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BIBBIA (catechesi)

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[di Cesare Bissoli]

Come dice il titolo, qui si intende proporre una visione organica generale circa l’uso della Bibbia nella C., i cui tratti essenziali si trovano più o meno sviluppati nella catechesi biblica (CB) dei diversi paesi e nei diversi tempi. Per singoli soggetti, si vedano le voci pertinenti. Ricordiamo ancora che sotto CB includiamo — pur non identificandosi in pieno — l’insegnamento biblico nella scuola, particolarmente approfondito in Germania (→ Bibbia scolastica; Didattica biblica; IR).

1. Il concetto. Fra i diversi modi di accostamento alla Bibbia (grande libro dell’umanità, documento sacro delle religioni, libro delle Chiese, testo di meditazione, oggetto di studio scientifico [esegesi], fonte di ispirazione artistica…) esiste un approccio pastorale cat., ossia in funzione della vita di fede della comunità mediante lo specifico impiego di contenuti biblici compresi come → Parola di Dio. Va però subito precisato che per CB — la quale in questa prospettiva appare come una C. regionale o specializzata della C. in generale — non basta intendere la volgarizzazione in termini facili di certi punti difficili della Scrittura, e nemmeno in quale maniera vada presentato questo o quell’argomento biblico agli uditori delle diverse età (→ Didattica biblica), né sembra possibile accettare che la CB basti da sola per dire la totalità della fede e iniziare ad essa, pur dovendo la Bibbia ispirare tutta la C. Fare CB significa invece soddisfare le esigenze che si pongono quando nell’azione cat. si affronta l’essenziale dimensione biblica. In sintesi, se per C. si intende «ogni forma di servizio della parola ecclesiale orientata ad approfondire e a far maturare la fede delle persone e della comunità» (E. Alberich 1982, 44), per CB intendiamo il servizio che a questa maturazione della fede viene da quella Parola singolare di Dio che è la Bibbia.

A questo punto conviene distinguere CB e C. della Bibbia (rispett. insegnamento biblico e insegnamento della Bibbia): CB vale come concetto formale, in quanto richiama l’attenzione sulle condizioni per un retto uso della Bibbia nella C.; C. della Bibbia esprime piuttosto un concetto materiale, ossia i contenuti biblici, o la stessa Bibbia, come oggetto diretto di C. Nel mondo tedesco si preferisce distinguere tra insegnamento della Bibbia come una specie di introduzione generale alla Bibbia, e insegnamento biblico come studio dei diversi contenuti biblici (W. Langer 1971).

2. Storia. La presenza della Bibbia nella C. è antica quanto la C. stessa, anche se in misura diversificata e talvolta insoddisfacente. Nata ed improntata sovente essa stessa da preoccupazioni cat. (CT 10-11; A. Turck), la Bibbia nell’età patristica occupa in pieno la C. nella mediazione del Credo o Simbolo degli Apostoli, dell’itinerario catecumenale e delle C. sacramentali. Dottrina, morale, preghiera sono risonanze della Bibbia in una misura forse mai più raggiunta in seguito. Il gigantesco sforzo ermeneutico della → scuola alessandrina e antiochena, sviluppando indicazioni già nel NT, mentre assicural’unità dei due Testamenti apre alla corretta e indispensabile lettura cristiana o «spirituale» di tutta la Bibbia, particolarmente dell’AT (→ AT, lettura cristiana). Nel medioevo, se la Bibbia con la pratica dei quattro sensi ispira potentemente la teologia e la lectio monastica, arriva nella C. al popolo in termini semplici, ma efficaci (Biblia pauperum) con un certo oscuramento però della sua portata kerygmatica, l’isolamento dal contesto liturgico, una comprensione esposta al moralismo.

L’età moderna, con la frattura della Riforma e 1’affermarsi del metodo scientifico, vede da una parte il prevalere della C. scolastica mediante i catechismi; d’altra parte notevoli sono i fermenti per un indirizzo storico biblico (→ C. Fleury, Fénelon in Francia; B. Galura, J. M. Sailer, J. B. Hirscher in Germania) che portarono alla comparsa della storia sacra (Biblische Geschichte) accanto al catechismo dottrinale (→ Didattica biblica) e più avanti alla C. kerygmatica, così fortemente impregnata di Scrittura. Nel tempo attuale il Vat. II propone le migliori possibilità di CB: riconoscimento dell’intrinseco valore della Scrittura in ogni C. in quanto ne ispira i contenuti, il linguaggio, l’economia; accoglienza e uso del metodo critico; accostamento in spirito ecumenico.

3. CB oggi. Al seguito della Dei Verbum (c. 6), nei recenti documenti cat. della Chiesa (DCG 45; CT 27, 61), nei direttori nazionali (per l’Italia: RdC 107) e nei nuovi catechismi già si vede imponente la dimensione biblica. Incalzano però altri problemi, relativi in particolare all’ermeneutica e alla didattica biblica, il rapporto quindi del dato biblico con la situazione esistenziale personale e sociale, anzi politica, dell’uditorio, al quale la Bibbia degli studiosi appare sovente troppo estranea. Ma è anche vero che la volontà di adattamento rischia di «funzionalizzare» il testo sacro (lettura ideologica). Le esigenze poi di programmazione, specie nell’insegnamento della scuola, con l’introduzione del curricolo pone ulteriori problemi pratici di non facile soluzione. Si ricorderà infine l’esigenza sentita di riportare il dato biblico nel quadro più ampio delle fides ecclesiae o → Tradizione, non ponendo nella C. certe «questioni opinabili» degli esegeti (CT 61).

Rimandando allo studio della CB nei singoli paesi, tre sembrano oggi le sue tendenze più significative:

a) Il modello tedesco, con l’originale contributo a una didattica scolastica della Bibbia in fedeltà all’esegesi storico-critica e nella forte valorizzazione del metodo della correlazione fra Bibbia e problemi di vita, sia da parte protestante che da parte cattolica (per es. M. Stallmann, H. Stock, I. Baldermann,

K. E. Nipkow, D. Steinwede, B. Dreher, H. Halbfas, G. Stachel, A. Hófer, W. Langer…).

b) II modello latino (francese, italiano, spagnolo, belga, ecc.), caratterizzato da una C. della B. nel contesto della vita della Chiesa e del singolo (v. RdC [1970] per l’Italia; Biblia para la iniciación cristiana [1977] in Spagna; Texte de référence, Pierres vivantes [1979] per la Francia). Un intenso impiego dell’analisi linguistica (strutturalismo) appare oggi in Francia, e con sue peculiarità anche in Belgio (Lumen Vitae).

c) Il modello latino-americano (comunità ecclesiali di base) con una originalità propria: una C. popolare della Bibbia secondo il principio di «imparare a vedere la vita con gli occhi della Bibbia, e la Bibbia con gli occhi della vita» (C. Mesters), nel contesto assai vivace e controverso della teologia e prassi di liberazione.

Quanto all’area anglosassone si assiste al ridimensionamento della tradizionale impostazione kerygmatica (→ J. Hofinger, S. Sloyan, V. Novak) per una impostazione più esistenziale (G. Moran, Th. Groome) con attenzione al rapporto Bibbia e sviluppo psicologico (R. Goldman) e al processo didattico (J. M. Lee).

Nelle giovani Chiese di Asia e di Africa, assieme ad una evidente dipendenza da modelli europei, si nota un interessante sforzo di acculturazione della Bibbia in rapporto ai Libri Sacri delle grandi religioni (India) e alle tradizioni popolari (Africa).

4. Le dimensioni essenziali di una CB. Ricordando che l’atto cat. è nella sua struttura una comunicazione dalle molteplici relazioni, nel caso della CB esso appare chiaramente come relazione fra Bibbia e destinatari nel contesto di fede della Chiesa tramite la mediazione pedagogica del catechista. Ne nascono certe esigenze o dimensioni da rispettare insieme.

a) Far incontrare la Bibbia secondo la fede della Chiesa (dim. teologico-ecclesiale). È il contesto normativo per cui la Bibbia viene incontrata nella fede della Chiesa, quindi quale segno infallibile della Parola di Dio in sinergia dinamica con i segni della Tradizione vivente (dottrina, liturgia, vita cristiana).

Ne deriva un’accoglienza nello Spirito ‘ con atteggiamenti di ascólto, di preghiera e di esperienza nella vita. Una deformazione è rappresentata oggi dall’esegetismo o conoscenza culturale fine a se stessa, e soprattutto da una considerazione della Bibbia isolata dall’organismo cristiano nel suo insieme.

b) È fondamentale che la Bibbia possa dire se stessa (dim. esegetica). È stato fin qui l’aspetto più curato, data l’ignoranza in proposito. Non sono infatti infrequenti i. difetti della strumentalizzazione moralistica, della lettura ideologica, del fondamentalismo entusiasta. Va mantenuto il principio teologico-pedagogico che una CB vale in se stessa, non in funzione dell’ulteriore approfondimento dottrinale, anche se il momento esegetico vi deve restare collegato in quanto non esaurisce la dinamica della Parola di Dio, della cui totalità appunto si interessa propriamente la C. Qui il problema si risolve concretamente cogliendo il messaggio o kerygma (di una pericope, di un libro, di un tema…), attraverso l’analisi critica del testo, partendo quindi dal senso storico letterale, attraverso i tre livelli di lettura, letteraria, storica, teologica. Teologia biblica e critica biblica procedono insieme in ragione rispettivamente di fine e di mezzo. Ovviamente le modalità di esecuzione appartengono alla didattica biblica. Per i singoli contenuti della Bibbia, v. → AT, → NT, temi biblici specifici (→ alleanza, creazione, miracolo, regno di Dio, risurrezione…).

c) Un messaggio biblico per l’uomo di oggi

(dim. ermeneutica). È forse l’aspetto più travagliato oggi della CB: che il senso di partenza della Parola di Dio (esegesi) possa approdare significativamente nella vita dell’uditorio, superando il grave ostacolo dèlia estraneità vitale, della irrilevanza o della accoglienza superficiale. Come afferma con formula felice il RdC italiano, la «Parola di Dio riesce attuale quando appare ad ognuno come un’apertura ai propri problemi, una risposta alle proprie domande, un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni» (RdC 52). Si pone così l’esercizio ermeneutico della CB, dalla retta precomprensione, all’incontro in profondità su esistenziali comuni all’uomo biblico e all’uditorio, al discernimento e attuazione tramite le necessarie mediazióni di ragione e di fede…

d) Mediante l’esercizio di una corretta comunicazione (dim. didattica). È l’area in cui le esigenze precedenti vengono tradotte in pratica, dai programmi ai → sussidi biblici. Innumerevoli sono le pubblicazioni sia teoriche che operative (→ didattica biblica). Oggi, superando un uso rigido dei → gradi formali (narrazione, spiegazione, applicazione), si incontra la Bibbia come documento con un proprio → linguaggio, con una determinata storia degli effetti, quale fonte di informazioni oggettive sulle origini della religione ebraico-cristiana e insieme carica di significati esistenziali che il credente accoglie con adeguato processo di interiorizzazione nella fede. Metodologicamente oggi si ritiene indispensabile il contatto diretto con il testo originale (con traduzioni quindi garantite); ha senso, specie per i più piccoli, una →’ Bibbia scolastica: si studia il rapporto fra età dello sviluppo e testi adeguati (→ Bibbia per i fanciulli; Bibbia per i giovani); si dà preferenza al metodo della → correlazione, si valorizzano certe tecniche quali la → narrazione, la ricerca, il dialogo sul testo; la meditazione, altre forme reattive. Un posto a sé spetta all’ → audiovisivo nella Bibbia.

Infine, si terrà conto della necessità di una alfabetizzazione culturale sulla globalità del documento biblico e insieme di una iniziazione alla sua lettura, spirituale (lectio divina, meditazione, preghiera della Bibbia). Si favoriranno perciò i diversi canali di CB: quello dei catechismi anzitutto (realizzati in misura, consona al valore indispensabile della Scrittura), la celebrazione liturgica (omelia), il gruppo biblico.

Bibliografia

E. Alberich, Catechesi e prassi ecclesiale, Leumann-Torino, LDC, 1982; I. Baldermann, Der Bibel ini Unterricht, Braunschweig, Westermann, 1969; C. Bissoli, La Bibbia nella. catechesi, Leumann-Torino, LDC, 19852; Id., Esegesi, catechesi biblica, la Bibbia nella catechesi, in Miscellanea. Dupont, Brescia, Paideia, 1985, 57-67; Id., La Bibbia nella scuola, Brescia, Queriniana, 1983; G. Bonato, Bibbia e catechesi, Leumann-Torino, LDC, 1982; J. Colomb, Al servizio della fede, 2 vol., ivi, 1969; J. G. Dryer, Catechismo biblico, Brescia, Queriniana, 1979; W. Langer, Kerygma e catechesi. Nuovi fondamenti teologici e didattici nell’insegnamento biblico, ivi, 1971; Id., Praxis des Bibelunterrichts, Stuttgart, Calwer, 1975; C. Mesters, Il popolo interpreta la Bibbia, Assisi, Cittadella, 1978; G. Stachel, L’insegnamento biblico nella scuola, Modena, Ed. Paoline, 1970; A. Zucchinali – E. Gazzotti, Bibbia e catechismi, in «Evangelizzare» 9 (1984) 388412; La Bìblia en la catequesis, in «Teologia y Catequesis» (1983) n. 3.

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