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EBRAISMO (Catechesi nell’)

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[di Sofia Cavalletti]

1. Periodo biblico. Al centro della spiritualità di Israele sta la Parola con cui Dio si fa conoscere e ci aiuta a interpretare la storia. Compito specifico quindi dell’ebreo è conoscere la Parola e trasmetterla alle nuove generazioni.

Dio parla attraverso «eventi e parole», e quindi l’insegnamento è legato alla concretezza della storia: «Ricordati dei tempi antichi! Considera gli anni di tante generazioni! Domanda a tuo padre e te lo narrerà, ai tuoi anziani e te lo diranno» (Dt 32,7; cf Sal 44,1; 78,3ss; Es 10,l ss). Far conoscere la storia del popolo è iniziare nello stesso tempo al mistero del Dio che opera nella storia.

Luogo privilegiato dell’insegnamento è il culto, nella sua forma domestica e pubblica. Nella celebrazione familiare della pasqua, il padre è tenuto a spiegare il significato del rito che si sta compiendo: «In quel giorno spiegherai a tuo figlio, dicendo: si fa così per quello che fece a me il Signore, quando sono uscito dall’Egitto» (Es 13,8). L’interesse dei giovani è tenuto desto dagli elementi rituali su cui essi stessi interrogheranno i padri (Es 12,26).

Il culto pubblico ha luogo nel Tempio, dove, oltre che per il culto sacrificale, il popolo — uomini, donne, bambini e anche forestieri — si raduna per ascoltare la Torah (= insegnamento) scritta da Mosè (Dt 31,9; 2 Re 22,lss) e dove i sacerdoti aiutano anche i singoli nell’applicare alla vita quotidiana la Parola di Dio. Dopo l’esilio, predicatori e catechisti sono in particolare i leviti (Ne 8,7), che formano anche gruppi itineranti (2 Cr 17,7s).

Alla casa e al Tempio si affianca poi — nel periodo post-esilico — la Sinagoga, quella istituzione che trova il suo perno nell’ascolto della Parola e nella risposta ad essa nella preghiera, e in cui si concretizza quella forma di spiritualità che, staccata dal culto cruento, ha dato modo a Israele di sopravvivere, quando il Tempio verrà distrutto nel 70 d.C. «Sinagoghe», nel senso ampio di riunioni del popolo per l’ascolto della Parola, si saranno probabilmente tenute in Babilonia stessa, durante l’esilio; continuarono dopo il ritorno nella Terra dei padri (Ne 8,18) e si tengono anche oggi. Edifici sinagogali si conoscono a partire dal II sec. a.C. nella Terra d’Israele e nella diaspora.

Nella Sinagoga emerge la figura dello scriba, cioè lo specialista della Torah, anche se ogni israelita è chiamato a leggere la Parola e a spiegarla (Lc 4,14ss), perché tutto Israele è popolo sacerdotale.

Grandi educatori del popolo sono stati pure i profeti, che insegnano a Israele a percepire la presenza del Signore anche nei momenti bui della storia, e a guardare con speranza verso il compimento futuro del piano divino. I saggi, il cui insegnamento è conservato nella letteratura sapienziale, aiutano Israele a mettersi all’osservazione della vita quotidiana, per cercare di scoprirne le regole e quindi apprendere «l’arte del pilotaggio» (Prv 1,5).

Occasioni per la proclamazione solenne della Parola sono le grandi festività (Dt 31,9s), e anche eventi particolari come il ritrovamento del «Libro della Torah» nel Tempio, al tempo del re Giosia (628-608 a.C.) o la fine dell’esilio (Ne 8,lss). Speciale importanza viene acquistando il sabato, in cui già nei tempi più antichi c’era l’abitudine di visitare un «uomo di Dio» (2 Re 4,23), e che è il giorno in cui «si mangia, si beve, si benedice il Signore e non si lavora» (Giubilei 2,21). La liturgia sabatica è centrata sulla proclamazione della pericope settimanale della Scrittura, tratta dal Pentateuco e dai Profeti o dagli Agiografi. Si è venuta arricchendo lungo i secoli, con molti apporti della tradizione mistica.

2. Periodo post-biblico. Le fonti post-bibliche sono ricche di dettagli riguardo all’educazione. In Israele abbiamo forse il più antico esempio di istruzione obbligatoria, iniziativa dovuta a Shimon ben Shetah (I sec. a.C.), che si afferma con Joshua ben Gamia (I sec. d.C.).

L’inizio dell’età scolare oscilla tra i cinque e i sette anni, ma si dà grande importanza alla prima infanzia: «Presso chi si trova la crema (il meglio) della Torah? Presso chi spruzza su di essa il latte succhiato al seno di sua madre» (Berakoth 63 b), cioè eccelle nella conoscenza della Parola di Dio chi ha cominciato ad apprenderla quando era ancora nutrito al seno materno. L’educazione dei molto piccoli ha ragioni didattiche; si dice infatti che chi apprende la Torah da piccolo, le parole di essa «passano nel suo sangue ed escono in modo chiaro dalle sue labbra». Ma ha pure un motivo religioso, perché il mondo si regge «sul respiro degli scolari», e fintanto che in Israele le voci dei bambini continuano a «cinguettare nella scuola, tutto il mondo non potrà prevalere contro di loro»; Gerusalemme fu distrutta perché si trascurò di far studiare la Torah ai bambini. A cinque anni si inizia lo studio della Bibbia, a dieci quello della tradizione, contenuta nella Mishnah (corpus di istituzioni religiose e civili, redatto nel II sec.), a quindici quella contenuta nel Talmud (sviluppo della tradizione codificata nella Mishnah). L’ebreo dovrebbe dividere ogni anno in tre parti, dedicandone una alla Bibbia, una alla Mishnah e una al Talmud; ma siccome non si conosce il corso della vita, si consiglia di applicare questo sistema a ogni giorno.

Il primo giorno di scuola è una data importante nella vita del bambino. In alcuni luoghi c’era l’abitudine che il padre lo accompagnasse, coprendolo con il manto di preghiera; si usava inoltre mettere un po’ di miele sul libro di testo, perché il bambino, come Ezechiele profeta (3,3), provasse come è dolce la Parola di Dio.

Metodologicamente si dà importanza alla ripetizione dei testi ad alta voce e alla memorizzazione; la Bibbia va cantilenata con un tono e la Mishnah con un altro. Si usava anche il dettato. Si consiglia lo studio comunitario, perché la Torah diventa possesso stabile solo se studiata in gruppo.

Il numero degli allievi di ogni classe è fissato a 25; se si arriva a 40, ci deve essere un assistente; se si arriva a 50, è necessario nominare un altro maestro. La sede della scuola è la sinagoga o più spesso un edificio annesso. Dato il carattere religioso dello studio, non solo non ci si interrompe di sabato, ma per andare a scuola è ammesso trascurare la norma sabatica che proibisce di correre.

3. Periodo moderno. Finalità. Lo studio è stato in ogni tempo uno dei valori fondamentali dell’ebraismo, valore che si avvicina a quello della preghiera e non si può differenziare da essa. Secondo una dichiarazione recente (1979) del ministro dell’istruzione, Z. Hammer, l’identità umana dell’ebreo è costituita dalla «memoria» e quindi dalla conoscenza della tradizione, dalla «azione» secondo le norme tradizionali, e dalla «anticipazione» del futuro, cioè dalla tensione messianica, che «deve influenzare la vita quotidiana, dando allo studente un atteggiamento critico nei confronti della realtà presente».

Tappe. Fermo restando quanto detto riguardo ai periodi precedenti, una tappa religiosa importante, dopo la circoncisione all’ottavo giorno dopo la nascita, è la «maggiore età religiosa». Consiste in una celebrazione in cui i ragazzi di 13 anni sono chiamati a leggere la Torah, nel corso della liturgia, per indicare che sono membri a pieno diritto della comunità; secondo usi locali vari, i ragazzi fanno un discorso di soggetto religioso davanti alla comunità, o recitano una preghiera davanti all’Arca della Bibbia. La celebrazione è preceduta da una preparazione particolare, che per lo più si conclude con un esame di ebraico e sui fondamenti della religione ebraica. È indicata con il termine di bar/bath mistvah, alla lettera: figlio/figlia del precetto, termine che indica chi è tenuto ad osservare i precetti, assumendone personalmente la responsabilità.

Si può forse vedere un uso del genere nella disputa di Gesù con i dottori nel Tempio (Lc 2,41ss). L’estensione di tale uso alle ragazze che compiono 12 anni è recente, e non è accettata negli ambienti più conservatori.

Inoltre in Germania nel sec. XIX è nato l’uso della «confermazione», che si è poi diffuso in altri paesi negli ambienti riformati; l’età oscilla tra i 16-17 anni, e si sostituisce o si aggiunge al bar miswah. Lo scopo è di prolungare il tempo della formazione religiosa; i confermandi sono chiamati a recitare vari passi della Scrittura e a dichiarare pubblicamente la loro devozione al giudaismo. La confermazione viene per lo più celebrata a Pentecoste.

L’immigrazione dall’Europa orientale negli Stati Uniti e da tutto il mondo in Israele ha sviluppato e diffuso l’educazione permanente, con l’organizzazione di corsi per adulti sulla Bibbia e sulla Tradizione.

Strutture. La formazione religiosa è per lo più legata alla sinagoga, a cui si affianca il beth ha-midrash (scuola). Numerose sono anche le scuole religiose; in Israele ci sono scuole statali di orientamento religioso, e scuole religiose private sovvenzionate dallo Stato; esse accolgono circa 1/3 della popolazione scolastica. L’istruzione superiore è impartita nelle jeshiboth o accademie, molto numerose in Israele e nella diaspora.

Orientamenti. Differiscono secondo le varie correnti dell’ebraismo; gli ortodossi vivono in un mondo protetto, in cui i valori dell’ebraismo sono fortemente e talvolta esclusivamente sentiti. Nell’ala opposta, fra i liberali, è molto profonda l’esigenza di integrare le conoscenze religiose alla vita, che si svolge in un mondo di scarsi valori religiosi. Nei programmi si avvertono due tendenze: una di modello americano, incline a moltiplicare gli argomenti anche di carattere non religioso; e un’altra attaccata alla corrente più tradizionale, che vuole attenersi al modello: testo, midrash (= interpretazione) e halakah (norme di vita).

Dagli anni ’60, in particolare in America, si sono diffuse le «comunità» (haburoth), che si oppongono alle grandi sinagoghe impersonali; esse vogliono aiutare a vivere insieme una esperienza di vita religiosa, e a conoscere l’ebraismo in modo informale, con forte carica anche affettiva. Esistono «comunità» nelle sinagoghe stesse o indipendenti da esse; alcune si propongono scopi più sociali, altre più strettamente religiosi.

Bibliografia

S. Cavalletti, L’educazione religiosa, in Nuove questioni di storia della pedagogia, vol. 1, Brescia, La Scuola, 1977, 11-61; The Jewish Encyclopedia, s.v. Education, Bar-miswah; C. Kessler, Juddisme et éducatìon religieuse, in «Catéchèse» 21 (1981) 84, 59-70; M. Lubinsky, Jewish Education in the 80’s, in «Religious Education» 75 (1980) 654-658; D. Zisenwine, Jewish Education, ibid., 558-562; E. Zolli, L’educazione presso gli Ebrei, Milano, 1952.

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