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CANISIO Pietro

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[di Eugen Paul]

Petrus Canisius (Canis), nato 1’8-5-1521 a Nijmegen, morì a Friburgo il 21-12-1597. Venne presto a contatto con la devotio moderna, soprattutto a Colonia, dove studiò teologia. Diventato gesuita nel 1543, lavorò in molti posti e con numerose funzioni secondo l’ideale della Società di Gesù: (ri)conquistare alla fede i non credenti o gli erranti, approfondire la fede, e soprattutto insegnare alla gioventù.

La sua attività cat. è documentata dai suoi catechismi, che vanno considerati nel contesto della pastorale dei → Gesuiti. La C., accanto alla predicazione, è un elemento importante di questa pastorale. Essa vuol superare la diffusa ignoranza e l’indifferenza che la accompagna, e quindi introdurre nelle verità fondamentali della fede. Questa istruzione cat. è accompagnata da esercizi nella vita di pietà. Perciò Can. si è anche impegnato nell’ambito della letteratura edificante (cf per es. Beicht und Communionbùcblein, 1569; Catholische Kirchen Gesàng vor und nach dem Catechismo… zu singen, 1594), e i suoi catechismi contengono spesso appendici con preghiere, preparazioni ai sacramenti, ecc.

Mentre i riformatori (→ Calvino, → Lutero) diffondevano i loro catechismi, uscirono anche quelli dell’ortodossia cattolica. Ma nessuno di essi sembrava rispondere al concetto pastorale spiegato sopra. Lo stesso Can., mentre insegnava all’università (!) di Ingolstadt (1549-1552), e nello stesso tempo faceva la C. ai fanciulli, sentì la mancanza di un libro che presentasse con precisione la dottrina cattolica. Un’opera del genere era vivamente desiderata da molti. Lo stesso re Ferdinando I d’Austria già dal 1551 insisteva presso i gesuiti di Vienna perché elaborassero un testo appropriato. Alla fine questo incarico venne affidato a Can., il quale potè così realizzare la sua idea. Il re aveva pensato a una specie di catechismo universale, adatto a tutti (dal predicatore alla gioventù); Can. invece scrisse anzitutto, e dapprima in forma anonima, la Summa Doctrinae Christianae (Wien 1555), per studenti e intellettuali con circa 220 domande e risposte. Poi fece seguire il Catechismus Minimus (Ingolstadt 1556) per fanciulli e analfabeti, con circa 50 domande e risposte. Infine (1558 o 1559) pubblicò a Colonia il Parvus Catechismus Catholicorum, per studenti del liceo classico, con circa 120 domande e risposte.

Seguendo modelli luterani, e direttamente ispirato da J. B. Romano SJ, Can. pubblicò pure le Institutiones Christianae (Antwerpen 1589): un catechismo costituito unicamente da immagini, generalmente accompagnate da un breve sottotitolo! I catechismi, e soprattutto il Minimus, furono tradotti immediatamente in tedesco, e ben presto in quasi tutte le lingue di allora.

Can. intese rivolgersi a determinati gruppi di destinatari sulla base dei presupposti di comprensione propri di ciascuno. Questo costituisce anche la sua originalità. Sotto l’ottica contenutistica, Can. è fortemente orientato alla tradizione e intimamente segnato dalla controversia teologica. Seguendo Sir 1,26, egli articola globalmente la materia secondo sapientia e justitia. Nella linea di → Agostino (De catechizandis rudibus; Enchiridion) e di Tommaso d’Aquino (In duo praecepta caritatis et in decem legis praecepta expositio, Prologus) la fede (con la professione di fede), la speranza (con il Padre nostro e le preghiere), la carità (con il decalogo e i comandamenti della Chiesa) e i sacramenti vengono raggruppati sotto la sapientia. Sotto la justitia (buone opere!) — secondo la linea delle formule penitenziali del medioevo — vengono catalogati i peccati da evitare e le virtù da praticare.

L’insieme è teologicamente poco originale e rigidamente antiprotestantico, anche se non finisce direttamente nella polemica. Per es., accanto alla S. Scrittura viene fortemente accentuata anche la tradizione della Chiesa, come pure la necessità delle buone opere; la dottrina sull’eucaristia consiste nell’istruzione circa la presenza reale, l’adorazione, il sacrificio, la comunione sotto una sola specie, l’accostarsi degnamente alla comunione. Can. cita volentieri (soprattutto nella Summa) la Scrittura e gli antichi teologi (specialm. Agostino). Dopo il Concilio di Trento qualche volta i suoi catechismi imitano la struttura del → Catechismo Romano (fede, sacramenti, decalogo, Padre nostro), e in genere va ricordato che sia la loro forma che il loro contenuto presentano leggere varianti da una edizione all’altra.

Can. non riuscì a ottenere che il suo Catechismo maggiore fosse dichiarato il catechismo del Concilio di Trento. Ma i suoi catechismi, nonostante la concorrenza di altri scrittori della stessa Società di Gesù (in particolare → Auger, → Bellarmino), si diffusero molto rapidamente, perfino nei paesi di missione. Soprattutto nei paesi di lingua te-

desca e nelle regioni asburgiche i catechismi di Can., attraverso molteplici rielaborazioni, hanno conservato fino al tempo dell’ → illuminismo una specie di monopolio, e si potevano ancora incontrare nel sec. XIX inoltrato. Si presume che fino al XVIII secolo siano stati i catechismi più largamente diffusi nella Chiesa.

Bibliografia

G. Bellinger, Ver Catechismus Romanus und die Reformation, Paderbom, 1970; O. Braunsberger, Entstehung und erste Entwicklung der Katecbismen des s. Petrus Canisius, Freiburg, 1893; J. Brodrick, S. Peters Canisius SJ, 1521-1597, London, 1935; E. M. Buxbaum, Petrus Canisius und die kirchliche Erneuerung des Herzogstums Bayern 1549-1556, Roma, 1973; J.-C. Dhótel, Les origines du catéchisme moderne d’après les premiers manuels imprimés en France, Paris, 1966; F. J. Kòtter, Die Eucharistielehre in den katholiscben Katecbismen des 16. Jabrbunderts bis zum Erscheinen des Catecbismus Romanus (1566), Münster Westf., 1969; Ch. Moufang, Katholische Katecbismen des 16. Jahrhunderts in deutscher Sprache, Mainz, 1881; F. Streicher, S. Retri Canisii Doctoris Ecclesiae Catechismi Latini et Germanici, 2 t., Romae-Monachii, 1933-1936; F. X. Thalhofer, Entwicklung des kath. Katechismus in Deutschland von Canisius bis Debarbe, Freiburg, 1899.

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