ecclesiale. A questo fine potrà concorrere l’individuazione dello specifico proprio della comunicazione religiosa nei diversi ambienti di vita, così che venga rispettato il carattere proprio del «luogo» educativo in cui questa viene attuata evitando di identificare C. parrocchiale e → IR nella scuola, come di fatto attualmente ancora si verifica nelle scuole cattoliche di numerosi paesi, quali ad es. l’Austria, il Belgio, il Canada, l’Olanda, ecc.

Bibliografia

G. Adler – G. Vogeleisen, Un siede de catéchèse en France 1891-1980. Histoire-Déplacements-Enjeux, Paris, Beauchesne, 1981; D. Borobio, Proyecto de iniciación cristiana. Como se hace un cristiano. Como se renueva una comunidad, Bilbao, Desclée de Brouwer, 1980; La catéchèse des enfants, in «Catéchèse» 20 (1980) 79, 9-89; J. Colomb, Al servizio della fede, 2 vol., Leumann-Torino, LDC, 1969-1970; B. Dreher – A. Exeler – K. Tilmann, La sterilità della catechesi infantile, Modena, Ed. Paoline, 1969; G. Gatti, Panorama degli attuali orientamenti della catechesi ai fanciulli, in «Orientamenti Pedagogici» 18 (1971) 1312-1367; Id., La catechesi dei fanciulli, Leumann-Torino, LDC, 1975; M. L. Mazzarello, Catechesi dei fanciulli: prospettive educative, Leumann-Torino, LDC, 1986; J. Nieuwenhuis, Terwijl de hoer slaapt. Opvoeding van Ideine gelovigen, Baarn, Ambo, 1976; D. T. O’Leary – T. Sallnow, Love and Ueaning in Religious Education, Oxford, Oxford Univ. Press, 1982; S. Riva, L’educazione religiosa del fanciullo, Bologna, EDB, 1977.

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